La religione del metaverso

Rudimenti di materialismo intangibile

L’argomento tecnologico più discusso in questo periodo è il metaverso. La recente pubblicità di Meta ce lo presenta con tanto di accompagnamento musicale verso l’acme del progresso umano. A un certo punto della pubblicità si vede Marco Antonio che dibatte davanti agli occhi luccicanti di gioia di una classe in gita virtuale. Già solo osservando alcune delle possibilità offerte e sulla base dell’esperienza di 15 anni di social network, si capisce che il metaverso entrerà nella vita di tutti. La promessa è quella di un’esperienza avvolgente che moltiplicherà indefinitamente le possibilità tecnologiche, portando l’high-tech e quindi tutta la società ad un livello successivo. Questa volta però il salto sarà enormemente più grande di quello di qualche lustro fa, perché si parla in sostanza della totale interconnessione e condivisione tecnologica, unita ad un’esperienza virtuale che punta a coinvolgere non solo la vista, ma anche il tatto e chissà che altro.

dentato_50pxSe si pone il problema di come muterà la società in termini economici e politici, o di come la cultura e le istituzioni si rapporteranno con le tecnologie, si può giungere a differenti diagnosi. Ognuna fornisce una visione più o meno ampia e spesso agghiacciante della società nell’era digitale. I quesiti sui futuri mutamenti del lavoro, della democrazia e della trasmissione del sapere possono portare a interessanti discussioni economiche, politiche e sociali, ma la questione del metaverso va posta anche da un altro punto di vista.

dentato_50pxIl metaverso sembra prima di tutto imporre un cambiamento radicale che i più accorti hanno già collocato nella sfera del religioso. Già tempo fa in questo sito si era discusso della gnosi, intesa in un senso ampio, nella sua edulcorata versione materialista (link del seminario “La distopia e la dimora”); si parlava di un transumanesimo che si pone l’obbiettivo di trascendere il mondo fisico attraverso la protesi cybernetica. Da questo punto di vista, con il metaverso ci troviamo di fronte ad un fenomeno religioso, nel senso di una ricerca spirituale rovesciata: l’uomo ormai senza Dio surroga lo spirituale, sostituisce ogni metafisica, ridefinisce ogni ascesi ponendo di fronte al cosmo visibile una grande proiezione virtuale; in questo caso il metaverso.

dentato_50pxSiamo di fronte ad una “religione” che per la prima volta può proporre il rimedio a questo mondo, che per l’escatologia prima umanitaria e poi post-umana è incorreggibilmente corrotto. Corrotto perché incompatibile con i criteri del collettivismo che tale escatologia per forza di cose deve imporre. Già la rete ha reso intuibili le possibilità omologanti di un culto tecnologico collettivo che l'”ascesi virtuale” inasprisce. Adesso ci sono tutte le carte in regola per confezionare uno pseudo-manicheismo digitale. Ne gioverà tantissimo qualsiasi forma di sorveglianza di massa, con mezzi moltiplicati rispetto a prima.

dentato_50pxBisogna infatti chiedersi come un mondo che richiede totale condivisione e virtualizzazione della vita sociale potrà tollerare modi di vita differenti. Una riforma così imponente della vita sulla terra è per forza totalizzante. Per il transumanesimo la vita secondo qualunque criterio differente da quello del consumatore di piaceri intangibili non è contemplabile.

dentato_50pxLa riforma del metaverso appaga chiaramente la maggioranza perché vuole rispondere ad una domanda ambigua, che è riconducibile al fenomeno fondamentale della religione: perché dobbiamo ancora essere umani, perché sopportarlo? C’è da aspettarsi che le fazioni sociali e politiche, i laboratori di idee del futuro saranno sempre più attivi nell’estorcere risposte dagli universi religiosi e tradizionali del passato.

dentato_50pxGià un ambiguo culto della fantasia ha enormemente alimentato la nostra civiltà nel secolo scorso, portandoci sempre più vicini all’idea disneyana del “if you can dream it, you can do it”. Quest’idea che si muoveva già agilmente attraverso il cinema, ha poi trovato i suoi più efficaci esiti in esperimenti come il recente tik tok e con il metaverso si prepara ad esplodere.

dentato_50pxUn altro importante elemento di evoluzione del quadro risiede nel presupposto che gli esseri umani siano di base delle macchine, che possono costruire macchine migliori.  In questo senso solo la macchina può realizzare i “sogni” dei profeti o dei santi, o degli asceti indù e via dicendo, che all’uomo secolarizzato appaiono ormai troppo umani. A ben vedere è facilissimo imbastire un puerile ma convincente revisionismo che ridefinisca il telos della storia umana, riducendo il percorso del pensiero ad una ricerca di questa macchina che in altre epoche fu solo immaginata. Allora le arti combinatorie da Lullo a Bruno erano solo l’anticipazione sognata di questo grande risultato, oppure i teatri della memoria della tradizione rinascimentale e seicentesca un computer ancora rudimentale. Si potrebbero dare molti esempi, ma questi bastano per restituire il senso dell’estorsione, che confonde la meraviglia di ciò che era in potenza con l’unilateralità e torbidezza dell’esito: lo stupro dell’immagine, affogata in una selva, moltiplicata ad uso edonistico e la sua negazione in quanto chimera priva di essenza.

dentato_50pxMa allora come comportarsi? Il recupero dell’anima e dello spirito nel loro senso originario non può essere frutto di un contro-programma collettivo. Dovrebbe però almeno insospettire che un’intera tradizione si rifà all’idea di una chiara e corretta immaginazione, culminando in Goethe che ancorava la sua alla ceorenza dell’armonico divenire della natura; e gli si oppongono fantasie sfrenate, senza fondamento altro che delle pulsioni monche, direzioni arbitrarie che escludono ogni vera scoperta spirituale. Una delle idee guida che ci si trova a sondare studiando Böhme è quella del legame profondo tra desiderio e immaginazione, che proprio nel pervertimento dell’immaginazione vede un primo ostacolo allo spirituale. Quando Lullo costruiva la sua arte combinatoria cercava la pienezza degli attributi di Dio non l’onniscienza orizzontale.

dentato_50pxCi sarà sempre più chi vorrà lasciar passare il messaggio che con questi mondi virtuali l’umanità si realizza. Sarà opportuno opporre che la macchina culminante nei metaversi è solo la proiezione miserabile di tutti gli incidenti esterni al grande mistero che avvolge l’occidente e non solo.

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