Novalis vuole identificare l’Io con l’amore, con l’origine d’ogni comunione e universalità. Origine che essenzia l’ideale produttivo/creativo, del volere ogni cosa
Novalis vuole identificare l’Io con l’amore, con l’origine d’ogni comunione e universalità. Origine che essenzia l’ideale produttivo/creativo, del volere ogni cosa

Un solare segreto senza veli

LA LUCE DEL PENSIERO TEDESCO CONTINUA A INDICARE ALL’EUROPA LA VIA DELLA LIBERTÀ, DELL’ARMONIA E DELLO SPIRITO

Tragico è il destino della solarità che la filosofia tedesca manifesta mentre si svolge la biografia di Goethe (1749-1832). Tragico come quello dei segreti senza veli: troppo innocenti e discreti, quei segreti, e, dunque, troppo presto spediti in esilio dalle forze che ne vogliono nascondere o divorare la luce. Esilio che ancora oggi tocca all’offenbares Geheimnis –  all’aperto segreto – della Natura, che Goethe volle disvelare: troppo presto velato da una scienza che – complice Kant – volle erigere un astratto e, quindi, morto formalismo matematico ad archetipo del proprio procedere. E così fu coperto troppo presto, sotto coltre di pesanti velami, l’offenbares Geheimnis della Luce dell’Io, che i grandi filosofi e poeti tedeschi – nella grande cultura tedesca dell’epoca goethiana mai sono scisse poesia e filosofia, Dichtung und Wahrheit – vollero disvelare mentre Goethe manifestava la Luce trasparente nella Natura.

dentato_50pxSenza veli accadono i solari segreti della Natura e dell’Io, e si congiungono, nella Luce dell’Io/Cosmo, per partorire quell’autentica Arte, quella Poesia d’immaginazione creatrice, che l’educazione estetica di Schiller, che l’idealismo magico di Novalis, che la pittura di Friedrich, di Runge, di Blechen, vollero donare ad un umanità chiamata a farsi sempre più cosciente di sé.

dentato_50pxMa proprio dell’autentica coscienza di sé hanno terrore le forze che non conoscono, o non vogliono accettare, la libertà e la dignità dell’Uomo: le stesse forze che vorrebbero chiudere ogni Soglia di fronte alla Luce del Cristo giovanneo, suprema Origine d’ogni veridico Io Sono. Queste stesse forze si sono affrettate ed accanite ad oscurare il solare segreto dell’Io, aggredendo la sua discrezione con inumana tracotanza: regalandoci innumeri sue caricature, che ormai occupano l’immaginario anche di coloro che più avrebbero le facoltà per percepirlo. Fioriscono, così, le interpretazioni – dei più svariati colori – che nelle grandi filosofie dell’Io nate durante la vita di Goethe vedono velleitari e solipsistici soggettivismi o, peggio, nichilistici titanismi …

dentato_50px… eppure già il Fichte della Grundlage der gesammten Wissenschaftslehre (Fondamento dell’intera dottrina della scienza, 1794) – proprio quel primo Fichte così aspramente rimproverato di soggettivismo! – tenta di dirci che senza Tu non c’è Io, e senza Io non c’è Tu: che l’Io, nella sua verità, trascende l’opposizione di soggetto e oggetto. Ecco perché Novalis, che nelle sue Fichte-Studien (Studi su Fichte, 1795/96) si fa geniale e solare commentatore di Fichte, ci svela che l’Io, nella sua verità, è un punto, un centro di Luce: immaginazione produttiva, libertà generante le opposizioni – soggetto/oggetto, io/mondo, individuale/universa le – che donano forma alla realtà; non negazione delle opposizioni, ma luminosa, solare armonia fra gli opposti (Fichte-Studien, nr. 555) e, dunque, sostanza di un’autentica etica, la cui origine è l’Io sono (Fichte-Studien, nr. 556). Il punto di Luce dell’Io non è, allora, tracotanza che abbaglia o assorbe, riducendo tutto ad una vuota, indifferenziata identità. È, al contrario, atto spirituale, autocosciente istante – Augenblick: attento sguardo! – che abbraccia l’universo eterno (Fichte-Studien, nr. 556): incondizionata relazionalità, eminentemente attenta all’altro, al quale vuol donare un infinito spazio di manifestazione. Ecco perché perché Novalis vuole identificare l’Io con l’amore (Allgemeines Brouillon, nr. 835), con l’origine d’ogni comunione e universalità (Allgemeines Brouillon, nr. 820). Origine che essenzia l’ideale poietico/magico, produttivo/creativo, del volere ogni cosa (Alleswollung): non volontarismo titanico e solipsistico, ma essere incondizionatamente aperto all’altro, oltre il principio di contraddizione, ad un tempo volendo e non volendo, pensando e non pensando (Allgemeines Brouillon, nr. 769); infinita e produttiva capacità di esteriorizzarsi, di non-essere mediante l’essere, e di essere mediante il non-essere (Fichte-Studien, nr. 78).

dentato_50pxNon sorprende, allora, che lo stesso Fichte – forse ispirato da Novalis? – si faccia filosofo della Luce dell’Io, percependola sempre più nell’orizzonte del Cristianesimo giovanneo: fino a percepire, nella Wissenschaftslehre (Dottrina della scienza) del 1812, l’Io puro come forma fondamentale/originaria della visibilità della Luce, ossia come la pura e semplice relazione della Luce rispetto a se stessa (Wissenschaftslehre 1812, in Fichte, Gesamtausgabe II.13, p. 145). Una relazione ben lontana dall’ossessiva autoreferenzialità del solipsismo: come dirà Hegel nell’Enciclopedia, l’Io è, infatti, in quanto coscienza di sé – in quanto purezza del proprio essere spirituale –, identità nell’essere altro; Luce, dunque, che manifesta, ad un tempo, se stessa e altro (Enzyklopädie 1830, § 413). Luce che è Spirito, la cui “fenomenologia”, allora, non sarà mai annientamento dell’alterità, ma coscienza piena dell’alterità, che all’alterità dona infinito spazio per disvelarsi: trascendenza che, Luce infinitamente autodonantesi, non se ne sta pavidamente acquattata o gelosamente ritirata – come avviene in Kant – “sopra” o “dietro” al fenomeno, ma, senza invidia, si riversa nel proprio manifestarsi, garantendogli autonomia proprio mediante il non esaurirsi nel proprio immag(in)arsi fenomenizzante. Trascendenza che, pertanto, non chiude la Soglia alla libera iniziativa d’un percorso autenticamente iniziatico, d’un incontro col suo Volto che muova dall’Io dell’uomo. Perché dona all’uomo quella dignità che non lo costringe a mendicare dietro all’arbitrio d’una tirannica grazia, ma gli consente di vivere la vera libertà: la libertà che rende l’uomo demiurgo del proprio destino, oltre ogni identità di gruppo, confessione e nazione; la dignità che già un Dante e un Pico avevano saputo percepire come stimolo all’esperienza concreta e poietica dell’Origine.

dentato_50pxLa percezione della libertà radicale, e dell’Io che la genera, è il tesoro che, al di là delle tante, negli umani comprensibili ingenuità – una fu il fidarsi dello Stato, ovvero del declinarsi “occidentale” della comunità –, la grande filosofia e poesia tedesca ha voluto scoprire: il segreto senza veli che ha voluto donare al futuro dell’Europa. Ma il futuro della Germania e dell’Europa non è stato, finora, deciso dalle forze che riconoscono e rispettano l’Io. Forze che hanno cullato e irretito la Germania nell’illusione tutta “occidentale” di un’esteriore egemonia mondiale, portandola prima – contro i sapienti ammonimenti di Goethe – a volersi imitazione dello Stato moderno, poi ad orientare la propria identità sul suolo e sul sangue, mescolando quell’orientamento al mito – anch’esso tutto “occidentale” – d’un onnipotente tecnocratismo e scientismo.

dentato_50pxQuella Germania traditrice di se stessa, non la Germania di Goethe e degli Idealisti, è stata in prima linea nel generare quei titanismi di fronte a cui ha buon gioco chiunque cerchi di nascondere il segreto senza veli che l’età di Goethe ha donato all’Europa e al mondo. Ma quella Germania è, in fondo, un prodotto dell’Occidente: di un “esilio occidentale” in cui le pseudoèlites tedesche si sono lasciate, colpevolmente, trascinare, vomitando spregio o invidia per ogni orizzonte di supremazia spirituale, lasciandosi inebriare dalla potenza economica e militare. Chiunque conosca veramente l’odierna condizione esteriore della Germania non può non percepirla come esito finale e grottesco di quell’esilio. La reeducation è pienamente realizzata: la lingua tedesca decaduta fulmineamente negli ultimi vent’anni; l’ideale humboldtiano d’una formazione completa e libera dell’individuo tramontato in nome del pedagogume e psicologume americanoide; la filosofia accademica ormai serva delle agende imposte da oltre Manica o oltre Oceano. Non soprende, dunque, il percepire ormai, negli ultimi anni sempre più spesso, i mefitici miasmi d’un neoguglielminismo che inscena e impone rigore e correttezza ad altri Paesi, ma nasconde equilibrismi e furbizie peggio che levantini: il guglielminismo, infatti, è stato e sarà sempre figlio di una Germania che tradisce la propria Cultura di fronte all’Occidente.

dentato_50pxA quella Germania, non alla Germania di Goethe, Schiller, Fichte, Novalis, Hegel, Hölderlin, Schelling, si devono quelle caricature dell’Io che giustificano certe interpretazioni dell’idealismo tedesco. Una lettura attenta e senza pregiudizi dei grandi filosofi/poeti tedeschi potrà farci scoprire, invece, quel segreto senza veli, quello Heim – quella dimora che è prima di tutto comunità – che un geheimes Deutschland da ormai troppo lungo tempo tenta di indicare all’Europa. Quel segreto è l’intrascendibilità della coscienza e, dunque, della Luce dell’Io, nel percorso che conduce l’uomo ad un autentico incontro col divino: ad immag(in)are in nuova Forma la propria Origine. Percorso che non può rimanere, come vorrebbero gli psicologismi scientisti o fideistici, nei confini, fin troppo angusti, dell’anima. Percorso che, nella Luce dell’Io, svela al mondo la Vita dello Spirito.

 

 

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  1. Non si puo’ sottacere che il trapasso dall’eredità goethiana-idealista mitteleuropea all ‘ esperienza attuale del nesso fra l’Io e l’ universalità del Logos fatto carne ha preso vita nell”Opera di Rudolf Steiner, nei primi decenni del XX Secolo, Qui , tramite la realizzazione pienamente voluta e cosciente della trascendente-immanente natura divina del pensare con cui l’uomo pensa l’Io ed il mondo (“Filosofia della Libertà”) e la susseguente nascita della Anthropos-Sophia, i migliori frutti di quanto venne elaborato in quei decenni fra sette e ottocento vengono portati a maturazione completa e quindi trascesi in molteplici campi dell’esperienza umana. In questo senso se si vuole dare un’occhiata ai retrosceni esoterici del perchè la “migliore Germania” venne soggiogata e vinta politicamente e socialmente dal “prussianesimo”, con quello che ne conseguì come ultimo esito a partire dal 1933, vanno consultati un paio di saggi d’ispirazione steineriana, relatvi all'”enigma di Kaspar Hauser”, scritto da Peter Tradoesky, l’uno, “Kaspar Hauser”, (anche in Italiano ) , e “Kaspar Hauser Where He Came From?” di Terry Boardman, l’altro.

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