Il rischio del grano

La guerra in Ucraina e la crisi mondiale delle importazioni agricole

L’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (SIPRI) ha pubblicato una serie di articoli intitolati “Guerra nel granaio” (War in breadbasket), dove viene analizzato l’impatto della guerra in Ucraina sulla sostenibilità alimentare globale. Al quadro già preoccupante della guerra questa analisi aggiunge una serie di criticità che, presto o tardi, potrebbero coinvolgere direttamente e indirettamente un gran numero di paesi. Lo studio del SIPRI si concentra in particolare sul fatto la guerra sta creando difficoltà alle semine e rischia di crearne anche al prossimo periodo di raccolta e l’Ucraina è il principale fornitore di grano e altri beni agricoli per molti stati.

dentato_50pxGià nel 2020 le Nazioni Unite avvertivano di una imminente crisi alimentare mondiale e la situazione da allora è peggiorata. I paesi dipendenti dall’Ucraina, ma anche dalla Russia, stanno tutti rischiando qualcosa che si avvicina alla fame vera e propria più che alla scarsità di alcuni generi alimentari di cui si parla ad esempio in Italia. In questa lista, tra i più citati, ci sono lo Yemen, l’Egitto, la Somalia, l’Afghanistan, l’Etiopia e la Siria. Così lo spettro della fame, che potrebbe innescare una serie di conflitti a catena, è dietro l’angolo. I recenti sconvolgimenti in Iraq e Srilanka hanno avuto in parte origine da problemi di approvvigionamento alimentare, riporta il SIPRI.

dentato_50pxL’esempio più chiaro è quello del Libano dove il mantenimento della pace è già fragile e le sommosse popolari negli ultimi anni sono aumentate: il Libano dipende dall’Ucraina per il grano, l’agricoltura nel complesso soddisfa solo il 20% della domanda interna, i tre quarti della popolazione vivono sotto la soglia di povertà e l’inflazione era già al 201% a novembre 2021. Il Libano inoltre importa fertilizzanti da Russia e Bielorussia e le sanzioni che hanno colpito queste ultime, seppur non direttamente sul piano agricolo, hanno generato un aumento dei prezzi dei fertilizzanti in tutto il mondo. Con una moneta fortemente svalutata e i prezzi delle importazioni in aumento il Libano avrà difficoltà anche se tenterà di aumentare la produzione agricola per far fronte al calo delle importazioni. A questo si aggiunge il costo aggiuntivo che l’agricoltura libanese dovrà sostenere per i carburanti la cui tendenza non sembra al ribasso.

dentato_50pxGli argomenti del SIPRI non sono vaghi e dimostrano che la crisi Ucraina provocherà qualcosa di peggio delle conseguenze già visibili. Ancora è difficile determinare con minima certezza le conseguenze che si manifesteranno a lungo termine. Certa è solo l’autonomia alimentare di poche settimane di paesi come il Libano. Quasi certo è un altro disastro imminente, quello del settore degli aiuti umanitari: la attuale concentrazione di aiuti in Ucraina renderà più difficile reperire risorse per altre operazioni già sotto finanziate in Africa centrale, Nord Africa e Medio Oriente.

dentato_50pxSe la situazione non migliora assisteremo a sommosse e forse anche a guerre civili in quei paesi dove già la situazione alimentare è precaria. In tal caso è più che probabile che i flussi migratori si intensificheranno in modo preoccupante. In un momento in cui l’Europa è già sottoposta a forti stress socioeconomici c’è da chiedersi seriamente se reggerà all’impatto di più crisi differenziate; va tenuto presente che una parte consistente della crisi alimentare è proprio nel Mediterraneo.

dentato_50pxÈ doveroso chiedersi cosa stia realmente facendo l’Unione Europea per arginare tutto questo. Quando ha preso unanimemente parte a questa guerra, la UE non ha dato importanza alle conseguenze economiche immediate, cancellando dall’agenda delle priorità le finanze dei propri cittadini. Non sembra poi aver pensato troppo alla possibilità di una crisi alimentare mediterranea, che inevitabilmente avrebbe conseguenze sull’Europa, crisi che sarebbe perlomeno gestibile se non vi fosse già una congiuntura grave interna. Se è vero che una soluzione della Commissione europea rivolta ad incrementare la produzione agricola c’è, pensare di supplire anche alle mancanze altrui nel breve termine è utopistico. L’agricoltura necessita di tempi più lunghi, più lunghi di quel breve tempo che ci divide da un disastro che nel migliore dei casi sottrarrà enormi risorse.

dentato_50pxPer trovare una soluzione alla crisi bisognerebbe andare oltre all’attribuzione delle colpe. Pensare di risolverla battendo sul fatto che la sola Russia sta provocando una crisi alimentare significa voler disancorare il comportamento dell’Europa dalla durata e dagli effetti della guerra. A riguardo si vedano i recenti commenti del rappresentante per la politica estera UE Borrell il quale afferma che le sanzioni in particolare non hanno il minimo effetto su tutto questo. Non ci risolleverà pensare che lo stesso Borrell pochi giorni fa ha affermato che questa guerra va vinta sul campo di battaglia.

COMMENTA

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *