"Il disagio della classe medica era evidente: come si poteva tacciare di incompetenza un Nobel?"
“Il disagio della classe medica era evidente: come si poteva tacciare di incompetenza un Nobel?”

Linus Pauling, scienziato eretico e uomo di pace

Due volte premio Nobel, per la chimica e per la pace, studioso delle proprieta’ curative della vitamina C e teorico della crisi energetica globale

Due Premi Nobel, neanche condivisi: per la chimica nel 1954 e per la pace nel ’62. Come riconoscimento “per la sua ricerca riguardo alla natura dei legami chimici”, il primo; per la sua collaborazione a livello scientifico con varie Istituzioni internazionali al fine di “salvare la vita umana”, il secondo. Questo signore si chiamava Linus Pauling, morto nel 1994 a 93 anni; nella sua stupenda villa a La Jolla, in California, quasi al confine con il Messico. Le sue scoperte in campo medico consentirono di determinare la struttura delle molecole e la natura dei legami chimici nel corpo umano: dimostrando, nella sostanza, che le malattie degli esseri umani erano causate dalla presenza, nel sangue, di una proteina anomala. Con i suoi studi riguardanti l’emoglobina, riuscì a stabilire che la sua molecola mutava struttura quando perdeva o acquisiva una molecola di ossigeno.

dentato_50pxVerso la metà degli anni ’30, sollecitato dalla sua profonda passione per la chimica ed anche dagli stimoli economici della Rockefeller Foundation, Pauling si dedicò, insieme ad altri scienziati, allo sviluppo di una medicina alternativa definita ortomolecolare. Tuttora priva di riscontri scientifici, prevede l’uso di mega dosi di integratori per curare diverse malattie. Nonostante le critiche da tutto o quasi il mondo scientifico, Pauling, riportando il risultato dei suoi studi con articoli su riviste scientifiche e conferenze, continuò a sostenere che, per mantenersi in buona salute, la gente avrebbe dovuto usare vitamine e minerali in misura molto superiore a quella consigliata dalle Autorità sanitarie. Cosi facendo si potevano curare malattie anche gravi come, ad esempio, la demenza. Lo scoppio della seconda guerra mondiale non interruppe ma rallentò la ricerca  medica. Come ricorda lo storico Giorgio Nebbia, Pauling rifiutò l’offerta del Governo americano di collaborare al progetto Manhattan per la costruzione della bomba atomica; si dedicò invece alla ricerca di “strumenti che potessero salvare la vita umana”. Fu sua la realizzazione di un aggeggio per misurare l’ossigeno nell’aria che si respirava in ambienti chiusi ermeticamente con l’esterno: come negli aerei e nei sommergibili. Poi s’interessò alle conseguenze sull’uomo delle esplosioni di ordigni atomici sperimentali nell’aria o nel sottosuolo -condannandole- e che portarono alle due bombe sganciate in Giappone. Per le sue iniziative e le conferenze in materia, nel novembre del 1950 -in piena atmosfera da caccia alle streghe avviata dal senatore repubblicano Eugene McCarthy- venne sottoposto ad inchiesta da una Commissione  senatoriale della California. Gli venne ritirato il passaporto, lo poté riavere dichiarando -sotto giuramento- di non essere comunista.

dentato_50pxProseguendo nella sua campagna pacifista -scrisse anche un libro dal titolo “No more wars”- Pauling redasse un appello, firmato poi da duemila scienziati americani e da ottomila colleghi stranieri e presentato all’allora Segretario delle Nazioni Unite Hammarskjold, nel quale si enunciavano i pericoli delle ricadute radioattive delle esplosioni atomiche; chiedendone l’immediata cessazione. Ne seguì una intensa campagna diffamatoria contro di lui da parte del Governo statunitense: ma i suoi sforzi ebbero successo. Il 10 ottobre 1963, quando entrò in vigore il Trattato per la messa al bando di questi esperimenti, a Pauling venne assegnato il suo secondo Premio Nobel: per la pace. Il 25 dello stesso mese, Life, influente settimanale di New York scrisse che il Nobel a Pauling era “un insulto all’America”. Continuando nel suo impegno di pacifista lanciò critiche feroci contro l’impegno americano in Vietnam e in America Latina; più tardi, nel 1991, comprò a sue spese una pagina intera su due quotidiani di maggior prestigio: New York Times e Washington Post per condannare l’intervento del suo Paese in Iraq.

dentato_50pxIntanto, mentre il mondo scientifico era in subbuglio per le sue teorie mediche (in America ed anche in Europa venivano eseguiti test di ogni tipo sperimentando la vitamina C sintetica su pazienti e cavie; tutti senza una risposta positiva), Pauling proseguiva nella sua ricerca sottoponendosi lui stesso ad esperimenti con massicce dosi di vitamine: in specie la “C” che secondo quanto affermava, avrebbe potuto curare, oltre al raffreddore, anche il cancro e i disturbi cardiocircolatori e avrebbe rallentato l’invecchiamento. Di fronte alla crescente richiesta di vitamina C da parte delle strutture sanitarie, l’industria farmaceutica sfornò quantitativi enormi di quell’integratore che poi -si seppe- venne usato con successo per curare lo scorbuto, malattia causata proprio da mancanza di questa vitamina. Nel 1971 il quotidiano The Bulletin dell’Oregon, lo Stato dove Pauling era venuto al mondo, pubblicò un articolo dove si sosteneva che le farmacie avevano registrato vendite di vitamina C dieci volte superiori al normale.

dentato_50pxIl disagio della classe medica era evidente: come si poteva tacciare di incompetenza un Nobel? Oppure Pauling si era forse lasciato “convincere” della bontà della vitamina C dalle industrie che la producevano? Nessuno si azzardò ad avanzare pubblicamente una di queste ipotesi; e Pauling  proseguì con i suoi test. Nel 1976, insieme ad un medico scozzese, Ewan Cameron, pubblicò un rapporto nel quale si sosteneva che cento malati terminali di cancro trattati giornalmente con diecimila milligrammi di vitamina C erano vissuti tre o quattro volte più a lungo di altri malati che non avevano ricevuto lo stesso trattamento. Immediata reazione dell’Istituto Nazionale per il cancro che commissionò alla clinica Mayo una serie di test ai quali vennero sottoposti 367 pazienti terminali; con la somministrazione di diecimila mg di vitamina C al giorno non si ottennero risultati positivi.Qualcuno chiese allo scienziato da cosa o da chi fosse stato originata la sua incrollabile fiducia nelle proprietà curative della vitamina C; rispose che il suo interesse era nato da una lettera ricevuta da un biochimico -Irwin Stone- con il quale intrattenne, in seguito, rapporti di lavoro; e che successivamente si rivelò essere un chiropratico, titolo assegnatogli da una scuola di secondario interesse scientifico. Un altro medico, Arthur Robinson, che lavorò a stretto contatto con Pauling per 16 anni, terminò la sua collaborazione con lo scienziato quando riuscì ad  accertare -con suoi  esami di laboratorio (che Pauling definì ” non appropriati”)-  che la somministrazione di vitamina C in dosi normali sui topi provocava la crescita di cellule cancerogene. Mentre la gente continuava e continua tuttora a consumare arance per guarire un raffreddore, Pauling si imbarcò in diverse polemiche con vari Istituti di ricerca, che lo accusavano di collusione con la Hoffmann-La Roche, il gigante farmaceutico numero uno al mondo nella produzione di vitamina C, e -guardacaso- grosso finanziatore dell’Istituto di Scienza e Medicina che Linus Pauling aveva fondato nel 1973; quando, per tutt’altre ragioni e che nulla avevano a che spartire con la medicina, facemmo la conoscenza di questo eclettico personaggio, che ritroveremo tra un po’.

dentato_50pxEra proprio la fine del 1973, giornali e televisione dettero il via ad una specie di gara per spaventarci: la crisi energetica di cui parlavano in quei giorni i grandi produttori di greggio stava per sconvolgere le nostre esistenze; ci avrebbe costretto a modificare abitudini e stili di vita. Le forniture di petrolio cominciavano, infatti, ad essere ridotte, costringendo il nostro Governo ad adottare drastiche misure per contenere i consumi di energia elettrica. In molte strade urbane rimaneva acceso un lampione su due, si cominciò ad anticipare la chiusura dei locali pubblici, la RAI fu costretta ad interrompere le trasmissioni alle 23. Poi il 2 dicembre – una domenica – le automobili dovemmo lasciarle in garage (in tutta Italia) per l’intera giornata; e fu imposto il divieto assoluto di circolazione nei giorni festivi: con multe fino ad 1 milione di lire. Insegne e scritte luminose pubblicitarie si dovevano spegnere, bar e ristoranti mandavano a casa i clienti allo scoccare della mezzanotte. Fu anche varata una campagna per sensibilizzare la popolazione sull’impiego di isolanti per coibentare le abitazioni e limitare l’accensione degli impianti di riscaldamento. Riuscirono a convincerci che le riserve mondiali della principale fonte energetica naturale, il petrolio, stessero per esaurirsi. Con molta fantasia si parlò anche di un possibile ritorno alla civiltà preindustriale. Non c’era da stare allegri,davvero. Molti italiani impararono ad andare in bicicletta.

dentato_50pxA mettere in piedi questo teatrino della paura fu l’improvvisa decisione dei maggiori Paesi produttori aderenti all’OPEC, di regolamentare la quantità di petrolio immesso sul mercato mondiale da società sotto controllo occidentale; sostenevano di non guadagnare abbastanza. Ad appesantire ulteriormente la situazione globale furono le conseguenze della guerra arabo-israeliana dello Yom Kippur, scoppiata il 6 ottobre. Gli israeliani,in cinque giorni, riuscirono ad attestare le loro truppe a 100 km dal Cairo. Ne seguirono rappresaglie contro chi aveva fornito aiuti militari ad Israele, soprattutto Stati Uniti e alcuni Paesi europei. Arabia Saudita, Iran, Iraq, Abu Dhabi, Kuwait, Qatar e Libia decisero un aumento unilaterale del 70% del prezzo del barile, seguito da un ulteriore taglio della produzione. Effetto immediato sul mercato: costo del barile da 3 a 12 dollari. Tradotto per le nostre tasche: la benzina, da 160 lire al litro nel 1970, salì a 305 lire, costringendo i vari Governi Nazionali alle misure di austerità di cui sopra.

dentato_50pxPer gli arabi, l’iperbolico aumento di prezzo del greggio che sconquassò le economie di numerosi Paesi, soprattutto in Europa, si trasformò in un massiccio introito di valuta pregiata e impiegata – in alcuni casi – per  migliorare le rispettive condizioni di vita; in altri, come l’Iraq, per potenziare i propri armamenti. Il tutto avvenne con il tacito laissez faire dei grandi interessi petroliferi statunitensi. Le loro immense risorse energetiche con i giacimenti in Alaska, il carbone indigeno e, non ultima, l’energia nucleare li rendevano economicamente indipendenti. In Europa si dette il via alla costruzione, così, di nuove centrali nucleari per la produzione di energia elettrica. Le Sette Sorelle, con le fake news sulla fine dei giacimenti, ottennero ciò che volevano: costruire impianti nucleari in attesa della vera fine del petrolio. Furono in tanti, anche da noi, coloro che cominciarono a pedalare per risparmiare la benzina delle loro auto. Ci fu anche chi ( la Casa Editrice Bollati Boringhieri) ripropose al pubblico un saggio del celebre filosofo austriaco Ivan Illich nel quale si celebrava l’elogio della bicicletta, il tutto per condannare la società dell’epoca, diventata sempre più divoratrice di energia.

dentato_50pxIncuriosito e intrigato da questa impietosa lotta tra potenti che stava rovinando intere popolazioni e volendo anche osservare da vicino un consistente settore della realtà petrolifera americana, chiedemmo ad una delle “sette sorelle”, la Chevron, di accompagnarci in visita ai loro impianti in Alaska. Si trattava di giacimenti stimati un terzo delle riserve mondiali di petrolio. Con un Marlin ci portarono in volo da Anchorage alla Baia di Prudhoe, nella North Slope, quasi ai confini con l’ex Unione Sovietica. Fu proprio lo Zar Alessandro II Romanov che nel 1867 cedette l’Alaska agli Stati Uniti per 7 milioni e 200 mila dollari. Un territorio che -cent’anni più tardi – rivelò nel suo sottosuolo i più importanti giacimenti petroliferi del mondo. Concentrati, appunto, nella zona di Prudhoe Bay, una baia che si affaccia sull’Oceano Artico e che, nel periodo della nostra visita, in febbraio, era ricoperta interamente di ghiaccio, sul quale il nostro Marlin atterrò dolcemente.

dentato_50pxUn enorme prefabbricato, temperatura esterna -20/40, ospitava una ventina di tecnici, quelli che dirigevano le estrazioni dai pozzi disseminati nella zona. Dalla Baia partiva un colossale oleodotto -il Trans Alaska Pipeline- che trasportava il greggio in depositi sotterranei nelle cittadine di Fairbanks e Valdez, distanti oltre 1000 km. Non ci fecero filmare i pozzi, ma sulle Brooks Mountains incontrammo caribù e gli eskimo che avevano sostituito le slitte trainate da cani con dei veloci ski-doo. Osservammo qualche orso a caccia di foche e ci incuriosì una costruzione in legno, una specie di casupola che un cartello presentava come “end of the world hotel”. All’interno, un corridoio lungo una ventina di metri allineava piccole stanze -dieci in tutto, cinque per ogni lato – le cui porte erano delle semplici tende: ospitavano i cacciatori di caribou.Quanto al petrolio, il responsabile dell’impianto ci disse che veniva stivato nelle loro cisterne sotterranee, per il consumo interno preferivano acquistarlo sui mercati esteri in quanto temevano davvero -disse- l’esaurimento dei giacimenti a livello mondiale. Ma lei ci crede veramente alla fine del petrolio?, chiesi. ” Noi del mestiere non abbiamo alcun dubbio,al riguardo”, rispose. ” Se non crede a ciò che le sto dicendo vada a sentire cosa ne pensa un grande scienziato, un Premio Nobel per la chimica: Linus Pauling; vive in California”, fu la compiaciuta risposta.

dentato_50pxAndarlo a trovare nel suo rifugio non fu impresa da poco; con le nostre attrezzature, cavi, luce, ecc.Non era la sua abitazione principale ma vi si rintanava per condurre a termine lo studio delle sue interminabili ricerche; e per essere lasciato in pace -ci fece notare – da curiosi e questuanti (con qualche eccezione!). La località è stata battezzata Big Sur , un territorio che si estende per 150 km di linea costiera al centro della California, a sud di San Francisco, una zona montagnosa con picchi a strapiombo sul Pacifico. L’umidità portata dalle nuvole vi crea un ambiente favorevole per le foreste e l’habitat più meridionale dello Stato per le sequoie. Il Big Sur,come tutta la California,nel 1821 divenne territorio del Messico quando ottenne l’indipendenza dalla Spagna per soli 27 anni, dopo i quali nel 1848, a seguito della guerra con gli Stati Uniti, tutta la costa, sino ad oltre San Diego, venne eletta a Stato della Confederazione americana. Per più di un secolo tutta la Regione fu popolata da cacciatori e cercatori d’oro. Non c’erano strade e -raccontano le cronache- per raggiungere la cittadina di Monterey in carrozza (45 km su viottoli polverosi e non privi di pericoli per la propria pelle) si impiegavano due o tre giorni. L’elettricità vi arrivò soltanto negli anni ’50 del secolo scorso: quando la bellezza naturale della zona e la costruzione dell’autostrada Highway I , il Big Sur divenne mèta di artisti e divi di Hollywood .

dentato_50pxIl nostro scienziato -il Grande Vecchio, come lo chiamavano in America – vi aveva acquistato un piccolo ranch appollaiato su una roccia a picco sul mare, che nei giorni di tempesta faceva giungere spruzzi anche sul belvedere in legno rosso che sporgeva sul Pacifico dal grande soggiorno della casa. “Luogo ideale per pensare ai problemi della vita”, esclamò guardando il mare: riferendosi anche, forse, al cancro alla prostata che si era scoperto da poco. Quella di Big Sur non era la sua residenza abituale: troppo complicato raggiungere questa specie di eremo anche per i suoi famigliari. Normalmente viveva in una villa alla Jolla, località turistica conosciuta anche come Jewel City. Sede dell’ Università della California, tra i suoi abitanti illustri figuravano diversi Premi Nobel, fra i quali il nostro Renato Dulbecco, Nobel per la medicina nel 1975.

dentato_50pxLa sua dolcezza nell’accoglierci (avevo ben in mente la valanga di pesanti critiche sul suo operato da parte di Istituti scientifici e medici) -debbo ammetterlo- mi impedirono fisicamente di infastidirlo ulteriormente su temi del genere; ero dinnanzi ad un Premio Nobel! Mi limitai alla storia del petrolio che -secondo le Sette Sorelle, gli dissi- stava per esaurirsi in tutto il mondo. Gli raccontai anche che da noi, in Italia, la gente aveva cominciato a girare in bicicletta. Questo dettaglio sembrò fornirgli lo spunto per esprimere, al riguardo, il suo pensiero. Si lasciò andare in una specie di filippica a sostegno del grande buio che intravedeva con l’esaurimento dei giacimenti. “Come uomo e come scienziato ascoltate i miei consigli. Voi siete giovani – disse – pensate ai vostri figli , ai vostri nipoti: non avranno più neanche una goccia di petrolio per riscaldarsi. Sarà terribile per le generazioni future. Risparmiatene il consumo; lasciate le vostre auto in garage, continuate ad andare in bicicletta”. Aggiunse che i petrolieri erano nel giusto.

dentato_50pxCi congedammo dal Grande Vecchio, anche noi frastornati da questa visione di un futuro prossimo terribile e non sapendo – allora – che qualche decennio più tardi, ci avrebbero detto il contrario; che di petrolio ce n’era più che in abbondanza. E che tutta la storia era stata messa in piedi dalle famose Sorelle per farci pagare di più la benzina e finanziare le loro Centrali nucleari. Neanche ci sfiorò il dubbio che anche le Sorelle avessero mostrato “interesse scientifico” per Linus Puling: che poi – nonostante curasse la sua malattia con dosi massicce di vitamina C – nell’ agosto del 1994, a 93 anni , dette l’addio alla vita.

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  1. La vastità delle sue esperienze è davvero sorprendente e mostra sempre più il valore degli incontri avuti durante la sua vita lavorativa.
    In particolare la figura di Linus Pauling, per un verso premiato con il Nobel ma allo stesso tempo criticato ed osteggiato per le sue teorie non condivise, induce a riflettere. In primo luogo,sulla fondatezza dei suoi studi riguardo la vitamina C , ai quali ha dedicato una vita, credo in buona fede, e non per connivenza con case produttrici della vitamina stessa..anche se la valenza delle sue teorie non ha avuto riscontri concreti.
    Ancora più interessante la teoria dell’esaurimento delle riserve petrolifere che è stata in seguito completamente contraddetta dai fatti. Mi chiedo cosa avesse indotto Pauling a sostenere questa tesi con tale convinzione, anche lui ingannato dal “teatrino” costruito dai poteri forti del settore? Mi ha sorpreso la sua descrizione di una persona mite, mi sarei aspettata un carattere brusco e duro, come spesso accade in personalità di calibro elevato abituate a scontrarsi in contesti importanti ed internazionali.

  2. Se lei ha incontrato il dr. Pauling nel 1973, che si era scoperto da poco un cancro alla prostata, e lo stesso è morto nel 1994, a 93 anni, vuol dire che Pauling ha convissuto con il cancro per più di venti anni. Niente male … probabilmente lo hanno aiutato le mega dosi di vitamina: può darsi poi che sia morto semplicemente di vecchiaia…

  3. Il racconto dei tuoi incontri con uomini illustri è prezioso per tutti: per noi, non più giovanissimi, è un invito a ricordare, a non dimenticare e, per i millennials, un produttivo invito a conoscere e riflettere. Hai avuto il privilegio, grazie al tuo impegno professionale di ricercatore-giornalista, di ascoltare dalla loro viva voce le verità, non quelle assolute, ma quelle di cui ognuno è portatore soggettivo.
    Ti sono grato di avermi presentato questo grande uomo che, ammetto, non ho incontrato nei miei studi pur riguardanti territori di conoscenza affini. Alla luce del tuo scritto ipotizzo che il sistema educativo ed informativo lo aveva volutamente posto in secondo piano anche presso noi europei, per via della sua “fastidiosa” vocazione pacifista e per il sospetto di comunismo, spettro sempre pronto ad essere evocato al di là dell’Oceano.
    Ancora una volta, mi piace sottolinearlo, registro il primato di una Europa che premia Linus Pauling con due Nobel, rispetto ad una America che si sente “insultata”, che gli ritira il passaporto e che mette in dubbio il rigore scientifico delle sue ricerche sui prodigiosi effetti terapeutici della vitamina C ed ipotizza infamanti interessi personali ed economici e non scientifici ed umanitari.
    Però, sul preteso esaurimento dei giacimenti petroliferi da lui ostinatamente sostenuto (penso in buona fede), non sono in grado di affermare se si tratti di una possibile verità o di una fake new; so solo condividere con te che le bufale sono il male più pericoloso per l’informazione globalizzata ed è bene sempre combatterle.
    Comunque, nel caso specifico, al di là della ricerca della verità, mi piace immaginare che, quando hai incontrato il Grande Vecchio, la sua dolcezza (con l’età diventiamo tutti più dolci!) ha sconfitto il tuo a volte alquanto “incalzante” stile di intervista (per l’apprezzabile ed instancabile volontà di combattere le fake news), ma anzi ti ha portato a condividere il tuo interlocutore che affermava, più per ideologia che per scienza, l’imminente esaurimento delle fonti energetiche petrolifere.
    Talvolta non è importante giungere alla verità; a volte, almeno per un tempo breve, abbracciare e comprendere le ragioni delle verità altrui, anche se contrarie ai nostri convincimenti, non interrompe anzi arricchisce il nostro processo di ricerca.

    Il tuo amico Tony

  4. Caro Franco
    Nonostante tutto io la vitamina C la continuo a prendere :meglio peccare per eccesso! …e non ti è concesso avere rimpianti de passato :
    La tua vita non finisce mai di stupirmi
    Alla prossima !
    Mariella

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