Sul bianco Sacrario di Cima Grappa

Là dove il discorso si fa da solo

Alle parole ogni politico è abituato, certo il suo dovere è di dirle credendoci, con onestà. Ma è evidente… volentieri viene da sentirsene staccati, altrove. Ma in certi luoghi sbrigarsela così è impossibile: parlano da soli, c’entrano dentro, lo fanno loro il discorso. E così succede a chi solo lo veda, questo Sacrario bianco di Cima Grappa. Ci capiamo: salire queste isole circolari bianche una sull’altra, diventa cosa seria, coinvolge, fa sentire sotto questo cielo in tutt’altra maniera….

dentato_50pxÈ un’isola che diventa una montagna e arriva in cima. La si sale, e anche se non si sa mai dire o non se ne ha il coraggio, si sente: ogni tomba diventa un altare. E qui ci sono 23 mila altari, uno sopra l’altro, fatti per tornare ingenui: e come da bambini sorprendersi a pensare che reggono il tempio della Madonna. Qui le pietre bianche rivolte al cielo parlano, anzi pregano un’Ave Maria: “ora e nell’ora della nostra morte”. Chi si dedica a questa salita lo sente. È gente buona, semplice, come la più parte di quelli che ci sono morti.

dentato_50pxI discorsi non possono essere qui complicati. La gente di montagna è di poche parole, ma anche il più distratto dei turisti qui se ha un po’ di cuore, si scorda del telefonino. Qui valgono parole semplici per cui nelle città a valle, o sui giornali, si è derisi, roba umile che non va mai di moda. Eppure la frase Monte Grappa tu sei la mia Patria suona profonda, e nel dialetto di chi la dice arriva diritta al cuore. La patria si rivela: è il luogo dove si è dato comunque, e sempre molto più di quello che si è preso: altro che utilitarismo e piacere da massimizzare col Pil. Quelli che da vecchi risalivano queste scale e magari in queste trincee avevano fatto la guerra, sentivano la santità di un sacrificio. Si cerca una definizione di identità e di civismo: la patria non è un reclamo di diritti e neppure serve da bilancino tra diritti e doveri. Quella è una chiacchera buona a niente. La patria che fonda gli stati è la coscienza di un dono di sé, ripetuto per generazioni, in un luogo che è il nostro: dove siamo nati o per il quale siamo morti.

dentato_50pxRipetendo questa salita, noi tutti facciamo più che un dovere di civismo. Saliamo. E arrivati in cima, dov’è la Madonna, ci accorgiamo che non ci sono più italiani austriaci o ungheresi. Ognuno di loro qui aveva in mente morendo le sue valli, le strade e i volti delle mogli e delle madri… Cos’altro dire? Se non che da luoghi come questi viene un chiarimento profondo. Si capisce che gli stati non si reggono solo perché, come si dice oggi sono bravi a competere, a fare Pil. C’è dell’altro, molto più potente e misterioso che regge le nazioni: è il sentire ingenuo che nasce in luoghi come questo…. Forse ho esagerato. Non so se il mio è stato un discorso pratico. Ma credo sia lo stesso che, anche in silenzio, senza dirlo, si sarebbe capito nel mio paese, dove sono nato. Qui da Sottosegretario ho dovuto dirlo, perché si rischia di dimenticarlo e non possiamo permetterlo…. Qui, in questo sacrario, all’Italia e all’Austria e all’Europa non mancano e non mancheranno mai i fiori…

dentato_50px[ https://www.mentaerosmarino.it/davanti-allossario-che-raccoglie-32mila-caduti-della-grande-guerra-a-cima-grappa/ ]

 

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