Manifesto
Per una fisiologia della Cina millenaria

Il capo o fondatore della imperiale famiglia Cin, una delle antichissime, Principe in prodezza d’armi e in opere di più che reale magnificenza glorioso sopra ogni altro nelle istorie de’Cinesi, e per diverse ragioni continuo in memoria de’Letterati, fosse sogno che ne avesse, o predizione fattane da indovini (ché in ciò non s’accordano gli Scrittori, e forse non v’ebbe altro che buon’avviso di provvidenza), presentì, che i Tartari, quanto prima lor ne venisse il bello, metterebbero ogni opera allo sforzo di rompere i confini, e scendere giù ad inondare e tutta riempir di loro nazione la Cina. Per ciò consigliatosi col suo gran cuore, non solo chiuderla loro al presente, ma tale alzarvi un riparo che ne la sicurasse anco ne’secoli avvenire, determinò, per quanto di distendono quelle frontiere a Settentrione, armarle di muraglia invincibile al contrasto e de’Tartari e del tempo. Né indugiò punto a mettere le mani all’opera. L’anno ventesimosecondo del suo Imperio, o prima dell’avvenimento di Cristo o sian dugentoquindici, o dugentoquattro, come altri vuole, mandò per tutta la Cina bandire, che d’ogni dieci uomini i tre convenissero al lavoro, e disegnò a diverse migliaja di loro in diversi luoghi le poste, perché in tutti a un medesimo tempo si lavorasse: ne andò il quinto anno dell’incominciamento, ch’egli vide condotta a fine la più memorabile e prodigiosa fattura a mano, che in ragion di fabrica abbia veduto e vegga tuttavia il mondo: conciosiaché oggiì ella duri, dopo mille e quasi novecento anni, così intera e salda, come pur jeri se ne compiesse il lavoro. Lievasi tutta uguale la gran muraglia in altezza di trenta cubiti cinesi; ne ha, il men che sia, dodici in grossezza: e tal corre da Levante in verso Ponente per una tratta di diecimile stadj cinesi: e il suona anche il suo nome Vanlicin: de’ quali stadj ogni cinque danno un miglio d’Italia; talché elle sarebbon duemila miglia nostrali. Ma siano anche sol per metà, che indubbiamente è d’assai sotto il vero, ella non pertanto è opera d’impareggiabile magnificenza. Tutta murata e pietre vive riquadrate: di vena forte per reggere a ogni tormento d’aria e d’acque: e, sia verità, o giunta al verisimile, corre tuttavia fra’ Cinesi, che il Re Cin mandò gittar bando la testa a’capimastri dell’opera, se, dove l’una pietra s’immargina e combacia coll’altra, le ginnture vi fossero tanto disgiunte, che vi si potesse conficcare un chiodo: la quale ove sia non altro che espressione d’ingrandimento, pur non avrebbe luogo a fingersi, se eziandio la riquadratura e ‘l commesso de marmi non fosse opera esquisitamente condotta.
[Della Cina, capitolo V]

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