Epidemie e luogocomunismi di oggi e di ieri

Dalla farsa resasi virale

Ogni epidemia ha un Manzoni o un Camus. Al Coronavirus sono toccati gli anchorman. Tant’é.

dentato_50pxIl racconto di sì eccezionali tempi avrebbe meritato, in effetti, l’affresco a tinte forti e cupe – un po’ gotiche – di qualche contemporaneo romanziere, ispirato possibilmente da qualche lettura dantesca in ossequio all’imminente anniversario pasquale e da qualche pagina di Poe o Shelley. Chissà, forse un domani, quando tutte queste buie vicende finiranno nella soffitta della storia.

dentato_50pxOggi è solo cronaca. Miasmi e umori registrati dalle telecamere senza filtri che per aumentare i televettori ne mettono a dura prova l’immaginazione attraverso purghe di paura.

dentato_50pxNelle conclusioni de I pidocchi del Granduca, Carlo Maria Cipolla mette in guardia i tanti che invocano il ritorno agli anni che furono per sfuggire ai problemi provocati dalla industrializzazione, facendo notare come allora le condizioni di vita fossero praticamente bestiali. Per Carlo Maria Cipolla, l’epidemiologia non può essere compresa in modo indipendente dal contesto socioeconomico.

dentato_50pxIl Coronavirus, però, pare sparigli i conti dell’insigne e raffinato storico dell’economia. L’equazione di allora secondo la quale chi era più povero era più sporco e quindi finiva più rapidamente nelle fauci delle epidemie del tempo, oggi è confutata. La dinamica del contagio con cui si diffonde il Coronavirus, come in un contrappasso dantesco, trova infatti nell’essere umano al tempo stesso il carnefice e la vittima del morbo. Niente topi, né pulci.

dentato_50pxL’epidemia metonimicamente, per tramite della saliva di un individuo (parte) fuoriuscita dalla bocca (tutto) infetta il suo simile mentre i due viaggiano alla vitalistica velocità di 300 km/h a bordo del vettore (Trenitalia), scambi permettendo, nella moviola (tutta lagrangiana) del moto relativo della particella di saliva che, gravida del DNA replicante del virus, si insinua sulle cellule epiteliali del labbro semiaperto del dirimpettaio alle prese con uno sbadiglio postprandiale prodotto dallo snack disegnato da Cracco (cibo purgatoriale stellato).

dentato_50pxSe c’è una cosa giusta in questa epidemia è la sua democratizzazione. Altro che compagnie low cost (con i voli tutti cancellati). Nel Seicento, per spiegare il fatto che il morbo colpiva anche gli aristocratici, che vivevano in migliori condizioni igieniche e godevano di una migliore alimentazione, insigni luminari della medicina concludevano le loro tavole rotonde attribuendo la proliferazione del morbo dei ricchi correntisti alla corruptione dell’aria.

dentato_50pxOggi, il coronavirus non solo non guarda alle dichiarazioni dei redditi di chi contagia ma purtroppo neanche alla corruzione dell’aria con buona pace degli inquisitori moderni.

dentato_50pxA Pozzallo, ridente località sulle rive del Mediterraneo, celebre per ben altra emergenza, quella dell’immigrazione, gli autoctoni – ben più infestanti degli indesiderati migranti – si ritrovano – in pieno #iorestoacasa – nei bar, mettendo a fattor comune le più disparate teorie epidemiologiche. E lo fanno facendo parlare la loro gestualità più ancora delle loro parole.

dentato_50pxLo zio Giorgio, mascherina abbassata sotto al mento, una birra Dreher in una mano mentre l’altra asseconda il suo sicuro sentenziare, dice: – Questo virus gli americani l’hanno inventato per ammazzare tutti i cinesi -. E però le miasmatiche minchiate dello zio Giorgio non devono far perdere di vista il dettaglio della mascherina sotto al mento. Tornando ai tempi delle epidemie di peste, ecco che quella mascherina, giusto abbassata sotto al mento, trova la sua omologa nella collanina cui erano attaccati i sacchetti di noce moscata che mettevano al collo gli uomini del Seicento per difendersi dalla Morte Nera. Olandesi e Inglesi si scannarono a colpi di bombarda per mettere le mani sull’isola di Run che della noce moscata era piena. Leggetevi “I bottoni di Napoleone” e scoprirete altre curiose chicane della storia in cui semplici molecole hanno fatto da cordoli decisivi.

dentato_50pxNel Seicento, i migliori medici del tempo ignoravano virus e batteri e pensavano che il morbo (tifo o peste che fosse) proliferasse proporzionalmente agli umori presenti nell’aria. Allora era l’estate la stagione ritenuta più pericolosa, in quanto era nella bella stagione che si sentivano più forti gli umori e miasmi dei biologici cicli dell’uomo cittadino. Convinzione quella che fa il paio con l’idea di oggi – del tutto infondata – che il Coronavirus andrà scemando con l’appropinquarsi della chiusura delle scuole (sic!), manco fosse uno scandinavo poco amante dell’umidità tropicale.

dentato_50pxInfine, ci sono le regole e gli amici dell’uomo. I cani. Ora io dico, possibile che per uscire senza autocertificazione in una famiglia media di quattro persone, bisogna costringere il cane a fare quattro volte i bisogni? Poveri cani, lasciati soli in casa otto ore sul divano con la stessa serie TV a fargli compagnia, abituati com’erano a doversela tenere fino alla sera, finiranno con l’essere le vere vittime di questa emergenza. Tutti dal veterinario con la prostatite.

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