Non può generarsi un diritto sano se non a partire dalla piena libertà e autonomia della vita spirituale, vale a dire dalla libertà dell’Io quale centro di Luce spirituale
Non può generarsi un diritto sano se non a partire dalla piena libertà e autonomia della vita spirituale, vale a dire dalla libertà dell’Io quale centro di Luce spirituale

Rudolf Steiner e la comunità degli Io

Integrare lo Spirito tra le forze produttive, radicare il capitale nella vita spirituale

 

Rudolf Steiner aveva indicato nell’incondizionata autonomia della vita spirituale l’unica opzione, per l’Europa, autenticamente capace di orientare oltre una crisi che già durante il primo conflitto mondiale ogni osservatore privo di pregiudizi percepiva come radicale e, dunque, necessitante trasformazioni radicali. Quella autonomia dovrebbe costituire, come mostrano le innumeri affermazioni di Steiner al riguardo, la prima radice della comunità triarticolata che Steiner stesso sentiva quale unica possibile generatrice d’un fecondo futuro per le culture europee. Autonomia che Steiner afferma nel modo più coerente: ad esempio affermando la necessità che la scuola scelga i/le docenti solo sulla base delle loro facoltà nell’arte – sottolineo “arte”! – che sono chiamati ad esercitare, non dei certificati, accreditamenti, titoli erogati da una qualsiasi istanza esterna al mondo della scuola; o affermando la necessità di uscire da una dinamica di obbligo riguardo alla frequenza della scuola da parte dei giovani.

dentato_50pxSarebbe estremamente riduttivo, nell’orizzonte di Rudolf Steiner, identificare la vita spirituale solo con l’istruzione, la ricerca, le scienze, le arti nell’accezione corrente di arte. Non si capirebbe, infatti, fino in fondo perché, nell’analogia con la triarticolazione dell’organismo fisico, per Steiner il compito della vita spirituale sia analogo a quello svolto dal sistema del ricambio; novità, questa, quanto mai rilevante nella storia dell’idea di triarticolazione/tripartizione, che aveva abituato a percepire le funzioni della vita spirituale in analogia con quelle localizzate nel capo.

dentato_50pxNell’orizzonte di Rudolf Steiner la vita spirituale ha un compito eminentemente poietico, produttivo, metamorfico: come il sistema del ricambio trasforma le sostanze ricevute mediante l’alimentazione, rigenerandole dal nulla in forma armonica con l’organismo umano, così la vita spirituale accoglie da un lato le percezioni – siano esse esteriori o interiori –, dall’altro le risorse messe a disposizione dalla natura e dalla vita economica, e creativamente le ri-genera nella forma di concetti e idee capaci di nutrire e trasformare non solo i soggetti che li producono, ma anche l’intero organismo della comunità. È del tutto ovvio che, in questo orizzonte, ogni persona partecipa in modo attivo della vita spirituale nel momento in cui, a partire da qualsiasi attività svolga – dalla più “umile” alla più “prestigiosa” –, nell’incontro con gli altri e col mondo voglia esercitare in modo cosciente, ossia autonomo e individualizzato, questa facoltà creativa e rigenerativa, di cui ogni essere umano è partecipe. Una facoltà intrinsecamente legata al fatto che la verità profonda di ogni essere umano non risiede nella sua individualità somatica e psichica, ma nel suo essere soggetto pneumatico/noetico: ognuno/a di noi non è solo corpo e anima, ma partecipa in modo individualizzato – sebbene non necessariamente cosciente a sufficienza! – dello Spirito, dell’Io e, dunque, delle forze che conducono a immaginare e generare nuove forme di essere, o a trasformare consapevolmente, in modo armonico col cosmo, le forme di essere che incontra. Partecipazione che si manifesta nel modo più efficace non a partire da una qualche forma di programmazione o normizzazione, perché – come sapevano già i grandi filosofi antichi – lo Spirito non è riducibile a generalizzazioni, norme, anticipazioni. Comprendiamo, dunque, a questo punto, perché Rudolf Steiner sottolinei ripetutamente, talvolta in modo quasi disperato, la necessità che la triarticolazione della comunità si fondi sull’autonomia della vita spirituale: perché Steiner percepisce la “questione sociale” nella Luce dell’Io, che nel presente vorrebbe manifestarsi sempre più, ma che per manifestarsi non deve essere costretta ad interagire con istanze di controllo, di estrinseca valutazione e certificazione, di accreditamento, etc.

dentato_50pxQualsiasi “controllo” o “valutazione” della vita spirituale, di per sé antispirituale, costringe le forze dell’Io in uno psichismo e somatismo che, invece di nutrire l’organismo della comunità, genera in essa processi cancerosi, caratterizzati da metastasi sempre più fulminee e fulminanti. Il futuro della vita spirituale, se deve essere autentico futuro, non può essere, allora, generato dalle correnti sterili frizioni pseudodialettiche tra i concetti di “pubblico” e “privato”, totalmente sradicate da ogni concreta esperienza spirituale. Quel futuro, infatti, non implica solo la sacrosanta eliminazione di ogni controllo statale, ma la capacità di immaginare e generare una vita spirituale del tutto trascendente ogni, inevitabilmente astratta, logica di “controllo”, anche sovrastatale o “privato”. E non ci sarà futuro “sociale” per la vita spirituale se ai certificati, titoli e accreditamenti statali continueranno ad essere sostituiti – nella mente e nella prassi – i corrispondenti sovrastatali o privati! La vita spirituale, la vita dell’Io è, infatti – anche questo sapevano i grandi filosofi antichi –, archetipo di ogni autentica arte; e l’arte autentica è sempre creazione “improvvisa”, ossia non deducibile, normizzabile, anticipabile, certificabile, pena il ridurla ad arte di regime o ai prodotti puramente emetici di un’arte solipsisticamente soggettivistica.

dentato_50pxNon sorprendiamoci, dunque, se una società che pretende il controllo, pubblico o privato, della vita spirituale, di quella vita generi solo caricature, nelle forme di un accademismo e archivismo del tutto sterili e autoreferenziali, o di uno pseudospiritualismo in cui la vita spirituale è strumentalizzata solo a fini di aumento del profitto, delle rendite e di un flaccido “benessere“ psichico. E non soprendiamoci se una società che voglia controllare la vita spirituale non possa generare se non una vita economica malata, sempre più incancrenita e, in fondo, sterilmente  autodivorantesi.

dentato_50pxQuanto autonomia della vita spirituale e salute della vita economica siano intrinsecamente e intimamente connesse lo ha mostrato, implicitamente, ma in modo del tutto efficace, un recentissimo contributo di Geminello Alvi sulla teoria del valore di Rudolf Steiner, pubblicato in “La Confederazione Italiana”: una percezione del “valore”, come quella di Steiner, che integra lo Spirito tra le forze produttive e radica il capitale nella vita spirituale, indica la via di una triarticolazione della comunità congruente col nostro tempo. Una triarticolazione che potrebbe rettificare i correnti, sempre più abissali squilibri sociali proprio perché genera una relazione immediata – non artificiosamente mediata da indebite intrusioni della sfera giuridica – tra vita spirituale e vita economica: dove Spirito e capitale liberamente si incontrano e dialogano, lo Spirito donando al capitale i frutti inesauribili dell’autentica libertà, il capitale donando alla vita spirituale l’alimento altrettanto inesauribile di un’autentica fraternità. In questo orizzonte la vita del diritto non rischia di divenire, come nel tempo presente, minaccia mortale ad ogni libertà e fraternità, facendo degenerare l’uguaglianza in infallibile strumento di controllo dittatoriale. Nella triarticolazione auspicata da Steiner la vita del diritto si invera e nobilita mediante il proprio “farsi notare” il meno possibile, proprio come un cuore che viva in piena salute; il diritto è qui, infatti, generazione di uno spazio di Luce in cui la vita spirituale e la vita economica diventano capaci di immaginare nel modo più fecondo le proprie reciproche relazioni, facendosi, in tal modo, nutrimento anche per il diritto stesso. In questo orizzonte il diritto si rivela essere, allora, quella universale comunitarietà che dona ad ogni Io la possibilità di manifestarsi liberamente e creativamente come centro di Luce spirituale, generando insieme con ogni altro Io l’armonia di una autentica comunità. Comunitarietà, quella del diritto, che, se svincolata dal generarsi nella libertà e nella fraternità degli Io, diviene astratto statalismo o universalismo, fagocitando ogni comunità nella famigerata notte in cui tutte le vacche sono nere.

dentato_50pxNon può generarsi un diritto sano se non a partire dalla piena libertà e autonomia della vita spirituale, vale a dire dalla libertà dell’Io quale centro di Luce spirituale. Un centro che, trascendendo spazio e tempo, è, come ogni altro Io, generazione di una infinita sfera di Luce, in cui ogni punto è centro. Una sfera che non è banale coincidenza delle proprie componenti, ma vivente unità e trasparenza reciproca di quelle componenti, che si co-generano in un respiro, in un’Armonia trascendente spazio e tempo, in cui individuo e comunità sono istantaneo e sempre fecondo dialogo. La comunità triarticolata auspicata da Rudolf Steiner può essere percepita quale icona di questa Armonia di Luce: dove vita spirituale sarà il libero e gratuito manifestarsi di ogni Io quale centro di Luce, vita giuridica il manifestarsi della totalità essenziante la sfera di Luce, vita economica il concreto, fraterno prodursi delle relazioni fra i centri di Luce. È giunto il tempo di voler immaginare questa Comunità di Io; la sua caricatura, il “cerchio” – si legga The Circle di Dave Eggers! – dell’anticomunità digitale è, infatti, da tempo immaginazione presente e sempre più invadente. Poco è, dunque, il tempo che resta per evitare che “spirituale” e “sociale” divengano termini fra loro del tutto contraddittori. È, questo, il poco tempo che ancora resta all’Europa per svegliarsi dalla narcosi che la riduce ad ormai grottesca “unione” economica e politica, priva d’ogni impulso autenticamente spirituale e, dunque, incapace di farsi ComUnità, ossia di percepirsi nella Luce dell’Io.

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  1. Gentile Salvatore Lavecchia, ho letto oggi con tanto interesse i Suoi pensieri sulla “Comunità degli IO”. Complimenti! Questo IO che ogni essere umano riceve in dono va accolto per essere coltivato in un cammino evolutivo permanente. L’IO umano può servirsi di tre facoltà animiche: il pensare, il sentire e il volere. Metterle in armonia di Luce vuol dire forse accogliere il LOGOS disceso sulla terra alla svolta dei tempi?

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