Nel dicembre del 1989, cade il regime romeno; si avvera ciò che aveva previsto alcuni anni prima nel racconto "L’intervento degli zorabi in Jormania": l’esecuzione del Dittatore e di sua moglie, la torbida situazione politica post-Ceaușescu
Nel dicembre del 1989, cade il regime romeno; si avvera ciò che aveva previsto alcuni anni prima nel racconto “L’intervento degli zorabi in Jormania”: l’esecuzione del Dittatore e di sua moglie, la torbida situazione politica post-Ceaușescu

Ioan Petru Culianu, ai confini della realtà

25 anni fa, nell’università di Chicago, veniva assassinato il geniale discepolo di Mircea Eliade. La sua vita, i suoi studi, la sua morte sono ancora circondati di mistero

Ioan Petru Culianu nasce il 5 gennaio 1950 al numero 13 di via S. Athanasie a Iași, capoluogo della Moldavia, vicina all’allora confine sovietico. Sua madre, Elena Bogdan (1907-2000), è una professoressa di chimica inorganica con la passione per la fotografia; il padre, Sergiu-Andrei Culianu (1904-1964), è avvocato e matematico. Sergiu intraprende la sua formazione in matematica e fisica a Parigi, laureandosi anche in legge all’Università di Iași. Fino al 1948 esercita la professione di avvocato, dopodiché, a causa di dissidi con il governo comunista e per paura di essere incarcerato, interrompe l’attività e lascia Iași. Nel 1957, i genitori di Ioan si separano e il padre, dopo aver insegnato per anni fisica e matematica nella scuola superiore di Bârlad, muore. Al figlio quattordicenne lascia dei quaderni contenenti formule matematiche. La sua passione per la fisica e matematica lo accompagnerà nella vita, una vita fortemente incline a prospettive scientifiche.

dentato_50pxIl giovane Culianu cresce in un ambiente di studiosi: in famiglia si parla anche in francese, cosicché inizia presto a confrontarsi con le lingue straniere. I nonni sono figure di spicco nell’Università di Iași: quello materno, Petru Bogdan (1873-1944), dopo quattro anni di formazione in Germania in chimica e fisica diviene il primo specialista in Romania di questa disciplina (attivata per la prima volta all’università di Iași nel 1913). Dal 1926 al 1940 è alternativamente rettore e vice-rettore di quell’Università. La linea paterna, d’origine greca, è caratterizzata dalla forte presenza di matematici, il più importante dei quali è forse il bisnonno Nicolae (1832-1815), che, dopo essersi laureato a Parigi, è tra i primi professori di matematica dell’Università di Iași, di cui è rettore tra il 1880 e il 1898.

dentato_50pxIoan frequenta il liceo e s’iscrive all’Università di Bucarest, combattuto tra l’interesse per le materie umanistiche e quelle scientifiche, in particolare fisica e matematica. La lettura dell’opera di Mircea Eliade, con il quale intraprende una corrispondenza, lo orienta verso la storia delle religioni. Decide di spostarsi alla Facoltà di Lingue Classiche e Orientali, nella sezione d’italiano. Studia latino con Cicerone Poghirc, sanscrito con Sergiu Al-George, sanscrito e hindi con P. Vidyasagar. Inizia anche a studiare greco, arabo ed ebraico. Pratica yoga e si dedica alla narrativa. Nel 1972 si laurea con una tesi dal titolo Marsilio Ficino 1433-1499 e il Platonismo nel Rinascimento, appena pubblicata in Romania da Polirom.

dentato_50pxPromettente studioso, il ventiduenne è avvicinato dalla Securitate di Ceaușescu: scriverà di aver rifiutato di collaborare con la polizia segreta, ma, in realtà, le circostanze di questo incontro non sono così chiare. Poco dopo la laurea, ottiene il visto (che, a una prima richiesta, era stato negato) per partire per l’Italia, dove segue un corso presso l’Università per Stranieri di Perugia. Alla scadenza del permesso di soggiorno, decide di non rientrare in Romania, dove è accusato di diserzione e condannato a sei anni di carcere. In Italia è costretto a soggiornare nei campi profughi di Trieste e Latina; è un periodo molto buio, Culianu tenta perfino il suicido. Riconosciuto rifugiato politico nel 1973, la svolta della sua vita avviene con il suo ingresso all’Università Cattolica di Milano, dove studia con Ugo Bianchi e inizia una brillante carriera scientifica fra Italia, Olanda, Francia e Stati Uniti. Nel 1986 è Visiting Professor alla Divinity School di Chicago, nel Dipartimento di Eliade.

dentato_50pxIl periodo americano è frenetico, a livello lavorativo e personale. In Romania, il governo comincia a sgretolarsi e Culianu ne è coinvolto emotivamente: la sicurezza dei suoi familiari e amici in patria è a rischio. Inizia a scrivere su giornali dissidenti e non solo, cercando di attirare l’attenzione sulle vicende romene. Nel dicembre del 1989, cade il regime; si avvera ciò che aveva previsto alcuni anni prima nel racconto L’intervento degli zorabi in Jormania, pubblicato ne Il rotolo diafano: l’esecuzione del Dittatore e di sua moglie, la torbida situazione politica post-Ceaușescu… Vecchi elementi si riversano nel nuovo governo e Culianu, con estrema lucidità, continua a denunciare la politica del suo Paese. Non sappiamo quanto si sia spinto oltre, negli intrecci politici internazionali: a un certo punto, tuttavia, confida agli amici di essere minacciato da telefonate anonime e di aver subito un furto misterioso nel suo appartamento a Chicago. Negli anni 1990 e 1991 viaggia molto: sembra quasi voler stare il più possibile fuori dagli Stati Uniti. Per alcuni mesi è in Italia, e pianifica perfino un ritorno in patria, dopo quasi vent’anni di esilio.

dentato_50pxA metà dell’aprile 1991, nel pieno di conferenze e studi sulla magia e in un vortice di progetti editoriali dalle forti aperture interdisciplinari e cognitive, Culianu presenta il suo ultimo racconto in un bar di Chicago, dal titolo Sul linguaggio della creazione. L’io narrante, identificabile con l’autore stesso, entra in possesso di una scatola misteriosa. Acquisisce un potere legato alla conoscenza del linguaggio della creazione, attraverso cui è possibile realizzare ogni cosa, agendo nella percezione che ricrea e struttura la realtà. A un certo punto, però, avverte la possibilità di cadere nella tentazione di «provare i suoi poteri contro uno sgradevole regime politico», la stessa tentazione che aveva trascinato alla morte Lullo, Bruno, Bochard e altri possessori della scatola prima di lui. Tormentato dall’idea di doversi far carico del loro stesso destino, cerca di sbarazzarsi dell’oggetto, celandone i pezzi in diversi luoghi misteriosi.

­­dentato_50pxÈ un racconto premonitore: di lì ad un mese, il 21 maggio, a soli quarantun anni viene assassinato in una toilette vicino al suo ufficio all’Università di Chicago, raggiunto alla testa da un proiettile di piccolo calibro. L’assassino sembra aver sparato dalla toilette adiacente. Di lì a poco, Sul linguaggio della creazione viene pubblicato in una rivista dal titolo, guarda caso inquietante, «The exquisite corpse».

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  1. Il testo di gran lunga più famoso di Champ Libre è stato La società dello spettacolo, di Guy Debord, scrittore e cineasta, che all’età di sessantadue anni si tolse la vita nella casa di campagna nel centro della Francia.
    Debord scrisse il libro dal 1966 al 1967 a Parigi al n. 169 della rue Saint-Jacques.
    Sebbene l’autore si piccasse di un manto di estrema originalità ad onor del vero le tesi propugnate erano dei boli ben rimasticati prendendo largo spunto dalle opere di Henri Lefebvre che con la sua Critica della vita quotidiana, anticipò non di poco le tematiche situazioniste.
    Nondimeno una volta che le linee guida situazioniste si affermarono, tale autore fu lasciato ai margini ed addirittura sbeffeggiato come retrogrado marxista et cetera et cetera, con il solito metodo della calunnia.
    Un po’ come fece Elias Canetti con Karl Kraus.
    Kraus passò da essere il faro del pensiero per Canetti al cestino dove ci si sbarazza dei propri odii più profondi.
    Ma un altro autore fu saccheggiato a fondo, anche grazie al suo ponderoso lavoro fatto sulla costruzione dell’Immagine nella società, che costituiva un ghiotto materiale prét à porter per questi indossatori delle idee altrui.
    L’autore era Daniel J. Boorstin.
    Nel 1962, infatti, pubblicò The Image: A Guide to Pseudo-events in America, che fu ripreso in larga misura da Debord per intessere il suo testo.
    Serge de Beketch, un provocatorio giornalista parigino, commentando il misterioso assassinio di Lébovici, il benefattore di Debord, sosteneva che quest’ultimo avesse un conto bancario in una banca sovietica, e che fosse un agente della CIA sotto estrema copertura.
    In effetti «tutte queste illazioni che sempre avevano accompagnato l’Internazionale Situazionista e i suoi membri, riguardarono in modo particolare la provenienza del denaro, poiché l’accusa maggiormente sostenuta contro i situazionisti era quella di essere molto ricchi per via ereditaria e di aver ottenuto la ricchezza attraverso l’Internazionale Situazionista; di esser finanziati con oscure risorse e di essere dei banditi.
    Il fatto che l’Internazionale Situazionista pubblicasse una rivista patinata, confezionata elegantemente ed in modo assai curato, tanto da discostarsi platealmente dagli illeggibili ciclostilati, zeppi di testo e privi di immagini che allora andavano per lo più nell’ambiente della sinistra extraparlamentare, e soprattutto che questa fosse venduta ad un prezzo che fin dalla sua nascita era sempre stato di tre franchi, aveva suscitato forti dubbi circa il suo finanziamento, così da far sospettare che un lusso simile non potesse trovare altra giustificazione che la provenienza di finanziamenti dalla Germania dell’Est o da Boris Souvarine (che però pare aver avuto qualche difficoltà per continuare la sua rivista) dalla massoneria, e persino dalla CIA».

    Mercoledì 7 marzo del 1984, alle 3 del mattino, il vigile del parcheggio dell’avenue Foch a Parigi, fa la sua ronda con il suo rottweiler che gli serve da ausiliario, quando si insospettisce da un’autovettura, una Renault 30 TX, ferma al primo piano inferiore, davanti ad una porta taglia-fuoco, con tutti i fari accesi.
    Il conducente è chino sul volante, con delle tracce di sangue sui suoi vestiti. La polizia allertata fa i suoi primi accertamenti. La vittima è stata uccisa da quattro pallottole calibro 22 lungo nella nuca, a distanza ravvicinata. Tre bossoli sono sui tappetini della macchina, mentre il quarto è posato sul vetro posteriore: il messaggio è chiaro, il crimine è stato fatto per contratto.

    Uomo del mistero, Lébovici è morto come ha vissuto, nel mistero appunto.
    Da notare che anche un altro profondo conoscitore di ambienti oscuri ebbe fine simile.
    Ioan Petru Culianu, di cui abbiamo già accennato, fu assassinato, a freddo, nei bagni dell’Università di Chicago, si narra ad opera della Securitat, i servizi segreti rumeni, sebbene la scena e le modalità dell’assassinio potevano facilmente ricordare uno scenario pasoliniano da Salò o Le 120 giornate di Sodoma.
    Un ennesimo a cui si adatta il motto: «Un uomo che, dinanzi ai molti stolti che in ogni mistero vedono una mistificazione, ha saputo dimostrare con la dedizione di una vita intera che la mistificazione stessa è uno dei misteri più profondi».

  2. La morte del valente studioso Culianu, potrebbe collegarsi nelle dinamiche ad altri omicidi eccellenti, quelli occorsi al premier Palme, Mattei, o ,il meno noto, fisico James McDonald ufficialmente suicida. O ancora, i tecnici e sottufficiali italiani dell’aeronautica militare coinvolti come testimoni nel caso Ustica. Da qualche parte, qualcuno decide che tizio piuttosto che caio, ha superato la soglia e, quindi, è necessario fermarlo in tempo. Magia e eros potrebbero entrarci dalla porta di servizio, come miccia: i meccanismi di controllo delle masse, di condizionamento psichico, erano stati ipotizzati proprio dallo studioso rumeno nel suo libro più famoso. Ottimo articolo per sintesi e interesse.

  3. La vicenda di Culianu e la sua fine sono connesse con alcune scoperte relative a certi nessi fra eros , magia, e poteri di suggestione e controllo, anche politico.
    Scoperte basate sui suoi studi incentrati su Giordano Bruno e, piu’ in generale, sulla magia rinascimentale, oltre che sui fondamentali lavori di Eliade, relativi allo sciamanesimo ed alla capacità del “mago” di modificare i comportamenti umani.
    Probabilmente queste cose sono all’origine della sua morte: dovuta materialmente ad oscure macchinazioni fra FBI, servizi romeni, e la relativa scoperta, da parte dello studioso romeno, di “scheletri nell’armadio” di personalità “religiose” vicine al nuovo regime di Bucarest , personaggi dal torbido passato filonazista.
    Questo sotiene lo studioso americano Peter Levenda nel terzo volume (incentrato sul “caso Manson”) della sua monumentale trilogia “Sinister Forces: A Grimoire of American Political Witchcraft”. nella quale egli cerca di mostrare come il magismo sia, quasi da sempre, consustanziale alla vita politica USA.
    Handle with care: l’autore è dichiaratamente contiguo a certe per me ambigue posizioni “filo -crowleyane” e tende a vedere ogni cosa “sub specie magica”…
    Lavoro comunque interessante e soprattutto assai ben documentato. Da leggere.

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