Venezia
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Ponte di Laguna

Appunti su una fantasia architettonica

A Venezia un ponte sulla Laguna conduce fino dal tempo dell’Asburgo. Dal 12 dicembre del 1842 sul primo tronco della ferrovia, quello che unisce l’Anconetta di Malghèra a Padova, viaggiano su entrambi i sensi di marcia, e tra gloriosi sbuffi di vapore, le locomotive con al traino i loro vagoni. È intorno all’anno catastrofico del 1848 che il rilievo dell’Anconetta si prolunga in un ponte ferroviario sulla Laguna il quale, auspice l’Imperatore, permette alle vaporiere di giungere quasi in riva alle acque del Canal Grande. A non troppi passi o, per meglio dire, a non troppi colpi di remo distante da Rialto.

dentato_50pxIn che modo si metta in movimento la fantasia è possibile raccontare solo per allusioni. È un lampo, un bagliore, un sovrapporsi d’impressioni vive e spoglie ancora della patina – non poi così argentata – delle illusioni che avvia la locomotiva fantastica.

dentato_50pxE avviene, in virtù di uno di questi lampi, che uno dei colti ufficiali del genio dell’armata di Krasnoff, dopo aver visto, all’arrivo in Laguna, la lunga striscia in mattoni del bel ponte sul quale scorrono la vaporiere, complice il lapis, l’inchiostro nero ed il mar bianco del foglio di carta, dia il saggio d’un’inventiva, a dir poco, ardita se non dissennata: Il ponte musicale!

dentato_50pxRammentando da letture disordinate della stampa tecnica d’una composizione architettonica, la Città del Sole, il bravo ingegnere militare ne voleva smorzare le misure gigantesche ed inquietanti, da parafulmine ciclopico per condurla nel porto d’un uso caro alle Muse.

dentato_50pxQuesta era allora la nuova idea per un ponte, un altro, che potesse però transitare ad una periferica isola Rus’ della Laguna: dalla riva settentrionale si diparte verso le acque il manufatto classico in mattoni, con le arcate, simile in stile al glorioso vetusto ponte asburgico. Dopo la quarta arcata, vi è la stazione musicale: la strada si inoltra entro la piramide a due piani, i cui ingressi sono abbelliti da portali a foggia di tempio romano. Il tratto di strada sotto la piramide si allarga in una sala entro la quale, nella fervida fantasia illustrata dal disegno, dovrebbero aver luogo dei concerti musicali. Il piano superiore, più ridotto in estensione piana, ospita una saletta per colte e raffinate audizioni di musica da camera o di romantici Lieder accompagnati al pianoforte.

dentato_50pxProsegue la strada all’uscita dalla piramide e, transitata sopra tre arcate, arriva ad un’isola sulla quale, ormeggiata a mezz’aria come un pallone aerostatico in ascesa, su aste metalliche sta una sfera abitabile, secondo termine dopo la piramide della città solare. Alla sfera si accede salendo una lunga scala a chiocciola ancorata con rara qualità di artifici meccanici alle aste metalliche.

dentato_50pxLa sfera svolge l’ufficio di un belvedere, alquanto singolare in ogni caso. L’involucro dello strano pallone è in materiali trasparenti e l’interno è suddiviso in vari piani.

dentato_50pxLa fantasia senza termini e senza confini spesso disorienta. Si rende d’obbligo il limite creatore, e ciò più a chi vola sul carro condotto dai cavalli a briglia sciolta dell’immaginazione, che non a chi contempli i frutti della fantasticheria.

dentato_50pxIn guisa di freno equilibratore, l’ufficiale cosacco lascia dipartire un ponticello a poco distanza dall’ingresso al ponte musicale fantasticato, diretto ad un’isola minuscola sulla quale sorge una coppia di graziose chiesette russe contornate di qualche albero.

dentato_50pxDall’isola devota si diparte poi un ponticello rudimentale, a semplici assi gettate su pali infissi nel fondo lagunare, e questo conduce ad un’isoletta lievemente più estesa, senza cinta muraria, con gran copia di alberi da frutto. Un obelisco segna l’ingresso all’isoletta ed avverte che al termine della superficie emersa si trova un tempio romano, lievemente soprelevato, cui accedere per una gradinata.

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