Perché Draghi

Il momento di decidere e agire

Perché è il momento di Mario Draghi? Rispondiamo con le parole ancora attuali di un antico comunista con il senso dello Stato, Palmiro Togliatti: “Fuori i pagliacci dal campo di battaglia”. Ecco, il momento per l’Italia è infine giunto: il Coronavirus non farà prigionieri in Italia e lascerà dietro di sé un cumulo di povertà senza neppure le rovine materiali necessarie a innescare un secondo piano Marshall, che infatti non ci sarà. Prima che l’Europa si trasformi per noi nel teatro delle crudeltà già preannunciato dagli Stati nordici, con la passiva complicità della Commissione, occorre impedire che all’ultimo tavolo del negoziato continentale sieda questo governo imbelle, guidato a Palazzo Chigi da una vanità spudorata e priva di sostanza, imbevuto nella versione teratologico-televisiva del Grande Fratello al punto tale da dissolvere perfino il residuo istituzionale presente nei supposti eredi di Togliatti annidati nel Pd.

dentato_50pxL’Italia è tecnicamente alla rovina finanziaria, entro l’anno il debito pubblico potrebbe accarezzare il 160 per cento di un Pil che s’indovina di almeno 5 punti sotto lo zero. Per quanta liquidità possa iniettare la BCE, nessun amico a Bruxelles vorrà proteggere sui mercati Giuseppe Conte e la sua orchestrina dalla minaccia di un default senza trattativa. Con il che, ben che vada, diventerebbe attuale la prospettiva di ristrutturare il debito in condizioni d’irreparabile svantaggio e di disordine sociale, oltreché politico e morale.

dentato_50pxA meno che, appunto, non entri in gioco l’ex capo della Banca centrale d’Europa, con l’intento di negoziare alla pari con i piccoli burocrati continentali e con i grandi azionisti mitteleuropei. E qui l’operazione non può essere tecnica ma politica, poiché si tratta di politicizzare al massimo l’azione del super banchiere in luogo di tecnocratizzare l’esecutivo alla sciagurata maniera di un Mario Monti. Occorre un composto e responsabile sostegno da parte di tutte le forze parlamentari, compreso il così detto fronte sovranista; una volontà di affrontare subito, attivamente, il processo storico prima di subirne domani le conseguenze travolgenti. Nella sua recente conversazione con il Financial Times, Draghi ha di fatto ridisegnato in poche parole la missione di un sovranismo europeo su base mutualistica: ciò che in regime di normalità è negato alle fole dei boriosi no euro, nello stato d’eccezione diventa una urgente ortoprassi. Allargare monetariamente i confini del debito pubblico prima che quello privato si trasformi in fame e carestia. In ciò, l’ex governatore della BCE persegue una linea di ragionevole salvezza per il continente e si candida a maggior ragione a rappresentare l’interesse nazionale italiano nel consesso europeo. Fuori dal nostro Parlamento desertificato, nessun altra figura gode della sua reputazione e credibilità. Dentro il Parlamento, nessun calcolo tattico motivato da sondaggi appestati dall’emergenza sanitaria potrà mai giustificare un diniego che somiglierebbe a un suicidio di massa strategico. E’ il momento di Draghi.

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  1. La rovina finanziaria e industriale dell’Italia sembra essere, per ora, l’esito più probabile dell’accelerazione, innescata dalla pandemia, del disfacimento spirituale, morale e istituzionale del nostro ceto politico-istituzionale; del resto molti grandi imprenditori, da tempo, avevano già abdicato ai loro ruoli industriali, dato che, anche a loro insapuTa, era ed è un dato incontrovertibile che una media potenza quale è l’Italia, posta nella semi periferia del sistema globale, può esercitare in esso un ruolo industriale incisivo solo grazie a un sistema di economia mista, come ai tempi dell’IRI. Il residuo nostro ceto istituzionale, per nascondere la sua sostanziale inanità a guidare la Nazione degli italiani nel nuovo mondo multipolare si è aggrappato e cerca di far aderire gli italiani al progetto europeo. Tale progetto, non dimentichiamolo, fu presentato agli italiani, purtroppo, con parole assai ingannevoli; chi non ricorda sproloqui misticheggianti tesi a coniugare Dossetti con “l’economia sociale di mercato”? Dizione, quest’ultima, che, in Germania e in tutto il Nord Europa, significa concorrenza in tutte le salse, a tutte le latitudini e, in primis, lotta economica feroce tra gli Stati per accaparrarsi risorse e la manodopera migliore a minor prezzo, mentre, in Italia viene declinata( per il povero elettore, specie se di centro o centro-sinistra), strizzando l’occhiolino sulla parola “sociale”… Se si vuole tentare ancora in questa direzione è plausibile che l’uomo forte, che possa “salvare il salvabile” sia Draghi. Io, tuttavia, credo che prima cercheranno di far misurare a Conte tutti i margini, minimi ma c’è ne sono, che la BCE dovrà e vorrà tenere aperti. Infatti il Nord Europa ha sì molte ragioni da far valere contro di noi per tutte le “mancate necessarie riforme” e per tutte quelle riuscite male ( l’enormità del fallimento economico e morale della riforma del titolo V, ad esempio, non è imputabile all’Europa del Nord), ma sa anche che basterebbe esser pazienti ancora per poco, dato che, pur di salvarsi, l’attuale ceto istituzionale è già animicamemente sottomesso e pronto a dargli tutte le restanti chiavi della Nazione…
    Se, invece, come memori di un altro destino, un destino in cui abbia posto la più candida delle parole, onore, si volesse uscire dall’involucro asfittico di quest’europeismo da crestomati, per riaccendere, non senza molto, molto dolore, altri fuochi e illuminare altri destini, forse sarebbe meglio cercare non nel mondo dell’economia, le guide capaci di coordinarci in vista di più audaci imprese.

  2. Non discuto la credibilità di Draghi e, ancor più, la sua profonda conoscenza della “politica” europea. Temo però che abbia ben pochi assi nella manica. Per “negoziare alla pari” servono carte e francamente chiunque si accinga a guidare l’Italia carte ne ha ben poche. A meno di non far leva su visioni strategiche europee di lungo periodo che però non sembrano avere molta presa sugli elettorati dei cosiddetti “falchi”. Tutt’altro, e molto più probabile, è che Draghi possa esser visto come garanzia a fronte di un “aiutino” europeo. Ma in quel caso dovrebbe sottostare a condizioni (magari più blande di quelle imposte al signor nessuno attualmente a Palazzo Chigi) e, forse, sarebbe più d’aiuto alla Presidenza della Repubblica. Con tanta voce in capitolo ma non soggetto alle sciocchezze della nostra politichetta quotidiana. Il punto di fondo però deve esser chiaro: Draghi o non Draghi senza classe dirigente e politica degna di questo nome non ne verremo fuori bene