Lo spirito, ovvero le forze più potenti del pensiero e della morale distinguono l'economia moderna
Lo spirito, ovvero le forze più potenti del pensiero e della morale distinguono l’economia moderna

La teoria del valore di Rudolf Steiner, prima parte

Oltre alla Natura e al Lavoro, lo Spirito diventa un fattore produttivo

È opportuno rammentare, iniziando questo scritto, che le idee economiche di Steiner, come la sua teoria del denaro, sono pochissimo conosciute al di fuori della varia ma limitata cerchia di quanti adesso si professano suoi seguaci. Né tra costoro v’è peraltro un accordo d’opinioni circa l’interpretazione delle conferenze tenute da Steiner nel 1922 a Dornach e di cui sopravvive la copia stenografata. Rudolf Steiner non scrisse mai alcun libro o trattato di economia. Affidò la sua visione dell’economia moderna, del suo denaro, a queste quattordici conferenze. Numerosi, da autodidatti, hanno dissertato su di esse, ma per lo più riuscendo solo in confusi esercizi di zelo, del tutto inutili a una efficace comprensione scientifica. Il risultato di questa frammentarietà, e d’un insistito dilettantismo, è che le idee economiche di Steiner sono dai più, nelle università o nell’economia, in Italia o all’estero, sconosciute prima ancora che trascurate. Tanto che la conoscenza di Steiner non è neanche comparabile a quella che hanno ottenuto le idee e il denaro inventato da un altro eretico, Silvius Gesell. Come è noto, lo stesso John M. Keynes nella General Theory dedicò un’appendice al denaro bollato e alla teoria della liquidità di Gesell e persino Fischer considerò con cura in quegli anni il suo Schwundgeld .

dentato_50pxFine del presente scritto è rimediare alla deprecabile trascuratezza, descrivendo in un modo afferrabile per la scienza economica ortodossa le idee di Steiner e inoltre costruendo un esempio pratico del denaro, diverso da quello di Gesell, che egli inventò. Partirò per farlo da un certo numero di scritti più recenti. Con essi è iniziata una riconsiderazione scevra dai sopradetti difetti amatoriali, e pratica, delle conferenze che il dottor Steiner dedicò all’economia con l’intenzione di riformare il denaro moderno.

dentato_50pxQuesto scritto si articola in due parti: la prima è dedicata alla teoria del valore di Steiner così come essa è descritta nelle sue conferenze; la seconda ad una esemplificazione pratica dei tre generi di denaro che egli descrisse.

dentato_50pxQuale teoria del valore 

dentato_50pxWalter Kugler, in una postfazione alle conferenze nel 1979, ricordava che esse erano rivolte ad una piccola cerchia di studenti di economia, “ai quali lo Steiner intendeva offrire soltanto delle indicazioni per i loro seguenti studi”. Gli studi di Strawe hanno accertato inoltre che Steiner possedeva una solida conoscenza degli scritti di Karl Marx e una certa conoscenza degli altri economisti classici inglesi e dei libri di economia della scuola storica tedesca. Osservazioni preziose dalle quali può dedursi che Rudolf Steiner nella sua trattazione non prese a riferimento gli economisti neoclassici, di cui è tra l’altro dubbio conoscesse altrettanto adeguatamente gli scritti. I suoi riferimenti, come bene ha ribadito von Canal, erano anzitutto i classici, e quella scuola storica ancora egemone nelle università tedesche. In altra sede ho avanzato una spiegazione di come il metodo di Steiner possa considerarsi una ovvia conseguenza del rifiuto della scuola storica di ricorrere in economia alle metodologie prese a prestito dalla fisica o dalla matematica. In conclusione, le conferenze di Steiner applicarono anzitutto alle idee dei classici quel pensiero mobile, d’immagini, non meccanico, che egli giudicava indispensabile alla conoscenza economica. Ne sortì una particolare teoria del valore lavoro, modificata, anzi per meglio dire trasmutata, da una comprensione non deduttiva dei fenomeni economici.

dentato_50pxLa teoria del valore lavoro dei classici è stata formalizzata in termini algebrici come la trasformazione lineare di un vettore che misura il tempo di lavoro erogato nelle varie produzioni in vettore dei prezzi di quelle produzioni. Per il migliore esempio d’una teoria pura del valore lavoro classica si veda Pasinetti, nel cui modello il lavoro è una merce e come tale è distinta da un suo processo produttivo. Steiner nelle sue conferenze dissente anzitutto dai presupposti di una simile teoria del valore lavoro: nega che abbia qualche senso ridurre il lavoro umano ad energia di lavoro misurabile; non separa mai il lavoro come fattore produttivo distinto da terra e capitale; nega ogni relazione tra la prestazione e il prezzo del fattore produttivo lavoro. Steiner si propone di spiegare i prezzi attraverso una teoria del valore lavoro in cui il lavoro è considerato in modi inabituali, diversi da quelli di Smith e degli altri economisti classici o persino dei neoclassici.

dentato_50pxPer quanto giudichi originario d’ogni valore economico il lavoro, Steiner non lo riduce a una misura quantitativa. Egli ritiene che una teoria del valore debba considerare il lavoro nel suo essere modificato o per come modifica gli altri due fattori produttivi. E l’intento di non astrarre lo conduce a distinguere così tra due generi di valori lavoro: quelli in cui il lavoro modifica la terra, e gli altri nei quali è il lavoro ad essere modificato dal capitale. Ogni prezzo gli pare sorgere dal rapporto tra questi due generi di lavoro, attivo e passivo. Per questo non esiste nelle 14 conferenze alcuna considerazione separata dai fattori produttivi e neanche è possibile alcuna imputazione ad essi d’un valore. Terra e capitale sono una forza produttiva solo in quanto riuniti, confusi al lavoro; e per sottolineare ancora di più la sua distanza dalla impostazione dei classici, Steiner li chiamerà anzi Natura e Spirito. Non gli importa la terra, in quanto misura essa non produce nulla, ma la Natura com’è e che il lavoro trasforma in un valore. Ugualmente non è il capitale in quanto macchina che modifica il lavoro, ma è l’individualità concreta che organizza il lavoro di quella macchina il fenomeno di cui, per Steiner, occorre tener conto. La stessa macchina gli pare essa pure creata da un’identica applicazione dell’individualità al lavoro. Individualità, o cultura, o capacità organizzativa: nomi diversi per quel fattore produttivo che Steiner chiama Spirito. Riassumendo: la teoria del valore lavoro descritta nelle conferenze è al contempo una teoria delle forze produttive che distingue tra i valori creati da un settore primario e quelli creati da un settore secondario. I prezzi si originano dalle mutevoli relazioni tra questa duplice articolazione delle forze produttive.

dentato_50pxPer usare l’utile terminologia di Dumont, quella di Steiner è insomma una teoria olistica del valore. Il lavoro non produce valore per la sua singolarità come ad esempio in Marx. Né vi è la possibilità in questa ricomprensione alla Natura o allo Spirito di imputare al lavoro un valore inferiore a quanto esso produce, come ancora fa Marx con la sua teoria del pluslavoro e del plusvalore. Il lavoro è produttivo secondo Steiner solo in quanto è trasmutato da un imprenditore e dalla scienza o in quanto trasmuta la Natura. Perde senso quindi la faticosissima mai risolta distinzione che i classici hanno tentato tra un lavoro produttivo e quello improduttivo dedicato alla cultura o all’arte. Il lavoro è produttivo infatti per Steiner solo in quanto si lascia modificare dalla cultura o da quella forma d’arte che è il carisma di un imprenditore. In altri termini, Steiner è in accordo con McCulloch, che, come è noto, contraddiceva Malthus sostenendo che il telaio di Arkwright o l’invenzione di Watt erano da considerarsi produttivi di un valore enorme e continuato nel tempo. Malthus gli replicò, per smentirlo, che non v’era possibilità di misura di simili invenzioni né di accettare una simile affermazione: “there would be an end at once of all classifications which so essentially assist us, in explaining what is going forward in the society”. Dopo aver riclassificato i fattori produttivi e aver abbandonato ogni tentativo di imputazione dei prezzi dei fattori, Rudolf Steiner, coerente, ripete gli argomenti di McCulloch.

dentato_50pxMa dopo aver spiegato, per contrasto, la teoria del valore di Steiner in confronto con quella dei classici inglesi, sarà bene mostrare quanto essa si apparenti alla teoria del pensiero economico tedesco. Le idee di Steiner non sono quelle di un isolato, piuttosto ridanno forma o ripetono idee che già avevano o avranno nelle nazioni di lingua tedesca una loro dignità, anche accademica. Si pensi a Friedrich List che mentre Marx era ancora studente, rimproverava alla teoria del valore di Smith di essere materialista. La sua critica è identica a quella ripetuta da Steiner, l’esito anche: List dichiara che il valore è creato dal lavoro assieme allo Spirito. E comprende quindi anche la scienza, la moralità e l’intelligenza, i vari significati con cui può tradursi la parola Geist, nel concetto di forze produttive. Per quanto riguarda l’altra relazione tra lavoro e Natur, a cui Steiner si affida, è non meno evidente la relazione con Tönnies. Il lavoro che trasforma la natura non è tanto e solo il lavoro nel settore primario o quello del contadino, ma un lavoro ancora non individuato. È lavoro interno alla Gemeinschaft, ai modi della comunità, deciso dall’abitudine e in stretta relazione colla Natura; è lavoro in cui l’applicazione all’elemento naturale conta più dell’autonomia individuale, dello Spirito – da intendersi quest’ultima parola, appunto, come intelligenza e carisma individuali: quelli che l’imprenditore di Schumpeter mette in atto quanto attraverso l’innovazione rompe lo stato stazionario, generando lo Sviluppo. Tutta la teoria dell’impresa di Schumpeter bene esemplifica il concetto di Steiner.

dentato_50pxIl circuito della creazione dei valori si svolge in Steiner tra due polarità originarie: Natura e Spirito. La natura trasformata dal lavoro viene afferrata dallo spirito e con le macchine o il denaro o le case crea ambienti umani che divengono a loro volta una natura. Lo Spirito si configura come l’elemento vivificante, eternamente rinnovatore del processo; e il lavoro si specifica come il tramite essenziale tra i due poli. Gli scritti di Alvi sul Faust e il rapporto Natura e Geist, il libro di Binswanger, contengono vari approfondimenti di come questo circuito si apparenti alle idee economiche di Goethe e Novalis, originariamente.

dentato_50pxNé è da trascurarsi la relazione individuata da Alvi tra la critica ai neoclassici di Karl Polanyi e Steiner. Nel 1919 Steiner citò Polanyi allora giovane studente, ed è singolare osservare come il concetto fondamentale di merci fittizie contenuto nel libro La Grande Trasformazione completi perfettamente le idee di Steiner. I tre fattori produttivi originari – terra, lavoro e capitale – non sono, secondo Polanyi, delle merci; rendendole tali, imputando ad essi un prezzo di mercato, il capitalismo ha pervertito l’economia sostanziale. I diritti di proprietà e i pregiudizi degli economisti classici hanno frainteso e piegato ai tornaconti dei redditieri e degli speculatori l’economia. Hanno creato l’ideologia utile ai loro interessi di un mercato che si autoregola commerciando l’incommerciabile: il lavoro; la moneta e i capitali; la natura.

dentato_50pxUna teoria delle forze produttive 

dentato_50pxLe immagini delle conferenze di Steiner disegnano un circuito dell’economia nel quale il valore dei prodotti non si redistribuisce residualmente tra i fattori produttivi una volta fissate le quote del salario come era nei classici e come è ad esempio in Sraffa. Tantomeno si configurano dei meccanismi di imputazione dei prezzi come quelli dei neoclassici. Le quote del valore che spettano ai vari fattori produttivi dipendono da una multivocità di elementi che rendono impossibile sia la teoria del sovrappiù del classici sia l’imputazione neoclassica dei prezzi dei fattori. I costi sono sopportati in un periodo diverso da quello in cui sono realizzati i ricavi; questo perché, secondo Steiner, nei mercati reali si realizza un sistema dei prezzi che non è in equilibrio, come intendono questa parola gli economisti classici o i neoclassici. Steiner in altri termini considera reali soltanto situazioni di disequilibrio. Ma solo in esse si configura lo sviluppo. La teoria del valore di Steiner e la sua critica del capitalismo del resto non generano alcun criterio d’equità riguardo alla distribuzione del prodotto. Marx critica il capitalismo attribuendogli uno scambio iniquo; lo schema Ricardo avversa le rendite; i neoclassici affidano al mercato la distribuzione del valore. Coerente con le immagini con cui disegna il circuito economico, Steiner invece neppure affronta la questione dell’equità della economia mercantile, né tantomeno vuole eliminare il mercato. E in dissenso col capitalismo, perché esso ostacola e avvelena la circolazione dei valori economici. Il capitalismo è, secondo lui, un irrigidimento, una cristallizzazione dell’atto spirituale. L’innovazione che crea il prodotto, l’invenzione e la scienza, il carisma d’un imprenditore, sono l’atto spirituale che trasmuta il lavoro umano in valore. Il capitale mobiliare o immobiliare, la proprietà terriera e persino le macchine commerciano valori fittizi senza crearli. Le rendite fondiarie o finanziarie pervertono la creazione dei valori economici. Una banca è per Steiner una forza produttiva effettiva quando in essa vive quel Geist che applicandosi al lavoro umano crea valori; è una istituzione insana per il circuito economico quando remunera le rendite. E lo stesso vale per un’azienda agricola o per una qualsiasi impresa. Il fine della economia è produrre valori e poi distruggerli, farli ritornare quello che erano prima che il lavoro e lo spirito umani vi si applicassero. Il circuito economico che Steiner descrive finisce, si autodistrugge nella Natura, soddisfacendo le necessità naturali che l’uomo ha di sfamarsi, vestirsi, muoversi e così via, oppure servendo al rinnovamento, ad esempio ecologico, della natura. Il fine non è l’accumulo dei valori, la loro durata e il loro interminabile allargamento. Il capitalismo crea in tal modo solamente un mondo di valori fittizi. Ed è questa accumulazione di valori fittizi la prima origine dell’inflazione, che secondo Steiner s’origina sempre come inflazione speculativa.

dentato_50pxNon c’è imputazione economica che fissi i prezzi dei fattori, perché essi sono, come ha ben spiegato Polanyi, merci fittizie. Questa è, secondo Steiner, l’origine logica dei difetti di una economia capitalistica. L’origine filosofica, come ha indicato efficacemente Binswanger, è nell’Etica Nicomachea di Aristotele, nella sua distinzione tra oìkonomia e krematistiké.

dentato_50pxDal considerare forze produttive, oltre alla Natura e al Lavoro umano, anche lo Spirito, e cioè l’assieme di quei campi della vita che i classici considerano improduttivo, discende del resto una originale conseguenza. Badare a che gli uomini che lavorano nei settori della scienza, della cultura o dell’assistenza ricevano valori economici sufficienti al loro mantenimento, diviene essenziale per Steiner come già era prima per List. La Natura, umana e no, va protetta nella sua vitalità, e allo stesso modo lo Spirito. La scienza è una forza produttiva che deve ricevere dall’economia i valori economici che le sono necessari. Ma affidare questo compito allo Stato introduce elementi di insania economica identici a quelli creati dalle più varie rendite capitalistiche. La tassazione deforma il sistema dei prezzi relativi, lo distacca dai valori veri, inflaziona di valori fittizi l’economia. Non rimane altra soluzione logica se non quella di ricorrere al dono. E infatti la riforma del capitalismo che Steiner propone legherà il dono ai campi spirituali della vita con un sistema di decumulo del capitale. Ma per parlarne occorre, con ordine, descrivere le idee monetarie di Steiner.

dentato_50pxUna moneta endogena

dentato_50pxNello schema di Pasinetti, che dà forma elegante alla teoria classica, i valori lavoro determinano i prezzi relativi; per determinare quelli assoluti basta introdurre la moneta e un vettore di produzione della moneta, se la moneta è ad esempio un metallo pregiato. La teoria del valore lavoro dei classici e di Ricardo ha per conseguenza in altri termini la teoria quantitativa. Implica il monetarismo, quella teoria della moneta secondo la quale la moneta è esogena, creata esternamente al sistema dei valori, e può fissarsi una relazione positiva tra il variare percentuale della moneta e quello del livello dei prezzi. Steiner nelle conferenze dissente da questa seconda assunzione, nega che esista una proporzione stabile tra variare della massa monetaria e variare dei prezzi. E questo dissenso è perfettamente coerente. La sua teoria del valore implica infatti non una moneta esogena ma una endogena al circuito di creazione dei valori.

dentato_50pxPer il primo dei monetaristi, Ricardo come per i monetaristi contemporanei, il denaro è l’intermediario dello scambio dei valori e conta anzitutto tenerne stabile il valore per non distorcere, perturbando il livello assoluto dei prezzi, il sistema dei prezzi relativi. Ma se per i classici è il lavoro a creare il valore e la moneta a permetterne lo scambio, invece per Steiner, come si è detto, il lavoro come fattore produttivo separabile non esiste. Lo Spirito trasforma il lavoro e concorre alla creazione dei valori, ad esempio nella forma di un tecnico che sa applicare la scienza alla produzione o in quanto imprenditore. Ma se un simile lavoro trasformato dallo Spirito dovesse significare solo lavoro operaio organizzato dai tecnici e diretto dagli imprenditori, non si creerebbe mai alcun valore. Come Steiner spiega e come poi, indipendentemente da lui argomentò Schumpeter, occorre il credito, occorre cioè un denaro diverso da quello usato per scambiare i valori già creati. Tanto diverso che in Schumpeter questo credito crea nuovo denaro, supera, va al di là della base aurea o monetaria preesistente: è un denaro che anticipa la creazione di valori che non esistono ancora. Per conseguenza, solo quando questi valori saranno realizzata il denaro tornerà a essere solo un mezzo dello scambio; ma fintanto che vi è crescita di valori, il denaro, oltre che mezzo dello scambio, sarà pure strumento della creazione dei valori. Lo sviluppo, la rottura dello stato stazionario, dice Schumpeter, implica il credito. La creazione di valori implica un denaro rivolto al futuro diverso dal denaro rivolto al passato, con cui si scambiano i valori già creati; implica un denaro d’investimento, spiega Steiner. Steiner e Schumpeter giudicano in altri termini ambedue il denaro non esogeno, ma al contrario endogeno al sistema di creazione dei valori. L’eretico cristiano e il professore prestigioso che emigra in America proseguono in perfetta indipendenza e con diversi linguaggi la tradizione economica tedesca. La loro idea del denaro non solo mezzo di scambio prosegue le idee di List e di gran parte della scuola storica. Basti pensare che ancora fino ai primi anni Venti la politica monetaria della banca centrale tedesca non obbediva al monetarismo. A questo riguardo si veda Alvi, anche per la sua fenomenologia del succedersi di questi due tipi di denaro.

dentato_50pxSe al credito di cui Schumpeter dice la necessità, al denaro anticipato, d’investimento – come lo chiama Steiner – , non corrisponde la creazione di valori, il denaro si accumula come mezzo di scambio in un circuito che non è più quello economico. Si crea un circuito di valori fittizi, di titoli di credito, di scambi cartacei, utili solo a generare delle rendite finanziarie. I mercati dei capitali moderni offrono da sempre esempi evidenti di questa insania; in essi il denaro si cambia e si crea a fronte di titoli che non hanno più alcun legame con le forze produttive. Il capitale si autonomizza, lo Spirito si distacca completamente dal Lavoro e dalla Natura e si chiude in un circuito di ingegnosissime, quanto astratte, invenzioni. Si pensi solo agli attuali mercati dei derivati. Diviene normale la creazione e lo scambio di denaro, come se il denaro e i titoli fossero merci. Il fenomeno è coerente con la teoria del valore classica, con la teoria economica moderna, che distingue, come si è detto, i fattori produttivi e ad essi imputa un valore, come se appunto fossero merci tra le merci. È del tutto incoerente invece con la teoria del valore di Steiner, che esclude questa separatezza e ogni mercificazione dei tre fattori produttivi e quindi pure del denaro. Per Steiner, come per Polanyi, il denaro è insomma una merce fittizia; e l’insania del processo di accumulazione di valori capitalistico dipende dal trascurare questa evidenza. Il problema cruciale per una riforma del capitalismo diventa allora quello di individuare un circuito monetario e finanziario che non si separi, che resti il più possibile obbediente alle forze produttive e al loro circuito economico.

dentato_50pxTre forme di moneta

dentato_50pxPer usare un altro confronto il denaro moderno è per Steiner, come per Simmel, un denaro funzionale e non un denaro sostanziale. Eliminata la base aurea, la sua sanità dipende tutta dal mantenersi in stretta relazione ai valori che il lavoro e lo Spirito, ma anche il lavoro e la natura, creano.

dentato_50pxNell’intento di attuare questa riforma del denaro e del capitale, Steiner propone due soluzioni. La prima, quella di dare forma cosciente ai prezzi attraverso una specie di economia sociale, in cui associazioni di consumatori e produttori aiutano il mutarsi dei valori in prezzi delle merci. Sarebbe questo un modo per evitare l’asservimento del denaro alla creazione di anticipazioni, titoli di credito fittizi. La seconda soluzione è riformare il denaro, piegandolo alla necessità, potremmo dire, di invecchiarsi e morire. Creati i valori e dopo aver provveduto al loro scambio, il denaro dovrebbe, in altri termini, perdere di valore per quanto valore perdono le merci consumate ovvero distrutte. Quelle operazioni di mercato aperto, di aumento delle percentuali di riserva, e le varie altre con le quali le banche centrali drenano la massa monetaria, dovrebbero insomma, secondo Steiner, inerire al denaro. Andrebbero sottratte alla discrezione delle banche centrali e di una politica monetaria che lascia commerciare il denaro; dovrebbero divenire proprie di un terzo denaro, di un denaro altro da quelli di scambio e d’investimento, di un denaro di dono. Il denaro assumerebbe così una sua forma, coerente con la vita del circuito economico. Steiner, con un’immagine tipica del suo metodo non meccanico, parla al riguardo di un denaro giovane, di uno maturo e di uno vecchio che muore decumulandosi. Si potrebbe dire insomma che sia Polanyi sia Steiner rimproverano al denaro capitalistico di insistere in una giovinezza eterna incoerente e perniciosa per l’economia sostanziale. Dalle rendite che il capitale mobile o immobile produce, emergerebbe una inflazione speculativa che distorce i valori e quindi i prezzi relativi e genera croniche instabilità finanziarie. Il decumulo periodico della base monetaria, per mezzo del dono, e la sua successiva distruzione è il modo, secondo Steiner, per riformare ognuna di queste insanie.

dentato_50pxPer intendere un simile denaro di dono, sarà bene riferirsi ancora una volta alla teoria del valore contenuta nelle conferenze e al ruolo che in esso svolge lo Spirito. I tecnici, gli scienziati, l’arte e persino i progressi medici concorrono secondo Steiner, ma come s’è visto anche secondo List, a formare le forze produttive; la trasformazione del lavoro in valore avviene per loro mezzo. Secondo Steiner, è questa origine vivente del capitale che deve essere, col dono dei singoli e delle imprese, nutrita di valori. Il capitale finanziario o immobiliare non è che la cristallizzazione del capitale, la sua origine vivente è nelle scuole, negli atelier degli artisti, nelle università, persino negli ospedali. Sono queste istituzioni in cui abita lo Spirito l’autentica sorgente del capitale. E tanto più esse sono libere, tanto più potente sarà la sanità di una qualunque società e il loro eventuale contributo alle forze produttive. Donare denaro servirà quindi alla loro libertà. La teoria del valore di Steiner implica in altri termini che il denaro vi affluisca, invece di andare a nutrire investimenti cartacei e speculazione.

dentato_50pxRiassumendo: il denaro nasce dalla necessità di anticipare la creazioni di valori, serve poi allo scambio di questi valori e infine finisce donato, muore per servire le necessità naturali di quanti colle loro attività spirituali gli hanno dato modo d’esistere. Il circuito della creazione dei valori ha inizio con la trasformazione della Natura, prosegue poi con la trasformazione del lavoro ad opera dello Spirito, e si conclude circolarmente nella Natura.

dentato_50pxQuanto Steiner sostiene è forse dubitabile in quelli che sono i suoi fondamenti, ma una volta ammessi quest’ultimi, si deve riconoscere al suo circuito e ai tre generi di denaro che individua notevole coerenza. Né meno coerente è il fatto che Steiner consideri un’attività spirituale il denaro. Non vi è nelle conferenze alcun pregiudizio contro la innovazione finanziaria o il ruolo delle banche, ovviamente a patto che banche e innovazioni agiscano in coerenza alla produzione di valori non fittizi. E tanto Steiner considera la creazione del denaro una attività spirituale da non sottoscrivere l’idea che la creazione di moneta debba spettare solo alla Banca centrale. Quanto Steiner afferma s’accorda piuttosto a un sistema di free banking, in cui nessuno possiede cioè il monopolio delle emissioni di moneta.

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  1. Ma secondo lei il capitale nella globalizzazione riesce a morire, oppure tende a essere eterno e pertanto interrompe il processo organico?
    Se è si dove porta questo?
    Grazie Francesco Poma

    1. La questione rimanda al concetto di capitale fittizio ovvero al capitale distorto creato da politiche monetarie che hanno nutrito la speculazione; i bassi tassi di interesse servono prima a farlo levitare poi a non farlo terminare … Comunque sia nell’articolo c’è una bibliografia di testi consigliati. Si deve considerare il vettore dei prezzi relativi compreso quello dei capitali, e non invece il livello assoluto dei prezzi al consumo come purtroppo fanno le banche centrali.

  2. Grazie Geminello ALVI! Il denaro triarticolato non è più per me una teoria, ma un fenomeno con leggi economiche che si possono osservare guardando e osservando il flusso di ogni valuta. Anche le valute si evolvono nel tempo e quindi invecchiano, scadono. In tempi e ritmi diversi, secondo le economie dei paesi dove sostengono la vita sociale. Complimenti Geminello per il Tuo lavoro e studio scientifico-economico-spirituale!

  3. Prof Alvi la ringrazio per questa gemma che ci lascia. Per come, con efficacia, riesca a donare un essenziale contributo alla divulgazione di una teoria che oggi abbisogna non più di essere chiusa in una cerchia, come lei scrive, di autodidatti privi della conoscenza scientifica, ma di essere conosciuta attraverso le parole viventi e sapienti che lei oggi, e non solo, ci scrive

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