Viandanza è Occidente

Tra natura, Dio ed occidentalità

Partire da qualunque punto cardinale, ma avendo sempre come traguardo l’uomo, la sua cultura, le sue radici, la propria (nostra!) essenza. Tra Natura, Dio ed Occidentalità. Magari spaziando e vivendo tra boschi, oppure scalando montagne, ancora rievocando saghe e strimpellando antiche ballate. Da soli, in coppia, in ‘stormi’,  pur di fissare la bandierina su una terreno fertile di Storia, tradizioni, identità. Nessuna ulteriore divagazione, prima di svelare a cosa e a chi ci riferiamo: la viandanza come ideale di vita e, in virtù di essa, due massimi riferimenti che in tale principio ritrovarono se stessi e il sostrato del loro mondo: E. D. Thoreau e il Movimento giovanile dei Wandervogel (Gli uccelli migratori).

dentato_50pxUna viandanza comune tra H. D. Thoreau e i Wandervogel, poiché etica, attiva, umanitarista e storica, da contrapporre a dimenticanza e sudditanza. Vagabondare, con e attraverso la Natura, per non dimenticare chi siamo, cosa caratterizza le nostre essenze e civiltà, bacchettandone ogni deviazione verso l’imborghesimento più ipocrita e materialista. Idealmente e non, quei loro cammini, come i nostri, possono ricalcare quelli dei primi pellegrini diretti verso la Terra Santa; possono testimoniare lo Spirito dell’Occidente più errante e foriero di grandi scoperte; possono coniugare pensiero/armonia e volontà/azione; possono, soprattutto, ispirare e curare la nostra anima da una temporalità oggi così asfittica. Senza mai cedere il passo al più becero nichilismo contemporaneo che, attraverso una damnatio memoriae totalizzante, anela cancellare ogni orizzonte valoriale.

dentato_50pxD. Thoreau (1817 – 1862), il trascendalista più sfrontato e genuino, il più bizzarro apologeta della libertà e della wilderness (anima e indole selvaggia) insite in ogni uomo, il sommo cantore del vitalismo e delle intimità di Madre Natura. Che siano le pagine rimembranti le passeggiate a Concord [Camminare, SE, 1989], o il lungo soggiorno eremitico tra i boschi del New England [Walden. Vita nei boschi, BIT, 1995], Thoreau testimonia la volontà di farci perdere e ritrovare migliori. Magari inforcando un sentiero non battuto, contemplando un tramonto vespertino, assaporando in assoluto silenzio il gusto dell’umanità. Perché niente è più profondamente vero del riconoscerci come figli ed elementi sostanziali di un paesaggio determinato e vivente. Mai quindi annullarsi in ‘una massa di persone che conducono vite di quieta disperazione’ [Walden], bensì ritenersi esseri puri, degni, addirittura speciali, se bramosi di far parte di questo creato e del proprio vissuto. Così si trasforma la Natura, così si eleva la nostra esistenza, così avanza la Storia. Wilderness e razionalità – Natura e Cultura – Libertà e Ordine – sono termini altissimi, non contrastanti, sui quali si possono fondare vere dimensioni spirituali. È riduttivo, se non castrante, ridurre Thoreau ad autore intriso di Romanticismo e di fervido lirismo. È ancora inutile, se non addirittura fuorviante, etichettarlo come pacifista, anticonformista, disobbediente civile, ambientalista ante litteram. Thoreau è l’uomo davvero divino e composito di terra, acqua, aria, fuoco. Il figlio orgoglioso della propria Patria. Il paladino strenuo difensore dei suoi diritti. Valse per lui, dovrebbe valere per Noi. Come individui e come popoli.

dentato_50pxI Wandervogel (1901 – 1933): una generazione perduta e contestatrice, capace di conquistarsi e condurci in un una vita ancora comunitaria, spirituale, addirittura primigenia. Volando oltre i condizionamenti di una vita troppo materiale, classista, formale. Volendo altro per la loro amata Germania, affamata e ubriaca per un assurdo progresso tecnologico e imperialistico. Al loro passaggio, tra boschi, cime e vallate, rullano i tamburi, garriscono stendardi, si odono versi potenti e antiche canzoni. Danze, giochi, banchetti, girotondi inneggiando il Sole appena nato o ammirando immensi spazi siderali. Tutti insieme: sono araldi nel fiore della gioventù, diventano impavidi lanzichenecchi, si trasformano in euforici satiri. Tutto insieme: Il mondo silvestre e bucolico, il mondo storico e religioso, il mondo umano ed esistenziale. Una crasi unica, extra ordinaria, forse irrepetibile in nome della Vita. ‘Vogliamo liberarci da quel pensiero unilaterale che offende, e anzi calpesta l’uomo e la Natura, orientato allo sviluppo di tecniche esterne, che si definiscono ‘cultura’ […]. Vogliamo liberarci dall’ipocrisia di una società bislacca e profondamente insocievole, dalle forme e convenzioni, ormai prive di senso, di una vita che minaccia di soffocare ogni vera vita […]. Vogliamo correggere tutte quelle distorsioni di cui soffre oggi, manifestamente, sia la vita dei singoli individui che della collettività’ [Paul Nautorp, Compiti nel nostro Movimento giovanile e relativi pericoli, 1913]. Prima di spezzarsi le ali e precipitare nelle trincee della Grande Guerra. Prima che certi loro falò potessero annunciare roghi ben più sinistri (il passaggio, in tal caso, riverisce Margarethe Buber Neumann). Prima di risorgere, divenire patetici e venir impallinati dal piombo sparato a Monaco. Prima di spiccare un ultimo volo in una terra (un’attualità?) prossima al Götterdämmerung.

dentato_50pxL’attuale mantra dell’ ’Andrà tutto bene’, una volta che avremo riconquistata la nostra vita sociale, suona sempre più fastidioso. La certezza è che sarà davvero così se, abbandonati guanti e mascherine, a pochi passi da casa o agli antipodi del mondo, ci accompagneranno veri ideali, senso di appartenenza, riferimenti sostanziali. È follia o passatismo immaginare una nuova Kultur spurgata da fanatismi razziali? Una Civilization purificata da velleità economicistiche? Una Romanitas priva di imperialismi anacronistici? Un’Europa di nazioni libere, coese e sovrane? Nel probabile concretizzarsi di una nuova era (i dubbi, a tal proposito, si dissolvono giorno dopo giorno), perché non credere che tali ricorsi storici possano realizzarsi? Non perdiamo la bussola e con essa la calma: l’unica e vera risposta a chi, incamminandosi e innalzandosi, saprà e vorrà cercare. ‘Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita’. [Walden].

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