I sogni di caduta dell’impero

Alcune menti dei giornalisti, negli ultimi due anni, sono addestrate ad un unico esercizio: la progressiva costruzione del nemico, colto nel suo difetto, colto nel suo essere contrario. Prima è accaduto con la pandemia, ora con la guerra. Attraverso istanze propagandistiche e di criminalizzazione gratuita e selettiva si elimina la possibilità di stabilire un qualsiasi tipo di senso comune.

dentato_50pxIl nemico, dunque, non viene visto come contraddizione propria con cui fare i conti, ma come oggetto di cui si desidera il totale annientamento dialettico, esistenziale, la sua stessa possibilità di memoria, la sua storia precedente, attuale e futura. La certezza di ogni potere risiede in una sorta di feticismo del nemico. Il braccio armato delle parole seguita da qualche mese indefesso in questa pratica, al di là della volontà di ognuno di vedere o meno l’evidente forza della tragedia storica in corso: la guerra russo-ucraina, la riconfigurazione geopolitica ed economica del mondo, la conseguente crisi, ulteriormente inasprita dalla pandemia.

dentato_50pxLa linea di demarcazione della società è attuata attraverso questa distinzione primaria, come delle categorie logiche a priori che dalla stampa, costruite con dovizia aneddotica, ossessivo-compulsiva. Per l’ennesimo solco, l’ennesima polemica, l’ennesima boutade cadaverica degli agenti in campo. Il mondo attuale, in nome del fanatismo delle prebende energetiche, occultato nella ricerca del particolare dimentica una visione generale della storia. Dimentica la sottile linea che unisce democrazia e demagogia, e come esse si nutrono vicendevolmente giocando il confine della linea del fuoco.

dentato_50pxVorremmo qui tentare di meditare su un quadro di eventi panoramico, che riguarda i rapporti che intercorrono tra la Russia e il mondo occidentale. Così come vorremmo tentare di pensare il nemico, se mai esso lo sianon come un idolo, ma semplicemente basandoci sul suo proprio essere specifico, come una forma che si interfaccia con la storia del mondo.

dentato_50pxIn questo senso è prezioso rileggere quanto Aleksandr Zinov’ev nel 1994 scrive in La caduta dell’“Impero del male”. Saggio sulla tragedia della Russia, meditando sul tentato colpo di Stato avvenuto in seno alla sua nazione pochi anni prima: 

dentato_50pxI politici occidentali hanno dovuto ammettere, seppur assai timidamente e in forma velata, che la Russia sta procedendo verso forme di «regime autoritario», ovvero, a voler essere più franchi, verso una dittatura. Tuttavia, l’opinione pubblica mondiale, che ha dimostrato tra l’altro una sconcertante indifferenza verso uno dei fatti più sanguinosi e vergognosi del mondo contemporaneo, e che pertanto non aveva alcun bisogno di essere rassicurata su quanto stava accadendo, ha ricevuto invece ogni sorta di rassicurazione, da parte di quegli stessi politici, sul fatto che si trattava, sì, di una dittatura, ma di una dittatura in nome della… democrazia! Persino oggigiorno, quando l’umanità è immersa nella melma delle menzogne ideologico-propagandistiche, è difficile immaginare una valutazione più ipocrita di uno degli eventi più tragici della storia non soltanto russa ma mondiale.

dentato_50pxA ben leggere queste righe pare davvero che l’aria del tempo non sia poi cambiata di molto, nella volontà di discredito di questa entità mondiale, ma rovesciandone la strategia dell’indifferenza, in un altro senso. Dietro la volontà di una difesa strategica del confine europeo, sembra oggi giocarsi l’idea che la struttura statale russa, qualsiasi sia la valutazione morale che uno possa darne, vada minata da capo a piedi perché reca in se stessa un pericolo mondiale. La ferocia e indifferenza sono spacciate per atto di resistenza in nome di sani principi democratici che costituiscono il senso stesso dell’EuropaOra le folle occidentali continuano ad eccitarsi al suono di un virtuismo morale, dati i mesi di crisi energetica che seguiranno e stanno già sferzando, che è un modo di nascondere l’incapacità della politica presente di far fronte alla straordinarietà di certi catastrofici esiti di processi storici. L’austerità come dimostrazione di eroismo morale nei confronti del mondo, in cui l’istanza del sacrificio si riversa su masse felici di compartecipare alla purezza dei sani e intoccabili princìpi.

dentato_50pxIn questo senso le parole di Zinov’ev vanno lette e ben studiate. Egli, nato nel 1922, aviatore nella seconda guerra mondiale, poi esule in Germania dal 1978 fino al 1999, autore di saggi di logica e di un capolavoro narrativo sul mondo sovietico chiamato Cime abissali, mai come altri dissidenti scadette nella retorica del “martire” del potere come il mondo attuale sembra smanioso di fare. Egli rifiutò di trasformarsi in un tipico dissidente sovietico usabile in funzione anti-sovietica, come accadde per Andrej Sacharov, Aleksandr Solzenychin o Andrej Sinjavskij agli occhi della cultura occidentale, di cui di certo non qui si vuole negare l’importante contributo spirituale e la necessità di meditare sulle loro pagine e azioni.

dentato_50pxFu spesso polemico con gli stessi storici dissidenti, definendo Sacharov e Solzenychin come “delle autentiche nullità nella storia del pensiero” mentre da noi sono riverite come dei santi laici con tutta una agiografia ben attiva. Ma il suo coraggio di risultare totalmente contrario al senso comune per una analisi storica avulsa dalla facile moneta del “terrore”. Questo lo portò a definire come “totalmente carente di obiettività, finalizzato ad una predica morale”, con sprezzante polemica, un’opera come Arcipelago Gulag, libro che fu un manifesto ideologico degli orrori al mondo occidentale. Lo valutò carente di obiettività scientifica sui processi della società sovietica nel suo complesso, in rapporto con la sua stessa tradizione e solo prendente in considerazione, come unica nota degna di sottolineatura, la dimensione di negazione dell’uomo di una società strutturata a più livelli, di cui la sola parte di omicidio collettivizzato risultava una forzatura logica per lui inaccettabile.

dentato_50pxQui non si tratta di fare revisionismo da minorati e fanatici come qualche malizioso detrattore vorrebbe subodorare, ma di consapevolezza logica della storia dei processi. Zinov’ev seppe giudicare come pochi altri l’assetto complessivo della struttura statale del cosmo sovietico, ma anche le potenzialità intrinseche, ancora più studiosamente interrogandovisi sulla sua natura dell’esperimento comunista nella storia del mondo, come forma statale e tradizione che ha prodotto il presente che noi viviamo, pur con le sue faglie storiche e le sue ricomposizioni. Cercando di non cedere alla facilità da gazzettieri che invece sembra essere l’unica forma possibile di dialogo tra parti a ben vedere fino a oggi, dal fatidico giorno della dichiarazione del conflitto.

dentato_50pxRileggere oggi i saggi di Katastrojka e L’umanaio globale suona come uno schiaffo del passato verso il futuro, perché allora le analisi pessimistiche sulle insane sorti di certo sistemamondo facevano sorridere i più specie in area progressista. E la coerenza del pensiero di questo gigante del pensiero critico non può che giungere ora in tutta la sua purezza: 

dentato_50pxConserva la dignità personale. Tieni gli altri a distanza, inclusi gli amici più intimi. Soprattutto questi ultimi, perché sono loro i primi a cercare di diminuire la tua autocoscienza, di farti diventare un “insetto”. Mantieni l’autonomia di comportamento. Tratta gli altri con rispetto. Sii tollerante verso le convinzioni e le debolezze altrui. Non umiliarti, non strisciare, non piaggiare. Non guardare gli altri dall’alto in basso, anche se si tratta di nullità che meritano disprezzo. Dai a ciascuno il dovuto. Non ingigantire la nullità. Chiama genio il genio. Chiama eroe l’eroe. Tieniti alla larga dagli arrampicatori sociali, dagli intriganti, dai delatori, dai calunniatori, dai vigliacchi, e dagli altri essere malvagi. Esci dalla società dei malvagi. Discuti, ma non litigare. Conversa, ma non sproloquiare. Chiarisci, ma non predicare. Se non ti chiedono, non rispondere, Non rispondere più di quanto ti chiedano. Non attirare l’attenzione. Se puoi fare a meno dell’aiuto degli altri, evitalo. Non imporre il tuo aiuto. Per un servigio volontario non attenderti lodi. Non insinuarti nell’animo altrui, e non lasciare che nessuno si insinui nel tuo. Prometti solo se sei sicuro che potrai mantenere la promessa. Se hai fatto una promessa, mantieni la parola a qualsiasi costo. Non imbrogliare. Non fare il furbo. Non tessere intrighi. Non pontificare. Non malignare. Nella lotta cedi il primo passo all’avversario. Non usare violenza sugli altri. La violenza sugli altri non è segno di forza di volontà. Solo la violenza su se stessi è forza di volontà. Ma non permettere agli altri di usarti violenza. Resisti ad una forza superiore con ogni mezzo possibile.

dentato_50pxDi se stesso diceva “Sono uno scienziato, studio la società come si studia un insetto”. Parlava di una umanità che avrebbe cancellato i confini delle sue differenze, popoli, città e nazioni, ridotta la Russia a colonia occidentale, poi trasformandosi il mondo umano in un formicaio, coniando il neologismo umanaio:

dentato_50pxI paesi occidentali si sono strutturati storicamente in “stati nazionali”, come organizzazioni sociali di livello organizzativo relativamente superiore al resto dell’umanità, come particolare “sovrastruttura” superiore alle altre. Essi hanno sviluppato al loro interno forze e capacità di conquista e di dominio sugli altri popoli. E il concorso delle circostanze storiche ha dato loro la possibilità di sfruttare il proprio vantaggio. Io non ravviso in questo niente di amorale e di criminale. I criteri della morale e del diritto non hanno senso se applicati ai processi storici.

dentato_50pxIn questo senso egli ha saputo come pochi altri descrivere quanto l’interesse occidentale, specie americano ed inglese, nel distruggere la differenza strutturale che costituisce la specificità della Russia come entità storico-culturale, statale e politica. Non fu privo di ferocia nei confronti di ogni tremenda forma di verticismo del sistema interno della società sovietica, ma questo criticare l’interno non gli ha mai accecato e arrecato un velo nel giudicare e valutare come l’intrinseca crisi della propria nazione costituisse un autentico sogno di caduta dell’impero del male per le parti in gioco:  

dentato_50pxChe cosa si dovesse fare esattamente non lo sapevano. In compenso lo sapevano alla perfezione i loro precettori occidentali. Questi ultimi furono sfacciatamente fortunati: i riformisti giunti al potere nel 1985 fecero incommensurabilmente di più di quanto era nelle intenzioni dell’Occidente. Come si suol dire: «Di’ a un matto di pregare e quello si genufletterà battendo la fronte al suolo fino a spaccarsi la testa».

dentato_50pxSiamo proprio così certi che la posta in gioco, che sembra come dire muovere gli entusiasmi isterici di un Joe Biden o di un Anthony Blinken, il disequilibrio raggiunto nel conflitto, sia un giusto prezzo di una presunta libertà, in un’Europa certa solo delle proprie dipendenze mercantili e prona a venti che spirano dall’Ovest profondo… In nome di chi, per raggiungere cosa?

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