I due banalini di coda

Sul grado estremo del conformismo

“Un saluto a tutti dalla caverna”. Parole dal respiro adolescente con cui Massimo Gramellini, in intento di divulgare quanto non sa,  ma sente ogni volta equivocando, condisce la sua banalità presuntuosa in missione umanitaria, inondando d’ovvietà l’Italia: erudirla, con la più abusata delle poesie che sembra essere l’unica che l’autore da lui letto abbia composto,”If” di Rudyard Kipling, riscritta addirittura per l’occasione. Agendo con scoperta goffaggine che si vuole ironica ma tale non è, faticosa persino nel respiro, gli riesce alla fine la più insospettabile delle comicità, quella per eccesso di desolazione. Eppure insiste come niente fosse. Del resto questo Gramellini, insieme al compare Fabio Fazio, elevato ora a destinatario epistolare delle “forze millenarie” del Papato, con Che tempo che fa e Le parole della settimana sono riusciti in una operazione che non ha pari nella storia di questo servizio pubblico: fare una programmazione in grado di egemonizzare la banalità e banalizzare l’egemonia. Sono riusciti nel compito di distruggere la gloria di archivi della rete in cui lavorano. La pericolosità dei due è proporzionale al loro intento di minimizzarsi, di pretendersi innocui. Alla coppia dei banalini di coda (per usare una geniale espressione di Flaiano) sono bastati un paio d’anni per catalizzare come dei demoni ogni aspetto della normalità come servizio d’ordine. Nostalgici di programmi quali Carosello o Non è mai troppo tardi pedagogizzano l’Italia all’obbedienza come correttori docili di Stato. Così, la loro pigrizia da sonnolenti fatta passare per servizio di qualità dilaga. È l’unica concessa dal servizio pubblico, ch’è al servizio della loro pedagogia privata e totalmente settaria.  Il loro formato di addomesticamento prevede sintomi comunque languidi, si esalta nella patina della storia patetica. Tutto si compie nell’assenza antisettica di ogni polemica, nell’ilarità finta, condita dei paragoni da trivio della Littizzetto.  Né mancano mai  le  risposte giornalistiche dovute al contorno degli altri in cantata dell’asservimento sempre pronto,  agli ossequi alla cordata: sempre in apparenza di distacco, distanza dal litigio.

dentato_50pxBasterebbe del resto la rubrica Il caffè di Gramellini sul Corriere per notare come la lezione di morale sempre pacata si infarcisca di un’attitudine alla prevaricazione. Perciò l’assenza di conflitto viene esaltata da entrambi i banalini  Rai come esempio di civiltà. La quiete si trasforma in azione rivoluzionaria, senza velare troppo il loro narcisismo da oratorio. Questa nuova generazione di anime belle impone alla lobotomia dei futuri spettatori il condominio progressista come unica dimensione psichica: bastino le grandi tavolate del programma di Fazio a dimostrarlo, tra battute e “posti aggiunti a tavola”, in cui ogni problema del mondo si trasforma in una perfetta réclame. Così nella Rai va mano mano accumulandosi una riserva di sentimentalismi immonda. Il programma di Gramellini è addirittura più estremistico nella sua prassi. Utilizza tutte le furbizie ottiche della macchina da presa, l’uso del sonoro del cinema di bassa lega nei momenti di climax sentimentale, in cui recita come un liceale emozionato un monologo la cui sopportazione è prova estrema. Addenta la sua preda confusa in ciò che guarda, la quale ravvisa la gratuità e il dono autentici nella sua ars retorica di pessima fattura. Eppure non si placa il piemontese educatosi alla scuderia di Fazio, ora procede nel suo Le parole della settimana a dirci come certi termini vadano detti, ci bacchetta sulla semantica e sull’uso. Ci sorveglia, vuole reinsegnarci a parlare, addita di ognuno ingenuità terminologiche, lui, l’esperto del nostro inquinamento da lessicomani!

dentato_50pxEsiste una tracotanza senza fondo degli inermi, dei timidi quando non sono più timidi, e da loro occorre soprattutto farsi distanti: quella sia la prima salutare distanza di sicurezza.  Da questa galleria amara d’ovvietà sono lontani i tempi di una ben altra Rai, che elencava Guido Piovene in giro per l’Italia come inviato a narrare le peculiarità ed i tesori di ogni regione e luogo, Mario Soldati che intervista gli editori italiani e concepisce varie rubriche e servizi, Giorgio Manganelli che fa un’intervista impossibile (vecchio formato radio senza tempo) al Mangiafuoco di Pinocchio, Alberto Arbasino che intervista Borges, fa scontrare su Match generazioni di scrittori e registi, Giorgio Weiss che faceva sfidare i poeti e apparivano per magia letture di Amelia Rosselli e Andrea Zanzotto, parlando con affezione sincera, con scontro esatto, senza velleità, di come stanno veramente le nostre parole e il nostro mondo. Ammaestrati dalla paura adesso vogliono gli ergastolani di una nazione intera alle prese con le canzonette. Non si è mai completamente immuni al morso invisibile del banalino di turno, ha vita breve il vaccino che immunizzi. Decisamente preferibile tornare a Zanzotto intervistato in un servizio di decenni fa,  risanare la mente ascoltandolo dire: “ Io pensavo che il mondo così concepito/ con questo super-cadere super-morire / il mondo così fatturato // fosse soltanto un io male sbozzolato / fossi io indigesto male fantasticante / male fantasticato mal pagato /e non tu, bello, non tu «santo» e «santificato»/ un po’ più in là, da lato, da lato.

COMMENTA

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *