Mentre divampa l'ultima fiamma della guerra mondiale Evola privilegia, nella sua attività di ricerca, ambiti slegati dalle contingenze storiche, come la revisione o la stesura di testi dedicati alla sapienza e alle tradizioni orientali o la curatela di opere di Meyrink
Mentre divampa l’ultima fiamma della guerra mondiale Evola privilegia, nella sua attività di ricerca, ambiti slegati dalle contingenze storiche, come la revisione o la stesura di testi dedicati alla sapienza e alle tradizioni orientali o la curatela di opere di Meyrink

Un filosofo in guerra

Nel saggio di Gianfranco de Turris la ricostruzione storica di uno dei periodi meno conosciuti della vita di Julius Evola: il biennio tragico ’43-’45

Il nuovo libro di Gianfranco de Turris, Julius Evola. Un filosofo in guerra 1943-1945, uscito recentemente per i tipi di Mursia è un’accuratissima ricostruzione storica di uno dei periodi meno conosciuti della vita di Evola, basato com’è su una serie importante di documenti anche inediti, che gettano luce sul ruolo giocato da Evola a Roma tra il ’43 e il ’44, sui motivi che lo hanno spinto a recarsi a Vienna e sulle circostanze del suo ferimento, sulle traversie mediche e ospedaliere occorsegli in seguito, e su tanto altro ancora.

dentato_50pxAdesso, non potendo occuparmi, per ovvi limiti di spazio, di tutti gli aspetti esaminati da de Turris, mi soffermerò in particolar modo su tre punti che, a mio parere, ci restituiscono una immagine davvero ‘integrale’ di Evola, riguardando tanto il lato dell’azione politica, quanto quello dottrinario che quello ‘esistenziale’ (ma nel senso tipicamente evoliano, vale a dire, in ultima analisi, spirituale).

dentato_50pxA Roma Evola s’impegnò nell’organizzazione del cosiddetto “Movimento per la Rinascita dell’Italia”, un progetto che, almeno nelle intenzioni, doveva sia garantire una sorta di continuità ideale dell’esperienza fascista una volta finita la guerra, sia portare avanti, mentre il conflitto era ancora in corso e anche tramite la collaborazione con l’SD tedesco, un’azione di collegamento con la Rsi nella Roma occupata dagli Alleati, oltre che di propaganda; insomma Evola sarebbe stato un vero e proprio “post-occupational agent”, come viene definito in un fondamentale documento alleato che de Turris ha avuto il merito di rendere pubblico.

dentato_50pxMa Evola, nel pieno della guerra, ha trovato anche le energie per continuare il suo lavoro dottrinario, come puntualmente ricordato da de Turris; si ha così modo di rendersi conto di come Evola, pur (o forse, proprio) nel biennio tragico ’43-’45, abbia privilegiato, nella sua attività di ricerca, ambiti in buona misura slegati dalle contingenze storiche, come la revisione o la stesura di testi dedicati alla sapienza e alle tradizioni orientali, la curatela di opere di Meyrink, per non dire dei due davvero emblematici articoli pubblicati su La Stampa, che per la loro importanza giustamente de Turris ha riprodotto in appendice al suo volume. Basti qui un accenno all’articolo Liberazioni, uscito sul quotidiano torinese il 3 novembre 1943, dove la guerra è vista come la grande occasio, il banco di prova per una liberazione interiore, tema, quest’ultimo, ripreso anche nell’altro scritto del 19 dicembre sempre del ’43.

dentato_50pxInfine, molto importanti sono le testimonianze (lettere, ricordi personali, ecc.) raccolte da de Turris sull’Evola che, dopo il bombardamento che lo ha reso parzialmente invalido, s’interroga, con profondità e rigore e senza vezzi autoconsolatori, sulla sua sorte, su come far fronte a un fisico malato, sul senso delle sue mutate condizioni personali e sui possibili scopi ancora da perseguire. È la parte che ho trovato davvero dirimente perché, in fondo, tratta di ciò che differenzia veramente gli uomini, ossia di ciò che ben si potrebbe chiamare la carne dello spirito, vale a dire quando il proprio ‘essere’ spirituale non è frutto di astratte elucubrazioni ma emerge dal confronto con la più dura delle realtà.

 

 

dentato_50pxImmagine di copertina: via Wikimedia Commons.

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