Un’altra idea di buddismo

Le nuvole si uniscono e si separano come i destini degli uomini e nella levità dell’aria generano in chi così li contempla universale compassione. Quando svaniscono resta solo l’azzurro nitido del cielo; e nell’anima allora s’allarga un vuoto che nutre di vita che implode, e rivela gerarchie di dei, risvegliati e i salvatori del ciclo dei mondi.  Così percepisce il buddismo del Grande Veicolo, il quale proprio non è la filosofia atea buona alla relatività totale che fa comodo al senso comune odierno. Le quattro nobili verità e l’ottuplice sentiero indicati dal Buddha della conoscenza e del Piccolo veicolo delle origini non possono spogliarsi mai dalla trascendenza, dalle divinità, dagli altri Buddha in schiera e dai maestri, dai geni invocati dal canto delle parole di preghiera che salgono nell’incenso. La compassione amorevole, il sacrificio dei bodhisattva e gli intenti cosmogonici sono le innovazioni radicali del Grande Veicolo rispetto al buddismo delle origini.  

dentato_50pxPeraltro già ai tempi di Clemente d’Alessandria che per primo nel II secolo dopo Cristo citò in occidente il Buddha si sospettò una influenza buddista su alcuni filosofi greci. E un secolo dopo la gnosi manichea ovvero il cristianesimo di Mani, addirittura unirà nella catena d’un’unica rivelazione Adamo, Enoch, Buddha, Zoroastro e Gesù che diventa il Cristo. Da allora il nesso tra il buddismo e il cristianesimo ha occupato molte grandi menti e Schopenhauer pretese di far derivare in nesso causale il secondo dal primo. Ma la meritoria libreria ASEQ di Roma ha pubblicato un libro d’intento opposto: “La Porta stretta e il Grande Veicolo” scritto da Francois-Marie Périer, giornalista e fotografo. “A che cosa possiamo attribuire il fatto che il buddhismo proprio nel momento in cui il cristianesimo stesso si affermò conobbe una riforma radicale … che lo rese molto più simile al cristianesimo di quanto non lo fosse stato prima” aveva chiesto Edward Conze. Périer risponde a questa domanda esponendo fatti convergenti che giustificherebbero l’influenza di Cristo e del cristianesimo sul buddismo. Secondo gli storici del buddhismo il Mahayana o Grande Veicolo si sarebbe sviluppato tra il I secolo a C. e il I d. C. nelle regioni dell’odierno Pakistan ed Afghanistan. E sarebbero stati secondo Pèrier i regni ellenistici sopravvissuti ad Alessandro Magno e la loro cultura a fare da tramite a questa storia comune. 

dentato_50pxPer fortuna il libro non ha intenti filologici, ma ha passione e, al di là di quello che il lettore infine ne penserà, è un caledoscopio di spregiudicatezza, che fa perdonare le sue ingenuità. Del resto per chi contempli il cielo, e poi se ne nutra, Gesù Cristo implica inevitabile il Buddha e il cosmo. E appunto nulla manca e nulla eccede in quel sole che ancora illumina il cielo. “Come la luce del sole e della luna cade in egual modo sugli uomini buoni o cattivi e nella sua luce non v’è ne mancanza ne pienezza”, scrive il  Sutra del loto  V, 24-26. E il vangelo di Matteo 5 44-45 ripete l’identica percezione: “Pregate per quelli che vi perseguitano … perché egli fece levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni…” 

dentato_50px[pubblicato da Hub, rivista mensile del Corriere del Ticino nel mese di ottobre 2022]

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