La chiave del successo di Zagor è che il cambiamento è sempre stato fatto rispettando la tradizione, perché il lettore zagoriano è innamorato di quel personaggio e non vuole che sia diverso"
La chiave del successo di Zagor è che il cambiamento è sempre stato fatto rispettando la tradizione, perché il lettore zagoriano è innamorato di quel personaggio e non vuole che sia diverso”

Zagor, cinquantacinque anni dalla parte della giustizia

Intervista a Moreno Burattini, autore della Bonelli: “I nostri fumetti hanno attraversato le generazioni e le classi sociali”

«Sergio Bonelli ha fatto leggere gli italiani più di qualunque altro autore» dice sicuro Moreno Burattini, editor della collana dedicata a Zagor della “Sergio Bonelli editore”. «Tex, Zagor, Dylan Dog e gli altri hanno attraversato in settant’anni di casa editrice, a cominciare dalla “Audace”, tutte le classi sociali. I fumetti di Bonelli, come Tex, erano letti dal benzinaio, dal contadino, ma anche da un intellettuale come Umberto Eco, da Sergio Cofferati e dal politico. Trasversalmente Bonelli è riuscito a far leggere tutti. E tutti hanno trovato nel fumetto quello che cercavano».

dentato_50pxSi è appena conclusa la mostra catanese dedicata a Zagor, eroe dell’immaginaria foresta di Darkwood partorito dalla mente, dalla penna e dal cuore della coppia Sergio Bonelli (che si firmava Guido Nolitta), Gallieno Ferri. Lo spazio prescelto è quello denominato “Norma” presso l’aeroporto della città. L’occasione è triplice. I cinquantacinque anni di vita editoriale di Zagor, i venticinque anni di carriera zagoriana di Burattini e purtroppo la recentissima scomparsa del maestro Ferri. Il tutto sotto la vigile regia di “Etna Comics” che da anni organizza in città un “festival internazionale del fumetto e della cultura pop”. E con la partecipazione dei “Bonelliani Siculi” e del “Forum Ztn”.

dentato_50pxLa mostra comprendeva l’esposizione di copertine e tavole originali del personaggio in canotta rossa con simbolo indiano di colore giallo. Sorta di anticipazione della sesta edizione del festival che inizierà i primi di giugno e che occuperà cinquantamila mq. presso il centro “le Ciminiere”. Con Burattini, a Catania, tre disegnatori attuali di Zagor: Marcello Mangiantini, Joevito Nuccio, Walter Venturi. Uno di loro potrebbe essere l’erede di Ferri che ha realizzato le copertine di Zagor a partire dal 1961, cioè dal primo numero. Il nuovo disegnatore dovrebbe debuttare il prossimo novembre. Prima della conferenza di presentazione nella quale sono comparsi personaggi impeccabilmente camuffati da Zagor e Cico – il fedele compagno dello “Spirito con la scure” – abbiamo intervistato Burattini. È lui l’erede di Guido Nolitta, oltretutto avendolo superato come numero di tavole realizzate.

dentato_50pxNato nella provincia di Pistoia nel 1962. Fin da ragazzo nutre un’autentica passione per i fumetti, anzi per i “giornalini” come si chiamavano una volta. Nel 1985 crea una fanzine – “Collezionare” – che cinque anni dopo ospita un numero speciale dedicato proprio allo “Spirito con la scure”. La sua prima volta con Zagor risale al 12 ottobre 1989, giorno nel quale riceve una chiamata da Decio Canzio, collaboratore del capo. Il debutto ufficiale è del maggio 1991 (lui è sceneggiatore, il disegnatore è Ferri). Tuttavia ancor prima che iniziasse la collaborazione, in qualità di lettore era una sorta di “consigliere” telefonico di Sergio Bonelli.

dentato_50pxBurattini, qual è la più bella storia di Zagor?

dentato_50pxSicuramente una storia scritta da Guido Nolitta e disegnata da Gallieno Ferri. Non ho dubbi. Ce ne sono tantissime tra cui scegliere. La mia preferita si chiama “Odissea Americana” che riassume tutto lo spirito zagoriano. Lo spirito d’avventura. C’è un serpente, ci sono i mostri, c’è il viaggio, c’è il battello sul fiume. In una sola storia c’è tutto Zagor.

dentato_50pxIn questi cinquantacinque anni com’è cambiato il personaggio?

dentato_50pxIn relazione a quanto sono cambiati l’Uomo Ragno e Tex credo che i lettori dovrebbero dire: «quanto è cambiato poco!». È riuscito a cambiare restando fedele a se stesso. Sempre lui, nella sua capanna, col suo bel costume, con la scure in mano a dare colpi in testa per difendere la giustizia. Poi è chiaro che come cambia il linguaggio del telegiornale o della pubblicità, così il ritmo delle storie è diverso. Si fa uso del flashback che una volta non veniva usato. Non si segue il personaggio passo dopo passo come faceva Guido Nolitta. Il ritmo è più veloce rispetto a quarant’anni fa quando c’era maggior rilassatezza. Insomma qualche aggiustamento lo abbiamo fatto. Penso però che la chiave del successo di Zagor sia questa: il cambiamento è sempre stato fatto rispettando la tradizione, perché il lettore zagoriano è innamorato di quel personaggio e non vuole che sia diverso.

dentato_50pxCome va Zagor all’estero?

dentato_50pxVa molto bene! È una storia che dura da cinquantacinque anni. La prima edizione all’estero di Zagor è addirittura di un anno dopo la sua pubblicazione. In Turchia c’è un’edizione pirata del 1962: un tizio aveva edito il personaggio senza che la Bonelli lo sapesse. Attualmente esce in tantissimi paesi tra cui quelli della ex Jugoslavia: Serbia, Montenegro, Croazia, Slovenia, Bosnia, Macedonia. Però esce anche negli Stati Uniti d’America, esce in Spagna, in Turchia, in Brasile e nel corso dei suoi cinquantacinque anni è uscito anche in paesi insospettabili come Israele e Sri Lanka. Direi che è senz’altro un’eccellenza italiana all’estero.

dentato_50pxSiamo in periodo di boom dei fumetti al cinema. La Bonelli cosa farà?

dentato_50pxLa Marvel ha la fortuna di avere in patria cineasti e capitali per fare film ad alto costo, che poi verranno visti nel mondo. Gli italiani questa fortuna non ce l’hanno e se si fanno film ispirati ai personaggi dei fumetti hanno un budget più basso. Detto questo, da qualche tempo, da un paio di anni, la Bonelli si sta trasformando sempre più in una “Media Company”; non è più soltanto una casa editrice che pubblica fumetti, ma è una realtà che cerca di esprimersi anche attraverso altre piattaforme multimediali. Cartoni animati, cinema, e-book, internet, radio, televisione. So che sono allo studio vari progetti che rivedremo magari tra sei mesi, un anno, un anno e mezzo. Ci potranno essere delle sorprese. Non posso essere più preciso, ma la direzione è quella.

dentato_50pxCi dici qualche particolare sulle origini di Zagor? In fondo cosa si conosce?

dentato_50pxHo intervistato spesso sia Bonelli che Ferri. Sono stato biografo di tutti e due. Ho scritto saggi raccontando la loro vita. Addirittura quello su Bonelli lui l’ha letto e corretto – nel senso che ha messo la data giusta o ha dato la versione di un fatto – nel giugno del 2011. E lui è morto a settembre. Quindi senza volerlo la biografia che ho scritto è quella conclusiva. È chiaro che Zagor nasce da una commistione tra due personaggi del passato che piacevano sia a Bonelli che a Ferri. L’Uomo Mascherato e Tarzan. L’urlo di Zagor deriva da quello di Tarzan, ovviamente modificato. Così come il fatto che Zagor viaggi di ramo in ramo con le liane. Ricordo poi una cosa divertente riguardo al nome. Bonelli mi disse: «stavo cercando un nome adatto, ne avevo trovato uno bellissimo che doveva essere Ajax». Stava guidando. Entra in città con la macchina e vede che è il nome di un detersivo. Allora dice: «no!». Così ha cominciato a pensare che se metteva la “z” era come se ci fosse un fulmine in copertina. Poi c’era il nome Tar-zan e Za-gor ricordava anche la “or” di orrore. È un nome evocativo, una costruzione che gli suonava bene.

dentato_50pxAltri bei ricordi di Bonelli/Nolitta?

dentato_50pxSono i ricordi dell’uomo che mi ha cambiato la vita. Io ero un ragazzino, leggevo queste storie, leggevo il nome “Guido Nolitta” e dicevo: «com’è bravo, che storie belle!». Ogni volta riusciva ad affascinarmi. Poi l’ho conosciuto e lui ha riconosciuto in me una persona che amava Zagor quanto lui. Quindi mi ha scelto a lavorare al suo fianco come ha scelto tutti quelli che lavorano in redazione. Era un personaggio incredibile, perché da una parte era un signore nel significato migliore del termine: generoso, cordiale, sempre pronto a qualunque pazzia anche economica pur di aiutare una persona in difficoltà. Non ha mai accettato la pubblicità dentro i suoi albi, voleva che fossero venduti per i fumetti e non per altro. Da un’altra invece era una persona che sentiva il polso del mercato. Sapeva esattamente cosa volevano i suoi lettori, indovinava i loro gusti.

dentato_50pxNon c’è politica in Zagor o nei fumetti di Bonelli no?

dentato_50pxPiù che altro non c’è partitica. Perché la politica è una cosa bella, nobile, anche Dante faceva politica attraverso le opere però il suo messaggio era universale. Quello che non c’è è il partito politico con la dichiarazione di appartenenza a un preciso schieramento, dove si mette il cappello su un personaggio. Noi ci potremmo chiedere: «Sandokan di Salgari era di destra o di sinistra?». E uno risponde: «Sandokan era uno che lottava contro gli inglesi perché erano imperialisti, quindi se uno lotta contro l’imperialismo è di sinistra». Però anche Mussolini ce l’aveva con gli inglesi tanto è vero che noi combattemmo a El Alamein contro gli inglesi imperialisti. E allora chi è che mette il cappello su Sandokan? Nessuno. L’eroe lotta per la giustizia e la giustizia non è né di destra né di sinistra.

dentato_50pxUn ricordo di Gallieno Ferri…

dentato_50pxÈ il creatore grafico di Zagor. Ed è morto pochissimo tempo fa, il 2 aprile 2016, ed è morto disegnando l’ultima copertina di Zagor. Per cinquantacinque anni ha disegnato tutte le copertine e gran parte delle storie, oltre ventimila pagine di storie disegnate. Era una persona straordinaria perché incarnava lo spirito zagoriano, l’amore per la natura, per l’avventura, per il viaggio, per lo sport. Nel suo sguardo buono c’era lo sguardo buono di Zagor. Bonelli era la parte più dura di Zagor, era cioè il personaggio che si ribellava, che lanciava il famoso urlo. La parte umana invece che si incanta di fronte al panorama naturale, era quella di Ferri.

dentato_50pxPer Ferri ci sono stati riconoscimenti come artista a livello nazionale o internazionale, o rimane solo un “disegnatore di fumetti”?

dentato_50pxInnanzitutto il riconoscimento è quello dei lettori. Basta guardarsi intorno, l’amore verso Ferri è totale e assoluto da parte di tutti i lettori. Zagor viene identificato e riconosciuto con Gallieno Ferri. In passato era visto come un artigiano perché Zagor si considerava, sbagliando, solo un fumetto d’avventura, poi pian piano anche il fumetto è stato sdoganato. Io ho assistito ai viaggi di Ferri in Turchia, a Belgrado e in altri luoghi. È stato accolto in tante manifestazioni e sono stati riconosciuti i suoi meriti. È uscito un film al cinema – “Noi Zagor” – un film documentario in cui Ferri fa la parte del leone, intervistato a casa sua. È uscito in cento sale italiane, nel 2013, e forse adesso che Ferri è morto arriverà anche in edicola, come dvd. Detto questo, è vero che la cultura italiana è parca di riconoscimenti verso i fumettisti. Mentre fuori vengono ricevuti all’Eliseo o insigniti della Legion d’Onore, in Italia in genere si preferisce premiare chiunque tranne loro. Ricordo un episodio. Una volta sono stato invitato in Croazia a Makarska, in Dalmazia, ed è venuto a trovarci il presidente croato che si chiamava Josipović. Si disegnava e si parlava col pubblico e a un certo punto tutti: «c’è il presidente!». È entrato con la scorta e ci ha dato la mano. È venuto da Zagabria perché c’erano ospiti italiani nel suo paese e si è sentito in dovere di salutarli. Questo in Italia non si fa. Meno male però che Bianco, sindaco di Catania, è venuto a trovarci.

dentato_50pxNon possiamo non concludere con tre personaggi dei fumetti a te cari…

dentato_50pxCiterò quelli che hanno fatto sognare me, quindi non personaggi di stretta attualità. Ken Parker, Alan Ford e Tex.

 

dentato_50pxImmagina di copertina:  Associazione Amici di Piero Chiara, via Flickr.

dentato_50pxImmagine secondaria: via Wikimedia Commons.

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