Quale dovrebbe essere la “verità” con cui confrontare i miliardi di informazioni che arrivano su Internet? Chi dovrebbe custordirla?
Quale dovrebbe essere la “verità” con cui confrontare i miliardi di informazioni che arrivano su Internet? Chi dovrebbe custordirla?

Contrordine: internet non è piu’ “un dono di Dio”

Dopo le sconfitte elettorali in Usa ed Europa l’establishment condanna il web

A quanto pare Internet non è più quel “dono di Dio”, come lo definì Papa Francesco in una delle sue prime estemporanee e stravaganti esternazioni (27 gennaio 2014). Non lo è più da quando i progressisti occidentali si sono resi conto che non gioca più e sempre a loro favore. Come al solito, si dovrebbe aggiungere.

dentato_50pxHanno iniziato i perdenti alle elezioni americane, che in un primo momento avevano accettato la vittoria di Trump senza addossarne le cause ad altri: poi prima Obama ha parlato dei pirati informatici russi che avrebbero falsato il voto (espellendo poi a inizio gennaio 35 russi), quindi la Clinton che ha dato la colpa della sua sconfitta alle menzogne propagandate nella Rete dai siti della Destra alternativa americana (la Alt-Right), senza però – che io sappia – fare un elenco di queste falsità. Poi gli inglesi di punto in bianco hanno affermato che anche il voto per la Brexit sarebbe stato manipolato, ma senza spiegare come. Poi è stata la volta di Renzi, seguito dalla Boschi, che hanno addebitato la sconfitta nel referendum istituzionale alle bugie diffuse in merito dalla Rete, ma di nuovo senza darne circostanziati esempi. Infine, la stampa mondiale ha avanzato l’ipotesi che Merkel e Hollande avevano espresso il timore che le rispettive elezioni politiche in Germania e presidenziali in Francia potessero essere anch’esse condizionate dalle bufale messe in circolazione su Internet. Insomma, il giocattolo elettronico è andato in tilt e tutti a piangerci su. Occorre rimediarvi, occorre ripararlo! Ma come?

dentato_50pxEcco allora giungere prima una intervista con cui il 30 dicembre 2016, dulcis in fundo, il “prestigioso” Financial Times ha voluto interpellare in merito il professor Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Antitrust italiana, e a seguire un articolo di quest’ultimo sul Corriere della Sera del 2 gennaio 2017 per spiegare meglio le proprie idee: nella intervista, la creazione di una specie di Agenzie della Unione Europea per combattere in Rete le varie false notizie o informazioni volutamente travisate che recherebbero vantaggio ai “populismi”, nuova bestia nera della Sinistra Mondiale; nell’ articolo sul quotidiano milanese, rettificando e meglio precisando il tiro, la creazione di “istituzioni specializzate, terze e indipendenti che, sulla base di principi predefiniti, che intervengono su richiesta di parte e in tempi rapidi per rimuovere dalla Rete quei contenuti che sono palesemente falsi o illegali o lesivi della dignità umana”. Come si vede il discorso si è ampliato: non un ente governativo che avrebbe fatto parlare di “censura di Stato”, i cui interventi non si applicano più solo alla politica-politica a tutto il mondo di Internet.

dentato_50pxMa è troppo tardi, e si vuol chiudere la stalla dopo che i buoi sono fuggiti ormai da un bel pezzo..

dentato_50pxQuel che viene denunciato non è infatti una novità, sia in generale che in particolare. La famosa “disinformazione” esiste da sempre a livello politico, diplomatico, militare, addirittura gestita da enti appositi nelle grandi Potenze occidentali e orientali. Circa la Rete saranno almeno dieci anni che escono libri di specialisti, articoli di esperti che denunciano e mettono in guardia da quello che è una tendenza sempre più diffusa e pericolosa: le bufale, le menzogne, i tarocchi, le balle, gli imbrogli, i falsi – che oggi i nostri pigri giornalisti esterofili e à la page preferiscono chiamare post truth e fake news – sono una caratteristica di Internet praticamente dalle origini e vanno via via aumentando in ogni settore, dalla cronaca alla economia, dalla scienza ala religione, dalla alimentazione alla ecologia, dalle teorie complottiste alla reinterpretazioni dei fatti del passato. Soltanto adesso però, quando ritengono di essere stati colpiti nei loro interessi di politica contingente, i progressisti di mezzo mondo se ne accorgono e condannano tutto ciò. Il che non è neppure vero, o comunque provato per certo: il presidente dell’Antitrust ha detto esplicitamente che non crede affatto che il risultato del referendum italiano sia stato falsato da Internet (Corriere, 2 gennaio 2017) e il noto laudator dei Nuovi Media, Beppe Severgnini, ha scritto che è “impossibile rispondere” alla cruciale domanda se la vittoria di Trump o della Brexit sia stata determinata dalle informazioni taroccate in Rete (Corriere, 31 dicembre 2016). Però lo spunto di quanto sta accadendo è questo. Paradosso dei paradossi, una fake new ha innescato un dibattito mondiale sulle fake news!

dentato_50pxLa struttura sia “tecnica” che “ideologica” della Rete Mondiale è tale da favorire questa tendenza: non soltanto non esistono controlli di alcun tipo quasi per definizione, ma gli utenti sono psicologicamente  più propensi a credere alle menzogne più assurde (specie se complottiste) che alla nuda e cruda verità. Viene soddisfatto il proprio  ego e la tendenza a non credere per principio ai fatti più semplici. Considerati emanazione di un Potere politico malefico a priori.

dentato_50pxOrmai la Rete Mondiale è usata da miliardi di persone, vengono trasmesse ogni giorno miliardi di notizie e di messaggi elettronici, Facebook e Twitter hanno moltiplicato l’informazione collettiva che da privata diventa pubblica, cioè soprattutto dei singoli in maniera esponenziale. Le notizie non provengono ornai solo da fonti ufficiali o codificate (giornali, agenzie stampa ecc.), ma da persone incontrollate e incontrollabili. Gli ultimi dati del 2016 indicano gli utenti mensili di Facebook in un miliardo e 790 milioni, di Instagram (foto) in 600 milioni, di Twitter in 313 milioni.

dentato_50pxCome è (sarebbe) possibile controllare ogni affermazione, ogni informazione? Possono (potrebbero) farlo migliaia e migliaia di operatori umani, ma solo su segnalazione (magari faziosa) altrui, come già avviene per quelle che su Facebook vengono indicate come posizioni “inappropriate” (termine orripilante) su questioni di razza, di sesso soprattutto e qualche volta di religione, con decisione dei gestori  nazionali spesso discutibilissime in quanto appiattire sul politicamente  corretto? E’ una delle proposte del presidente dell’Antitrust. Non penso che nella pratica, estesa a tutte le informazioni e affermazioni, sia umanamente possibile. Resterebbe solo ricorrere alla tecnica, cioè agli algoritmi che governano i motori di ricerca e che sono quelli che oggi non impediscono l’ingresso delle false notizie, delle bufale anche più grandi, per il semplice motivo che non le riconoscono come tali, e addirittura le fanno emergere in Rete, talché gli utenti le prendono, a causa  della loro preminenza, come vere (lo nota ancora il presidente dell’Antitrust). Gli algoritmi allora dovrebbero essere specificatamente creati e tarati per bloccare le falsità. Ma quali? Solo quelle di tipo ”politico” o anche tutte le innumerevoli altre? E con quali criteri e su quali basi fare la cernita? Quale dovrebbe essere la “verità” con cui confrontare i miliardi di informazioni che arrivano su Internet e in specie sulle Reti Sociali? come è possibile crearne di talmente sofisticati da essere capaci di bloccare a monte senza errori quelle che sono veramente delle menzogne di ogni tipo e non soltanto “politiche”? Un’impresa impossibile, anche se i grandi gestori della Rete, come Mark Zuckerberg, il padrone di Facebook, si è impegnato in tal senso parlando di “nuove responsabilità” e affermando che il compito di vigilare sull’attendibilità di Facebook (a questo punto meglio Fakebook) sarà affidato all’International Fact-Cheeking Network, dove gli operatori (quanti mai?) controlleranno le notizie su segnalazione degli utenti (di tutto il mondo?). Una pura utopia…

dentato_50pxIl professor Pitruzzella ha scritto che si sta valutando anche la possibilità di introdurre la “responsabilità oggettiva” dei motori di ricerca, dei gestori, dei grandi portali per le notizie che pubblicano (da qui forse l’annuncio di Zuckerberg che negli USA è stato già denunciato da un gruppo di utenti). In realtà, la Corte di Cassazione ci ha già pensato e a inizio 2017 ha emesso una sentenza a suo modo rivoluzionaria e che dovrebbe “fare giurisprudenza” per il futuro: ha condannato penalmente non solo l’autore non anonimo di affermazioni ritenute diffamatorie nei confronti del presidente ella FIGC, Giancarlo Tavecchio, che lo aveva querelato, ma anche l’amministratore o gestore del sito che lo aveva ospitato, applicando appunto la normativa della carta stampata. In ciò andando contro una decisione del febbraio 2016 della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che aveva negato la “responsabilità oggettiva” dei gestori dei siti internet per le affermazioni di utenti anonimi, dato che condannarli avrebbe equivalso a limitare la libertà di parola che è  uno dei diritti fondamentali dell’uomo.

dentato_50pxE’ il criterio della carta stampata dove esiste un “direttore responsabile” che risponde di questo ed esiste il reato di “omesso controllo” su quanto si pubblica. Ma un quotidiano, una rivista constano di un certo numero limitato di pagine e notizie, non di miliardi di pagine e notizie. Per questo il presidente dell’Antitrust ha ipotizzato quell‘ente “terzo” che provveda alla questione su segnalazione dei singoli utenti. Ottimo. Ma, a parte quante decine di migliaia dovrebbero essere questi controllori della Rete, in base a quali criteri opererebbero? E soprattutto chi controlla i controllori a evitare soprusi, posizioni partigiane, favoritismi, imbrogli, preferenze ideologiche nelle loro decisioni? Insomma: Qui custodiet custodes? 

dentato_50pxE’ impossibile che Internet si autoregoli, o che venga regolata dal mitico “mercato” come ancora pensano alcuni iperliberisti, o che siano gli utenti a scegliere il meglio, la verità, penalizzando il peggio e la falsità. La Rete Mondiale non può essere paragonata ai media cartacei o anche televisivi: non esiste mercato, non esiste concorrenza vera e propria, i lettori non passano da una testata menzognera ad un’altra più attendibile, anzi spesso avviene il contrario e si preferisce chi la spara più grossa..  

dentato_50pxDi fronte alle proposte del professor Pitruzzella che, anche se tardivamente e in modo interessato, affronta una situazione innegabile, Beppe Grillo, che ha fondato la sua fortuna politica sulla Rete via Casaleggio e Associati, si è imbufalito ed ha parlato di “nuova Inquisizione”, e come ritorsione se ne inventata una tutta sua: una Inquisizione giacobina, vale a dire una “giuria popolare” che dovrebbe giudicare articoli dei giornali e servizi dei telegiornali ritenuti falsi, scrivendo su suo blog: “Giornali e TG sono i primi fabbricanti di notizie false nel Paese con lo scopo di far mantenere i potere a chi lo detiene”. Ma una “giuria” di cittadini qualsiasi estratta a sorte come l’ex comico propone, con quale competenza può stabilire se una notizia è vera o falsa? Il concetto base è che Internet ha sempre ragione perché esprime le idee dirette e non filtrate della “base”, del “popolo”. Una tesi giacobina, appunto, forcaiola, che produce in genere bassa demagogia (vedi il caso del tenore Bocelli che, purtroppo per lui, ha rinunciato a cantare il giorno dell’insediamento di Donald Trump perché c’è stata una campagna contro di lui su Internet in cui se ne minacciava il boicottaggio futuro… Bella la democrazia diretta, no?). Non solo Grillo è uno dei maggiori inventori di balle complottistiche in Rete e personalmente (si pensi all’AIDS, ai vaccini, alle scie chimiche, ai microchip sottopelle eccetera), ma il suo partito possiede una sua verità non verificabile. Il M5S non vuole confrontarsi con la realtà, rifugge i contraddittori, chiede di non avere confronti con altri in televisione. Poi però si scontra con i fatti e l’intransigenza etica e morale che ha nei confronti degli avversari, diventa indulgenza nei confronti dei suoi, nel momento in cui si è costretti a sporcarsi le mani con il potere e la politica-politicante. Ecco il banale motivo del “nuovo codice etico” del Movimento (approvato a inizio gennaio a larghissima maggioranza dai votanti su Internet) che non prevede più le dimissioni obbligatorie di un grillino dalla sua carica pubblica quando dovesse ricevere il cosiddetto “avviso di garanzia” (una volta era  “di reato”). Giusto, ma tardivo: fino a ieri per gli avversari politici non valeva! (Il caos di Tangentopoli di venti anni fa aveva questa base, ma nessuno lo ricorda.)

dentato_50pxLa tecnologia dei Nuovi Media è camminata con velocità esponenziale, e oggi ci si trova in un vicolo cieco. Internet è stato considerato subito come una specie di autostrada verso la “democrazia assoluta”, una specie di Agorà digitale dove tutti potevano dire tutto, indipendentemente dalla loro qualificazione, mettendo ogni cosa  sullo stesso piano, vera o falsa che fosse. Liberamente. Impunemente. Più che di un Far West senza leggi e regole, una zona di frontiera selvaggia dove ognuno è legger per se stesso, Internet è il luogo della Anarchia Assoluta, ingovernabile quasi per definizione, dove le leggi vigenti per tutti nella realtà concreta di ogni giorno non si applicano mai. A meno che la stessa tecnologia che lo ha prodotto non trovi un sistema per autoregolamentarsi, ma si dovrebbero autoregolamentare miliardi ormai di utenti. Qui non si tratta di cinema o televisione che sono a senso unico, ma di un medium interattivo, a doppio binario, al punto che anche la TV tenta di adeguarvisi.

dentato_50pxIl “dono di Dio” si sta trasformando in un “dono del diavolo” a quanto pare: si dovrebbe sapere ormai che “la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”. In genere si dice che la scienza è neutra e che dipende da chi e da come sono applicate le sue ricadute tecnologiche pratiche se essa alla fine si dimostra “buona” o “cattiva” (e ciò varrebbe dal coltello alla energia nucleare). Si dimentica ancora quel che avvisavano sin dagli anni Trenta del secolo scorso alcuni pensatori: la scienza, oggi la tecnoscienza, non è affatto neutra ma possiede invece una proprietà transitiva, vale a dire che ha sempre delle ricadute su chi ne fa uso, indipendentemente se si tratti di un uso “buono” o “cattivo”: essa ci condiziona sempre, modifica sempre il nostro modo di essere e di agire. Tanto più ciò è  vero per i Nuovi Media digitali che per loro stessa natura e definizione sono, appunto, interattivi, interagiscono con noi, non sono per così dire “esterni” a noi, unidirezionali come si notava in precedenza, ma bidirezionali. E ciò avviene in tutti i casi, quindi sia che trasmettano verità o menzogne.

dentato_50pxCome spesso accade, e nessuno impara, il giocattolo scientifico, tanto bello e utile indubbiamente, ha un aspetto negativo che sta sopravanzando quello positivo, il giocattolo si sta rompendo nelle mani di chi ne abusa, e soltanto quando ha fatto comodo ai padroni del Pensiero Unico ci si è accorti del pericolo.

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  1. Analisi ampiamente condivisibile… una idea, tassare un centesimo ciascun messaggio su Fakebook et similia, un miliardo al giorno di messaggi per 365 giorni darebbe oltre 300 miliardi di centesimi, ovvero oltre 3 miliardi di euro, una cifra da usare per scopi altamente culturali o sociali, esempio: recupero di Ercolano e le sue biblioteche, scavi nei siti trovati da poco della Battriana-Margiana, medicine per la malaria che fa milioni di morti…. e non sarebbe certo impossibile chiedere 10 centesimi invece di uno, dando 30 miliardi di euro…. nessuno avrebbe un problema, e dal mare di idiozie di Fakebook et similia nascerebbe qualcosa di buono. E messaggi da anonimi scomparirebbero, ottima cosa.

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