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Geminello Alvi e Riccardo Paradisi


Progetto tecnico
Stefano Savi
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Segreteria generale
Il perché de La Confederazione Italiana

Quanto viene detto o scritto, ovunque, riconferma ormai un senso di irrealtà, di distacco da quanto invece si sperimenta e si patisce. Tv, giornali, libri, persino internet, trasmettono senso di anomia, che significa appunto non identificazione in quanto si sente o si vede. Mai si è data un’informazione così onnipervadente o una scienza d’intento così universale eppure il risultato è un assillo ossessivo, alienato, in un esito irreale. Internet o la rivoluzione visuale e il difetto di concentrazione che la accompagna non sono che un tramite di astrazione. Si pensi alla finanza e all’euro, alla crisi palese della letteratura, si ritrova lo stesso impoverimento di senso e prepotere di mezzi. Si richiederebbe un di più di individualità di cultura, in una parola di Spirito per colmare il difetto. Solo un’informazione in grado di riconnettere con pensiero vivente, il senso di quanto accade, che stabilisca nuovi filtri nell’attualità, vi cerchi il nesso individuale ha vero futuro. Si pensi a quanto non è stato detto dell’euro, ai luoghi comuni della politica, alle convenzioni del politicamente corretto, ecco si rivela una pubblica opinione che i giornali o la tv o internet hanno fabbricato ma che non esiste. Si è costruito un filtro che anzi nel suo agire superficiale contingente, ha peggiorato il senso di distanza di astrazione degli avvenimenti, aiutandone così. Si pensi ancora all’euro, ai mutui americani, alla politica e alle sue manie di destra e di sinistra, all’immigrazione, in ognuno di questi temi è mancata l’informazione, la spregiudicatezza.
Esiste una nomenclatura paraculturale di giornalisti, attori, umoristi, registi, culturame universitario, insegnanti che sono il filtro che riduce all’ovvio, impoverisce l’Italia in convenzione utile al loro mantenimento e alla loro pochezza e vanità. Già solo pensare sarebbe ora demistificare questa incultura.


Al difetto d’identificazione, all’irrealtà i giornali attuali, per l’architettura dei loro costi, la meccanica delle loro strutture, la composizione dei loro organici, e soprattutto per il loro difetto di cultura hanno contribuito. Il che rende adesso la loro rincorsa ai nuovi media ancora più parossistica e ridicola. Il loro potere di pensiero è ridicolo, pilotato da alcune bande venali, occupato dalle remore della politica, e frenato dalle convenzioni, incapace di una selezione intelligente, qualificata, ragionata, con una visione aperta dei fatti. In breve tv e giornali e siti internet sono in Italia ora omologazione sovraccarica di intenti contorti e dipendenti, in strutture arcaiche già prima della rivoluzione informatica, corrotti dalle convenzioni: incapaci di nuovi linguaggi.


Di qui l’opportunità e il dovere di creare un tentativo editoriale diverso e non solo per reagire ai mutamenti delle tecnologie ma per mutare l’ordine del giorno adeguarlo agli eventi con una nuova in-formazione, una pedagogia per definizione non ideologica, quindi che liberi le potenzialità dello spirito e dell’azione. I fatti in atto sono la fine della Repubblica Italiana e la crisi di quell’euro col quale si tentava di rimediarla e finanziare il suo modello di spesa. Linea di critica all’euro e di ricerca per soluzioni istituzionali diverse.
Altro tema, la crisi della cultura. Si misura il disastro di una convenzione culturale sussidiata, in cui rientrano scuola e università, teatri, cinema e via dicendo; sono loro la fonte che nutre il declino lamentandosene. Il mensile perseguirà pertanto la rivivificazione della millenaria identità culturale italiana stravolta dall’incultura prevalente, che ne incarna la degenerazione.
Si dovrà prendere di petto il tema del declino economico identificandolo con lo stato italiano. Dagli anni 60 l’Italia non ha più un modello di crescita coerente. Tasse ed eccesso di spese statali hanno tamponato la crisi ma aggravando ogni volta la malattia. Il declino economico consegue alla Repubblica Italiana e alla sua irriformabilità. Precisa la polemica contro la burocrazia europea, la stampa di moneta cartacea delle banche centrali. Inevitabile l’abbandono delle molte ipocrisie circa l’Euro.
In conclusione: in economia intento di destatalizzazione ma armonizzato da un disegno comunitario in stile olivettiano e avverso quindi alla finanziarizzazione. In politica confederalisti. In cultura spiritualisti nella traccia Goethiana.


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