Kant era del parere che là dove la ragione non riesce a darsi una spiegazione logica dei fatti drammatici sono la fantasia e l'immaginazione a cercare di dare un senso a quanto accade
Kant era del parere che là dove la ragione non riesce a darsi una spiegazione logica dei fatti drammatici sono la fantasia e l’immaginazione a cercare di dare un senso a quanto accade

Il terremoto e il mysterium iniquitatis

Due secoli e mezzo fa, la mattina del 1° novembre 1755, giorno di Ognissanti, un sisma di almeno 8,5 gradi ella scala Richter con epicentro nell’Oceano Atlantico ad una decina di chilometri da Lisbona, provocò come conseguenza anche un riflusso delle acque che lasciò a secco le navi del porto ed una successiva gigantesca ondata – oggi si direbbe uno tsunami: terremoto e maremoto distrussero la capitale portoghese causando la morte di 60-90 mila persone. Fu un evento, che per la sua terribile e inaspettata potenza, si ripercosse su tutti i paesi africani ed europei di fronte all’oceano provocando altre decine di migliaia di morti. L’evento ebbe un impatto emotivo enorme sulla società del tempo e tra l’altro innescò un ampio dibattito teologico  (il sisma era avvenuto il giorno di Ognissanti) e filosofico che vide coinvolte personalità come Voltaire,  Rousseau e Kant. Naturalmente ci fu chi interpretò l’immane disastro come una “punizione divina”, mentre i due pensatori francesi polemizzarono fra loro su ottimismo e pessimismo con rispettivamente Poema sul disastro di Lisbona e Lettera a Voltaire sul disastro di Lisbona. I loro testi sono stati riuniti in Sulla catastrofe (Bruno Mondadori, 2004) da Andrea Tagliapietra che vi ha aggiunto un importantissimo scritto del giovane Kant, Sulle cause dei terremoti, che poi gli è servito come base “ideologica” per impostare un veramente aureo libretto sull’immaginario catastrofico contemporaneo, Icone della fine (Il Mulino, 2010).

dentato_50pxKant era del parere che là dove la ragione non riusciva a darsi una spiegazione logica dei fatti drammatici, là dove la mente si affacciava sgomenta su un abisso di terrore e distruzione annichilendosi (“La paura toglie agli uomini la capacità di riflettere” scriveva), allora di fronte a questo Nulla  interveniva, a supplire la sua carenza, a riempire il Vuoto, l’Immaginazione, la Fantasia che non ha regole né limiti di alcun tipo, creando spiegazioni e giustificazioni di tutti i generi nel tentativo di “capire”. Poiché una spiegazione ci deve pur essere, l’Immaginazione prosegue su un terreno che la Ragione non può, non è capace di battere.

dentato_50pxEco dunque che il caso si ripresenta con il terremoto che a fasi alterne tra la fine di agosto e la fine di ottobre sconvolgendo l’alto Lazio e le basse Marche con paesi rasi al suolo, facendosi sentire in modo evidente in quasi tutta Italia, Roma in primis. Non è il primo né sarà l’ultimo cui assisteremo nella Penisola, ma come non mai ha sollecitato l’immaginazione (che supplisce alla ragione impotente) in buona o male fede, grazie anche alla Rete e ai supertelefonini, che all’epoca di Kant non esistevano, il ricettacolo di tutti gli idioti ed i provocatori dell’universo mondo.

dentato_50pxAnche nel nostro caso ci sono stati i sostenitori della “punizione divina”, ma – ecco l’aspetto nuovo – variabile a seconda delle professioni di fede. Per i fondamentalisti cattolici è la punizione per aver istituzionalizzato i matrimoni omosessuali; per i musulmani radicali la punizione per non esserci noi convertiti all’Islam; per un importante esponente ebraico, Ayoub Kara, viceministro ella Cooperazione regionale in visita in Vaticano il 26 ottobre, “è certo che il sisma sia avvenuto a causa della decisione dell’Unesco che il Papa ha fortemente disapprovato”, mentre viceversa il governo italiano si è astenuto sulla attribuzione agli islamici del Muro del Pianto, da qui la “punizione divina”. Infine ecco una singolare variante: una tizia che partecipa ad una trasmissione-simbolo della imbecillità umana, Il Grande Fratello, agit-prop vegana, se ne è uscita con il karma di Amatrice: è stata colpita dal terremoto per aver ideato la famosa pasta all’amatriciana, quella per cui si usa il guanciale (o, in seconda battuta, la pancetta)! Morte giusta, quindi, per  chi uccide gli animali…

dentato_50pxI motivi per cui una divinità ce la dovrebbe avere con noi sono molti e disparati, ma non ci si accorge che così dicendo ci si pone sullo stesso piano dei malfamati pagani, degli aborriti politeisti che avevano rappresentato le Potenze della Natura con i volti degli dèi superni e inferi che governano i singoli elementi, e dimenticandoci che un Dio unico, supremo e assoluto, ha ben altro cui pensare ed occuparsi che non i movimenti tettonici della Terra e le sue conseguenze sugli abitanti di questo granello di polvere nell’universo. Altrimenti sarebbe impegnato a fare miracoli che sospendono, annullano o modificano le leggi fisiche ogni secondo… Miracoli che, peraltro, così come le magie, esistono e sono documentati.

dentato_50pxMa non è finita qui. L’Immaginazione che cerca di spiegare l’inspiegabile di fronte al quale la Ragione si arrende, ha oggi anche radici pseudoscientifiche  che fanno appello all’animo complottista dei decerebrati navigatori di internet affamati di bufale. Questa volta non si è parlato, come per il sisma de L’Aquila, delle emissioni di gas radon che segnalerebbero l’imminenza dei terremoti dato che non ci sono state scosse di preavvertimento, ma di peggio: addirittura di terremoti indotti e controllati nell’ambito di una nuova “guerra fredda” tra Russia e Stati Uniti per l’egemonia dell’Europa e dell’Italia in particolare, vaso di coccio tra vasi di ferro. Insomma, una specie di avvertimento al governo Renzi! Come possano essere provocati terremoti artificiali a distanza e non operando in loco (ormai si sa che la faglia che lo ha prodotto è partita dal Monte Vettore nei Sibillini e man mano si sposta) non si spiega, ma importante è lanciare un dubbio e l’ipotesi che non ci troviamo di fronte ad un disastro naturale, ma un disastro provocato a distanza con incredibili strumenti e tecnologie ignote appannaggio di chissà quali nazioni o servizi supersegreti… Pane per i denti della tribù paranoide e schizofrenica che alimenta il fronte complottista  planetario.

dentato_50pxL’immaginazione si tecnicizza per cercare di dare una spiegazione che alla fin fine è peggiore della realtà. Ed è quella che né la divinità né una scienza malevola possono aver influenza diretta, per attuarli o impedirli, su fatti naturali che seguono l’ineluttabilità delle leggi fisiche terrestri e cosmiche che l’uomo, pur nella sua arroganza di aver capito e interpretato tutto, non può impedire (al massimo prevenire se non fosse così sciocco). E se questi disastri hanno effetti moltiplicati dalla nostra insipienza, imprevidenza, speculazione, allora tanto peggio per noi. Non ce la dobbiamo prendere né con Dio, né con Allah, né con Yavhé, il Karma, né chiederci perché è stato permesso tutto questo, perhé tanti innocenti sono morti. Son eventi sempre accaduti e che sempre accadranno. Spetta solo a noi avere la forza e il coraggio di resistervi, senza pensare ad un dio buono e compassionevole improvvisamente diventato malvagio e vendicativo.

dentato_50pxDel resto, come ci ha insegnato proprio il recente terremoto, la vita e la morte, la sopravvivenza o meno dei singoli sono appese a mere coincidenze, casualità, scelte anche personali di cui non si possono prevedere le conseguenze: ad Amatrice tre ragazzini usciti di notte alla ricerche di alcuni micetti in un giardino si sono salvati; l’uomo che aveva perso le chiavi di casa e vi è rientrato da una finestra con una scala, no… E se si fossero comportati al contrario? Chi si dovrebbe ringraziare o maledire?

                                                  

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  1. Caro Francesco condivido anch’io la stessa sensazione: ho sempre avvertito un profondo disagio quando mi sono visto inevitabilmente costretto a partecipare ad assemblee di qualsiasi tipo, scolastiche, lavorative, sindacali, di amministrazione, di condominio ecc. Consoliamoci per questo malessere condiviso e poi non credo che in ciò siamo gli unici.
    Ho analizzato la sensazione che lungi dal denunciare una mia personale impotenza partecipativa (non siamo affatto politofobi) è invece un preciso segnale di ripulsa verso un sistema di falsa democrazia partecipativa che estrae le scelte d’indirizzo da un calderone di opinioni volgari visto che ognuno può dire la sua. E’ anche più grave della stessa sofferenza che si prova a voler ascoltare un concerto di Beethoven in mezzo al traffico, perché dobbiamo confrontarci de visu con le laidezze di interlocutori interessati, ottusi, falsi, politicamente, orientati nonché fondamentalmente gretti, in sintesi la massa nel suo aspetto più aggressivo e proditorio. Non è un mistero che conclusa la riunione si prova costantemente una situazione di abbattimento e frustrazione: qualcuno ci ha sottratto energie, forza nervosa, equilibrio. Forse i Vampiri alla Bram Stocker non sono finiti nei film e nelle pagliacciate di Halloween, ma sono sempre esistiti, realmente, in mezzo a noi.
    Quanto alla sensazione di profonda repulsa sono certo che questa si manifesti in termini di un confronto: ovvero quel che ho dentro reagisce alla situazione in cui fisicamente mi trovo. Sarà l’imprinting di un remoto passato aristocratico che Mnemòsine fa affiorare, lo spontaneo avvertire un dislivello qualitativo di vibrazioni (sottili di esistenza vs. pesanti inquinanti) o semplicemente lo sviluppo più raffinato del senso dell’olfatto che ci mette semplicemente in guardia da un contesto nauseabondo.
    Convengo che da una tale congiuntura sia certo meglio astenersi e pertanto, siccome ritengo che più si vada in alto peggio sia, è perfettamente inutile che ci chiediamo se in materia di amministrazione politica, saremmo in grado di fare meglio: un porcile non luogo dove si possano fiutare e confrontare i più raffinati profumi di Dior.
    Diceva un sapiente tutto italiano: non è che a coloro che sperimentano stati sottili bisogna fare la predica circa i vizi e le virtù, quelli a fare le cose di cui i volgari fanno aspirazione e vanto “si sentono male”.
    Quanto ai poveri terremotati, ahimè, non dubito che il loro coraggio non sarà meno ammirevole di quelli de l’Aquila, di Messina, del Bèlice, o di quello di Wenchuan, in Cina, proprio durante le Olimpiadi, o degli abitanti delle città tedesche e giapponesi bombardate nella Seconda Guerra. Pure quà, ad Ancona nel 1972 abbiamo avuto un terribile sisma che ha scassato tutta la città e l’ha condannata a un ventennio di arretratezza in tutti i campi e tutt’ora, per viverci, ci vuole un coraggio leonino. Il bello è che pare fosse stata l’attività estrattiva delle trivelle petrolifere dell’Agip davanti alla costa a provocarlo. Pensa te!
    Cordialità.

  2. Se non erro tutto ciò vuol dire che la vita è una palestra e ognuno ci viene non per subire passivamente, magari porgendo anche l’altra guancia, come da morale cristiana, ma per esercitarsi verso stati migliori e orme di coscienza più “evolute” attraverso prove e dolori. Allora, come dicevano i neo-platonici ogni evento che manda Giove è utile per il progresso individuale e, se la sciagura è collettiva, per il progresso della massa. Ma questo ad uso esclusivo di filosofi, santi o adepti, cioè rivolto precisamente a coloro che hanno in testa un certo cammino spirituale ed ogni prova sottintende una precisa presa di coscienza che l’accompagna.
    Il fatto è che poveri paesani, pastori e contadini da generazioni, di tanti scrupoli metafisici o esistenziali che siano non sanno che farsene.
    Semmai non hanno capito, visto i numerosi precedenti eventi sismici, che hanno continuato a vivere in una zona ad alto rischio; sono rimasti forse perché non hanno mai avuto dove andare, o più probabilmente, perché lì sono nati e non possono sradicarsi essendosi da sempre identificati con lo spirito comunitario del posto.
    Ancor più impietosamente: hanno continuato a votare politici caserecci che hanno volutamente ignorato un pericolo gravissimo, mentre non hanno lesinato ogni sforzo per organizzare fiere paesane, infiorate, gare di bici o di ruzzola e incontri di bocce.
    E se vogliamo scoprire i massimi responsabili, ché Sant’Emidio, patrono guardacaso proprio di Ascoli e protettore dei terremoti non lo si può mettere a Rebibbia, consideriamo la mancata attuazione nei fatti del piano nazionale di prevenzione del rischio sismico e la totale inedia degli organi di sorveglianza recidivi, che avrebbero dovuto far applicare le norme antisismiche, soprattutto nei territori ad alto rischio, con le relative sanzioni in caso di violazioni o di mancato adeguamento.
    Come detto, il “perché a me?”, il caso, il destino e pure i fulmini di Giove Pluvio è giusto che provochino un momento d’introspezione e di umiltà, ma non ci vuol molto prima che questo si tramuti in rabbia più o meno repressa quando sorge la piena consapevolezza di vivere in un paese che non ci merita, governato né più né meno come le “repubbliche di bananas” del centro America.
    Il simbolismo analogico poi: rovine all’esterno perché esiste una situazione interiore di rovine morali e culturali è anche giusto in linea di principio, ma nell’entroterra appenninico isolato dove la vita è stagnante da secoli è un’affermazione che non sposta la mentalità di un atomo. Non serve alla classe politica che segnali di disfacimento ne ha visti ed ignorati fin troppi e, volendo tirare ancora in ballo il povero parroco (ancora lui!), con la chiesa che pare un rudere di Kabul, che segretamente in cuor suo contava nella sopravvivenza della casa del Signore, dicevo, non serve neanche a lui visto che con le prediche si è dato anche fin troppo da fare per rampognare i suoi parrocchiani circa quanto siano decaduti la società moderna ed i costumi.
    Concludo con una vignetta, uscita su web durante gli attentati di Francia che è molto piaciuta e che diceva: -“Tutto el mondo se prioccupa dell’attentati dell’ ISIS, quando ne l’entroterra maceratese gli unici schioppi che li poi sentì so’ quelli dei cacciatori-“.
    Purtroppo allora nessuno pensava ai boati sismici.

    1. Gentile Rick, sottoscrivo circa l’inettitudine della classe politica, domandandomi però se io, che sono un politofobo che stava a disagio pure alle assemblee d’istituto, avrei saputo far di meglio.
      E mi rendo ben conto che le mie parole possono suonare ingenue, forse pretenziose e per qualcuno risibili. E’ solo un modo di vedere le cose; e di farmi prossimo per quel niente che mi compete a chi sta nei guai. Sono proprio quegli umili,pastori e contadini da generazioni, che mi stanno più a cuore, mica gli adepti.
      E scommetto che saranno loro, come spesso accade, a dar prova del coraggio più bello.
      Ripensando poi ai miei di guai, che tiro a campare nella Capitale fattasi megafono di ogni mania globale, mi creda, senz’alcuna ironia: da queste parti quello spirito comunitario, bocce e infiorate comprese, può essere un miraggio, davvero un ultimo lume di speranza.
      Grazie dello scambio, saluti.

  3. Un piano di prevenzione serio, competente: e sarebbe anche ora!
    Resta però la domanda che tutte le persone colpite dal sisma, parroco compreso, non possono non farsi:
    “perchè a me?”. Interrogativo, soglia del mistero cui ogni vita prima o poi si affaccia, dolorante di stupore.
    E allora o dici, con il prof De Turris, è il Caso a determinare che qualcuno si salvi e qualcun altro no e ruminare di ragioni nascoste a poco serve, se non a perder tempo prezioso; oppure le leggi che governano la materia, per quanto ci appaiano ottuse quasi meccaniche, spesso leopardianamente matrigne, sono anch’esse parte di un’evoluzione. E le traversie, l’urto dell’esistenza, diverso per ciascuno, è la forgia della nostra umiltà, grandezza in essenza. Jaques Lusseyran, patriota francese e in seguito insegnante, diceva di aver avuto due grazie in vita sua: la cecità che era bambino e Buchenwald che non ne aveva neppure venti, se ben ricordo.
    Da quest’ ultima prospettiva il terremoto non può dunque essere il castigo di cui si blatera su ineternètte. Ma una prova. Dura, tragica, e pure affidata alla parte migliore di noi. Quella che, forse, può ricostruire in modo diverso: ciò che è crollato fuori e analogicamente ciò che sempre più si sgretola al fondo. Per ribaltare il Caso in Destino, o affinchè sia fatta la Sua Volontà, dopotutto, è quasi lo stesso.

  4. Non mi pare che nei periodi della storia passata dove la fede in Dio era l’unica possibilità di spiegazione e la religione l’unica conoscenza riconosciuta che le cose andassero diversamente. E non vanno diversamente neanche oggi presso popoli che fanno della loro fede l’unico sostegno morale oltre che il baluardo contro il mondo ritenuto territorio di assoluto dominio delle forze del male. Semmai sono proprio quei popoli (arabi, israeliani, indiani ecc.) ad attraversare un triste momento. Allora le cose sono due: o pregano in modo sbagliato e questa mi sembra una generalizzazione francamente troppo spietata o il mondo è talmente vicino all’apocalisse da rovesciare spesso il rapporto di causa-effetto per cui i più meritevoli sono i più perseguitati e via dicendo. In quest’ultimo caso, non varrebbe la pena di agitarsi, perché avverrebbe proprio l’opposto dell’effetto desiderato, ma questo è eticamente inaccettabile.
    Non resta che prefigurarsi una terza alternativa oltre quella materialista che è fuori contesto e che cioè i presupposti della nostra valutazione di bene e di male appartengono al passato ed oggi è in atto una profonda modificazione (o degenerazione) dello spazio etico e fideistico con nuovi valori tutt’ora in corso di definizione.
    Che sia la Chiesa Apostolica Romana a pilotare o meno questa metamorfosi è anche questo in corso di definizione.

  5. Che stupidaggine andare a cercare la spiegazione di certe sventure fra vendette di divinità, complotti di superpotenze e karma! Ed allora la spiegazione qual è? Succedono e basta: non hanno senso. Ma l’uomo con la sua super-scienza e la sua super-tecnica prima o poi avrà in pugno la situazione e saprà prendersi quella fetta di onnipotenza che da sempre ha desiderato! Riuscirà ancora una volta a spostare ancora una pagina dopo, o magari solo qualche riga più in giù, la parola “fine” e raggiungerà quella salvezza fai-da-te che non deve più sperare da qualche essere trascendente.
    Comprendo che si è rimasti scioccati a sentir dire (a dire il vero in maniera un po’ confusa) da un teologo cattolico che il terremoto è avvenuto come punizione per l’approvazione delle unioni omosessuali. Perché, dite il vero, se non ci fosse stato lui questo articolo difficilmente avrebbe visto la luce!
    Io, invece, da cattolico, una spiegazione ce l’ho: se il terremoto è avvenuto, è perché lo ha voluto Dio; e se lo ha voluto è proprio per mandare un castigo.

    Ma a questo punto vanno chiarite un paio di cose, giacché qualcuno potrebbe domandare: ma com’è che un Dio che è Padre e misericordioso possa volere un terremoto che porta morte e distruzione? Ma, scusate, Dio non è pure il Creatore? non è Lui la causa prima di tutto ciò che esiste? Allora se è così è Lui che ha creato e ordinato la natura e le sue leggi, per cui è Dio che, risalendo la gerarchia delle cause, è la causa prima di tutto, compresi i terremoti (so che ad orecchie scientiste moderne parlare di gerarchia delle cause sembra strano, ma sopportate un po’ quanto vado dicendo).

    L’altra domanda che nasce è quella che ha sconvolto un po’ tutti: ma come può, questo Dio che predicate così buono e misericordioso, mandare dei castighi su gente ignara? dov’è, se davvero è Lui la causa di tutto ed è tanto buono, la sua giustizia? Perché colpire quella gente? Innanzi tutto bisogna chiarire il fatto che i castighi di Dio non sono una vendetta che toglie di mezzo chi sgarra, bensì, siccome Dio è buono e misericordioso, i castighi sono per la conversione e il pentimento. Ma a potersi pentire e convertire, naturalmente, non sono i morti, ma i vivi, cioè i sopravvissuti, perché siamo noi, che siamo ancora qui sulla terra, che abbiamo ancora la possibilità di scegliere il bene o il male, quindi di poterci convertire e pentire; possibilità preclusa a chi ormai è morto.
    Ancora ci si domanderà: ma se Dio voleva la nostra conversione, perché non ha colpito noi, ma ha colpito gente che non c’entrava niente? Facendo questa domanda, prima di tutto, si ricade nel considerare i castighi divini come una vendetta (e questo, abbiamo detto, va escluso). Un’altra considerazione da fare è che la colpevolezza o innocenza presunte delle persone morte nel sisma spetta solo a Dio.

    L’ultima domanda che ci si può porre è: dunque il sisma è arrivato a causa delle unioni civili? La risposta è che il terremoto è arrivato a causa del peccato dell’uomo; infatti, anche S. Paolo dice che “tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi” [Rm 8,22]. Quindi la natura porta in sé le piaghe della disobbedienza dell’uomo. Ma stabilire un rapporto diretto di causa-effetto fra questo peccato e questa sciagura è un’operazione che non si può fare, perché sarebbe come fare divinazione sulle macerie. Forse il perché lo comprenderanno le future generazioni, cioè per quale peccato si è scatenato un evento, ma quasi certamente non lo si comprenderà mai in maniera esatta.
    Dio utilizza la natura, così come gli stessi eventi umani (fra le disgrazie, infatti, si devono contare anche guerre, rivoluzioni e quant’altro, poiché, per l’eterogenesi dei fini, gli eventi della storia umana travalicano sempre le intenzioni che l’uomo ci mette nei suoi atti e nelle sue scelte), per dirigere la storia dell’uomo.
    Dinanzi alle sciagure che colpiscono l’umanità non bisogna chiedersi per quale motivo esse capitano, non perché sia incomprensibile, ma perché è inutile. Sappiamo già che succedono per la disobbedienza a Dio, quindi a noi non resta altro che convertire il nostro cuore a Lui. Stare all’erta perché, come è successo a costoro di morire improvvisamente schiacciati dalle macerie, potrebbe succedere anche a ciascuno di noi (Cfr. Lc 13,4-5). Allora val la pena ascoltare il monito di Gesù: “Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo” [Lc 21,36].

  6. Caro Gianfranco dici giustamente che nella sua presunzione scientista l’uomo moderno crede di aver in tasca la spiegazione delle leggi fisiche di questo mondo quando invece molti fenomeni naturali accadono da sempre a sua insaputa, peggio, a suo danno.
    Sappiamo bene quanta parte di problemi e rischi del passato l’umanità abbia superato con nuove scoperte della tecnica (non dico della scienza per non fare apologia di formule ed equazioni) e allora come ora, di fronte all’impotenza di trovare una spiegazione del fenomeno abbia fatto sempre ricorso a fede e misticismo.
    Sappiamo pure che quella dei laboratori e delle università non è vera scienza e che forse l’ultimo tentativo di proporre una teoria generale della conoscenza sia stato quello concepito da Giordano Bruno che cercò di unificare scienza e religione in un unico corpus sapientiae, con la feroce opposizione della Chiesa e relativa persecuzione.
    Ammesso che non ci resti altro che accontentarci “obtorto collo” di questi progressi (se tali si possono dire) da titani che così persistono perché privi di ogni contenuto spirituale e che al massimo testimoniano dell’estrema complessità della Natura nel profondo, dobbiamo anche convenire che nel mondo della materia, salvo un miracolo, ogni ulteriore soluzione debba essere per forza pratica e dunque risiedere in quella parte della “fisica” non ancora scoperta.
    Invero lo spostamento delle placche tettoniche è ormai una scoperta consolidata e da molto tempo si parla, nel caso dell’Italia della pressione dell’Africa verso il nostro paese, che tra l’altro in tempi più remoti ha dato luogo all’orogenesi alpina e poi degli Appennini; questi ultimi poi sono ancora una zona attiva e vulnerabile.
    Se l’uomo pur riesce a controllare i movimenti di una sonda distante miliardi di chilometri dalle parti di Plutone o analizzare rocce su Marte e questa è una tecnicità che bisogna pure ammettere, di contro alla rappresentazione matematica del mondo che è una prigione mentale, dico, con i giusti fondi, non si potrebbe riuscire a misurare il cumulo di energia o “tensione di faglia” negli strati rocciosi prima di un evento sismico?
    Fondi che ora sono impiegati massivamente in opere praticamente inutili per motivi di propaganda politica o di falsa scienza: vogliamo un attimo scomodare la sterile fisica delle particelle che custodisce l’illusione della produzione di energia illimitata quando non della distruzione atomica? E ancora le superflue missioni spaziali e l’astronautica, gli armamenti, le infinite ricerche in campo automobilistico e nel settore degli elettrodomestici (oggi per farli durare il meno possibile…..), la complessità di computer e cellulari per concederci una vita fatta di chiacchiere e di consumismo esasperato?
    Se i satelliti sono in grado di dirci che l’Italia si sta muovendo di 2 centimetri l’anno verso Nord e vedono ogni cosa dallo spazio, compreso l’avvicinarsi dei temporali, forse potranno anche monitorare le rocce, i vulcani, gli alluvioni e via dicendo, ma sempre con i giusti investimenti che al momento, evidentemente, non sembrano sufficientemente remunerativi, proprio come l’auto ecologica di fronte allo strapotere del petrolio.
    Si realizzerebbe così quella prevenzione dei fenomeni tellurici direi non tanto ostacolata dalla sciocchezza umana, quanto da un preciso calcolo economico in un mondo finanziariamente e politicamente degenerato.
    E questo senza scomodare divinità, né immanenze naturali o figure dell’intuito e tantomeno il parroco che ha ben altro da pensare, visto che si ritrova pure lui la chiesa scassata.

Raccolta fondi dei poveri o dei ricchi?

Diversi anni fa incontrai un prete ciccione, di quelli trafficanti, il quale discorrendo di non so quale pratica idea mi ammonì, solenne: “Guardi che le buone azioni si fanno con le chiacchiere dei ricchi e i soldi dei poveri”. Non so quanto sia vero, ma sia dei ricchi, sia dei Leggi di più[…]