Leonardo Sciascia ha indagato in un romanzo del 1975 la scomparsa di Ettore Majorana
Leonardo Sciascia ha indagato in un romanzo del 1975 la scomparsa di Ettore Majorana

Ettore Majorana, uno scienziato antimoderno

Il suo disagio consisteva nel percepire come perdita e declino quei tratti della cultura e della società che gli altri percepivano invece come sviluppo

Ettore Majorana come Frodo nel “Signore degli anelli”. Se stesso ma anche qualcosa che raffigura artisticamente la «fuga dell’individuo moderno dallo spirito della modernità: da quello che Weber ha chiamato spirito del capitalismo». Pagine che trattano «la storia dell’identità moderna, delle sue ambivalenze, della sua dissoluzione, della sua costante alterità». Un recentissimo libro sullo scienziato nato a Catania (Corrado Punzi, “Ettore Majorana o del diritto all’alterità” – Mimesis) tenta di volare alto. Analizza la breve vita dello studioso, la seziona e la divide grossomodo in due parti distinte.

dentato_50pxI Majorana sono moderni, rigorosamente dediti alla loro educazione e al conseguimento di un’alta professionalità. In cerca di identità (non sono i soli), in ottemperanza ai “doveri” della modernità nella quasi religiosa etica del successo. Ettore è un genio che fin da ragazzo vuol sfuggire alla diversità (del genio) con il sentimento della vergogna. Anticipa ciò che «diventerà un’esplicita resistenza all’etica familiare». Gli studi di Michel Foucault e Niklas Luhmann, il libro di João Magueijo (“La particella mancante. Vita e mistero di Ettore Majorana, genio della fisica”) servono a Punzi per anatomizzare la formazione dello scienziato col più tipico degli assoggettamenti alla volontà degli educatori, regole dei gesuiti comprese. Fase nella quale si evidenzia «l’addomesticamento familiare e scolastico» fino all’ingresso alla facoltà di Ingegneria. L’educazione dei Majorana è rigida come quella dei musicisti “classici” (per dare un riferimento). Infine il passo rivoluzionario, quello decisivo: la decostruzione dell’identità, il passaggio a pratiche di «liberazione e di autonoma costruzione del sé» in coincidenza coll’iscrizione del giovane a Fisica.

dentato_50pxDi effetti misurabili ce ne sono. Pratici e simbolici. Quando scompare, nel 1938, Ettore è il primo a non volere che per l’eventuale soluzione del “caso” si arrivi a una verità in senso tradizionale. «In questo modo egli non solo sfugge alla scienza e al potere, ma alla possibilità stessa di essere osservato: anche il diritto non può farlo rientrare nel suo codice binario, perché non può stabilire se è vivo o se è morto». Il mare è protagonista, con tutta la forza che la simbolica del luogo – da Elias Canetti ad Arthur Schopenhauer – trasmette in ogni epoca. Ma la questione per Punzi è un’altra. Che qualunque ipotesi sia stata avanzata circa la scomparsa – e ce ne sono troppe – è in realtà esatta. Non più una lotta tra pareri ma un’indistinta mescolanza di “verità”. Luogo ideale dal quale partire per interpretare il gesto (disperato o meno) come «dissoluzione dell’identità moderna, perché racconta di un’identità che si dissolve nella propria molteplicità e che ha agito per aumentare la complessità delle interpretazioni su di sé». Complicato – alla Majorana forse – ma non “impraticabile”. Il fatto è che Ettore ha trovato un modo di vivere affatto diverso. Affianca se stesso all’oggetto delle proprie ricerche, divenendo idea sottilmente indeterminata. La soluzione del suo caso è una vera e propria «funzione». L’“evento scomparsa” è una certificazione di rifiuto volontario della modernità. Oggi si possiedono esperienze in gran numero, inafferrabili, non capitalizzabili. La logica lineare s’infrange laddove le identità si moltiplicano.

dentato_50pxVai a destra e sinistra e trovi libri a mai finire. Orienti lo sguardo e inciampi in più di una pellicola. Amici, “nemici”, ricercatori, professori, scienziati, “sapienti”, sociologi, filosofi e tipi da bar. Ma ci sono le trasmissioni televisive e radiofoniche (Carlo Lucarelli non poteva deluderci), c’è la politica, c’è il teatro, ci sono le canzoni, in ultimo le conferenze. Tempo fa – per giustificarne la scomparsa – il cantante Franco Battiato parlò di “salto quantico”, testimone il sottoscritto. Majorana non è più uno scienziato, ma un pretesto per mescolare dieci, cento, mille contenuti. Alcuni davvero bizzarri. La Penisola dà ospizio a un popolo di disinformati o informati chiacchieroni. In Sicilia si fabbricano frottole con “futuristica” libertà.

dentato_50pxFate voi. Osteggiato da chi parteggiava diciamo così per il nemico. Sfiorò “verità” che ci avrebbero, anzi ci hanno condotto alla distruzione. Aveva problemi personali, Ettore, e gravi. La famiglia era rigida e soffocante. Altro che morto, per la procura di Roma negli anni cinquanta si trovava in Venezuela. Malgrado questo caos primordiale – del quale Punzi tiene conto – ci sono quelli che sanno con certezza “matematica” cosa avvenne il giorno in cui Majorana fece perdere ogni traccia (ma il numero di “avvistamenti” non è basso). Quelli che – come Wolfgang Amadeus Mozart – sanno prima di conoscere e che giocherellano con l’eredità scientifica dello studioso. Che comunque è un gran problema, perché di continuatori dell’opera del catanese ne ho conosciuti pochissimi. I più affidabili dicono che è compito di “altri” guadare il torrente delle sue ricerche – ma questi “altri”, come Carlo Rovelli, replicano di non averci mai messo mano – la residuante parte dell’“umanità” ha pronto il suo bel teorema, al cui confronto lettere e numeri dei fisici teorici sono robetta per impiegati.

dentato_50pxNon si è mai capito nulla, grossomodo. E se qualcosa di buono c’è è compito da supereroe proteggerlo da un oceano di informazioni. Malgrado sulle tracce di Majorana si sia messo pure Leonardo Sciascia scrivendo un gran libro sull’ex ragazzo di “via Panisperna”. Il guaio è che la bibliografia adesso costituisce un problema. Majorana è paradigma di una folla di autori controversi e in giro c’è roba da farsi due risate in compagnia. Mi capitò quando scrissi i libri su Julius Evola. Se ci si affida alla maggioranza delle cose dette e scritte viene fuori il ritrattino oleografico nient’affatto innocente ancorché disorganico del filosofo senza macchia, del “genio della lampada”, del semidio che tutto (pre)vedeva e tutto sapeva.

dentato_50pxScherzi a parte. Maggior pericolo è costruire su fondamenta marce, licenziando lavori che altro non sono se non riproposizione di vecchi, inservibili, frastornanti schemi. Con buona pace dei majoranomani di cielo e mare e di quelli perdutisi nell’azoto, non c’è e non potrà esserci una “verità” da romanzo ammesso che le scoperte siano meno significative dei dati biografici. A meno che tra le due cose ci sia legame genuinamente stretto. La verità per Majorana non può non riguardare il progetto delle ricerche. Su quello varrebbe la pena buttar giù poche righe, il resto – salvo due o tre prove di intelligenza diffusa con metodo – è cultura fischiettata alla sagra di paese. Il racalmutese oltre quarant’anni fa ha inaugurato la ricerca di relazioni tra i “fatti” e il loro tempo. Forse è un pregio forse no. Traccia euristica che ha convinto Punzi a trattare del “caso Majorana” con esplicita verve sociologica. Lettura sofisticata, didascalica, con ambizioni segretamente “epocali” – si potrebbe dire con un frammento di scetticismo – che assume in sé la responsabilità di trasformare lo scienziato in punto riferimento per una rapida “comprensione” della modernità.

dentato_50pxMajorana si laurea nel 1929 (era del 1906). Dicono che non sia una macchina per produrre numeri e formule. Ed è probabilmente vero. Ama la letteratura, il teatro e la filosofia di Schopenhauer. Illuminiamoci con una frase di Georg Simmel: lo scienziato è l’emblema «della resistenza del soggetto a venir livellato e dissolto all’interno del meccanismo tecnico-sociale». Un “taccuino” edito da Armando nel 1984 (Valerio Tonini, “Il taccuino incompiuto”) – ma potrebbe trattarsi di un falso – contiene la sua pessimistica visione del mondo; il succo (che ha sapore d’assurdo) è «dimenticatemi», anzi «ignoratemi». Sostanzialmente estraneo all’ambiente di via Panisperna, Majorana mette in discussione la razionalità “capitalistica” della scienza occidentale. «Le radici della fisica, come di tutta la scienza occidentale» – significativamente il periodo è di Fritjof Capra – vanno ricercate nel primo periodo della filosofia greca, nel sesto secolo a.C., in una cultura nella quale scienza, filosofia e religione non erano separate». Lo scrigno della fisica quantistica utilizzato per sanare «questa frammentazione», per tornare «all’idea di unità espressa nelle prime filosofie greche e nelle filosofie orientali». Un ritorno al come eravamo, a metà tra follia romantica e “ispirazione” di natura esoterica.

dentato_50pxIl guaio (o la fortuna) è che lo scienziato «viveva il disagio di essere moderno», non voleva sottoporre agli altri le sue osservazioni volendo squalificare «la scienza legittima» come massimo atto di disubbidienza. Per infagottarsi di maggior nitidezza ragionava in modo singolare, non si adattava all’ambiente. «Il disagio moderno che visse Ettore consisteva nel percepire come perdita e declino quei tratti della cultura e della società che gli altri percepivano invece come sviluppo». La sua ribellione diventa mutismo, fuga dalla «disciplina della confessione a cui era stato addomesticato nella sua infanzia e nella sua adolescenza». Il giovane «manifesta la sua costante resistenza alla exagoresius, cioè alla continua verbalizzazione cristiana dei pensieri». Al ritorno da un viaggio, dopo aver conosciuto Heisenberg e Bohr nel fatale 1933, si chiude in se stesso. Non è diventato pazzo (non è affatto depresso, dice Punzi), ma «stava costruendo la sua nuova identità, nella piena consapevolezza che la costituzione del soggetto avviene sia attraverso delle pratiche di assoggettamento sia, “in modo più autonomo, attraverso delle pratiche di liberazione, di libertà”». Molto più “poeticamente” Ettore ha bisogno di morire per poter acquisire nuova indefinibile identità. In quest’ottica, l’assegnazione della cattedra per «alta e meritata fama» a Napoli è un ostacolo al suo destino da irregolare. Non durerà che pochi mesi, lo sappiamo bene.

 

dentato_50pxImmagine di copertina: via Wikimedia Commons.

dentato_50pxImmagine secondaria: via Wikimedia Commons.

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  1. Argomento appassionante. Soprattutto è curioso notare come il disagio della modernità fosse più percepito e razionalizzato cinquanta o cento anni fa piuttosto che oggi, nella situazione in cui ci troviamo, in cui questo disagio ci permea e ci circonda senza darci più spazio di manovra. Majorana e tutti quelli della sua epoca avevano ancora i piedi piantati in una società arcaica, e avevano anche più punti di riferimento e termini di paragone rispetto a noi, che fluttuiamo nella retorica e nel relativo. Comunque, articolo che richiede una macchina enigma, le uniche frasi comprensibili sono le citazioni. Caro Iacona, ce le metta due “””virgolette””” ogni tanto.

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