C’era un cinese alla Farnesina

Un’idea inaudita e rivelatrice, ma tutti zitti

Mentre Francia e Austria annunciano che terranno ancora chiuse le frontiere con l’Italia, perché nel nostro paese “sono ancora in vigore limitazioni agli spostamenti interni” (un altro boomerang del lockdown) cosa viene in mente al nostro ministro degli Esteri Luigi di Maio? Di organizzare un corridoio turistico privilegiato con la Cina.

dentato_50pxAll’improvviso il genio, verrebbe da dire, se non fosse che la situazione, mai seria, vira alla tragedia. Alla Farnesina c’è infatti un ministro che non sente più nemmeno la necessità di spiegare e argomentare esternazioni che in un paese normale lascerebbero sconcertati. Come se la Cina, che ha peraltro usato in queste settimane nei confronti dell’Italia toni inaccettabili, non fosse stata l’epicentro e il luogo di irradiazione del Covid-19; come se ci si potesse fidare delle veline di Pechino che dichiarano sconfitta l’epidemia e disegnano la Cina come la nazione che sta disinteressatamente contribuendo a soccorrere le nazioni infettate dal virus.

dentato_50pxDi Maio, appunto. Con quella faccia un po’ così che hanno quelli come lui che credono d’esser nati furbi – la stessa con cui un paio di giorni fa ha dichiarato: “A me non risultano riscatti per la liberazione di Silvia Romano” – adesso il ministro propone di spalancare le porte alla Cina questa estate.

dentato_50pxSenza che nessuno gli chieda conto di quel che dice, o che pubblicamente si interroghi sulle ricadute in Europa o a Washington delle dichiarazioni e delle intenzioni di questo già entusiasta araldo della nuova via della seta.

dentato_50pxUna situazione surreale dove una nazione intera sembra paralizzata dalla paura e ipnotizzata dalla retorica ora suadente ora minacciosa, ma sempre grottesca, d’un governo di improvvidi buoni a nulla ma capaci di tutto.

 

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