Trump ha vinto contro tutti: le élites impegnate, i giornalisti progressisti, la “grande stampa” che fa opinione, Hollywood, i sondaggi, Bergoglio, le pop star, lo stesso suo Partito repubblicano e soprattutto la dittatura della political correctness
Trump ha vinto contro tutti: le élites impegnate, i giornalisti progressisti, la “grande stampa” che fa opinione, Hollywood, i sondaggi, Bergoglio, le pop star, lo stesso suo Partito repubblicano e soprattutto la dittatura della political correctness

Trump è uno scandalo perché la democrazia è cosa loro

Sinistra, finanza e media mettono sotto accusa il suffragio universale

Il vero problema che si pone dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti e che assilla i commentatori internazionali, ma italiani in primis, è il seguente: quale sarà la sorte dell’orto della Casa Bianca coltivato con tanto amore da Michelle Obana per otto anni? Magari il magnate nella sua rozzezza lo raderà al suolo per far posto ad un campo da golf per i suoi amici ricconi?

dentato_50pxNon è uno scherzo, è proprio così a dimostrazione di quali siano gli orizzonti mentali, i limiti concettuali degli avversari di Trump condizionati dalle loro fissazioni, e come da questa sua vittoria non si sia imparato un bel nulla e la mentalità dei radical chic, intellettuali e giornalisti soprattutto, sia sempre la stessa e non abbia tratto alcuna beneficio realistico dalla lezione subita. A nostra volta possiamo fare in merito alcune considerazioni, diciamo a contrario, dal fatto in sé indipendentemente dalle idee del tycoon che possono essere condivise o meno.

dentato_50pxThe Donald, come lo chiamava la prima moglie Ivana (oggi si morderà le mani…), ha vinto contro tutti, e non lo si vuol capire. Le élites impegnate, i giornalisti progressisti, la “grande stampa” che fa opinione, Hollywood, i sondaggi, Bergoglio, le pop star, lo stesso suo Partito repubblicano e soprattutto la dittatura della political correctness che domina negli USA. Gli unici che hanno fatto il mea culpa di questa totale incomprensione della realtà sono stati, e va a loro onore, i giornalisti americani con in testa quelli del New York Times in prima linea nel cercare di distruggere l’immagine di Trump con rivelazioni scandalistiche: “Non abbiamo capito – questa in sostanza la loro onesta ammissione – l’umore degli elettori, l’aria di insofferenza e rabbia che circolava nel nostro Paese, la delusione, la paura e quindi il fallimento della politica dei democratici, vale a dire Barak Obama e di riflesso Hillary Clinton che l’avrebbe continuata”. Almeno questo lo dicono, a differenza dei colleghi italiani intrisi di odio e supponenza moralistica. Infatti praticamente a nulla sono servite le accuse di sessismo, di misoginia, di rozzezza culturale (Trump ha scritto anche dei libri!). Questa vittoria si spera abbia posto una pietra tombale sulla correttezza politica, almeno quella “ufficiale”…

dentato_50pxNon è tanto vero che la gente abbia detto il falso durante i sondaggi elettorali falsandoli, come si giustificano per il loro flop. E’ che i sondaggi sono stati fatti male, in certe zone soltanto e presso certi cittadini soltanto e con certe domande soltanto, come hanno spiegato bene gli addetti ai lavori (da noi per esempio Renato Mannheimer), quindi hanno volutamente rispecchiato soltanto una realtà parziale. E non è vero che soltanto gli ignoranti ed i beceri hanno votato Trump, perché ciò significherebbe che la maggioranza degli americani dovrebbe essere ritenuta ignorante e becera.

dentato_50pxSe avessero votato contro il magnate outsider tutti quelli che venivano considerati i suoi “nemici” la Clinton avrebbe vinto a mani basse. Se tutte le donne, gli omosessuali, i neri, i latinos, gli islamici avessero votato Hillary per Trunp non ci sarebbe stata storia. E invece non è stato così, evidentemente, e Trump ha ottenuto voti anche da queste “categorie” che i media unanimemente consideravano a lui ostili. Oppure non hanno votato affatto o hanno votato  contro la Clinton per motivi diversi, in quanto persona e in quanto politico dell’establishment.

dentato_50pxQueste elezione che ha sconvolto un finale che tutti ritenevano scontato, è importante non tanto per la vittoria di The D0nald che si giudicherà dalle sue scelte e azioni interne e internazionali, ma per la sconfitta della ex first lady signora Clinton e dei suoi aficionados in tutto il mondo, e soprattutto italiani, che la appoggiavano sol perché donna e progressista date tutte le gravi ombre che la circondavano da anni. Una vera e propria cartina di  tornasole per confermare cose che peraltro già sapevamo ma che vale la pena sottolineare ancora una volta. La vittoria di Trump è epocale, altro che quella di Obama otto anni fa, osannato solo perché scuro di pelle e “democratico”… Nessun “sol dell’avvenire” è sorto con lui, dopo otto anni il mondo non è affatto migliore…

dentato_50pxLa Sinistra, anche quella cosiddetta moderata, è incapace di perdere e usa sempre e comunque il doppiopesismo, il doppio standard in quanto ritiene a priori di essere superiore a tutti. In questo caso: la democrazia è una gran bella cosa ma soltanto se vinco io. Se perdo è una porcheria e magari va anche riformata, dato che il popolo, quando mi fa perdere, è un populace rozzo e incolto che non sa quel che fa. E quindi bisogna impedirgli di sbagliare. Bisogna educarlo meglio, guidarlo oppure proibirgli di andare alle urne per esprimere un parere sbagliato che mi fa perdere. Quindi ritorniamo alla votazione per censo o per grado di istruzione…

dentato_50pxLe manifestazioni contro l’elezione di Trump in varie città d’America, spesso violente con scontri, arresti e feriti, sono state definite “spontanee”, ma c’è chi dice che erano state programmate in anticipo soprattutto nelle università nel caso che il magnate avesse vinto. E c’è chi parla della manina di George Soros. Ora, se fosse avvenuto il contrario, se i sostenitori di Trump fossero scesi in piazza contro la elezione della signora Clinton, tutto sarebbe stato fisiologico secondo la mentalità della Sinistra per la quale è la Destra ad essere “antidemocratica” e a non voler accettare un verdetto “democratico”. E’ invece proprio una sinistra giovanile e colta che scende in piazza al grido “Trump non è il mio presidente” pur se democraticamente eletto contestando una votazione più che regolare, avvenuta senza accuse di broglio o altro come ha subito ammesso Hillary appena sconfitta. Paradosso non da poco e che ovviamente nessuno ama rilevare nei suoi togati commenti.

dentato_50pxMa il doppiopesismo è anche “morale”. Mentre il magnate veniva accusato di essere un rozzo maschio sciovinista pur affermando cose – ahimè per le donne – vere (ad esempio che esse sono più attratte e disponibili nei confronti degli uomini potenti e danarosi), la cantante Madonna è una Gran Signora pur se in uno  spettacolo a favore della Clinton aveva promesso che avrebbe fatto un blowjob (latino: fellatio, sesso orale. Per maggiori informazioni rivolgersi: presidente Bill Clinton, Studio Ovale, Casa Bianca,) a tutti quelli che la avrebbero votata. Per sua fortuna la sua candidata ha perso, altrimenti povera Madonna! Però che stile, che eleganza, che classe, non è vero? Madonna non si critica, The Donald sì.

dentato_50pxNon mi pare che ci sia stato alcun giornalista italiano di fama ad ammettere di non aver capito un accidente prima delle elezioni dell’8, prima della “sorpresa di novembre”, neppure i tanti corrispondenti dagli USA che vivono lì da tempo, ma vivono rintanati nelle loro case o uffici della progressista New York del sindaco Di Biasi e non hanno mai tastato il polso di quel Paese uscendone. O forse uno sì, il corrispondente di un quotidiano piemontese che aveva scritto le sue verità, ma la proprietà gli ha fatto riscrivere gli articoli in chiave politicamente corretta… Peccato che certe cose non si possano raccontare apertamente…

dentato_50pxSicché, dopo, hanno fatto ancora peggio e si sono distinti in un sovrappiù di commenti volgari al limite dell’offensivo piuttosto che annettere la loro ottusità. Una presunzione che dimostra come in fondo non siano né onesti né in buona fede. Invece di cercare di capire lo sbaglio, rincarano la dose di astio e si appigliano a minuzie, ad esempio il confronto di come erano vestite Melania Trump e Michelle Obama durante il loro incontro alla Casa Bianca dell’11 novembre. La ormai ex first lady sì che era “sofisticata” e  “cosmopolita”, altro che il semplice “tubino nero” della moglie del tycoon! Roba da non credere. Veramente gli dèi fanno uscir di senno chi vogliono perdere…

dentato_50pxSiano solo agli inizi e ne vedremo delle belle (e delle brutte) negli Stati Uniti e qui da noi. Aspettiamoci le caricature di Trump con il suo ciuffo cui verranno aggiunti dei baffetti… Aspettiamoci che ritirino la frase in cui citava (in verità sbagliano) Mussolini (meglio vivere da leoni eccetera)… E che venga definito “il Berlusconi d’America”… nonostante che il  Cavaliere abbia detto che non lo avrebbe votato e che personalmente non si ritiene “di destra” (ma Trump ha sconvolto questa categorie!). E speriamo che non si arrivi al peggio, tipo dei morti durante le manifestazioni contro la sua democratica elezione che non mi pare siano state apertamente condannate da chi dovrebbe negli stessi Usa (in Italia men che mai), o che non ci siano contromanifestazioni altrettanto violente dai sostenutoti del presidente eletto come reazione alle altre. O che, peggio ancora, non si giunga in questo clima perfino ad un attentato di qualche “vendicatore” della “democrazia tradita”. Lo subì Reagan, perché non Trump considerato l’odio irrazionale che suscita?

                                            

 

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  1. Un’analisi di come funzioni la democrazia nei paesi che guidano lo sviluppo economico mondiale, dopo la seconda guerra mondiale, è contenuta in: C.B. Macpherson, “La vita e i tempi della democrazia liberale”, Il Saggiatore, Milano, 1980. Ad esso fa frequente riferimento Franco de Felice nel suo “La questione della nazione repubblicana”, Laterza, Bari, 1999 – che tra l’altro contiene il saggio “Doppia lealtà e doppio stato”, fondamentale per inquadrare la nozione dei cosiddetti «Servizi deviati».
    Scrive De Felice a p.54, 55:
    “Macpherson riconduce agli esiti della riflessione di Schumpeter sulla trasformazione della democrazia i tratti essenziali della democrazia liberale affermatasi a partire dagli anni cinquanta e che egli denomina «modello n. 3»”.
    “Il meccanismo politico contemporaneo, secondo Macpherson, è regolato dagli stessi criteri dell’economia, cioè il mercato e lo scambio; in quanto espressione del mercato politico, la democrazia è un meccanismo per la scelta, legittimazione e ricambio delle élites, e le è estranea, come compito proprio, ogni finalità etica e pedagogica; il «modello n. 3» è pluralista, elitario e di equilibrio e Macpherson ne evidenzia i forti tratti oligarchici, per la condizione oligopolistica in cui si esercitano sia la domanda che l’offerta politica e per il ruolo decisivo che, come nel mercato economico, ha l’offerta nel sollecitare e definire la qualità della domanda (noi diremmo l’ordine del giorno politico). Eteronomia ed apatia politica sono elementi integranti ed anzi additittura condizioni per il funzionamento del «modello n. 3»”.
    Le reazioni suscitate dalla recente elezione di Trump sono un esempio significativo dei problemi che si pongono quando il «modello n. 3» non funziona come dovrebbe, precisamente per un malfunzionamento del filtro che avrebbe dovuto sorvegliare l’offerta politica, confinandola alle élites del politicamente corretto. L’articolo di de Turris ne è una illustrazione.

  2. Credo di conoscere bene la politica americana e soprattutto i retroscena di quello che possiamo definire subito il “palcoscenico di rappresentazioni che hanno sul mondo”. Sono pronto a scommettere che tutte le velleità di Trump (già ci sono alcuni segnali) verranno quanto prima ricondotte all’ovile e il personaggio sarà presto addomesticato entro standard che non andranno tanto lontani da quelli consuetudinari che ci si aspetta da un “Number One”, né più né meno quanto al pacchetto comportamentistico Clinton-Obama, che la Hillary voleva ancora continuare a riproporre senza soluzione di continuità.
    D’altronde è veramente assurdo questo rovesciamento di fronti, per cui i democratici sono visti come i feroci conservatori del sistema iniquo di governo e i repubblicani come i fautori del riequilibrio della politica nazionale adulterata e, tramite il voto, addirittura designati dall’esasperazione popolare come alternativa obbligata per la soluzione dei loro travagli.
    Ciò la dice lunga sulla mancanza di “destra” e “sinistra” in America e di come i due partiti rappresentino solo coaguli d’interessi economici all’interno dello stesso recinto.
    Inoltre gli Stati Uniti hanno ampie valvole di sfogo che fanno da ammortizzatori sociali contro i dissapori e le eventuali insorgenze popolari e, nei peggiori casi pure un corpo di polizia altamente militarizzato da far paura, pieno zeppo di veterani di guerra, ex mercenari e agenti che non hanno scrupoli a tirare il grilletto, costretti come sono a svolgere il proprio lavoro in una realtà pericolosissima in cui tutti sono armati (Vittorio Zucconi diceva: -“Quelli prima sparano poi chiedono i documenti”-). Con la media nazionale di oltre 316 mila morti “solo” per arma da fuoco all’anno, sembra inverosimile che la polizia di New York (ma pure quella di Baltimora e Detroit) celebri sulla stampa come un avvenimento il fatto che sia trascorsa una settimana, o un solo giorno senza omicidi in città. E questo “grazie” all’accorta politica preventiva del sindaco di origini italiane Giuliani che si è molto impegnato per contenere il crimine, figuriamoci se non lo avesse fatto.
    In tutto il paese avvengono annualmente oltre 1000 uccisioni da parte dalle forze dell’ordine (circa 3 al giorno) di cui circa 400 giudicate legittime dalle autorità; nel 2016 finora, vi sono stati 58 agenti morti in servizio e 728 persone uccise dalla polizia.
    Il sistema di contenimento ha retto bene durante i recenti disordini razziali e, se vogliamo guardare al passato, nel corso di tutte le manifestazioni di protesta storiche (loro le chiamano “riots”), ad esempio i neri a Filadelfia nel 1964, gli studenti e i neri per la morte di M.L.King nel 1968, ancora a Los Angeles nel 1965 e 1992, a Detroit nel 1967, a Miami 1980, a Cincinnati 2001, eccetera, che sono sempre state prontamente arginate ed estinte.
    Quanto inscenato oggi dall’opposizione di Trump e quanto eventualmente dovesse in futuro scaturire dagli istinti pseudo-libertari e individualisti degli americani, se le costruzioni legislative dei democratici (peraltro ben poca cosa fuor che l’interventismo armato all’estero) verranno smantellate o ridimensionate come dichiarato, a partire dalla parziale riforma sanitaria di Obama (le verdure dell’orto non fanno testo), la polizia è più che mai pronta al da farsi.
    L’unica realtà che alla fine tornerà a riproporsi è lo “specchietto per le allodole” per l’opinione pubblica mondiale cioè che in America esiste una democrazia di popolo vivace e reattiva.
    Ragion per cui ogni agitazione e rivolta non fa che procurare un ritorno positivo d’immagine al paese, sarebbe da dire, se non ci fossero di mezzo morti e feriti, proprio come un prodotto di consumo accuratamente preparato, lanciato e accolto favorevolmente dai mercati.

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