"Io so chi sono i trafficanti – diceva Tsalikis: in questa cittadina si conoscono tutti; se qualcuno bussa alla mia porta, gli offro un caffè e un sorriso”
“Io so chi sono i trafficanti – diceva Tsalikis: in questa cittadina si conoscono tutti; se qualcuno bussa alla mia porta, gli offro un caffè e un sorriso”

A caccia di Indios tra fakes e coca

Vita straordinaria Mike Tsalickis che lottava contro le anaconde

Là dove l’imponente Rio delle Amazzoni segna il confine geografico tra Colombia, Brasile e Perù , nel 1867 gli indios Ticuna e Yaguas con qualche decina di avventurieri e conquistadores dell’epoca, furono testimoni di una curiosa  contesa, senza pallottole, tra due signorotti. Litigavano per dare un nome di loro scelta ad un piccolo porto sul grande fiume, appena inaugurato nella zona.

dentato_50pxFondatore del porticciolo- che sarebbe servito per l’imbarco del pesce e della frutta tropicale destinati ai grandi centri dell’entroterra – era un ingegnere peruviano: Benigno Bustamante al quale sarebbe piaciuto, per il porto, il nome San Antonio, in ricordo di un Santo a lui caro. Non la pensava così un altro ingegnere, ma colombiano. Sostenendo che lo scalo, probabilmente, si trovava nel territorio della Colombia, Manuel Charon decise  che quel porticciolo sul Rio delle Amazzoni si doveva chiamare Leticia; dal nome di una sua giovane amante brasiliana. E così fu. Com’era prevedibile, l’ingegnere peruviano che aveva fondato il porto, si ribellò sollecitando il suo Paese ad intervenire. Tra scaramucce e scontri che si protrassero per anni , nel 1932 Colombia e Perù vennero alle armi, in una specie di guerriglia che ebbe termine un anno dopo quando – udite udite -la Società delle Nazioni  impose il cessate il fuoco; dichiarando Leticia territorio colombiano. E pensare che, nei 20 anni della sua esistenza, la Società delle Nazioni – nata per volontà del Presidente americano Wilson  al termine della prima Guerra Mondiale  per mantenere la pace nel Mondo – la tregua tra i due Paesi sudamericani fu, in pratica, l’unico successo diplomatico.

dentato_50pxAll’inizio degli anni ’50 Leticia ospitava circa 800 persone; sbandati, fuorilegge, commercianti e trafficanti di generi diversi fra cui la cocaina. A mille km dalla Capitale colombiana Bogotà e a 500 dalla prima strada praticabile alle auto, Leticia è l’ultimo posto di frontiera a sud del Paese: ma il turismo e la montagna di dollari di dubbia provenienza che vi circola hanno trasformato il suo aspetto. All’epoca, le case erano costruite su palafitte a causa delle frequenti inondazioni del Rio delle Amazzoni; la compra-vendita del pesce e della frutta tropicale con gli Indios avveniva nella zona del porto. Oggi è una mèta turistica.

dentato_50pxProprio in quel periodo a Leticia fece la sua comparsa un americano di origini greche – Mike Tsalickis – giunto in Colombia da Tarpon Springs , in Florida, alla ricerca di animali esotici, in particolare serpenti. In breve mise in piedi un fiorente commercio di ocelots, tarantole, piranha, pesci gatto, anaconda e scimmie: animali  destinati a vari zoo in America. Quanto alle scimmie il gringo le faceva catturare dai Ticuna: che invece di ucciderle per nutrirsene, le vendevano a Tsalikis per 50 pesos ciascuna. Il valore equivalente di una scimmia erano un paio di pantaloni  o una camicia; da acquistare a Leticia.

dentato_50pxUn commercio che doveva rendere davvero molto bene! A sue spese Tsalikis fece costruire un modesto ospedale che doveva servire soprattutto ai tanti Indios sparsi lungo il fiume, facendo anche allungare una pista d’atterraggio in terra battuta che era servita ai piccoli aerei militari. Si regalò anche un monomotore ad elica. Di strade neanche a parlarne. Qualcuno iniziò la costruzione di una carretera per unire Leticia a Puerto Narino, un villaggio di Indios a 60 km, dotato di una pista per aerei più grandi; riuscì a completarne una ventina, poi venne arrestato per traffico di droga. Le modeste piste della zona – era noto a tutti- servivano a rifornirsi di carburante e proseguire per i laboratori clandestini dove, la pasta di coca prodotta in Perù e Bolivia, veniva raffinata in cocaina. I residenti di Puerto Narino definivano il loro piccolo scalo, International Airport; a significare il passaggio di così tanti aerei stranieri. Anche l’ospedale fatto costruire da Tsalikis subì in poco tempo miglioramenti alle sue strutture:a spese – anche ciò di pubblico dominio – di businessmen di Medellin, il famoso cartello della droga.

dentato_50px“Io so chi sono i trafficanti – diceva Tsalikis : in questa cittadina si conoscono tutti; se qualcuno bussa alla mia porta, gli offro un caffè e un sorriso”.

dentato_50pxE’ possibile che il nostro Mr Mike fosse del tutto estraneo a questo traffico miliardario?

dentato_50pxLui stesso si dichiarava disgustato da chi fumava, dai drogati e dagli hippies. Raccontò di aver rifiutato l’offerta di un milione di dollari a settimana per entrare nel giro di quelli di Medellin. Anche l’FBI gli chiese di collaborare, dietro lauto compenso: rispose che sarebbe stato troppo pericoloso per lui in quanto diversi agenti Federali erano implicati nel traffico. E per dimostrare la sua estraneità alla droga allestì un centro turistico nel mezzo della giungla: l’isola delle scimmie, dotata di albergo e ristorante. Con imbarcazioni a motore guidava gli ospiti tra le insenature del fiume, per le foto a scimmie o coccodrilli.

dentato_50pxSi esibiva anche in furiose lotte con le gigantesche anaconda. Raccontava che bisognava affrontarle in acque molto basse altrimenti si rischiava la pelle.

dentato_50pxA chi lo criticava per le sue massicce vendite di scimmie-scoiattolo agli Istituti di ricerca medica, rispondeva che l’organismo di questo tipo di primati disponeva di un sistema di coronarie simile a quello dell’uomo; consentiva di studiare gli alti e bassi di colesterolo nel sangue.  Questo era l’uomo che ci proponemmo di conoscere verso la fine di Novembre del 1982. Motivo del nostro interesse non furono le sue gesta nè le scimmie, ma un articolo sul quotidiano Il Giorno di Milano. Nel titolo a quattro colonne, in prima  si leggeva : Tutto incluso / a caccia di Indios.

dentato_50pxUn industriale di Milano che si definiva il Re della moquette e che si piccava di avere a cuore la sorte degli animali e degli uomini dalla pelle scura, aveva convocato una conferenza stampa al ritorno da un viaggio in Colombia per fare una denuncia: gli organizzatori locali del tour IT al quale partecipò, con l’aggiunta di 100 dollari avevano  proposto – non soltanto a lui –  un safari in elicottero per sparare agli Indios. Si trattava di una denuncia pesante tanto che a Milano se ne interessò il giudice De Ruggero: che ci confermò l’apertura di una inchiesta. Anche la Caritas e l’Interpol stavano indagando sulla storia.

dentato_50pxCon operatore e tecnico partiamo per Bogotà alla ricerca di Mike Tsalikis (il nome c’era stato fornito dall’industriale) che secondo il giudice di Milano era un wanted man anche per l’FBI. A Bogotà avremmo dovuto trovare un passaggio per Leticia. Pensavamo di dover salire su qualche vecchio trabiccolo ad elica, scoprimmo che il servizio–giornaliero- era effettuato addirittura dalla Lufthansa. Ci rendemmo conto che Leticia ci avrebbe riservato sorprese.

dentato_50pxDalla celebre guida Fielding sulla Colombia avevamo appreso che nelle strade venivano uccise ogni anno oltre 8mila persone per furti o rapine,con circa mille sequestri. Tra gli altri un avvertimento speciale: ”se riuscite a superare indenni  i 12 km dall’aeroporto di Bogotà al centro città, sappiate che ladri e criminali sono molto attivi nei pressi dei grandi alberghi”. Ne avemmo una conferma! A Roma, i missionari del FUNAI, la Fondazione che si occupava della evangelizzazione degli indios mi avevano fornito nome e indirizzo della loro missione a Leticia; forse i loro confratelli del Rio delle Amazzoni avrebbero potuto aiutarmi nella ricerca del ricercato Tsalikis. Li contatto e spiego che stavamo tentando di rintracciare un certo Mike Tsalikis per intervistarlo.

dentato_50px“Lei sta cercando Mike? Abita a 100 metri da quì”.

dentato_50px“Ma è ricercato dall’Interpol”, faccio io.

dentato_50px“Lo vada a dire a lui” e mi indica la casa.

dentato_50pxGli chiedo di accompagnarmi e andiamo. Una costruzione bassa e larga semisommersa nella foresta, ad aprire la porta si presenta una giovane donna Yaguas, tribù di indios che popolano quella zona del Rio Amazonas. Capelli neri e lunghi sciolti sulle spalle, indossava una tunica variopinta stretta in vita. Davvero molto bella. Smetto di guardarla – era certamente la donna del Capo – quando compare Mr Mike: testa squadrata, tipica camicia made in USA, tarchiato, medio di statura, occhi da inquisitore. Il frate , senza neanche scusarsi per il disturbo, gli espone il motivo della visita. “Questo signore è un giornalista italiano, dice che sei ricercato dall’Interpol perchè organizzi safari agli Indios.”

dentato_50pxMr Mike era ad un metro da me: mi aspettavo di essere squartato con un macete! Invece di chiamare i suoi gorilla mi sorride, mi fa cenno di sedermi e chiede alla giovane Yaguas di servirci da bere. Alquanto tranquillizzato, con un bel bicchiere di rum in mano comincio la mia arringa. Stavo facendo il mio mestiere di giornalista, gli mostro i ritagli di giornali italiani e americani che narravano delle sue gesta, lui osserva e scorre i titoli per poi esplodere in una sonora risata.

dentato_50px“E’ questo che dicono di me?”

dentato_50pxGli rispondo che in Europa se ne stava interessando l’Interpol e che erano in corso anche inchieste giudiziarie. Lui si alza, sfoglia una grande agenda, mi invita ad incontrarlo al porto non l’indomani ma il giorno dopo e chiede al frate di trovarci una guida per farci visitare – nel frattempo – un villaggio di Yaguas. Il ricercato Tsalikis mi stava organizzando le riprese! La guida – un giovane colombiano alle dipendenze dell’organizzazione turistica di Mr Mike – con una marcia a piedi di un paio d’ore nella foresta, ci conduce in un piccolo accampamento di Indios dove una ventina, tra uomini, donne e bambini erano intenti a lavorare le radici di manioca. Queste radici contengono una polpa bianca ricca di fecola dalla quale gli indios ricavano la tapioca, il loro pane. Macinavano anche un altro vegetale, la coca, le cui foglie venivano triturate in mortai di legno fino a ricavarne una poltiglia rossastra che, tenuta in bocca costituiva un efficace rimedio per lenire i morsi della fame e la fatica fisica.

dentato_50pxEravamo entrati in un mondo a noi completamente sconosciuto, a contatto con una civiltà  formata da esseri semplici che esprimevano la loro ospitalità con larghi sorrisi, invitandoti a servirti della preziosa poltiglia, del loro pane. Tutti conoscevano Mr Mike e la guida si sforzava, nel suo inglese di tradurmi le loro espressioni d’affetto verso quel Mike ricercato dall’Interpol. Ne uscii stordito: non per le foglioline di coca, che avevamo gradito, ma per la dolcezza di quegli esseri umani . C’era da meditare, sulla denuncia dell’industrialotto milanese !

dentato_50pxNel porto,una lunga banchina sul fiume, erano attraccate piccole barche da pesca, alcuni motoscafi e la grossa nave- 40 metri circa–di Tsalikis. Camicia bianca maniche corte e jeans ci fa salire a bordo e dice di prepararci per le riprese, entro breve sarebbero arrivati  i suoi amici Indios. Non trascorre mezz’ora, che il fiume si riempie di piccole canoe con a bordo, ciascuna, una decina di Ticuna: uomini e donne mezzo nudi e una nidiata di bambini. Arrampicandosi sulle scale di corda attaccate alla fiancata, cominciano a salire a bordo della nave; i piccoli tra allegre grida, le donne con ceste di frutta, galline e pesci, in una specie di pacifica invasione, vanno a stringersi intorno a Mr Mike. Lo accarezzano, lo baciano, improvvisano danze e canti, sembrava il loro Dio. Lui sorrideva compiaciuto, parlava con loro, accarezzava i bambini e ogni tant mi lanciava delle occhiate ; come a dire: hai visto come uccido gli Indios ?

dentato_50pxL’uomo che aveva catturato 60 mila serpenti velenosi, che osava lottare con le anaconda e i coccodrilli, ci  aveva mostrato un altro aspetto-forse il più umano – della sua personalità: era proprio questo l’uomo ricercato dalla DEA e dall’Interpol? Verso la metà degli anni ’80 il traffico di droga in Colombia raggiunse livelli tali da costringere il narcotic bureau ad una più stretta sorveglianza sugli spostamenti di merci da quel Paese verso la Florida. All’aeroporto di Bogotà un giorno vennero scoperti 10 kg di cocaina a bordo di un aereo di Tsalikis diretto a Tarpon Springs, in Florida, sua residenza americana. Mr Mike passò una notte in prigione, poi un meccanico ammise di esserne il proprietario. Ci fu anche l’esplosione di un ordigno presso la sua abitazione, si accertò che era destinato proprio a lui: la vendetta classica, nel mondo della droga. La DEA, pur sapendo che Tsalikis continuava imperterrito nel suo traffico, non riusciva ad incastrarlo. Poi, gli agenti del narcotic di Bogotà ricevettero un lettera anonima. Quelli del Cartello di Cali – una delle organizzazioni rivali – segnalavano alla DEA un grosso carico di cocaina in arrivo a San Pietroburgo, una cittadina nella Contea di Pinellas, Florida. La nave Amazon Sky, proprietà di Tsalikis, trasportava tavole di cedro. Un agente ne segò una: era imbottita di cocaina; così come le altre 700 tavole. Quattro tonnellate e mezza di cocaina, il più grande sequestro di droga negli Stati Uniti. A Mr Mike venne proposto il contratto per la protezione dei collaboratori di giustizia, rifiutò dicendo che aveva troppi amici e parenti; se avesse parlato  rivelando i nomi dei boss del Cartello, li avrebbe condannati a morte. Il suo motto era: “Che tu sappia o no , meglio tacere”

dentato_50pxAveva 61 anni, quando venne spedito nel penitenziario di Marion, Illinois, dove avrebbe soggiornato per 27 anni: se ne andò prima di scontare la pena ed è sepolto nel cimitero di Tarpon Springs, in Florida.

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  1. Un brano che come i precedenti si legge tutto d’un fiato e che mi permette di condividere le tue esperienze sempre piene di rischi e di imprevisti non solo per via del tuo lavoro ma anche per la tua naturale propensione all’avventura. Con simpatia ed empatia intuisco quanto aspra possa essere a volte la nostalgia di quei momenti.
    Mi introduci anche questa volta un personaggio certamente discutibile ma ricco anche di energie positive e di contrastanti sfumature che tu cogli con la tua spiccata capacità di farle rivivere efficacemente da chi ti legge.
    Mike Tsalikis è certamente un eroe negativo, capace di navigare con abilità non solo i fiumi popolati di anaconde ma anche negli ambienti ancora più insidiosi dei narco-trafficanti (per inciso mi chiedo se stante le sue origini greche almeno lui non si sia opposto all’utilizzo di una radice etimologica così dolce ed amica come νάρκης al posto di quella certamente più appropriata di θάνατος).
    Ti confesso, ti ho invidiato, mi sarebbe piaciuto essere insieme a te suo ospite e attraversare la foresta amazzonica a bordo di una sua imbarcazione. Non avrei partecipato certo ad una battuta di caccia agli indios (che ritengo fosse solo una maldicenza invidiosa) e mi sarei anche lasciato convincere che la sua attività di amante della natura non poteva essere di copertura al suo reale traffico di morte!
    Non mi sarei stupito affatto che, in quanto braccato da tutti, potesse comodamente vivere nella sua dimora (ciò non fa più notizia da noi).
    Avrei temuto assieme a te di una sua reazione violenta venendo a conoscenza dei motivi della tua insalutata (?) visita (paraculo il frate accompagnatore!).
    Non sarei rimasto sorpreso poi che, per malinteso senso di estrema omertà, una volta catturato non avrebbe mai tradito i compagni di malaffare e anche, per questo, avrebbe goduto di una lunga, serena vecchiaia in gabbia!
    Credo di averti comunicato che la tua storia mi ha appassionato, e per ricambiare ti posso solo ospitare nei miei ricordi di Puerto Maldonado sul Rio Madre de Dios in mezzo ai cercatori di pepite! Ma questo accadeva un millennio fa.
    Tony

  2. Interessante… ma se non erro a Leticia passò per altri motivi Leonard Clark, autore del libro con il titolo in italiano I fiumi scendevano ad oriente, accompagnato, cito a memoria a 40 anni dalla lettura, dalla bionda amica Ynez, venendo da una straordinaria esperienza nella giungla del Tambo e Perenè, e diretto all’alto Maranon…. aveva trovato il petrolio, che ha portato allo sviluppo di Pucalpa, prima era stato in Tibet con il generale cinese musulmano Ma Pufang (poi ospite di Farouk) visitando il territorio degli Ngolok per vedere se si poteva da quello resistere ai cinesi (furono poi tutti quasi sterminati da Lin Biao…), e poi morì annegato nel caronì in successiva spedizione. Mi hanno contattato sua moglie e sua figlia, avendo io a lui dedicato il mio articolo sull’itinerario di Gilgamesh.

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