Scienza e comunicazione in era Covid

Poca scienza e tanta comunicazione

In questo drammatico momento di emergenza, il caos regna sovrano: ubriacatura da “infomedia”, insalata di opinioni più o meno false condite con succo di virologia, allarmismi in perfetto orario. E poi c’è la chat. Sovrana. Messaggi, video, audio si sollevano in un vortice di informazioni prosciugando ed angosciando il sistema nervoso che, nel tentativo di verificare le notizie, soccombe spossato ed impotente sotto i colpi sferzanti degli aggiornamenti veloci.

dentato_50pxMi è capitato di leggere sciocchezze pseudoscientifiche stratosferiche, illazioni senza alcun fondamento, conclusioni sconclusionate che farebbero morire di infarto qualsiasi novello Ippocrate. Tanta faciloneria pressapocchista che è tipica di quella società di massa profetizzata da Ortega y Gasset, in cui ognuno si sente in diritto di dire la propria senza avere alcuna competenza in merito. Certo tutti possiamo dire sciocchezze ma “errare humanum est, perseverare autem diabolicum”.

dentato_50pxAddirittura si è arrivati, in un ridicolo delirio giacobino, a tacciare di incompetenza persone che, nonostante il loro oggettivamente poco simpatico atteggiamento, sono pur sempre professionisti rispettabili. Azzardare analisi citando fonti poco attendibili o non citandole affatto, ridurre il tutto a tifoseria calcistica pro o contro un determinato scienziato, come se fosse in atto una gara mediatica a chi la dice più bella e più vera. Ecco, tutto questo è sconcertante.

dentato_50pxL’emergenza sanitaria non è un’invenzione da tastiera, il SARS-CoV-2 è un virus concretamente contagioso, pericoloso sebbene non come il virus della SARS, ed è responsabile di una patologia infettiva chiamata COVID-19, potenzialmente grave, che non è la sindrome influenzale in nessuna delle sue forme. Nonostante l’elevata instabilità dell’agente patogeno, un vaccino è auspicabile. L’uso dell’eparina, tanto decantato su whatsapp da microbiologi improvvisati ed utilizzato per dimostrare il fallimento delle cure fin qui attuate, è sicuramente interessante ma, ad oggi, non costituisce alternativa né all’intubazione (laddove necessaria) né alla vaccinoterapia. Quindi misure di prevenzione sociale e igienico-sanitarie andavano e vanno tuttora prese.

dentato_50pxPoi c’è il rovescio della medaglia: un’occasione spudoratamente ghiotta per far parlare di sé e per silenziare con facilità ogni opposizione politica, religiosa e culturale, si profila per il politicastro non solo incapace ma, peggio ancora, arrogante perché ostinato nella sua cattiva fede. Una babele socio-sanitaria che nasce dal nulla politico-culturale, servita su un piatto di ipercomunicazione dissennata per sfamare la plebe. Ma le considerazioni politiche che si possono e si debbono fare esulano dal discorso strettamente medico e scientifico che, sebbene possa contemplare divergenze e pareri autorevoli discordanti (la Medicina, si ricordi, non è una scienza esatta), non ammette opinioni di incompetenti.

dentato_50pxQuesta la dovuta premessa. Ora, prendendo spunto dal “caso Montagnier”, vorrei  invitare il lettore a fare alcune considerazioni epistemologiche che inevitabilmente coinvolgono anche il pericoloso terreno dell’informazione. Dobbiamo chiederci: che senso hanno la Scienza e la Comunicazione nell’era COVID? Ma, soprattutto, quale destino spetta loro?

dentato_50pxIl prof. Luc Montagnier, medico, biologo e virologo francese, il cui nome è legato alla scoperta dello HIV, intervistato in un programma televisivo, afferma l’origine artificiale del SARS-CoV-2 in un laboratorio cinese, ponendosi in contrasto con i colleghi che ne asseriscono la genesi naturale. Non è questa la sede per valutare la consistenza delle conclusioni temerarie a cui giunge lo scienziato. Qui ci interessa sottolineare come le sue posizioni abbiano gettato benzina sul fuoco del complottismo.

dentato_50pxMi sia consentita una digressione: non gradisco la parola “complotto” né l’ ideologia che ne deriva sia essa rossa, nera o gialla (intendendo con quest’ultimo valore cromatico non i cinesi ma il dadaismo grillino). Il potere più o meno occulto, che esiste da sempre, oggi non ha neanche più bisogno di essere tanto occulto, anzi talvolta è francamente palese. Inoltre, il complottismo stesso può esser strumento per un’oligarchia, piuttosto che arma contro la stessa. Poi che vi siano “complotti” o, sarebbe meglio dire manovre imperscrutabili ai danni nostri, è possibile, in certo senso sicuro. Come è ancora più sicuro che non esiste, attualmente, nessuna autorità in grado di vigilare e di assicurare una garanzia che argini le suddette manovre.

dentato_50pxIl Prof. Montagnier non è solo nell’avvallare l’ipotesi artificiale dell’attuale flagello virale; e poi, quanto sostenuto dallo scienziato francese non è impossibile, nel senso che tecnicamente l’ingegneria genetica e biomolecolare può far di tutto. Eppure, il metodo galileiano tanto osannato quanto paradossalmente incompreso dal mondo moderno, vuole che vi siano delle prove inequivocabili. Perciò, tanto chi dice che il virus è assolutamente naturale quanto chi asserisce che invece è artificiale, se non ha prove è un bugiardo, fino a prova contraria.

dentato_50pxEcco allora che arriviamo agli argomenti fondamentali di questa breve dissertazione: la scienza, la comunicazione, quindi la comunicazione della scienza. A me pare che il “ben dell’intelletto” sia ormai scomparso. Domando retoricamente: è ammissibile che uno scienziato parli a nome proprio in un’intervista o in una rivista divulgativa o in un programma televisivo? E’ ammissibile per un uomo “civile” essere costretto a sentire di tutto senza poter avere la certezza di niente?

dentato_50pxÈ normale che nel mondo scientifico ci siano opinioni contrastanti, talvolta anche conflitti duri tra autorevoli ricercatori (la Medicina e più in generale le Scienze, nonostante lo scientismo dominante, non producono né dogmi né opinioni ma ipotesi da verificare): il problema è che questi contrasti non vengono risolti nel luogo adatto, che è il mondo accademico, ma vengono sbandierati al largo pubblico creando false aspettative, facili entusiasmi e, appunto, oscuri “complottismi”.

dentato_50pxPrendiamo il caso italiano: se da un lato la Società Italiana di Virologia (che dovrebbe essere l’organo di riferimento ufficiale italiano per tutto ciò che concerne la patologia da virus) non è stata minimamente coinvolta nei tavoli di lavoro governativi, d’altro canto abbiamo visto innumerevoli virologi alla ribalta esporre le proprie tesi personali, per ritagliarsi, detta alla Warhol, il proprio “quarto d’ora di celebrità”…

dentato_50pxSu tutto ciò, il mondo scientifico deve riflettere e riconoscere di essere stato fagocitato, più o meno compiacente, dalla sovraesposizione mediatica (che nel frattempo si è divorata qualsiasi altro campo della nostra vita, dalla politica alla religione).

dentato_50pxIn definitiva, non è importante sapere se il Prof. Montagnier abbia vinto un Nobel o abbia sostenuto i “no-vax”; l’unica cosa che conta, a mio avviso, è che questo ricercatore prosegua i suoi studi (liberamente e possibilmente nel silenzio di un laboratorio) e poi esponga i suoi risultati in un regolare consesso scientifico: se i dati sono convincenti, la scienza potrebbe finalmente proclamare al mondo intero di aver scoperto qualcosa (è andata sempre così, quando non c’era l’ingerenza del sensazionalismo comunicativo). Altrimenti avremo una scienza sempre più confusamente mediatica ed una comunicazione sempre meno scientifica.

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