La plumbea corona degli intoccabili

Lo Yoga del Non-Toccamento

Da ormai numerosi giorni un professore emerito di Sanscrito e Linguistica, Madhav M. Deshpande (Ann Arbor), per stemperare la sempre più lugubre atmosfera generata dall’attuale emergenza, fa circolare in rete versi sanscriti di propria fattura. Riprendendo alcuni motivi topici del kâvya (poesia di corte indiana), Deshpande condensa in ironiche immagini quella “cultura del non toccarsi” che viralmente si sta diffondendo in queste settimane: l’infezione, o la sola paura di contrarla, riduce gli sposi a non prendersi per mano, anzi a non toccarsi; uno Yoga del Non-Toccamento si va fulmineamente diffondendo, che invita a non toccare alcunché; le mani ormai si guardano a distanza, sgomente di fronte al proprio inutile esser coppia; chi ha timore dell’infezione dovrebbe arrivare a parlare solo mediante vocali, visto che le consonanti implicano il toccarsi di organi fonatorî; e così via non toccando. Il tocco del noto agente virale, o, più precisamente, quanto quel tocco ai sapienti inspira, rende … intoccabili! Di primo acchito i versi del dotto emerito mi trasmettono impressione di cattivo gusto. Ma dopo pochi istanti mi echeggia un richiamo agli intoccabili (untouchable), ai senza casta, cui anche il dotto indiano potrebbe aver pensato – forse tacendo questo richiamo per political correctness.

dentato_50pxLa situazione prodotta con l’emergere della coronarica emergenza sta trasformando gli umani in intoccabili, orienta doli verso una condizione di esclusi e reclusi rispetto ad ogni ordine percepito come autenticamente umano: ordine che, fino a non molte settimane fa, per qualsiasi cultura e civiltà era fondato sull’incontro e sul contatto. Come i senza casta, nel nostro coronarico presente si viene espulsi da ogni relazione aptica con altri umani. Ma ora non è un particolare gruppo di umani – come i senza casta indiani – a patire il destino dell’esclusione:ogni umano è stimolato ad accogliere cotal destino con incendiario e canoro zelo, per non violare l’altrui diritto a salute e vita.

dentato_50pxTutti, insomma, siamo più o meno suasoriamente stimolati a praticare lo Yoga del Non-Toccamento: la nuova, inaudita via iniziatica inaugurata dall’emergere dell’emergenza totale. Curiosa mysteriorum viaparamiraque, coronaricus Yoga atque modernus iste! Via radicalmente rivoluzionaria, perché inverte le vie all’Arte Regia conosciute ad ogni fosse anche solo apprendista – non parliam di filosofi e d’artisti… – degno di rispetto, almeno prima del nostro fortunato e novator presente. Via che ci vuol trasmettere una regalità novissima, nata dal non toccamento e dalla sua arcanissima disciplina, i cui arcana arcanorum forse nessun umano potrà mai conoscere: sono, infatti, gli arcani della magna intangibilitas, i non umani mysteria chandalorum, cui ora con lodevol zelo si vuol convertire l’umanità, finora immersa nella crassa melma di un’ignoranza anche agli iniziati ignota; arcani che, disinfettandoci con cura asettica da ogni ordine umano, son del tutto ignoti a chi, inane superstizioso ed in spirito mendicante, s’ostina a voler permanere umano.

dentato_50pxEcco la domanda urgente che dovremo porci non appena questa coronarica emergenza sarà trascorsa: vogliamo ancora una vita umana, così ricca di possibili, anche letali errori, e, dunque, una vita che trova solo nell’osare il coraggio dell’io la liberazione dalla paura della morte? O vogliamo imboccare la via di questi misteri coronarici e novissimi, inaugurati e nutriti dall’ossessiva paura della morte? Misteri, questi, promettenti l’umanoide identità ed immortalità digitaldonata, vale a dire la non umana, integralprofilattica vita da homunculus zootechnicus, cui vuol iniziarci il novissimo Yoga del Non-Toccamento. Misteri della regalità onnidemocratica, nutrita dall’essere uguali nell’intoccabilità e nel voler né toccare né respirare il fuoco del sole, l’aria del cielo, l’acqueo immaginarsi dei colori, la soave umiltà della terra: voto d’analgesica vita anaptica, in cui i governi – così dicono – ci proteggono da noi stessi, amorevolmente vietandoci i rischi della libertà e dell’amore nutriti dall’io; vita dove l’economia, gioiosamente e con missionario zelo, si converte in zootecnia; vita senza diritto, perché nutrita dalla permanente emergenza che detta la paura della morte.

dentato_50pxChi, ancora, oserà l’IO SONO?

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