"Giacché gli articoli erano in vendita e qualcuno avrebbe comunque quietato per un poco la venalite de la presse"
“Giacché gli articoli erano in vendita e qualcuno avrebbe comunque quietato per un poco la venalite de la presse”

“L’abominable vénalité de la Presse”

Circa il libro, lo scandalo Raffalovic e i vizi di un mestiere

Raccolta postuma di lettere del russo che era stato in vita grand’ufficiale della Legione d’Onore, e membro d’accademie prestigiose, probo servitore dello zar, finanziere ma anche studioso con le più solide relazioni nelle banche di tutta Europa. Non un anticapitalista e tantomeno all’opposizione d’alcunche. Nelle sue lettere non c’è odio, semmai al più un contenuto sdegno ogni volta che deve dire dei socialisti. Cosicché ne risulta una raccolta fatta di resoconti pacati, burocratici, scettici come soltanto poteva essere in un’ epoca ancora civile un reazionario all’antica.

dentato_50pxEd ecco il tono cinico, ma elegante che rinforza, rende ancora più irrefutabili le sue involontarie testimonianze dell’abominevole venalità della stampa. Raccolte con cura negli archivi dei ministero zarista delle finanze e dopo la rivoluzione divulgate da quella parte politica, con cui Raffalovich meno in vita avrebbe voluto confondersi. Eppure se ancora si ricorda il suo nome non è per i suoi meriti di studioso e pratico economista; ma per questo libro ingiallito che contiene tutta l’intera raccolta di lettere che tra il5 dicembre del 1923 e il 30 marzo del 1924 , il giornale Humanite aveva pubblicato in un tripudio di scandali, insulti e denunce. Poche altre corporazioni sono talmente inattente al decoro altrui ma gelose del proprio. Perciò tal George Bourdon segretario del sindacato dei giornalisti subito 1’8 gennaio del 1924 scrisse una lettera offesa alla Humanite, forse fidando in una connivenza tra colleghi. E invece il direttore di quel giornale proletario per tutta risposta coinvolse lui pure nello scandalo, scrivendo: «Sarebbe gentile da parte del Signor Bourdon spiegarci per quale mai fine egli scrisse su Le Figaro certi articoli d’elogio della Germania Imperiale, e a quali condizioni li interruppe, poi, bruscamente?». Ovvie cause e contro cause, come sempre accade; ma finite tutte nel nulla.

dentato_50pxLa raccolta inizia col secolo e le lettere al grande De Witte, bravo ministro delle finanze russe. Quella da Parigi del 26 ottobre 1901 adeguatamente riassume gran parte delle altre che per diciassette anni Raffalovich seguiterà a scrivere: «Ho l’onore di telegrafare a Vostra eccellenza la preghiera di farmi aprire immediatamente un credito di 50.000 franchi al fine di poter versare questa cifra al gruppo Petit Journal, Figaro, Matin, Français etc … e a quattro giornali di provincia …». Rapido ingresso in conto spese al governo russo. Rapido ma anche accurato, argomentato di ragguagli, come quelli del 1904 inviati al ministro Poutilov che gli aveva richiesto informazioni: «Confermo che questo tal Laffon è figlio di un vecchio impiegato dei Rothschild, e che presso di loro s’occupava di pubblicità. È stato governatore della Guyana; e ora è occupato presso il Comptoir National d’Escompte, dove s’occupa pure lui-di giornali. Protegge i giornali radicali come la Lanterne. Ma non ha tutta l’influenza che vanta d’avere. Certamente la guadagnerà se qualcuno gli darà per due o tre anni un milione, su quale lui terrà per se il 20-25%». Pratico consiglio inoppugnabile; meglio dunque seguitare a fidarsi di tale Verneuil il quale un anno più tardi addirittura si pennette di moralizzare, scrivendo a Pietroburgo un suo grido di dolore «Sono impressionato di veder il Vostro governo preoccuparsi così poco delle manovre che i suoi avversari stanno mettendo in atto e che possono da un momento all’ altro rovinare il credito della Russia in Francia e quindi nel mondo intero».

dentato_50pxMa perche mai perdere questa riserva di capitali la più inestinguibile che ha per capitale Parigi, quando «basterebbe amministrarla rassicurando un poco la pubblica opinione col sacrificare due, tre milioni per anno, forse meno, trasferendoli alla stampa?». Retorica efficace e geometrico pensare, con cui il ministro a Pietroburgo, di una nazione in perigliosa guerra col Giappone, come poteva dissentire? Ma parte non trascurabile dell’abominio era il fatto che i milioni di franchi non bastavano mai. Nella lettera seguente, dell’accurato Raffalovich al nuovo ministro Kokovtzev, ecco l’altra frase ricorrente in tutta la raccolta: «s’è ostinato sulla cifra di 250 mila franchi per l’intera durata della guerra. Alla fine ha abbassato le sue pretese a 200 mila». Non importa dire il nome: un giornalista tra i mille intenti in perenne trattativa esosa. E ancora in quel 1905, anno di formidabili guadagni .«L’agente Lenoir è alquanto inquieto. ..Per prevenire una campagna concertata contro la Russia alla vigilia del prestito bisogna, dice lui, assicurare pagamenti per almeno tre mesi sulla base di circa centomila franchi al mese». Ecco l’alibi, che se non lo facessero i russi, lo farebbero comunque gli altri, i nemici. Giacché gli articoli erano in vendita e qualcuno avrebbe comunque quietato per un poco la venalite de la presse.

dentato_50pxLa quale peraltro se vuole il denaro per addomesticare in modo favorevole a collocare o sostenere la vendita e i corsi dei titoli russi a Parigi, non rinuncia però all’onore. Come un tal Recoulyscrive imperativo al nostro Raffalovich: «lo desidero ottenere una decorazione russa per la mia campagna in Manciuria come corrispondente di Temps. La cosa non è impossibile. Parecchi corrispondenti uno russo e uno americano sono già stati decorati. ..». Decorazione verosimilmente concessa, anche perche come si legge nella lettera del 2 novembre 1905: «Le circostanze interne della Russia, rivolte e massacri, hanno creato presso i detentori dei nostri titoli una stato d’animo inquietante. ..Nelle circostanze presenti ci è indispensabile l’appoggio della maggioranza della stampa». La quale, ovviamente diventa più maligna e ricattatrice all’avvicinarsi d’una qualche scadenza dell’immane debito della Russia zarista. Ne la corruzione diretta è il solo espediente, c’è ovviamente pure quella indiretta: la pubblicità. Ed ecco le note accuratissime in cui si riassumono le spese pubblicitarie ad esempio quelle dall’inizio d’anno fino alla battaglia di Moukden. E riecco accanto ai nomi consueti le percentuali pattuite per le spese dirette o indirette, e annotate sempre dall’accuratissimo Raffalovich, che accanto ad uno dei nomi consueti scrive; «Ha percepito una commissione del 10%, ma non sul totale perche una parte è stata versata direttamente ai giornali socialisti a condizioni speciali» .

dentato_50pxDiavoli di politici, per i quali neppure Raffalovich ha pietà. Persino lui un uomo all’antica non contaminato dalle ingenuità di Rousseau, si sdegna e in volontariamente ci svela non poco nella lettera del 2 dicembre del 1912 sempre a Kokovtzev; «Ho ricevuto la visita di Lenoir, ch’è venuto a domandarni se è stato versato qualcosa in vista dell’operazione che voi conoscete a riguardo a cui io e Lei sua Eccellenza nutriamo la medesima ripugnanza. Ma il nostro sentimento deve cedere davanti alle indicazioni di M. Poincare trasmesse da Lenoir. Pare che i vostri colleghi francesi siano assai infastiditi dalla Campagna iniziata dai radicalsocialisti che consiste nel dire; “noi non pennetteremo una guerra il cui punto di partenza saranno gli affari d ‘Oriente”. Particolannente le relazioni tra la Serbia e l’ Austria. Per paralizzare questa Campagna presso la stampa, abbisognerà del denaro. Lenoir è venuto a dirmi d’ essersi già impegnato con l’ Aurore» .

dentato_50pxFrasi esemplari per capire cosà accadrà nell’estate di due anni più tardi quando Poincare s’adoprerà contro Jaurès, e per la guerra mondiale. Gli intrighi di Poincare e di KIotz Con tutte e due le mani dans le sac d’argent russe; le prove generali di Come si prepara la pubblica opinione a una guerra. Procedure di cui Raffalovich dà Conto e regolarmente archiviate a Pietroburgo fino alla fine, Fino al 1917, fino alla rivoluzione massonica e borghese, che spodesta gli Zar. Unica traccia dell’ansia del nostro, la maggior brevità delle Sue lettere; «Se il Ministero degli Esteri a Pietroburgo tiene ad agire su Temps arrivare ad un accordo chiaro e netto in cui si escludono le possibilità di attacchi diretti o indiretti Contro la nostra politica. È affare del funzionario che a Pietroburgo parlerà con il Signor Rivet» . Giornalista che subito si fa avanti a sua volta per complimentarsi col nuovo ministro delle finanze dal Suo giornale lèmps dove è redattore per gli affari russi…, “Etant donne fa Somme refue, nous mettons à votre entière disposition la piace qu’elle peut desirer; dans les numeros courants du Temps et qui constitue, Monsieur; la meilleure de publicites» .

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