"Sì, c’è una serie di personaggi che ho immaginato in tutti questi anni però non ho mai avuto il tempo di occuparmene perché sono sempre stato preso da Lupo Alberto a tempo pieno"
“Sì, c’è una serie di personaggi che ho immaginato in tutti questi anni però non ho mai avuto il tempo di occuparmene perché sono sempre stato preso da Lupo Alberto a tempo pieno”

Lupo Alberto, uno di noi

Guido Silvestri, uno dei grandi del fumetto italiano, si racconta alla Confederazione italiana. E ricorda i maestri Bonvi e Jacovitti

Da quando l’ho conosciuto, giurerei che Silver sia tale e quale al suo personaggio più riuscito cioè Lupo Alberto. Se ci limitiamo ai primi anni di carriera sarebbe senz’altro d’accordo. Il lupo azzurro rimane abbondantemente in memoria. Lo ripassi e lo (ri)scopri in contemporanea. E alla fine ti accorgi di essere cresciuto a prescindere dall’età. Silver, il maestro Guido Silvestri, è tra gli ospiti della sesta edizione di “Etna Comics. Festival internazionale del fumetto e della cultura pop” (2-5 giugno 2016), a Catania presentato dal fumettista palermitano Sergio Algozzino.

dentato_50pxAutore principe del fumetto umoristico – “antico” tanto quanto il nostro fumetto – con lui non puoi non parlare di maestri e indirettamente del paese. «Nel campo del fumetto italiano c’è un maestro dei maestri, il numero uno in assoluto?» «Se devo citarne uno, cito Jacovitti che per me è stato il maestro di tutti ed anche del mio stesso maestro in carne e ossa cioè Bonvi. Tutti quelli che fanno del fumetto umoristico o comico in Italia penso che debbano qualcosa al grande genio di Jacovitti».

dentato_50pxNon finisce così. Insiste su Jacovitti, straniero in patria, primo autore con stile assolutamente riconoscibile. Di Silver maestro virtuale: i due non si sono mai incontrati. Possibile? «L’ho conosciuto attraverso “Diario Vitt” e con le storie di Cocco Bill» confessa. Un eccentrico, viene a sua volta dal piemontese Sebastiano Craveri (1899-1973). Scrittura originale, maestro delle onomatopee: «un grandissimo che non ha avuto epigoni». La sua eredità sta innanzitutto nell’utilizzo della firma. Sembra uno scherzo. «Prima, nelle storie, non ci si firmava per decisione dell’editore». Guido conosce la figlia di Jacovitti, Silvia, e da lei apprende della “follia” del padre. «Con una pistola in mano, una pistola che sembrava vera, la tenne sotto mira per parecchie ore». Per la verità, Jacovitti telefonò a Silver manifestandogli pieno apprezzamento. Lo invitò ad andarlo a trovare, a Roma. Ma quell’incontro non avvenne mai.

dentato_50pxMaestro il grande Benito, maestro riconosciuto Bonvi – anche lui «matto di suo» – colui che ha «sdoganato» il meccanismo delle strisce in Italia. «A scuola l’insegnante di storia dell’arte ci disse che un amico di un amico cercava un collaboratore, così decisi di presentarmi. Arrivai nel 1970 nello studio di Bonvi. Abitavamo nella stessa città, Modena, lui era già affermato». Un personaggio con un carattere niente male. «Mi disse di realizzare lavori per l’Accademia e mi impose di copiare i suoi personaggi, come Nick Carter. Solo in seguito darò vita all’universo Lupo Alberto, progetto che accarezzavo da anni». E Cattivik? «Il passaggio è avvenuto a metà dei settanta. Bonvi era preso da altre cose». Il maestro aveva iniziato nel 1964, Cattivik era una parodia di Diabolik. «Voleva farsi gioco dei personaggi modenesi, io cercherò di sprovincializzarlo».

dentato_50pxNel 1968 Bonvi vince il concorso di “Paese Sera”. Grossomodo la sua carriera parte da lì – oltre le famose Sturmtruppen – costellata di personaggi come Nick Carter che era produzione di una serie “animata” senza animazione. «Quando andai nel suo studio lui stava facendo “Gulp!”». Fermi tutti: «hai fatto parte della generazione “Gulp! Fumetti in tv”, che ricordi hai?» «Fu un periodo stupendo perché ero giovanissimo e pieno di belle speranze. Grato di far parte di un gruppo di persone che faceva una cosa importante legata a una produzione Rai, con un personaggio che stava crescendo come Nick Carter. Mi occupavo di una parte molto marginale ma devo dire che fu una grande esperienza, anche umana. Ho avuto la possibilità di conoscere un sacco di professionisti del cinema d’animazione, del doppiaggio, della regia televisiva».

dentato_50pxNel 1970 Silver ha diciassette anni ed ha già avuto i suoi periodi. Scopre le strip grazie a “Linus”. «Ero innamorato di Schulz, Pogo – Walt Kelly è l’autore dei disegni di Dumbo – e B.C. Di Pogo mi colpivano le atmosfere, l’ambientazione nella palude». Silver possiede già un suo bagaglio tecnico e per i primi anni si concede di non “apprezzare” il maestro: lo stile di Bonvi era alquanto «indigesto» confessa. In quell’Italia piena di talenti si creava per se stessi, per il pubblico, per i posteri. Ce ne sono di cose se non da scoprire, da incastrare come mattoncini di una casetta “Lego”. «Bonvi era amico di Francesco Guccini. Hai conosciuto anche lui? Altro autore di fumetti, no?» «Sì, con Bonvi ha fatto delle storie che facevano parte di una serie che si chiamava “Storie dello spazio profondo” in cui il protagonista era una sorta di avventuriero spaziale che aveva le fattezze di Bonvi. Invece Guccini si era dato le sembianze di un piccolo automa. Una sorta di “Guerre stellari” ante litteram: ci sono moltissime idee che si son viste poi nella saga di “Guerre Stellari”. Mi è capitato di incontrare Guccini e ci tengo anzi a dire che quando è nato Lupo Alberto nel 1974, ascoltavo il vinile “Radici” e penso che una buona parte dell’anima di Lupo Alberto sia fatta di queste canzoni. Di “Piccola città” che è la città nella quale vivevo anch’io. Da bambino avevo fatto le scuole elementari nella stessa scuola di Guccini a distanza di qualche anno ovviamente. Siamo nati e vissuti nello stesso quartiere, grossomodo. Adesso credo che lo vedrò il prossimo mercoledì perché c’è un incontro dalle parti di Modena con alcune persone che lo hanno incrociato nel corso di cinquant’anni di carriera».

dentato_50pxSilver e la sua comunità di animali. Ci troviamo nella fattoria McKenzie coi protagonisti e i comprimari. Lupo Alberto innamorato della gallina Marta, sorvegliato da un cane guardiano di nome Mosè. La fattoria è il nostro territorio. Urgenze sociali, discorsi apparentemente complicati, temi sessuali, prese in giro, quotidianità vivace. Traguardi irraggiungibili. Un po’ di tutto. «Come riferimenti ho Disney, Pogo e tutte quelle strisce nelle quali i personaggi interagiscono tra loro. Anche Krazy Kat di Herriman mi ha influenzato parecchio» «Maestro, quanti personaggi hai creato?» «Solo uno: Lupo Alberto, con tutto il corollario naturalmente». Personaggi però che funzionano tutti. «Quando avevo venticinque anni era facile riconoscermi in Lupo Alberto ma il punto di vista può cambiare. A volte ci si può perfino stancare di alcuni». C’è molto della famiglia italiana in Cesira ed Enrico la Talpa. «Sono i vicini di casa, ficcanaso, c’è molto perfino della commedia napoletana. In Cesira c’è molta emilianità» «Ti è mai venuta voglia di farne altri completamente diversi?» «Sì, c’è una serie di personaggi che ho immaginato in tutti questi anni però non ho mai avuto il tempo di occuparmene o di provare ad andare oltre la fase embrionale perché sono sempre stato preso da Lupo Alberto a tempo pieno».

dentato_50px«Una curiosità che riguarda te e in generale, tutti gli autori: c’è un momento nella tua carriera nel quale hai capito che da fumettista, da artigiano che si rivolgeva a un pubblico marginale fatto di ragazzi, ti stavi trasformando in un grande artista a livello nazionale?» «No, devo dire che non ho mai avuto percezione perché ho sempre dedicato tutto il tempo possibile alla produzione di strisce e di tavole. Non ho mai avuto molto tempo di soffermarmi a considerare il mio percorso. Però… mi sono accorto che stava succedendo qualcosa quando una volta ho visto sulla “Settimana enigmistica” che c’era in uno schema di parole crociate una definizione che mi riguardava, tipo: “Chi è l’autore di Lupo Alberto?”. La risposta era Silver…» «Che periodo era?» «Parlo forse di una ventina d’anni fa. Allora ho pensato che quando qualcuno diventa una delle definizioni della “Settimana enigmistica” vuol dire che lo conoscono quasi tutti. Lì ho capito che era successo qualcosa. Con molto divertimento: non sono certo andato in giro a fregiarmi di questa cosa!».

dentato_50pxSilver è sempre stato attento al pubblico. «Bisogna sapere a chi parli, non bisogna creare scandalo o introdurre argomenti né offensivi né morbosi». Il suo ispirarsi a Disney e ai Peanuts ha ragioni di spendibilità. Non sembra incredibile anche a voi? In passato sul “Corriere dei ragazzi” e su “Eureka” non gli è mai stato posto alcun limite, oggi invece si subisce una forma di oscurantismo. «Creando una mia casa editrice ho comunque dato libertà di espressione» «Senti maestro tu sei già nei musei?» «Non lo so forse [ride], c’era il museo di Lucca che ospitava delle cose mie, c’è il museo di Milano che però è più un luogo di incontro, lo spazio “Wow”. Insomma non credo ancora di essere in qualche museo ufficiale…».

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