Nella Confederazione Elvetica ogni cittadino è un soldato che deve prestare periodico servizio militare fino a età avanzata, per cui è naturale che ogni svizzero in casa propria detenga un’arma a eventuale difesa della propria soglia privata
Nella Confederazione Elvetica ogni cittadino è un soldato che deve prestare periodico servizio militare fino a età avanzata, per cui è naturale che ogni svizzero in casa propria detenga un’arma a eventuale difesa della propria soglia privata

Sul diritto naturale all’autodifesa e alle armi. Come in Svizzera

Lo stato giacobino ha disarmato i cittadini arrogandosi il monopolio della violenza, per dominare meglio la società

La definizione weberiana di Stato come  monopolio legittimo della violenza (Gewaltmonopol des Staates) mal si coniuga con la concezione hobbesiana dello Stato in quanto fondato su un pactum subiectionis finalizzato alla sicurezza individuale dei sudditi contraenti il patto, perché se la violenza è concentrata unicamente nelle mani dello Stato e delle sue forze armate ne consegue che il cittadino è disarmato per difendere la propria vita nel pericolo mortale.

dentato_50pxIl Leviatano di Hobbes è meno oppressivo e accentratore dello Stato di diritto di matrice giacobina, perché non solo prevede la nullità di ogni patto sociale che trattenga l’uomo dal difendere la propria vita con ogni mezzo, ma ammette l’uso privato delle armi persino nel caso di gruppi ribelli che si trovino a difendere la propria vita: “Nessun uomo ha la libertà di opporsi alla spada dello stato per difendere un altro uomo […]. Ma quando si tratta che un considerevole numero di persone si è già opposto ingiustamente al potere del sovrano […] hanno esse la libertà di unirsi e di battersi per difendersi a vicenda? Certamente, perché quegli individui difendono la propria vita, ciò che ognuno, colpevole o innocente che sia, può fare. […] Il fatto che essi successivamente prendano le armi, non è un nuovo atto di ingiustizia che si aggiunge al primo, e se ciò vien fatto solo allo scopo di difendere la propria vita, non è per niente ingiusto” (Leviatano,  XXI).

dentato_50pxL’equazione originaria dello Stato assoluto hobbesiano ammette la duplice soluzione dello Stato di polizia, in cui a ogni casa privata corrisponde un poliziotto, e quella dello Stato liberale, in cui ogni cittadino è reso poliziotto di casa propria. L’inserimento del diritto a portare armi nella Costituzione americana rende conto di questa seconda soluzione, nella quale si ammette che la libertà politica collettiva è fondata sulla difesa individuale armata dei cittadini dai nemici, criminali o invasori che siano, e del quale lo Stato non è un supplente ma un ausiliario per mezzo dei suoi corpi armati. Anche la leva militare delle nazioni aveva questo scopo sussidiario, ovvero di formare ogni cittadino normodotato all’uso delle armi non solo per la loro applicazione nella vita militare, ma anche per la difesa propria e della propria casa quando fosse tornato alla vita civile, senza con ciò venir meno alla disciplina inculcata nelle caserme.

dentato_50pxNella Confederazione Elvetica è ancora così, ogni cittadino è un soldato che deve obbligatoriamente prestare periodico servizio militare fino a età avanzata, per cui è naturale che ogni svizzero in casa propria detenga un’arma a eventuale difesa della propria soglia privata. Eppure non si registrano ciclici eccidi nella quieta terra elvetica, che anzi ha fatto di tale solida struttura difensiva interna l’impalcatura portante della sua storica neutralità rispetto a ogni aggressione bellica internazionale.

dentato_50pxLa modernità europea ha invece disarmato il cittadino e lo ha reso imbelle tanto alla guerra quanto alla difesa privata sotto il pretesto del pacifismo, che è un’ideologia polemogena nella misura in cui trasferisce la naturale vocazione bellica dei nostri apparati statali napoleonici al livello più sottile della guerra etica in nome dei diritti umani. Quest’ultima è tanto più brutale e feroce della guerra normale in quanto è condotta ufficialmente non per un interesse politico o economico, sul quale sempre si può scendere a compromesso tra nemici, bensì per un principio ideale come surrogato ateo di una verità religiosa, sulla quale invece non si può dare compromesso ma solo annientamento del nemico.

dentato_50pxMentre il diritto naturale prevedeva in taluni casi per i privati sia il diritto di intraprendere la guerra che quello di farsi giustizia da sé, secondo la struttura policentrica del potere e dell’autorità medievale, invece la moderna centralizzazione della forza fisica nelle mani del sovrano monarchico o assembleare ha corrisposto a un adeguamento della politica ai modelli di una teologia riformata, per la quale è stata sottratta integralmente ai cittadini l’iniziativa privata sia della guerra che della giustizia, non però dell’autodifesa, in virtù dell’autorità assoluta conferita al sovrano dal diritto divino o dal patto originario di convenienza dei sudditi. L’estensione dell’autorità sovrana dal diritto di guerra al diritto di difesa è stata infine una perversione dello Stato totalitario, che sostituendosi al cittadino nella sua difesa individuale si è fatto carceriere dell’innocente per la sua vessazione oppure viceversa complice del criminale per la sua contumacia. Non è un caso che i totalitarismi novecenteschi furono tutti contrari alla detenzione privata di armi, disarmando così i loro popoli: Hitler diceva che l’errore più folle che un governante possa commettere è quello di lasciare che i popoli a lui soggiogati posseggano armi, perché su uomini armati ogni atto di conquista è destinato al fallimento.

dentato_50pxLa difesa della propria vita è la prima libertà politica, perché è libertà dalla minaccia di morte del malvagio che la assalta, per cui se per proteggere la mia vita da un criminale sono costretto a chiamare i carabinieri e attendere il loro arrivo significa che non sono libero ma doppiamente schiavo, sia della violenza illegittima del criminale sia di quella legittima dello Stato, che è sempre tardiva rispetto ai pericoli mortali in cui sovente incorrono i civili. Nessuna opzione etica o religiosa può contraddire il diritto naturale a conservare la vita con ogni mezzo, l’irenismo è un’eresia che è penetrata come veleno nei pori delle nostre costituzioni e delle nostre morali e le ha rese al contempo deboli e tiranniche, ma dimentica che nel Vangelo è scritto che “chi non ha una spada venda il mantello e ne compri una” (Lc 22, 36) e che gli Apostoli giravano armati, come si vede per Pietro durante l’arresto di Gesù. Il Doctor Angelicus Tommaso ha inoltre consacrato nella scolastica la liceità della legittima difesa anche fino alla morte: “e non è necessario per la salvezza dell’anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l’uccisione di altri: poiché un uomo è tenuto di più a provvedere alla propria vita che alla vita altrui” (Summa theologiae, II-II, 64, 7).

dentato_50pxNe consegue che il disarmo dei cittadini da parte dei governi contemporanei non si può giustificare con uno scrupolo etico o religioso, bensì più verosimilmente con la loro inconfessabile brama di dominare senza ostacoli e freni su quei cittadini resi ope legis inermi e mascherata per ipocrisia sotto il pretesto della difesa dei cittadini. La volontà di potenza nazista era se non altro meno ipocrita di quella delle nostre socialdemocrazie nei suoi intenti espliciti di dominio: non è forse stato proprio M. Weber, il teorico del monopolio statale della violenza, a strutturare l’impianto costituzionale della Repubblica di Weimar nella quale si è potuto poi inserire e sviluppare organicamente il Terzo Reich?

dentato_50pxNon possiamo dunque che auspicare l’elezione di Trump negli Stati Uniti, per evitare il gun control democratico in quella terra di libertà, e la liberalizzazione delle armi anche nei nostri corpi legislativi europei, affinché quest’ultimi si ripuliscano delle scorie degli assolutismi e dei totalitarismi che ancora insistono come antico colesterolo venefico nelle loro arterie.

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  1. Dato che ha avuto lo spazio per darmi del folle, suppongo ne abbia a sufficienza anche per argomentare. Il sito non la censurerà se, oltre al codardo oltraggio, saprà partorire anche un pensiero.

    1. La scienza delle armi come tutte le scienze è un abito performativo del carattere morale di una nazione. L’esercito è la scuola della difesa del corpo proprio e degli altri cittadini, quindi è un istituto politico di prima fase prima che si estenda a quello civile della legislazione. Quelle delle armi è una scienza della cosa e un’arte dell’uso della stessa, come lo stilo sará per l’arte della scrittura e lo scalpello per la scultura. Senza conoscenza della cosa ogni operazione con la stessa è barbara. Tra un poliziotto e un bandito come tra un poeta e uno scribacchino si trova lo stesso abisso che c’è tra,la conoscenza e l’ignoranza. Lo sport è una pratica estetica delle armi, il bandito manca della discrezione delle armi, come un mambino ema lui vanno negate, mentre il soldato in armi è fondamento della forza della nazione. Per questo Machiavelli auspicava la costituzione di milizie civili contro quelle mercenarie, a protezione sia della difesa della cittá sia della libertá dei cittadini. In un tempo di universale brigantaggio la fazione vincente tende a disarmare quella soccombente, il pretesto è quello della universale sicurezza dei cittadini che consegnano allo Stato il monopolio della forza. Lo Stato contrattuale assicura che la difesa del corpo dei cittadini verrá assicurata da tale disarmo, ma l’insolvenza anche in singulis di tale articolo contrattuale rende vano il contratto stesso. Non solo la Svizzera mantiene i suoi cittadini in armi ma anche la democrazia americana è fondatà sulla Colt, il diritto di ogni vincitore è il disarmo del vinto, volere i cittadini
      disarmati significa considerarli sudditi, sottomessi. È tale sottomissione che produce la rivolta.

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