Trump è l’America della dottrina Monroe, il rifiuto della missione imperiale, della crociata internazionale per la democrazia: piede in casa  e isolazionismo
Trump è l’America della dottrina Monroe, il rifiuto della missione imperiale, della crociata internazionale per la democrazia: piede in casa e isolazionismo

Perché Eastwood voterà Donald Trump

L’ambiguità di Hillary Clinton, che ha mentito sulle sue condizioni di salute, rilancia il candidato repubblicano. Per il vecchio Clint è lui, oggi, l’alternativa alla pussy generation e alla clintonite

Clint Eastwood voterà Donald Trump, come ha dichiarato lui stesso in un’intervista al magazine Esquire all’inizio di questa estate. Notizia rilanciata dalle agenzie e dai siti di tutto il mondo, proprio come se davvero fosse una notizia. Non lo è evidentemente. Perché nessuno che conosca un po’ il vecchio Clint – che ne conosca il discorso, la mentalità, il modo di essere e di agire – ha mai dubitato che prima o poi lo avrebbe di nuovo sferrato il colpo all’establishment, come del resto aveva già fatto durante la campagna elettorale di Obama, simulando un’intervista al presidente con una sedia vuota.

dentato_50pxL’America di Eastwood – l’America per intendersi di Callaghan e di Kowalski – gli avatar dei suoi film – non è quella delle “fighette” di Boston e di Washington, ma quella ruvida, e spesso brutta, sporca e cattiva delle periferie e dei ranch, delle contraddizioni e delle paure, della violenza congenita al suo sistema economico, al materialismo elettrico che scorre nelle vene dell’uomo americano, ma anche alla sua epica elementare. L’America profonda che è grande e terribile come Gramsci diceva del mondo.

dentato_50pxClint Eastwood è sempre rimasto quello che è sempre stato: un anarco- conservatore irriducibile alla fiction politicamente corretta, alla narrazione consolatoria dell’America “faro di democrazia e di civiltà”. Del resto se anni fa aveva rotto con la macchina mitologica di Holiwood per farsi una casa produttrice tutta sua, la Malpaso Production, un motivo c’è, e il motivo è conservare la libertà di poter dire l’indicibile, di raccontare le verità che fanno male, di essere crudo e duro, sempre: che si tratti di eutanasia o di pedofilia, di violenza o di guerra.

dentato_50pxSembrerà un paradosso ma la lancia spezzata da Eastwood per Trump ha prima di tutto a che fare con una questione di stile e di estetica. Trump non è una bella persona – almeno secondo gli standard correnti – ma è “uno tosto” come dice Eastwood soprattutto è uno che pronuncia quell’indicibile di fronte a cui gli altri s’arrestano o peggio che gli altri nascondono. Hillary sembra uscita da un serial holiwoodiano, la messa in piega perfetta, l’eloquio studiato, il gesto calcolato, la stereotipia di un sorriso da Gioconda malvagia, per non parlare dell’inquietante politica di espansionismo imperiale che la candidata alla Casa bianca ha già fatto capire di voler perseguire, proseguendo l’insensata provocazione verso la Russia di Vladimir Putin. Un ectoplasma senza vita per il vecchio Clint, l’icona del conformismo americano. Una filosofia su cui Eastwood, pagandone il prezzo, spara da quarant’anni.

dentato_50pxE poi c’è la pussy generation appunto, la generazione dei fighetta, come la chiama il vecchio leone, il corpaccione del neoclintonismo per il quale il mondo corrisponde davvero a quella narrazione antitragica, progressiva ed edificante che l’intellighentia di riferimento dei club democratici racconta da anni come un fuilletton a puntate. La realtà invece è un’altra cosa: è il sangue e la merda che Eastwood ha raccontato in tutti i suoi film – da Million dollar baby a lettere da Iwo Jima passando per Il pistolero senza nome – azzerando praticamente tutta la retorica americana fatta di happy end e Indovina chi viene a cena. E di questo sangue e di questa merda Clint ha sempre avuto il rispetto che si deve alla vera materia di cui sono impastati gli uomini.

dentato_50pxUomini come il suo Bradley Cooper che si arruola volontario in Iraq a fare lo sniper, il cecchino, a sporcarsi le mani per consentire all’America di vivere la sua relativa sicurezza, la sua perdurante egemonia. Senza nascondersi dietro il dito del pacifismo, senza nascondere le bare dentro cui i ragazzi tornano a casa dalle guerre. Trump per Eastwood è uno vero perché non ha paura di sporcarsi le mani, di dare voce alla pancia del paese, alle nuove paure americane, che sono antiche quanto gli states, ma che ora sono più acute: lo spettro della povertà , l’ossessione per la sicurezza, il timore, più che fondato, che la società multirazziale possa trasformarsi in una società multirazzista.  E c’è anche un altro aspetto, più politico: Trump è l’America della dottrina Monroe, il rifiuto della missione imperiale, della crociata internazionale per la democrazia: piede in casa  e isolazionismo. Una tradizione questa tutta repubblicana – rotta dai Bush – ma a cui Eastwood ha sempre aderito. Trump come Nixon – anche lui bruttissimo e universalmente esecrato – le guerre potrebbe chiuderle invece che aprirle, come al contrario aveva fatto il bellissimo e democratico Kennedy attaccando il Vietnam.

dentato_50pxDopo di che c’è bisogno di dirlo? Eastwood non crede che Trump sia la via della verità: “Non condivido molte cose di lui” e basta aver guardato anche un solo film di Eastwood per capire che la traduzione politica della sua sofisticatissima visione del mondo non può essere un miliardario istrionico. E tuttavia oggi la bestemmia contro il sistema americano ha il nome di quel personaggio, è lui l’indicibile che Eastwood poteva pronunciare oggi, il pugno nello stomaco che aveva a tiro.

dentato_50pxNon perché Trump risolva il problema americano ma perché lo tiene aperto e lo rivela al mondo. In fondo è quello che Clint Eastwood, questo anarcofascista ultraottantenne dagli occhi di ghiaccio e dalla faccia di cuoio, ha fatto per quarant’anni e continuerà a fare finché avrà la forza di farlo.

dentato_50pxDella saga dell’antieroe Trump infine si potrebbe dire quello che Sean Connery un giorno disse all’uscita di una proiezione di un film di Eastwood: “E’ una storia completamente americana, ma sembrerebbe l’abbia girata un europeo”.

 

COMMENTA

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  1. Da Adamo …..la Storia ha un solo verso: l’odio perverso tra gli Uomini..un mare di guai..ieri l’altro….la carneficina dei nazisti ..Hitler… e quella dei Comunisti guidati da Stalin……due mostri…i campi di sterminio sono aperti…basta andarci… è apparso un nuovo Mostro, pochi lo conoscono…molti lo seguono…sembra un santo.un Grande Leader…il Salvatore.. armato fino ai denti..vuole spargere odio.. è solo una anima dannata, che ci avvelena la vita…..che acceca la Libertà…..che rende la nostra vita un incubo.
    Donald Trump – lo si capisce immediatamente- è il classico Dottor Hyde.. ..incapace di capire..essere senza un minimo di cultura..un meteorite di ignoranza e odio.. pieno di se stesso..incapace di ragionare..un cancro che incombe su di noi… che devasta e che schiaccia tutti ……un mostro che spinge noi verso una immensa guerra nucleare…..come la desiderano, o lo si vede… da tante voci sparse…di povere menti..tutti gli amici di Clinton..

  2. Eppure…eppure …senza un romanaccio “de’Trastevere” che ne “inventò” letteralmente la figura cinematografica, fornendola di poncho e cigarillo Clint sarebbe rimasto probabilmente un attore televisivo o di “b movie”.
    Come’è intrigante quest'”intreccio karmico” fra l’antica “disillusione” romana, che Sergio Leone incarnava alla perfezione e l’America profonda….

    1. beh purtroppo da un articolo ben scritto, qualche sciocchezza può sempre venir fuori, come l’appellativo di “anarcofascista” a Eastwood, passi pure l’anarco conservatore, ma il fascismo non ha nulla a che fare con la libertà individuale ed il conservatorismo, nel fascismo c’è tutto il costrutto criminale delinquenziale del socialismo.

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