Rinascimento e astrologia

Una questione di poli irriducibili

La prima traccia lasciata dall’astrologia antica in epoca moderna è già rintracciabile nella parola Rinascimento. Rinascita, cicli celesti, percorsi planetari e stellari, sono luci che si rifrangono, obliandosi in un gioco di nascondimenti e apparizioni che l’attenzione dello studioso ha difficoltà a ritrarre nella loro interezza. Il Rinascimento è stato caratterizzato da una riscoperta onnilaterale della cultura antica, in moltissimi campi del sapere, oltre che artistici. Molti di questi campi, sia artistici che filosofici, erano incentrati sulle antiche teorie e credenze astrologiche, che riacquistarono l’antica forza ed assunsero forme variegate e mai viste prima. Per Garin questa riscoperta da parte degli umanisti fu tutt’altro che pacifica e priva di conseguenze: più mitigata in Boll, secondo il quale l’umanesimo «non poteva che rinvigorire il modo di pensare astrologico, visto che […] si riallacciava prima di tutto alla letteratura e alla filosofia della tarda antichità». Garin si focalizza maggiormente sulla accesissima polemica che animò illustrissimi umanisti italiani, rivolta proprio contro il sapere astrologico: ma contro quale dei tanti che già nel Medioevo erano confluiti in Europa?

dentato_50pxAi fini di una focalizzazione sul problema, cercherò di limitare l’argomentazione a due questioni legate a mondi che rappresentano poli differenti nella stessa cultura astrologica: in primis quella riguardante l’aporia tra ciclicità/necessità dell’incedere del mondo e libertà/virtù puramente umana; la seconda questione darà attenzione ad un tipo di astrologia non particolarmente incentrata sulla ciclicità, ma bensì sul valore dei pianeti in quanto segni e presagi (questa tipo di riflessione sarà in seguito riassunto sotto il nome di “mantica”). Le radici delle suddette problematiche sono antiche, ma i frutti più maturi si avranno nella Modernità europea.

dentato_50pxLa prima questione può essere affrontata partendo dallo statuto che l’astrologia ha assunto nel corso dei secoli; sin da Tolomeo, uno dei primi grandi sistematori della scienza del cielo, l’astrologia ha posseduto due facce: quella scientifica, che studia i movimenti e la natura dei corpi celesti, e quella detta “divinatoria”, che tenta di interpretare questi movimenti per prevedere e comprendere gli avvenimenti nel mondo sub-lunare. La distinzione non fu mai netta; fino all’XVII e XVIII secolo non si può parlare di un’astronomia svincolata da qualsivoglia parvenza religiosa. Anzi, ancora Newton lasciava convivere all’interno della sua visione cosmologica la rigorosa legge matematica della gravitazione universale e l’attività della forza provvidenziale di Dio, l’unica in grado di mantenere l’equilibrio e la ciclicità delle orbite dei pianeti.

dentato_50pxUno dei più grandi problemi del Rinascimento è quello di “ripulire” la scienza dei Cieli; scopo primario di questa operazione è l’escludere l’uomo dalla rigidità e dalla fatale necessità delle leggi che governano il mondo e il cielo, riconoscendogli uno statuto diverso da quello meramente naturale.

dentato_50pxNon casualmente, in epoca rinascimentale, si assisterà alla pubblicazione di innumerevoli trattati di magia e alchimia, che riconosco all’uomo la capacità di agire attraverso facoltà immediate e non-razionali; esse sono riscontrabili anche nella natura, che appare di fatto come un’entità vivente, inattaccabile dal sapere meramente scientifico-compilatorio. Sotto questo aspetto la cultura rinascimentale appare tutt’altro che attenta alla razionalità scientifica del tutto, mostrando grande fascinazione per teorie ed idee antiche come l’astrologia stessa. A differenza di quest’ultima, però, la magia e l’alchimia mettono molta enfasi sulla libertà dell’uomo, che diventa manifesto della sua natura semi-divina; l’astrologia (soprattutto nella teoria delle geniture e degli oroscopi), al contrario, riassume l’uomo all’interno della necessità sancita dalle stelle, di natura ciclica: egli non è libero di agire e di plasmare il mondo a suo piacimento.

dentato_50pxMa quali sono i limiti e i poteri della libertà umana, all’interno di una visione del mondo che non rinuncia ad inserire il cielo tra le sue cause? Come si coordinano il momento teorico della conoscenza del Cielo e il momento pratico dell’azione dell’uomo? Usando le esaustive parole di Warburg:

dentato_50px«La concezione magica del cosmo [che Warburg associa istintivamente alla cultura del Rinascimento] non è altro che l’applicazione della loi de partecipation quando si formulano desideri volti a dar forma al futuro. Allora diverrà subito evidente che il credente nelle stelle non vuole essere oggetto degli astri solo a loro piacimento (dunque ad esempio al momento della nascita), ma che egli cerca di attirare su di sé il loro influsso a suo arbitrio»

dentato_50pxL’astrologia che verrà maggiormente osteggiata da molti umanisti sarà quella incentrata sugli oroscopi e sulle “geniture” (secondo le quali le stelle presenti al momento della nascita di un uomo ne sanciscono immediatamente il destino), poiché in essa è il determinismo che domina sul divenire umano. Al contrario, esistevano un’infinità di metodi magico-propiziatori (basati per esempio su talismani e pergamene) che tentavano di incanalare i poteri derivanti dai pianeti in azioni benefiche per l’uomo, senza di fatto assoggettarlo al determinismo astrale.

dentato_50pxLa seconda questione enunciata sopra, è quella riguardante la mantica (differenziata dall’astrologia “magico-superstiziosa” di matrice orientale). Essa è un’arte prettamente greco-romana, che si limita ad interpretare eventi straordinari, cercando di “leggere” la volontà divina che vi si esprime. Questo particolare tipo di divinazione non scomparve nella modernità, ma lasciò tracce interessanti, anche nella Germania Protestante. Come fa notare Warburg, vi erano differenze sostanziali tra la “divinazione d’arte” (quella considerata scientifica e più diffusa all’epoca, fondata sulla credenza dell’influenza diretta degli astri sulla storia) e la “divinazione dei prodigi”. Questa distinzione sancirà il distacco, in seno alla chiesa luterana, tra Melantone e Lutero: se il primo rimase attaccato, con timore reverenziale, all’astrologia costruita da oroscopi e previsioni astrologiche, Lutero su questo argomento fu molto netto: in primis ribadì la validità del detto di Geremia, cap.10, “Non dovete temere i segni del cielo”, e in secondo luogo affermò che «i pagani non erano infatti tanto folli da aver paura del sole o della luna, bensì dei prodigi e delle visioni terrificanti, dei portenti e dei monstra».

dentato_50pxSecondo questa forma di divinazione dei monstra, la storia universale è sviluppata su un unico binario lineare, lungo il quale, ad intervalli differenti, si incontrano eventi miracolosi, o “mostruosi”; non più una visione ciclica, all’interno del quale l’uomo e la divinità sono rilegati. L’uomo può unicamente tentare di interpretare questi fatti con un profetismo religioso, senza fare affidamento sulla fallace scienza dell’astrologia, vista da Lutero come infondata e indimostrabile. Questa ulteriore forma di divinazione dei monstra ci mostra come i frutti della cultura pagana per eccellenza non furono eradicati completamente neanche dai più ferventi cristiani moderni. La cultura umanistico-rinascimentale orbita intorno a due poli differenti:

dentato_50px«I punti estremi di uno stato d’animo primigenio[…]: quello logico che […] crea lo spazio tra uomo e oggetto […] e quello magico che distrugge appunto questo spazio mediante la concatenazione […] di uomo e oggetto e superstiziosamente li riavvicina. Nel pensiero divinatorio dell’astrologia osserviamo questi due poli come strumento primitivo ancora unitario, mediante il quale l’astrologo può tanto compiere misurazioni matematiche quanto atti di magia.»

dentato_50pxLa cultura umanistica è ben radicata in questo dualismo, su la ricerca delle leggi eterne del cosmo e l’anelito per la libertà e la suprema dignità dell’uomo, due punti che solo difficilmente possono essere riassunti sotto un’unica teoria; ciò è riscontrabile in tutti i campi del sapere e dell’arte dell’epoca. L’astrologia rappresenta un tassello chiarificatore di questo conflitto, che rischiara non in quanto soluzione del problema, ma in quanto si presenta come antagonista e come presenza che getta sull’umanità la variegata ombra del determinismo, sia quella estrema ed individuale dell’oroscopo, sia quella storico-religiosa delle grandi congiunzioni. La sua storia è lunga e complicata, le sue forme numerosissime e mai identiche; ma le grandi questioni che la sottendono sono due, di importanza capitale: da una parte il conflitto tra determinismo e libero arbitrio, dall’altra l’altrettanto arduo conflitto tra ciclicità e linearità della storia, ripetizione o unicità. Il Rinascimento non riuscì a dare una risposta univoca, ma i frutti germogliati sui resti di questo scontro sono unici ed imprescindibili.

 

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