"I giudici si conformano alla Legge secondo la corrispondenza che esiste tra l’alto e il basso, comunemente riconosciuta come Giustizia"
“I giudici si conformano alla Legge secondo la corrispondenza che esiste tra l’alto e il basso, comunemente riconosciuta come Giustizia”

Legge e religione

L’unica sostanza della Legge si manifesta nelle sue tre ipostasi: legge naturale (Kosmos), legge politica (Nomos), legge religiosa (Logos)

La legge naturale trova nel prosopon di un legislatore il suo rispecchiamento politico. Entrambi convivono nel nomos della città in cui si fanno ministri rispettivi della Giustizia. Dike è il legame universale che tiene unita tutta la compagine del mondo. Forze fisiche immani adunano in sé il quantum della materia, sperimentabili solo nell’ordine tassativo delle leggi imposto dal legislatore e sottoposto al regime di Themis.

dentato_50pxL’esito catastrofico è indotto dalla Ybris di un re o tiranno, che ponendosi a cavaliere del mondo si sia fatto da uomo Dio e abbia violato il peras, che la natura e gli dèi hanno posto a separazione dei rispettivi confini. Tali confini disegnati dai fondatori nel perimetro della città, nell’atto stesso di indicarne la differenza fanno della città dell’uomo la riproduzione in scala dell’ordine cosmico.
Il legislatore è un architetto chiamato dal Dio a procedere all’edificazione della città dell’uomo, secondo l’immagine contemplata sulla montagna, come mostrò Dio a Mosè; allo stesso modo il legislatore platonico è l’artista che speculando nell’idea del Vero e del Bello edifica su quei plinti tutta la convenienza etica ed estetica della polis. Nella città il tempio è insieme un osservatorio astronomico, che segna il corso del tempo, fasto o nefasto, indicato in cielo. Da lì vengono tratti gli auspici per regolare le opere e i giorni da segnare negli annali pontifici della città. La legge, quindi, non è una convenzione dell’uomo che ha deciso nell’Areopago della città la sua costituzione giuridica, secondo il diktat del vincitore sul vinto, come accade nelle selvatiche regioni dei barbari. I giudici si conformano alla Legge secondo la corrispondenza che esiste tra l’alto e il basso, comunemente riconosciuta come Giustizia.

dentato_50pxLa tragedia greca è stata la rappresentazione liturgica più esplicita della unità sintetica dello spirito apollineo e dionisiaco nella costituzione politica della città classica; Dike mette nelle mani dei cittadini l’ostracon per espellere dal perimetro della Città-Stato chiunque, per tracotanza di ingegno, osasse contravvenire al nomos, fosse anch’egli un salvatore della Patria. Serse come Temistocle partecipano allo stesso catastrofico destino, per aver oltrepassato il peras della legge, il primo fu sommerso per decreto degli dèi dalle stesse acque, che aveva empiamente attraversato, l’altro per decisione dei suoi cittadini, presso i quali non valgono i benefici pubblici a compensare il debito contratto con la Giustizia.

dentato_50pxPerciò la giustizia naturale e politica è inflessibile. Il motto di Bacone secondo il quale “natura non vincitur nisi parendo” mette in chiaro che la legge naturale può essere rivolta a profitto solo obbedendo alle sue leggi; anche se l’uomo tenta, contro la sua costituzione naturale, di volare o di navigare può farlo solo per concessione di Eolo e Nettuno. Allo stesso modo se un principe vuole trarre profitto dalla sua volontà deve operare in modo che mutando la legge, si conservi implacabile la sua Giustizia.

dentato_50pxIl passaggio dagli antichi ai moderni è segnato dalla referenza della Giustizia non più a un ordine fisico e metafisico prolungato nelle propaggini della città dell’uomo. La giustizia è la volontà di un testatore, una divinità o un principe, il quale assume nel suo dettato il carattere della obbligazione di tutti verso uno. Sia esso patto, come nelle religioni assiali, o contratto come nelle costituzioni moderne, la legge è il beneplacito di un principe, il quale sotto pena di sanzione fa memoria della sua volontà espressa una volta per tutte, infallibile e inalienabile. Il giudaismo e l’islamismo, come tutti gli assolutismi, per l’incondizionatezza della volontà del Dio o del Principe non ammettono contravvenzioni, ogni violazione della giustizia è punita con la morte dell’ingiusto e lo stesso Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, quello stesso Dio che punisce i peccati degli uomini per tutte le sue generazioni, non poté esonerare il popolo dalla pena se non assumendola Egli stesso nel Figlio, cosicché la Giustizia e la Giustificazione “convenerunt in Unum”.

dentato_50pxE. Kant concludendo il suo itinerario speculativo con quei suoi famosi aforismi sintetici: “ Il cielo stellato sopra di me, la legge morale sopra di me”, riporta la fondazione della legge alla sua connotazione ermetica, che quello che è in alto è come in basso; l’ordine morale e quello cosmico obbediscono al dettato della ragione pratica, in sé inesplicabile, ma conforme a una legislazione universale garantita dai postulati della ragione trascendentale. Da Rousseau in poi Lex et legislator convertuntur. Per il pensiero politico tedesco il legislatore è il principe, che è la gigantografia delle volontà dei singoli e che in se stesso è un Führer: per Rousseau la volontà legislatrice è separata dalle leggi, il legislatore che ha potere sulle leggi non ha potere sugli uomini da esse regolati, la divisione dei poteri inerisce al sistema delle democrazie nelle quali la volontà generale è il Dio ovunque presente ma in nessun luogo visibile, mentre il legislatore tedesco assomma in sé la volontà del Volk, che non ha identità politica se non nella prosopopea che il popolo fa di sé stesso nell’immagine di un capo.

dentato_50pxEntrambe le costituzioni hanno una deriva politica; in entrambe, per mancanza di discrezione e per l’inclinazione delle passioni a ridurre il circuito delle aspirazioni a quelle dei propri interessi, la volontà generale fa sempre più corpo con la volontà della maggioranza. Invece è proprio la volontà generale, intesa come moltiplicazione plurima dei differenziali dei singoli, che vale come garanzia contro l’usurpazione dei più ai danni delle minoranze. Siccome in una città i più accorti e prudenti sono in minoranza, per difenderli dall’assalto delle maggioranze non resta che ridurre i differenziali della rappresentanza cosicché, come nelle assicurazioni, la volontà generale cada sempre nell’area della curva gaussiana.

dentato_50pxAl contrario: se si vuole delegare a un legislatore e non a una costituzione il compito di regolare le leggi, la scarsa adeguatezza dei singoli a giudicare efficacemente intorno al bene proprio e comune comporta l’istituto della delega e le moltitudini si fanno titolari della volontà di tutti e con il pretesto della uguaglianza si fanno usurpatori della Giustizia. In entrambi i casi la Legge disegnata non secondo una volontà superiore, ma secondo l’arbitrio di un legislatore che ha avocato a sé tutti i diritti della rappresentanza causa un avvelenamento del sistema politico, solidale con il governo della città.

dentato_50pxSotto i due aspetti, quello totalitario e quello liberale, la legge non può sussistere senza un legislatore e il legislatore non può conservarsi senza una religione civile, sia democratica sia totalitaria, in entrambi i casi una idolatria. Tra gli idolatri metteremo anche quel campione del pensiero liberale che fu B. Croce, quando parla della religione della libertà. Egli oblia che la religione è un legame personale e che non può esistere una religione della libertà, come una della verità, senza che essa diventi un partito. Kant è stato il segreto corruttore religioso dei tempi moderni, tra i tristi c’è più religione di quella che si trova tra i suoi moralisti commilitoni. L’Isis è una ideologia politica, al pari del nazismo; sono collegati da tutti da una etica del sollen, dà a intendere che tra loro affiliati sussiste un legame religioso, mentre sono fedeli a una dottrina, non a una persona. Tra il Califfo e Hitler non passa alcuna differenza, sono tutti fedeli di un libro, il Mein Kampf vale quanto il Corano, che vale quanto la Torà e direi quanto i Vangeli, se essi fossero il racconto di un uomo dichiarato Dio e non la voce di un Dio che parla all’uomo e di cui -come Dio- non si può dare conto. È quell’uomo, come me e come tutti, che solo in interiore homine loquitur (lalei) come Dio.

dentato_50pxQuelle parole, come sono talvolta raccontate da estasiati discepoli, possono apparire anche come spropositati aforismi; così accadde a Gerusalemme quando scese su di loro lo Spirito Santo, esse stesse quando penetrano nei precordi dei predestinati preparano, contro la poliglossia satanica delle moltitudini vocianti, il miracolo della polilalia spirituale e versano nelle coppe dell’anima l’icore divino che ristora e rinnova. Come metterle in note? Il silenzio (non il mutismo) si addice alla religione (la moltiplicazione delle parole è la contraffazione democratica di quella dei pani evangelici), mentre una volta toccata la corda secondo l’armonica del cuore, essa vibra alla frequenza sonora di ognuno, il fedele si accantuccia, prende i suoi panni e -come dice Ungaretti- “se ne va via col suo segreto”.

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