Nonnina e il Padrenostro

Una preghiera per tutti, un mantra per pochi

Il tavolino modesto affollato di forchette in età diverse, residui di servizi spaiati, come i piatti volentieri scrostati: sono il dispiego di calma di questa vecchina, novantenne senza cruccio, con grembiale e mani conserte. Al centro pane e fichi, frittata cotta nelle pentoline, chicchi d’uva croccanti, ma avvolti nel Padrenostro da recitare prima. Lei che non mangia, ma guarda, nutrendosi di nutrire. Così nutriva nonnina e che sia viva o sia morta adesso non conta, standomi lì  comunque.

dentato_50pxFinché si mangia in povertà, con la mamma accanto si è salvi, tornati altrove, in un’Italia mite, umile quasi estinta. E se ancora  ci sono queste ultime nonne in tondità rassicurante e il rametto d’ulivo rinsecchito al chiodo, sopra al santino della Madonna, c’è ancora l’Italia.

dentato_50pxDopo c’è solo l’orrore dei tribunali del progresso, dove il buon senso è fucilato, appena incontrato, per reverenza ai vizi finti per legge virtù, alle litanie della tv, e ai ciclisti bantú. Meglio piuttosto regredire alla comunità di nonna in cielo e del Padrenostro. Mangio, e almeno ben penso.

dentato_50pxI sani sono i già morti in vita, il tempo che mangiano soltanto per loro s’è disvolto eterno; i malati sono i tiepidi, involuti, che non sanno ma spiegano. E non vedono il cielo uguale e le nubi che sono visi e levitano l’etere, sotto i gabbiani. Coi lindi piattini di pane e fichi,  attendo, mentre l’Apocalisse del nostro tempo dilaga.

dentato_50pxSolitari, torturati da noi stessi: così ci vedono stentare i vili. Ma cercando la matita casca per terra il libro: mi giro e come ali di colomba si sfoglia da solo. Ogni vita è nel confine del Nome. Che conta allora il circo di applausi che chiude bottega? Meglio il Padrenostro,  trascritto in gotico: «Atta unsar thu in Himinam wihnai namo thin quimai tiudinassus thins, wairthai wilja tins, swe in Himinam jah ana airthai». Ha pregio di suonare splendido, e di non farsi capire: si deve immaginare con un pensiero al quale il ragionare non basta. Il Padrenostro è più grande delle teologie e della Fede dei santi.

dentato_50pxMa meglio in gotico o in latino, costretti quindi a tradurre e sorprendersi. Dormo e arriva nel bel sogno un tale giapponese molto ciarliero. Raffaele, fisarmonica di luce spaziosa, risanante da l’aldilà intanto sorride. Il tempo diventa spazio fuori del corpo in preghiera; con la tazzina di caffé la nonna intanto è entrata oscillante nel mio sogno. Gira intorno, si siede, respira e mi chiede: «Com’era l’uva…?»

 

dentato_50pxImmagine: via Wikipedia Commons

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