Ecce Ratapoil

Un archetipo del disincanto

Sarebbe da considerarsi temibile l’esercizio assai poco tentato di analizzare l’opera Ratapoil di Honorè Daumier. Una statuetta modellata originariamente dal celeberrimo caricaturista francese prima in terra (1850), poi realizzata postuma in bronzo. Lo sarebbe se non fosse praticamente impossibile, data la sua genealogia abbastanza aggrovigliata. E sarebbe altresì assai interessante proporne la calzante identificazione coi tempi contemporanei: di questo tipo d’uomo politico sfuggente nella figura ma nella fattura magnetico, integerrimo nell’acquisizione del consenso campagnard, inquinatore di prove e seminatore di discordie, ventriloquo generalista del consiglio comunal-condominiale, accaparratore della compiacenza altrui. Essere sommamente rattesco e patriottardo insieme, retoricissimo tribuno della simulazione e fierissimo scienziato della dissimulazione.

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dentato_50pxEcco chi è Ratapoil!

dentato_50pxDaumier ne fece dapprima una semplice e brutale caricatura grafica, giornalistica, quotidianamente familiare ma qui, nella sua forma solida e bronzea, tangibile continuum di linee e curve, la faccenda cambia quasi radicalmente. In atto è il superamento, la diluizione del caricaturale in senso lato. Il buffo si sforma e regredisce in archetipo; ne rimangono soltanto briciole addosso della caricatura che fu: il cappellaccio corposo e ritorto sulla zucca, il collazzo innervosito dalla postura gallinacea, la finanziera dichiaratamente inutile e vanesia e la scarpa grossa, piena, espressamente ricurva: imbonitrice.

dentato_50pxParaplegicamente stirato, Ratapoil si snoda, si divincola in congenita profusione ossuta e nervosa, intimamente e naturalmente panteganesca, in atteggiamento fiero di vuotezza.

dentato_50pxRatapoil è modello perfetto di baldanza, di ciancia propagandistica composta da panni e soprapanni, per volontà di volume belligerante; altrimenti, nel suo contrario, eccessivamente ridicolo se non fosse nient’altro che il passo smunto di un classico maresciallo in armi. Daumier fa sul serio. Evitando la deformazione calcata, la sfigurazione che eccede, evita così la derisione grossolana del quotidiano che avrebbe definitivamente archiviato in soffitta Ratapoil, tra le maschere sue solite di sponda pacifista, repubblicana e socialisteggiante.

dentato_50pxAnche se ne pretenderebbe altrochè di classicità questa forma baffuta, rinsecchita di quasi vecchio in eleganza, in posa falsamente veritiera, finto plastico ma simmetricamente disposto a canone; col baton de marche, che collabora a bilanciare lo sguardo e la piega paraplegica dei lombi. Daumier non gliene concede. Ma non v’è tragedia né pensiero che possano giustificarsi come romanticismo. Da una simil canaglia ci si aspetta una sicura liquefazione e poi, improvvisa e fulminea risolidificazione: non già in prodotto membruto o muscolare, nemmen sanguigno o espressivo, bensì serpentifero, ma non mefistofelico, che sarebbe troppo grandioso.

dentato_50pxIl serpentifero urbano, malarico, avvocatesco: economicamente intermedio. Burocratico.

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dentato_50pxVia il desiderio!

dentato_50pxVia i sogni!

dentato_50pxRatapoil è spolpato, cerebralmente monotono e fisicamente ritmico, asessuato, ipercoperto, modellato come un passo o una posa. Ma non è una vera e propria posa, nel senso di proporsi o rappresentarsi, o di stare al mondo in quanto ontologicamente presente e doppio. È più la dilatazione respiratoria d’un ritmo, da vedere di profilo, in ab-stracto, a due tempi, dal quale ci si aspetta una successiva contrazione: tentativo asmatico di non vanificarsi ma gonfiarsi, ipertrofizzarsi figurativamente nella chiassosa parlantina quotidiana. È uno sguardo nel buio del tempo binario, appartenente alla machine enfisematica, siastolica e diastolica che si attua nello sfiato e nel rifiato dei sottocapi a lavoro. Formicolanti di attivismo e produttori di membrane cariche di acque pei mulini soliti loro. Mannaggia Ratapoil… respirazione branchiale, dorsale d’un avvenire nefasto in avvicinamento, malnata risposta d’una civiltà in vano speranzoso dibattersi nel pubblico inganno.

dentato_50pxMa poi il contorno, il modellato, melmoso, ultrafangoso che più non si potrebbe, corpo volutamente martoriato, continuamente sbozzolato à la Daumier, ove la luce scorre come fosse pioggia parisienne da marciapiede novembrino, tattile ma scivoloso, elettricamente vibrante, bagnato, inasciugabile.

dentato_50pxEd è certo che sarebbe stato davvero interessante  provare ad identificare questo archetipo del disincanto  nei tempi nostri attuali,  sarebbe  stato almeno di sollievo potersi compiacere  di un bellimbusto già bell’è pronto  come esorcismo contro  l’invettiva al buonsenso in atto.  Rito collettivo contro la dialettica tiranneggiante e solipsistica del tecnicismo.  Non c’è però più niente da fare. Prendiamo atto una volta per tutte che Ratapoil è stato ampiamente superato in parole, opere e omissioni, e celebriamolo.

dentato_50pxRatapoil è morto! Evviva Ratapoil!

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