Virtù e conoscenza sono calore e luce inseparabilmente destinati a esprimersi insieme nell'Io dell'uomo, che li unisce con il proprio cuore desto
Virtù e conoscenza sono calore e luce inseparabilmente destinati a esprimersi insieme nell’Io dell’uomo, che li unisce con il proprio cuore desto

Il compito del proprio destino

L’impeto umano moderno più forte è l’affermazione della propria individualità. Soprattutto attraverso l’attività lavorativa questa sete dell’anima trova una sua sorgente vitale. La possibilità di tessere il proprio destino ed essere protagonisti della propria vita è insito nella vita degli uomini contemporanei come non lo è mai stato nella storia dell’umanità. Gli ambiti dove meglio si esplica questa forza volitiva egoriferita sono gli affari e la tecnologia, massimamente espresse in finanza e nelle biotecnologie, ossia nella creazione di destino tramite i capitali da un lato e nell’alterazione del destino genetico delle piante e degli uomini dall’altro. Questa grande sete è alimentata dalle sorgenti dell’ambizione personale e da quelle della meccanizzazione incurante, in entrambi i casi senza nessuna umiltà nell’analizzare qualitativamente e quantitativamente gli effetti del loro operare nei rispettivi ambiti di competenza e trasversalmente alla vita della società umana. La forza eruttiva delle attività egoriferite dell’uomo si scontra con la forza immensurabile delle oasi della passività.

dentato_50pxL’uomo è trainato da due ombre: una occidentale come forza interiore di conquistare il proprio spazio nella vita, nel lavoro, nella società, e una orientale come forze esteriori che nutrono la sua sete di distrazione, ozio e vita passiva. Nella tensione tra queste ombre, l’uomo da sé stesso può pervenire ad una luce equilibrante che non supplisca alle funzioni delle due ombre, bensì le circoscriva irradiandole, affinché l’uomo trovi un centro di movimento tra l’affermarsi come individuo e vivere l’affermazione altrui. L’uomo d’oggi tende a vivere tra la spinta alla causalità delle sue azioni e l’incuranza degli effetti delle medesime, un misto distruttivo delle due ombre. Questo punto di passaggio evolutivo fa parte della storia della coscienza dell’uomo, del suo rapporto con la natura e dei rapporti tra gli uomini. L’uomo da sempre trasforma l’ambiente che lo circonda, lo adatta alle sue esigenze. Le esigenze dell’uomo però non sono solo finanziarie o tecnologiche, queste ultime sono risorse e mezzi che servono alla vita. La preponderanza materiale della dimensione della finanza e della tecnologia nelle attività umane ha reso l’uomo d’oggi un’ombra occidentale dal lunedì al venerdì pomeriggio ed un’ombra orientale dal venerdì sera alla domenica, rischiando così di diventare una risorsa ed un mezzo dell’ambizione altrui e della meccanizzazione della vita.

dentato_50pxLa direzione del proprio destino: le forze occidentali, centrali (solari) e orientali

dentato_50pxIl disordine delle economie genera confusione e rende inafferrabili le leggi sistemiche, gli strumenti di distrazione di massa sono realizzati con calcoli minuziosi. A questo consegue il progressivo oscurarsi del sole interiore dell’uomo, che è fonte immensurabile d’equilibrio, a causa della forza centripeta degli interessi economici, ciò che chiamiamo stress, e della forza centrifuga del piacere caotico, ciò che invece compendiamo nel weekend. La luce dell’uomo è compromessa da entrambi i fenomeni, e se “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”, l’uomo d’oggi conosce prevalentemente in superficie e solo per dominare; segue soprattutto ciò che è virtuale, il che lo indebolisce. Si perde sempre di più l’interesse per ciò che è morale, parola che trae origine dal senso di misura, esercizio del carattere, che fortifica.

dentato_50pxIl caos rende difficile individuare la luce in fondo al tunnel delle ombre dell’ambizione e della sclerotizzazione dei processi vitali. Si può facilmente osservare ciò che non aiuta a districare questo caos: leggi, approcci deontologici, saggezza antica, severità giudiziaria, politica e religione. La coscienza egoriferita dell’uomo è giunta a questo punto perché la sua individualità, che vuole affermarsi nel mondo, è sostenuta da sentimenti ben più forti dei regolamenti dello stato, dei codici comportamentali, delle parole sapienti, delle pene giuridiche, delle ideologie, della fede. La forza dell’individualità contemporanea è una luce potente e accecante che rischia di essere risucchiata dalle ingombranti ombre occidentali e orientali: dal dominio darwiniano degli uomini sugli uomini e dall’esaltazione dei sensi a scapito della coscienza. Entrambe operano in scambievoli forme e decentrano la forza del carattere, l’essere desti non solo nel pensiero della mente ma anche in quello del cuore, che è il nucleo del senso di misura insito nella morale e indica la giusta via di mezzo, l’equilibrio tra ciò che è interiore e ciò che è esteriore.

dentato_50pxIl cuore è sano nella misura in cui ha un ritmo sano. Non a caso la finanza e la tecnologia, prese unilateralmente, plasmano un mondo che è sempre più veloce e sempre più in crescita, i capitali virtuali e l’informazione crescono di pari passo, l’immensità incontrollabile di questo modo di funzionare cancella la misura umana con metodi sottili o evidenti; metodi che numerificano gli uomini, che devono produrre solo risultati misurabili e li asfissiano senza ritmo, purché funzionino meglio delle macchine. Vi è alla base una coerenza logica che va compresa. Se un sistema funziona secondo pensieri, sentimenti e azioni lontani dalla misura umana, è quest’ultima ad essere sacrificata, e con essa il ritmo del cuore, il senso di misura, la luce del pensare, il pensare libero da interessi e dai sensi. Si può osservare che la forza dell’individualità, per non soccombere alle forze decentratrici ha bisogno di una direzione luminosa, di sentimenti forti e pieni di calore capaci di reggere da un lato la potenza unilaterale e fredda dell’ambizione e del pensiero meccanico, e dall’altro l’incosciente rapportarsi degli uomini tra loro e con la natura.

dentato_50pxLe forze decentratrici della finanza e della tecnologia

dentato_50pxIl capitale è un mezzo indispensabile per il progresso, la tecnologia uno strumento formidabile per semplificare le attività umane. È nel compito implicito della finanza muoversi, andare avanti, fluire, utilizzare l’intelligenza per materializzare le idee dell’uomo, rendere possibile l’innovazione, dare energia a iniziative nuove e sempre più vaste. Fa parte dell’anima della tecnologia semplificare i processi, velocizzarli, rendere sempre più efficiente la logistica, rendere i lavori pesanti obsoleti, risparmiare tempo nei calcoli, facilitare l’accesso alle informazioni e alle conoscenze elettronicamente, accelerare ormai con metodi digitali la diffusione di notizie, di dati, delle comunicazioni.

dentato_50pxLa finanza

dentato_50pxPossiamo immaginare la finanza come un grande albero dal quale possono crescere rami sani che fioriscono e aiutano il proliferare dei processi vitali delle idee, che alimentano di nuovo la terra e rispettano il naturale ciclo delle stagioni, dal seme alla morte fino alla nuova germinazione. Oppure possiamo avere rami malsani e ritorti non in grado di nutrire il ciclo vitale, insito nell’innovazione: la morte e la rinascita della materia. La finanza ha un compito fondamentale nella vita dell’uomo, che per questo è chiamato a sostenere il suo elevato compito, ma se la finanza diventa un fine e non un mezzo allora i rami divengono sempre più voluminosi e disgiunti dalla terra, bloccando non solo il flusso vitale dei capitali, ma alimentando l’ombra occidentale determinata ad oscurare il sole interiore degli uomini. La cosiddetta alta finanza svetta al punto tale da togliere ossigeno al sangue dell’economia. Così facendo, l’idea radicale favorita dallo status quo è quella d’un mondo al cui centro non vi è l’uomo ma il moltiplicarsi smisurato di rami finanziari contorti e staccati dalla realtà, dall’economia reale, a quote alte dove appunto l’ossigeno non arriva al sangue, all’uomo né quindi alle forze equilibratrici dell’Io. Un’altra idea coraggiosa e più logica è quella di un mondo al cui centro vi è l’uomo, la cui essenza ed intelligenza alimentano la finanza e non viceversa. Questo capovolgimento è necessario perché si umanizzi la finanza, avvicinandola ad una misura umana, in antitesi alla numerificazione dell’uomo, che porta essenza e intelligenza umane ad intricarsi, come nel caso d’una finanza fine a sé stessa, asfissiando l’innovazione reale, la vera forza vitale del progresso.

dentato_50pxLa tecnologia

dentato_50pxL’aspetto della tecnologia è ancora più complesso, in quanto con l’avvento dei computer personali, della rivoluzione digitale e degli smartphone si stanno trasformando sia la finanza che l’uomo. Alan Turing, pioniere della scienza dei computer, ha affermato all’inizio del ‘900: “se una macchina deve essere infallibile, non potrà essere anche intelligente”. Applicare metodi computabili alla realtà non rappresenta di per sé un’evoluzione, perché la complessità della vita ed il senso di misura richiedono un’intelligenza umana che non è computabile, misurabile, trascrivibile in codici. L’abbarcarsi degli strumenti tecnologici, fisicamente e virtualmente, negli ultimi decenni ha visto crescite spaziali senza precedenti, al punto che quasi tutta la terra è ricoperta di segnali, onde, satelliti e apparecchi che ci portiamo sempre appresso. La vita e i suoi processi non sono infallibili, il sogno di renderli tali e l’intromettersi indiscriminato della tecnologia nella vita affettiva, nei processi vitali dell’agricoltura, nei processi della produzione di qualsiasi prodotto per il consumo, nella quotidianità di qualsiasi comunità grande o piccola, ha creato l’incubo d’un mondo che per essere infallibile deve essere semplificato, incluso l’uomo, che non è più al centro, causando danni anche alla natura, intesa solo come spazio da dominare e non come risorsa limitata da gestire con senno. La tecnologia che diventa onnipresente, che ingloba le qualità dell’uomo e anestetizza il suo pensare e il suo sentire ci offre l’immagine del servizio tecnologico più importante della contemporaneità: l’internet. Il web è una ragnatela senza capo né coda, senza centro né periferia, dove l’uomo rimane appiccicato e attorcigliato, come se la sua volontà fosse paralizzata e le sue relazioni difficili e contorte perché fluiscono male da un mezzo inadeguato dove per esprimersi vi è l’assenza del calore, del tatto, dello sguardo e del sentire l’altro. La tecnologia è fondamentale per il progresso dell’umanità, ma la tecnologia che diventa ragnatela asfissiante che semplifica l’uomo, anziché la sua vita pratica, è un’idea di progresso senza un futuro per l’uomo stesso.

dentato_50pxLa semplificazione decentratrice della realtà e dell’uomo

dentato_50pxSono poco convincenti le idee risolutive che vorrebbero far passare per semplice ciò che è per natura complesso, cioè la realtà in cui viviamo. Tecnologia e finanza, nelle svariate manifestazioni unilaterali, conformano un uomo semplice e prevedibile, le definizioni “risorsa” e “utente” hanno poco a che fare con la vita morale dell’uomo, che semplificandosi e identificandosi in queste due definizioni se ne allontana, diventando così qualcosa da sfruttare o che necessita dell’elettricità per esistere. È la semplificazione dell’uomo e del suo pensare che annullano e cancellano, solo apparentemente, la complessità della vita.

dentato_50pxLa storia insegna che dalla semplificazione dei sani principi si arriva al rovesciamento del loro senso profondo. Così l’uguaglianza è stata semplificata con la dittatura, la libertà con lo sfruttamento, la fraternità con la miseria. Non c’è progetto più arduo dello sviluppo d’una idea sociale e non c’è esempio nella storia dove i principi fondanti non siano venuti meno in qualche modo. I fenomeni della vita sociale sono complessi e lo sono di più i principi che grandi individualità hanno insegnato con le azioni, non con le parole. Più si semplifica l’uomo e meno sarà in grado di attivare la sua volontà morale, che è complessa e richiede tempo e vitalità, lo sfruttamento e la fretta che ingloba l’uomo del XXI secolo ne consumano l’anima e lo rendono vulnerabile al rovesciamento di qualsiasi principio d’iniziativa valida alla sua evoluzione interiore e sociale. L’immagine che ne esce è quella d’un uomo che usa le sue forze interiori dal lunedì al venerdì pomeriggio per affrontare la complessità schiacciante di lavori che non nobilitano. Ne consegue che questa umanità anziché avere finanza e tecnologia a sua disposizione, è diventata a disposizione della finanza e della tecnologia. Nel dilemma tra essere o avere, noi non abbiamo ma siamo un mercato, non abbiamo tecnologia ma siamo tecnologi, e in generale nelle nostre abitudini, nel nostro pensare, nelle emozioni e nei sentimenti che ci guidano siamo diventati ciò che dovremmo soltanto avere.

dentato_50pxLa contemporaneità ha rovesciato il dilemma mettendo a servizio dell’avere (temporale per definizione) l’essere (intrinsecamente senza tempo ), l’uomo è a rischio non solo di non avere più ma anche di non essere più nulla, in quanto vive come risorsa e utente semplificato a scopi e velocità della finanza e della tecnologia. Da venerdì sera a domenica persegue al più attività ludiche passive o filosofie che semplificano i principi che non riesce a seguire nei giorni precedenti. Nella pratica, i momenti di complessità si gestiscono con fretta (ergo senza spazio per la moralità), i momenti di calma si impiegano con semplicità (ergo senza spazio per la coscienza). È un connubio conveniente al potere dominante che rende la terra obsoleta e gli uomini non più degni di tale definizione.

dentato_50pxLe forze del centro: la direzione solare del proprio destino

dentato_50pxVirtù e conoscenza sono calore e luce inseparabilmente destinati a esprimersi insieme nell’Io dell’uomo, che li unisce con il proprio cuore desto. La coscienza più o meno sveglia dell’individualità di ognuno che esige l’autoaffermarsi nel mondo, per poter seguir virtute e canoscenza, in ogni ambito della vita pratica, abbisogna di una luce che possa espandersi e risplendere in una mente libera e che possa scaldare un cuore saggio. Per la costruzione di nuovi paradigmi sociali che siano un ponte tra la vita pratica e la vita ideale, le forze dell’io, che è lo spirito dell’uomo, del suo pensare libero, necessitano di misurabili spazi sociali dove fare studio e ricerca libera sulle cause e gli effetti di tutte le attività dell’uomo partendo dalle comunità, come gruppi di uomini, come quartieri, e come ambiente, natura, microsistemi, oltreché di immensurabili spazi individuali dell’io dove gli interessi particolari non siano confusi con la verità dei fatti e la ricerca dei valori non sia compromessa da una mancanza di coscienza, cioè le suddette ombre d’occidente e d’oriente che rischiano di oscurare l’essenza immensurabile dell’individualità, le forze del centro, le forze dell’io cosciente che agisce coscientemente nel mondo.

dentato_50px“Dovrà esserci sempre più chiaro che il problema dell’essenza dell’agire umano presuppone quello dell’origine del pensare.” Rudolf Steiner

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  1. Grazie! L’articolo sviluppa in maniera particolareggiata un tema al quale mi sto dedicando: quello dell’ego e quello dell’Io.

  2. Sergio Gaiti sorprende molto bene la capitolazione umana nella sua frattura fra dominio dell’essere “utente”, l’angoscia per la sua dilagante debilita’ umana e cio’ che vi si allontana come centralita’ di un IO quale testimone cosciente e illuminato di un percorso di luce e discernimento. Notevole apporto critico, diagnosi e referto di una umanita’ che evidenzia disvalori e secchezze che additano e riferiscono di metàstasi morali . Non perdiamoci di vista, questo è il buon messaggio del Gaiti , grazie.

  3. Bellissimo…posso dire una delle cose migliori che ho letto negli ultimi tempi. E i tempi ci dicono che il trovare la centralità solare è estremamente urgente..Grazie di cuore all’autore.

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