L’equivoco dei “poveri in spirito”

Sabotaggio di una semplificazione pervasiva

In un passaggio del suo più recente lavoro, Marcello Veneziani, con affermazione verosimile dichiara:“Del declino cristiano, europeo, italiano – spirituale, morale e demografico – non se ne occupa nessuno, neanche la Chiesa, la cui priorità è l’accoglienza di chi viene da fuori” ( Dispera bene, Venezia, 2020, pag. 26).

dentato_50pxTale affermazione, che sembra sia vissuta dai più come una aperta critica alla tendenza attuale perseguita  da papato, aperto, com’è verso i migranti e meno tutelante verso “quelli che stanno dentro la tradizione della Chiesa”, parrebbe una tesi conservatrice. In realtà, usandola, e a dimostrazione che ormai i vecchi schemi rischiano di risolversi nel loro contrario, si potrebbe giungere al convincimento opposto.

dentato_50pxCon una anticipazione destinata a farmi meglio comprendere potrebbe giustificarsi la tesi che l’apertura a chi viene da fuori sarebbe invece conservativa e la minore attenzione a chi è dentro sempre più giustificata nel lungo periodo, pure.  Ponendo mente non acritica alle attuali evoluzioni sociali si può dimostrarlo.

dentato_50pxQuando l’uomo si è percepito diverso dagli altri animali, già il naledi, posteriore all’australopiteco ed anteriore all’erectus, circa due milioni di anni fa, ha iniziato a praticare la sepoltura postmortem.  Come dimostrano i resti della caverna Rising Star iniziava così a elaborare un primo sistema, poi sviluppatosi in un accentuato animismo, fino ad approdare al monoteismo. Per spiegarlo giudico condivisibili le idee di Max Weber, che postulò il concorso dello sviluppo delle relazioni sociali e l’affermarsi della specializzazione non più meramente agraria ( sul punto illuminante, inter alia, Pierre Bourdier, Una interpretazione della teoria della religione secondo Max Weber, in Il Campo religioso, Torino, 2013, pagg 51-72).

dentato_50pxAvendo sviluppato una classe sacerdotale che lo consolasse, parafrasando Harari, essa si è in breve specializzata a giustificare perché  le pratiche adottate non sempre funzionavano: non avete pregato abbastanza, non avete fatto sufficienti sacrifici ecc. ecc. Prima questa classe si è rivelata resistente al cambiamento verso il monoteismo, ma poi ne è divenuta  esclusiva interprete sviluppando, com’è endemico ad ogni organizzazione che tende a perpetuarsi, un proprio “mercato di riferimento”.   Espressione questa che solleverà reazioni indignate – e, tuttavia mi si conceda di proseguire nella mia brutalità economista. E il mercato di riferimento  del cattolicesimo sono appunto  i “poveri in spirito”, come in Matteo, 5:1-3 :“ Gesù vedendo la folla, salì sul monte e si mise a sedere. I suoi discepoli si accostarono a lui, ed egli, aperta la bocca, insegnò loro dicendo:” Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.”

dentato_50pxPer i riferimenti biblici rimando alla lettura di una rivisitazione di un articolo apparso in Norvegia nel 1912 con il titolo “non con parole, ma in azioni e in verità” ( copyright Stiftelsen Sckjulte Sketters Forlag ) con un elenco dei passi evangeli che esemplificano il concetto.  Esso è il più distante rispetto alle tendenze dell’uomo attuale, specialmente di quello che è già “dentro” l’occidente: riconoscere i poveri in spirito implica la povertà come ideale e una disposizione interiore, la conoscenza dei propri limiti e della totale dipendenza da Dio.

dentato_50pxEcco una disposizione che è quanto v’è di più distante dall’occidente secolarizzato, che ha letto Newton, Darwin, che è riuscito a spiegare molte delle cose che prima erano oggetto di fede. Per cui il mercato di riferimento o si sposta in spiritualità diversificate o respinge una lettura della vita che la controriforma ha voluto contrapposta al sapere scientifico, soccombendo.

dentato_50pxNe deriva allora che il permanere di quella istituzione,  che si pone come “medio necessario” nel rapporto con la divinità, postula una evangelizzazione, un marketing strategico, di cui Paolo di Tarso è stato l’iniziatore,  destinato ad un proselitismo sostenibile e questo può avvenire solo verso i poveri in spirito che certo non abbondano nell’occidente scientificamente evoluto.

dentato_50pxImportare poveri in  spirito, potenzialmente includibili, rappresenta la base per il potenziale mantenimento della primazia irrinunciabile, se la Chiesa, come tutte le istituzioni terrene,  ha una “missione” da compiere.

dentato_50pxLa cosa più “conservativa” che può fare è aprirsi al mondo dei convertibili, specialmente quando questi provengano da aree verso le quali, l’aver supportato il colonialismo occidentale, ha creato a diverse religioni l’opportunità di appropriarsi delle rivendicazioni più immediate dei poveri in spirito, sino a trasformarli in vere e proprie minacce per l’occidente e le sue istituzioni religiose.

dentato_50pxDunque chi è più conservatore? Chi  cerca di espandere il proprio messaggio ai poveri di spirito, come fece il Santo dei Gentili, o chi crede che la parola di Cristo sia solo per  iniziati?

dentato_50pxNessuna critica a Veneziani che, da par suo, con penna invidiabile quanto la sensibilità che pone ai fenomeni, individua il problema, ma questo, come molti altri, offre possibilità di lettura con angolazioni diverse ed esiti valutativi differenti.

COMMENTA

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *