"Non siamo nell’euro per il talento di Carlo Azeglio Ciampi, ma per il ricatto  della Francia di Francois Mitterand. Fu lui a obbligare la Germania di Helmut Kohl alla moneta unica, in cambio della riunificazione"
“Non siamo nell’euro per il talento di Carlo Azeglio Ciampi, ma per il ricatto della Francia di Francois Mitterand. Fu lui a obbligare la Germania di Helmut Kohl alla moneta unica, in cambio della riunificazione”

L’euro è al capolinea ormai ne servono almeno due

Pubblichiamo la versione integrale dell’intervista di Franco Rigatelli a Geminello Alvi apparsa sul quotidiano Libero lo scorso 12 settembre

dentato_50pxGeminello Alvi, di lei si sa pochissimo. Cominciamo da quanti anni ha?

dentato_50px«41 (risata fragorosa)».

dentato_50pxUn economista che imbroglia sui numeri?

dentato_50px«Allora diciamo 61, ma sembrano meno».

dentato_50pxGià assistente dell’ex governatore della Banca d’Italia, Paolo Baffi, alla Banca dei regolamenti internazionali di Basilea, consulente di banche e ministri, tra cui Giulio Tremonti, editorialista di tanti giornali, uno dei pochi italiani a pubblicare libri da Adelphi, tra cui la sua opera fondamentale Il secolo americano, uscito prima da Grasset in Francia, Alvi per chi lo conosce e lo frequenta è un genio. Per trovarlo bisogna andare fino a casa sua, tra le colline delle Marche, dove vive e insegna Sistema, un’arte marziale russa.

dentato_50pxDi cosa si sta occupando?

dentato_50px«Studio le coniche dal punto di vista proiettivo, le involuzioni sulle coniche».

dentato_50pxPer farne?

dentato_50px«La geometria sintetica è un conforto per l’anima ed è più potente dell’approccio analitico».

dentato_50pxTradotto per noi mortali?

dentato_50px«Che si riesce a generare una metrica dalla linea all’infinito e persino i numeri complessi. Detto ciò, non si capisce lo stesso. Ma semplificare è sbagliare. Sono solo svaghi personalissimi, … ma vertiginosi».

dentato_50pxVeniamo a un argomento generale: come vede la situazione economica?

dentato_50px«La vedo paradossale. L’economia mondiale è gonfiata da un succedersi di bolle speculative da quando la terribile coppia dei Clinton è arrivata alla presidenza. Americani e giapponesi non hanno fatto altro dalla metà degli anni 90».

dentato_50pxCome funziona il sistema della speculazione?

dentato_50px«Si abbassano i tassi di interesse in modo da sproporzionare il capitale rispetto alla produttività. E quindi si crea un capitale che non può essere retribuito, da cui s’originano le periodiche crisi dell’immobiliare o dei titoli di debito pubblico».

dentato_50pxChi ci guadagna?

dentato_50px«Il paradosso è proprio questo. Si è creato un mondo in cui gli interessi della speculazione, di questo capitale esagerato, si sono accordati a quelli della cosiddetta sinistra e quindi c’è un plauso continuo alla politica economiche espansive, che dovrebbero aumentare l’occupazione e invece favorisce solo la speculazione. Si sta quasi attuando il quinto punto del Manifesto di Marx: “la centralizzazione del credito nelle banche dello stato per mezzo di una banca nazionale con capitale di stato, in monopolio esclusivo”. Tutti dipendono da questa piramide al cui vertice ci sono le banche centrali, in funzione assai poco liberista».

dentato_50pxCome funziona l’accordo speculazione-sinistra?

dentato_50px«Esiste troppo capitale fittizio, pubblico o privato. Si dovrebbe ridimensionarlo, ma sarebbe traumatico e quindi si evita di ristrutturare per esempio il debito pubblico, stampando moneta e tenendo bassi oltre ogni buon senso i tassi d’interesse. Il che spiega perché Hillary Clinton piaccia sia a Wall street sia agli esponenti del politicamente corretto».

dentato_50pxLa ricetta invece quale sarebbe?

dentato_50px«Un aumento del tasso di risparmio negli Stati Uniti per esempio. Le proposte protezionistiche di Donald Trump avrebbero un effetto risanante e di cura profonda degli eccessi dell’economia americana. Il sistema dovrebbe riproporzionarsi, tornerebbe a consumare di meno e a risparmiare di più».

dentato_50pxIl valore del risparmio, un tempo cuore delle banche italiane, sembra in crisi. Cosa succede ai nostri istituti di credito?

dentato_50px«L’Italia avrebbe avuto bisogno di tassi alti per spendere meno e risparmiare di più, a causa del suo enorme debito pubblico, invece dall’inizio dell’euro, i tassi bassi hanno gonfiato le bolle immobiliari, generato capitale fittizio ed una spesa pubblica in crescita, che ha peggiorato la qualità del debito pubblico. Questo spiega il peggioramento degli attivi bancari negli anni scorsi per esito dell’accumularsi di grandi sofferenze, ma anche dei titoli che hanno a bilancio».

dentato_50pxEsiste ancora una differenza delle banche italiane rispetto a quelle anglosassoni?

dentato_50px«No comment. Io con le banche ci lavoro ancora».

dentato_50pxCosa c’è all’origine della speculazione delle banche americane?

dentato_50px«Un’intera nazione che vive al di sopra della propria possibilità».

dentato_50pxUn paese solo che col suo sistema condiziona tutto il mondo?

dentato_50px«Grazie alla sua supremazia nucleare su tutti, Cina e Russia compresi. Qualcosa di ancora  impensabile negli Anni 60».

dentato_50pxE il famoso debito pubblico Usa in mano cinese non conta?

dentato_50px«In un certo senso è conseguenza della situazione e conviene ai cinesi per tenere aperto il mercato americano, ma il gioco lo fanno gli americani. Contro l’Europa e marcando a vista la Cina».

dentato_50pxE le petromonarchie?

dentato_50px«Hanno dagli Anni Trenta rapporti privilegiati con gli Stati Uniti, ma oggi per fortuna i conti degli sceicchi cominciano a essere in crisi».

dentato_50pxCome vanno letti i tanti acquisti arabi, cinesi e russi in Italia?

dentato_50px«L’Italia è nazione ricca, con enormità di  patrimoni e resta una grande potenza manifatturiera. Manca  qualcuno però, stato o banche, che coordinino i nostri interessi strategici. Almeno dai tempi di Craxi, di cui si può dire tutto tranne che non avesse volere. In ogni caso, sarei più preoccupato di quello che fanno in Italia i francesi piuttosto che gli arabi, i cinesi o i russi. Gli interessi francesi sono sempre più ostili ai nostri, di quelli dei tedeschi ».

dentato_50pxLa Germania, locomotiva d’Europa, sembra rallentare.

dentato_50px«Non trovo: resta una grande potenza esportatrice e produce più e meglio dell’Italia».

dentato_50pxE la Gran Bretagna pare giovarsi della Brexit.

dentato_50px«Certo, l’Unione europea si è allargata troppo, politicamente non funziona e burocraticamente ancor meno. Senza contare le malgestite invasioni dei mori. In questo quadro, la Gran Bretagna può fare meglio da sola con una politica più agile. Per esempio, l’industria automobilistica inglese tende a superare quella francese e il governo britannico è più veloce a fare accordi all’estero che non la struttura macchinosa della UE. Inoltre grazie alla praticità della Margaret Thatcher non ha mai aderito a quella pessima idea che è stata l’euro».

dentato_50pxUn errore fin dall’inizio o una delusione successiva?

dentato_50px«Dipende a chi si rivolge. Nel 1998 solo io e Cesare Romiti dicevamo che era una follia. Oggi siamo in una compagnia più varia».

dentato_50pxUn errore perché non è stato supportato politicamente o tout court?

dentato_50px«Uno sbaglio e basta. Per Romano Prodi con l’euro si sarebbero pagati meno i mutui delle case e ci sarebbe stata la stabilità finanziaria. In effetti, i tassi si sono abbassati ma per l’effetto leva di cui sopra i prezzi degli immobili si sono gonfiati a dismisura. Per cui una famiglia se la cavava meglio prima».

dentato_50pxLa stabilità finanziaria è una conquista innegabile però.

dentato_50px«E’ durata poco, come avviene ogni volta anche ai paesi sudamericani che tentano di agganciarsi a una  moneta forte per pagare meno interessi. Poi al primo rialzo dei tassi saltano. La nostra economia non è adatta a una moneta forte come l’euro. L’Italia deve gestire un debito pubblico sproporzionato alla produttività del suo sistema. La Lombardia, da sola, potrebbe permettersi l’euro ».

dentato_50pxMa ora che siamo nell’euro dobbiamo rimanerci o uscirne?

dentato_50px«La domanda è mal posta. Non siamo nell’euro per il talento di Carlo Azeglio Ciampi, ma per il ricatto  della Francia di Francois Mitterand. Fu lui a obbligare la Germania di Helmut Kohl alla moneta unica, in cambio della riunificazione. L’unica a capire che alla lunga la Germania avrebbe condotto il gioco fu la Thatcher. Ma abbandonare l’euro con gesto unilaterale e tornare alla lira ora sarebbe follia. Una soluzione praticabile è quella del doppio euro, ma andrebbe concordata con gli altri e con la Bce, che detiene parte del debito pubblico italiano. E il problema non è mai la moneta ma la forza morale delle nazioni».

dentato_50pxNon è contraddittorio rispetto a quanto ha detto prima? Forse anche Mitterand, come ha spiegato Giorgio Napolitano recentemente, aveva un’intenzione ideale oltre che monetaria nel proporre l’euro, non trova?

dentato_50px«L’Europa funzionava, finché non è diventata una struttura troppo complicata, ideologica. Se vogliamo dirla tutta l’ideale europeo presupporrebbe un approccio non subalterno alla globalizzazione e la fine della dipendenza americana, compresa la Nato. Ma la politica non ha a che fare tanto con gli ideali e chi se ne fa vanto è spesso il più farabutto. Gli onesti lavorano in umiltà senza rumore per una morale effettiva. L’euro è stato solo un alibi, un’ipocrisia. Esistono delle nazioni con i loro interessi. L’Europa ha funzionato quando era un blocco mercantilista chiuso, appena ha preteso di coniugare l’ideale con la globalizzazione ha iniziato a morire. Negli Anni 90 si è creduto alla bugia che avevamo messo a posto i conti e potevamo entrare nell’euro. E invece era la scusa per rimandare le riforme e continuare a fare debito all’ombra dell’euro in fiore. In Italia servirebbe una riforma radicale dello stato, un federalismo di comunità sul modello svizzero. Del resto lo stato unitario si sta disgregando persino nel Regno Unito».

dentato_50pxE se si va avanti così con l’euro che succede?

dentato_50px«Non può andare avanti così. Ci saranno crisi  gravi con conseguenze drammatiche. Va ripensata la struttura piramidale europea in senso più decentrato. A fare l’Europa non ci sono riusciti Napoleone e Hitler, figuriamoci Jean-Claude Juncker e Federica Mogherini».

dentato_50pxLa soluzione di cui si parla da anni è l’Europa a due velocità con due monete diverse. Che ne pensa?

dentato_50px«Che è un’ipotesi delicata ma su cui si potrebbe lavorare. Potrebbe portare stabilità, ma c’è bisogno di una forte iniziativa politica per arrivarci».

dentato_50pxQualche anno fa lei è stato tra i primi a intuire l’arrivo della deflazione. Come ha fatto?

dentato_50px«Il calo di alcuni indici dei prezzi che dipende dall’eccesso di capitale. Lo ripeto: sono venuti meno gli impulsi alla crescita perché il capitale è cresciuto troppo e in maniera distorta e dunque non s’investe abbastanza e non cresce la produttività».

dentato_50pxCome si inverte la spirale?

dentato_50px«Rialzando i tassi, lavorando di più, riordinando i conti, diminuendo lo stato, sgonfiando le bolle complementari alle spese pubbliche. Von Hayek contro Keynes».

dentato_50pxSembra una ricetta montiana.

dentato_50px«L’Italia s’è dimenticata di quanto nei mesi prima di Mario Monti siamo stati vicini alla bancarotta. Si può criticare Monti, ma senza di lui ci sarebbe stato il fallimento dello stato. Certo che la riforma delle pensioni fatta negli anni 90 sarebbe stata meno dolorosa, ma non l’hanno fatta».

dentato_50pxUn salvatore della patria?

dentato_50px«E’ l’uomo con cui la Bce e Angela Merkel hanno tamponato il disastro, ma la patria non è salva. Non illudiamoci».

dentato_50pxIl default sarebbe stato colpa di Berlusconi?

dentato_50px«Va detto per onestà che il ministro dell’Economia di allora, Giulio Tremonti, era riuscito il capolavoro di portare il rapporto deficit/pil sotto il 110 per cento, mentre ora non voglio nemmeno dirle dov’è. Il fatto è che l’Italia era in una situazione falsa e con la crisi è venuto giù tutto».

dentato_50pxSolo colpe esterne e non del governo italiano?

dentato_50px«Le colpe sono di tante persone che videro nell’euro una via d’uscita, e spergiurarono che l’euro e la UE fossero irreversibili».

dentato_50pxE la politica economica del governo attuale come la trova?

dentato_50px«Quale politica economica?».

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  1. Da lettore ringrazio il professor Alvi per la consueta profondità critica della sua analisi, che offre la chiarezza illuminante di chi le cose le conosce “da dentro”, e quel formidabile rigore di giudizio che molto raramente appartiene a quanti entrano – e spesso in segreto – nelle stanze dei bottoni.
    Ma é soprattutto da italiano che desidero ringraziarlo: per questo Suo sentire, che é di costante insegnamento e alto monito alla forza morale della nazione.
    L’unica forza che può trasformare l’estetica in etica civile, il senso del bello, nel buono, in una nazione che oblia il proprio patrimonio di bellezza relegandolo alla bolla speculativa del consumo smart, dei nuovi city users perfettemante adattati alla nuova era dell’antropocene.

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