Il nostro precario stato di eccezione

Questo governo non lascia ottimisti

Ritrovandosi ormai tutta l’Italia in stato d’eccezione e tutti ma proprio tutti richiedendo che esso diventi ancora di più esteso anzi esaustivo, è forse utile riflettervi. E constatare anzitutto quanto sia pericoloso affidare a epidemiologi o all’emergenza degli ospedali il suo principale criterio di guida. Una nazione è un organismo del quale la sanità è parte cruciale durante una epidemia di polmonite, che di questo si tratta. Tuttavia in essa l’economia sostanziale, la burocrazia, le idee morali sono arti non meno vitali. Governare una nazione richiede l’armonia di queste tre parti, senza di che obbedendo a una sola, l’organismo s’ammala.

dentato_50pxAlcuni esempi. Ho vissuto in Russia la transizione di Eltsin, la sua liberalizzazione dei prezzi; un gesto inevitabile e però condotto in maniera sventata. Con un risultato immediato: lo scombinamento di tutti i prezzi relativi e colli di bottiglia, ovvero penuria drammatica in alcuni settori vitali. E morti, molti di inedia.  L’Italia certo non è quella Russia, tuttavia si rifletta su cosa sta per fare il governo, se chiude le fabbriche, come reclamano i sindacati o gli epidemiologi. Si prende la responsabilità di un gesto grave. L’effetto su prezzi relativi, distribuzione ed approvvigionamenti potrebbe essere rovinoso, senza degli esperti ad amministrarlo.

dentato_50pxUn altro esempio russo. Come è noto alla storia economica i comunisti provocarono una carestia tale che nella regione di Saratov si verificarono casi di cannibalismo. L’origine di questo disastro non fu il difetto di grano, ma la paralisi di ferrovie e trasporti che il licenziamento dei borghesi ingegneri e la loro sostituzione con inetti provocò. Cosa sto dicendo? Che la distribuzione alimentare dipende dai fabbri, dalle imprese, dai gommisti, non meno che dagli agricoltori, i quali senza pezzi di ricambio con i negozi di ferramenta chiusi, si troverebbero pure essi non meno nei guai.

dentato_50pxL’emergenza richiede una precisa coscienza della matrice delle merci base in una catena input-output, ovvero della catena di interdipendenza. Senza di ché la modifica dei prezzi relativi a seguito della scarsità diventa rovinosa; tradotto, genera gravi tensioni sociali e accaparramenti. Per non dire della situazione del debito pubblico e prima ancora delle imprese, il sistema industriale rischia una falcidia più potente di quella del 2011 e si sente in una situazione da 8 settembre…  Ma non voglio allargare il discorso. Mi tengo ai particolari.

dentato_50pxIl governo, e non solo per l’effetto annuncio, che ha fatto fuggire la gente al Sud e generato uno stato d’animo da 8 settembre nelle imprese, non rende ottimisti. Dove sono le mascherine, dove i guanti, dove i disinfettanti? Si dice a un’intera nazione che il pericolo è mortale, e malgrado ciò in un mese il governo della seconda nazione manifatturiera d’Europa non riesce ad avviare una catena produttiva dei respiratori e nemmeno a far tornare nelle farmacie i disinfettanti. E non solo: per la fuga da Milano nessuno paga, nessuna dimissione, avanti coi giochetti da Grande Fratello. Risulta inevitabile dubitare: chiedersi se questo governo, e  non solo per aver sottovalutato  l’emergenza due mesi fa quando poteva essere meglio contenuta,  sia davvero all’altezza della situazione.

dentato_50pxÈ del resto un governo tribunalizio, di improvvisati. Mettete in fila Di Maio, Bonafede, Conte, Casalino, Speranza, e via dicendo, studiate i loro visi tepidi, atavicamente sfortunati: promettono molto peggio delle loro dichiarazioni. E a fugare ogni dubbio che questa sia una idea di parte, aggiungerei che il guaio non si risolve facendo il governo di Salvini o della Meloni, il cui controcanto al governo è penoso. Occorre piuttosto un gabinetto di emergenza composto da gente seria, fuori dalle tiritere, che sia preparata, conscia della catena delle interdipendenze. E abbia attitudine al comando. I partiti di destra e di sinistra lo sostengano e basta. Evitare un governo d’emergenza, far gestire alla compagnia di Grillo la macchina dell’Italia, con buone probabilità la farà finire in un burrone. Il Quirinale sta adesso assumendosi una responsabilità enorme. Si faccia un governo diverso. (11 marzo 2020).

 

 

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  1. In questo anno funesto torna provvidenziale la voce, mai dimenticata e sempre invocata, della Confederazione Italiana.. nel cuore serbo ancora le giornate a Isola del Piano.. grazie di esserci ancora!

  2. La riapertura di questo sito apre il cuore alla speranza che si possa fare ancora qualche cosa per fermare il disfacimento della Patria.
    È necessario un gabinetto di emergenza. I partiti odierni sono degli spettri, che hanno prosciugato le anime dei vecchi partiti. L’impressione è che si comportino come attori, eterodiretti da forze che non amano l’Italia; almeno non quella di Vittorio Veneto!

  3. In effetti, la protratta inerzia del Quirinale parrebbe difficilmente giustificabile alla luce delle cronache di questi giorni.
    L’ultima apparizione del Presidente Mattarella, pochi giorni prima dell’emergenza del contagio, lo mostrava in una scuola e, circondato senza precauzioni da bambini cinesi.

    1. Tutto molto condivisibile. Ed e’ quello che provo a dire da giorni con voce molto meno autorevole. Purtroppo perderemo ben piu’ di 10 punti di PIL, il debito schizzera’ ben oltre il 140, forse il 150 e, se per caso i nostri “soci” europei riusciranno a gestire la situazione in modo piu’ ordinato (come gia’ stanno facendo) non avremo nessun aiuto e avremo un danno di immagine clamoroso. In sintesi potremmo dire: Milano-Wuhan-Atene. Purtroppo per noi l’operazione mediatica ha funzionato. Penso che il gradimento di Conte sia in ascesa. Se si prova a parlare di economia e di costi di certe decisioni, anche con gente di livello culturale medio alto, si finisce scannati. Quindi la chiusa e’ wishful thinking. Anzi temo che con una Presidenza della Repubblica che batte pugni solo quando i “pericolosi” Savona rischiano di andare all’Economia ma che poi gioca a tenere in piedi il Parlamento fino a scadenza naturale, in caso di crisi di governo, verremmo abbandonati a un improbabile confronto tra avvocati foggiani e governatori di regione in mascherina. Meglio di no