Dono e sacrificio

Annotazioni per il tempo presente

Annoto la bizzarria di giornate nelle quali si accumulano eventi di segno concorde, perlopiù promemoria per il mio presente. Amara la mattina, e di questo non c’è da stupirsi, mi duole sempre: come oramai soffro pure il sogno; peggio ancora se oltre alla debolezza di spirito uno deve affrontare anche i lamenti dolorosi di una madre. Mi dedico all’Apocalisse personale con accanimento sempre meno lucido, e però la mattina mi è partita su Leonardo da Vinci. 

dentato_50pxPerché mai l’intelletto vinciano, ingegneresco e di pittore controvoglia, ha preferito pennellare quasi solo la misteriosa implicazione del femminino? Dar retta alla critica freudiana non so se sia una buona idea; alcuni poi tirerebbero fuori la «conclamata inclinazione alla sodomia»; io per me crederei meglio al demone dello stile, piuttosto coercitivo in certi casi maniacali. E perché fare alla Madonna Benois un volto di tale impareggiabile soavità, mentre al Figlio, invece, una sgraziatissima testa da idrocefalo? Ella porge alla propria Creatura un mazzolino di borragine (dei nontiscordardimé) che lo impugna perplesso; probabilmente teme il dolore che un giorno il Figlio le procurerà e nella speranza che non l’abbandoni gli testimonia delicata dei suoi sacrifici di madre. Capita a tutti di posporre il dovere filiale ad altri doveri, e a volte senza ragione.

dentato_50pxNel pomeriggio ho ascoltato lo Stabat Mater dello Scarlatti. Coll’orecchio ai tamburi della presente guerra: come umana polifonia che nonostante tutto rinnova sempre sé stessa, accavallandosi il grido inconsolabile e la preghiera. Ristava addolorata presso la Croce, lacrimando: Eja Mater, fons amoris! Abbi pietà, perdona il sangue dei figli, perché senza sacrificio nulla davvero avrebbe senso.

dentato_50pxLa sera poi, nonostante il petto oppresso da un senso di smarrimento, mi sono guardato Sacrificio di Tarkovskij, ed è stata una scelta provvidenziale più che intenzionale. Ritrovando Leonardo da Vinci, coll’Adorazione dei Magi già nei titoli di testa, ho capito che avrei chiuso il cerchio, come d’altronde pure l’architettura del film è nel complesso circolare: una sorta di tempio dedicato alla Madre con al centro il mistero sacrificale di un padre che è anche figlio, di Uomo dei dolori incarnato in Alexander (alla lettera «colui che protegge gli uomini»). È il giorno del suo compleanno: «certo, ogni dono che si fa costa un sacrificio», gli dice amichevolmente il postino Otto porgendo il proprio (un’antica carta geografica dell’Europa); e nell’incombere inaspettato d’un disastro nucleare, che ho ritrovato simile all’oggi, egli s’immola in atmosfera onirica, inginocchiato invoca Dio, gli dice di voler sacrificare sé stesso per la salvezza di tutti, o almeno dei suoi. Serve a ciò la pura intermediazione di una Maria, nel film la donna di servizio, che lo riceve e consola; inutile voler spiegare, c’è di sicuro un uomo che chiede conforto ad una donna per il proprio dolore, la quale donando sé stessa celebra il sacrificio altrui santificandolo, e il mondo scampa all’annientamento. La sospensione del tempo lineare e quel che avviene dopo è la naturale consumazione del rito, e dice della salvezza dei molti per mezzo di un dono sofferto. Non posso dire, almeno per me, che la cosa sia rasserenante, ma almeno indica una via giusta, e di certo non è poco.

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  1. E’ strano, ho iniziato la mia giornata con Sacrificio (da tempo mi sono ripromesso di vederlo) ma non l’ho teminato a causa dell’attivarsi familiare della mia casa. Mi sono fermato alla cartina dell’Europa degli inizi del 1700 con l’aleggiare atmosferico, latente, dell’Idiota Dostoevskijano. Il cinema strettamente conversativo, devo ammettere, mi fastidia, ma è un problema personale e ritengo che per ora, il personaggio più fascinoso sia Ometto, del quale al momento si sono perse le tracce. Continuerò fiducioso, per adesso la dialettica mi sembra giocarsi tra coloro che parlano e coloro che parlano invece troppo poco. Buona giornata