Circa le vecchie foto di Signal

Le case vecchie o per meglio dire a lungo abitate sono pozzi senza fondo, dove tutto scompare, per cui ora ovviamente non ritrovo la mia raccolta ingiallita di Signal, che non è l’archivio di una messaggistica. Ma la collezione dei miei della rivista di guerra stampata dai tedeschi dal 1940 al 1945. Da bambino la sfogliavo, impressionato, alternandola alla raccolta rilegata degli inserti del Giorno con Cocco Bill, e alle foto degli indiani. Poco importava e m’importa della propaganda e di quanto poi c’era scritto, erano le foto a impressionare, con quelle pianure assolate dove i soldati tedeschi andavano felici in bicicletta. La qualità delle immagini era straordinaria, diceva la seduzione di quello spazio ad Oriente, che, si capiva, era un altro tempo. Al lato cattivo della magia non badavo, del resto la guerra era finita, ma sentivo dentro la potenza di quei cieli, lo spazio del cielo russo e dell’Ucraina sopra la testa.              

dentato_50pxOgni volta che leggo o vedo le immagini della guerra adesso in Ucraina ecco forse perché mi pare d’averla una volta già vissuta, e ricordo il mio caro amico professor Binswanger di San Gallo, svizzero, che da giovane con la Croce rossa girava per l’Europa in guerra, pure lui ora mi torna in mente. Perché le cose pure lui me le raccontava in altro modo. Senza mai giudicare, attento al lato comico di quanto aveva visto, forse per diminuire il dolore degli eventi, e dire la sua pudica compassione. La storia poi semplifica, uccide la varietà di stati dell’anima che si vivono in una guerra. Tanto più adesso che tutto è conformismo, e propaganda d’un bene finto, da far divorare in fretta alle masse, così da letargizzare l’anima individuale e distrarla. C’è un che di puerile, insultante e sbrigativo sui giornali o in tv, così banali da confondere anche le repliche di quelli a cui l’Occidente in guerra non piace. Come non mi piaceva quand’ero ragazzo pensare a quei visi di giovani nelle assolate pianure immense in bicicletta e rivederli al gelo, sapendo come finiva. Propaganda ben fatta pure allora ma d’esito tremendo, perché fece dormire la ragione e il cuore, e rovinò la generazione di tedeschi e italiani della seconda guerra mondiale.

dentato_50pxPer farla breve insomma io mi chiedo, se ci si renda conto della quantità di dolore e guai derivati da ogni scontro dell’Europa in quei luoghi almeno dalla guerra di Crimea a metà dell’Ottocento?      

dentato_50pxL’Europa sfiora l’Apocalisse, ma l’asseconda, almeno dal 2014, dilungandosi in ragioni e torti che riguardano come Signal più la propaganda che il buon senso. Cosicché sempre più gli eventi ci tolgono da dove siamo, dall’Europa di mezzo, siamo trascinati dal non pensiero di anni nel guaio dell’Oriente di sempre. Tra l’Oder e gli Urali non v’è un confine: da sempre è precario. Fingere altrimenti è il guaio. Ma almeno nelle foto del 1941 c’era nei volti dei soldati, si vedeva, l’intento strenuo, che evolveva disperato, persino su Signal. Adesso in tv o su internet non si capisce, e tantomeno direi si vede davvero. Noi europei restiamo ciechi, complici da anni dentro un’auto guidata a Washington o a Mosca.    

dentato_50px[pubblicato su Hub, rivista mensile del Corriere del Ticino nel mese di dicembre 2022]

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