Europa, quella autenticamente nuova, sarà, sempre, solo quella che oserà generare Poesia e Verità, nella Luce dell’Io
Europa, quella autenticamente nuova, sarà, sempre, solo quella che oserà generare Poesia e Verità, nella Luce dell’Io

Echi d’estate dal regno di Italo

In un angolo di Calabria la Luce si rallegra di farsi Oriente e Occidente…Appunti su una metafisica dell’Italia e dell’Europa

Secondo una tradizione attestata, fra gli altri, da Antioco di Siracusa, Tucidide e Aristotele, la terra cui originariamente fu conferito il nome Italia fu la porzione centro-meridionale dell’odierna Calabria delimitata dall’istmo racchiuso fra i golfi di Lamezia e Squillace. Qui visse il sapiente Italo, re il cui nome, come da probabile etimologia, è legato al toro. Ed ancora oggi il bovino manifesta la propria presenza nei toponimi di questa regione: Bova, Bovalino, Gioia Tauro, Taureana, Taurianova, e così via.

dentato_50pxDa tempo non trascorrevo da quelle parti, a Catanzaro – dove sono nato e nella cui marina sono cresciuto – un periodo significativo dell’estate. L’ho fatto quest’anno, nell’anno che l’UNESCO ci propone come Anno della Luce … nelle auguste intenzioni dei proponenti intesa, la luce, più come luce della fotonica che come Luce del fotismo iniziatico … è stato molto bello celebrare quest’anno – in un orizzonte fotistico, non fotonico – in un angolo d’Europa in cui la Luce festeggia il proprio trascendere Oriente e Occidente, immag(in)andosi nel mondo fisico come luce occidentalorientale. Chi riesce a viverlo in autentica coscienza di veglia, percepisce, infatti, l’istmo fra Lamezia e Catanzaro Lido come fotistico teatro dove, come in nessun altro angolo d’Europa, la luce fisica inscena la propria metamorfosi da occidentale in orientale, da orientale in occidentale: sul Tirreno è ancora luce dell’Europa occidentale, quella che ti accompagna, con svariate sfumature, fino alle Colonne d’Eracle; sullo Ionio, però, dopo nemmeno trenta chilometri in linea d’aria, eccola già luce dell’Europa orientale, quella che mi ha accolto, in altrettanto fantasioso sfumare, fin sulle rive in cui l’Anello d’Oro si bagna. Dov’è l’istante in cui nell’istmico teatro calabro avviene, improvviso, il dramma che trasforma la luce da aurorale a tramontana, da tramontana ad aurorale? In nessun luogo e tempo, come il punto in cui la notte s’inaurora o il giorno s’innotta: illocalizzabile, atopico, indeducibile è il convertirsi dell’Occidente in Oriente, dell’Oriente in Occidente.

dentato_50pxIn nessun angolo d’Europa l’improvviso apparire d’un Oltre che partorisce Oriente e Occidente sfida con siffatta gioiosa potenza e maestà. E quest’angolo delimita, de-finisce l’Italia delle origini. L’Italia originaria è, dunque, Oltre che trascende e genera Occidente e Oriente: Icona mitica eppur percepibile di quest’Oltre è il localizzarsi del regno di Italo. Un’Italia che, dunque, rinnega le proprie origini, e non può se non tristemente morire, nel momento in cui si identifica con l’Occidente, dimenticando l’atopico luogo che ha partorito il suo nome: dove l’Occidente è cogenerato da una Luce oltre ogni luce in istantanea, eterna uni-dualità con l’Oriente. Non è stata, forse, la più autentica vita dell’Italia, sempre, icona di questo cogenerarsi di Oriente e Occidente? Immagarsi d’una Luce che, come l’Io di Dante, oltre ogni confessionalistica remora antiiniziatica, sa ed osa fecondamente vegliare tanto nei disperati abissi dell’esilio tramontano, della silva obscura, dell’incarnazione in una terrestrità senza Cielo, quanto guardando negli occhi il cristico archetipo del proprio Volto, Oriente generato dall’amor che move il sole e l’altre stelle.

dentato_50pxOccidentalorientale, come il Goethe del Divan – misterioso è il perché Goethe non mise piede in Calabria –, è la Poesia della Luce che echeggia dall’istmo di Italo, dall’Origine dell’Italia. Ho avuto, quest’anno, il dono di ascoltarla subito dopo un soggiorno che mi ha portato fin su quel confine che, più rabbioso e ipocrita d’ogni altro, l’ha voluta negare: fino a Francoforte sull’Oder, sfregiata per tentar di costruire un Europa che definitivamente separasse Oriente e Occidente, così come, per lo stesso motivo, fu sfregiata Görlitz sulla Neiße, dove Jakob Böhme visse quell’Aurora che tanta vera Europa avrebbe potuto generare. È solo un caso che proprio Francoforte sull’Oder conservi uno dei rarissimi cicli iconografici sull’Anticristo? Premonizione, forse, di un Anticristo manifestantesi sempre più come scissione, abisso fra Occidente e Oriente? L’Anticristo, allora, sarebbe l’antipoeta che vuole uccidere l’occidentalorientale Poesia della Luce: la Luce dell’Io, così luminosamente pensata e cantata im Land der Dichter und Denker … in un’altra terra, terra di poeti e pensatori, il cui Destino, nei momenti più autentici della sua vita, è stato il manifestare l’Oltre generante Occidente e Oriente.

dentato_50pxE se questo Oltre fosse il Destino d’Europa, arcanamente echeggiante dalla Luce che, occidentalorientale, s’immaga nell’istmo che accoglie il regno di Italo?

dentato_50pxUna buffa, se non folle tradizione, le cui origini non son riuscito a scoprire – il solito megalomane erudito locale del ‘700? –, vuole inscenare l’archetipico mito d’Europa sulle spiagge del Golfo di Squillace, a Soverato: lì avrebbe dimorato Europa, e lì sarebbe stata oggetto dell’eros di Zeus che, trasformatosi in bianco toro, si sarebbe accoppiato con Europa e l’avrebbe condotta a Creta … Soverato, insomma, deriverebbe da qualcosa come Zeueratòs … folle, tanto la tradizione quanto l’etimologia, di fronte ad una tradizione che universalmente attesta per Europa un percorso inverso: da Oriente verso Occidente, non da Occidente verso Oriente. Eppure questa follia è immaginativamente logica: l’autentica via da Oriente a Occidente non è quella che necessariamente implica, in intima uni-dualità, anche il percorso inverso? E dove immaginarla meglio collocata, l’origine di questo percorso, se non nel regno di Italo, nel regno del toro, quasi sull’istmo dove la Luce si rallegra di farsi Oriente e Occidente? Insomma, folle, ma non senza un qualche criterio doveva essere l’erudito che ha voluto a Soverato il ratto d’Europa! Chissà …

dentato_50pxMio nonno, valente e volente – troppo noiosa la scuola! – muratore dall’età di nove anni, in gioventù soleva trascorrere ore a passeggiare e leggere romanzi sulle rive del Corace, fiume che delimita sul versante orientale l’istmo di Italo. Uno dei racconti preferiti da noi nipoti durante la nostra infanzia era quello del suo terrificante incontro, faccia a faccia, con un toro, tra gli immensi, folti canneti e cespugli sulle rive del Corace; racconto che ogni volta, su nostra insistenza, assumeva dimensioni sempre più epiche ed esagerate. Racconto che, forse, non rispondeva a realtà, ma lascia immaginare Verità e Poesia a chi nasce e cresce nella terra di Italo.

dentato_50pxIl luogo dei canneti e cespugli, quasi alla foce del Corace, dove mio nonno incontrò il toro, il nonno lo chiamava Isola dei Gabbiani  … un luogo epico, anche nella mia infanzia costellato d’infiniti gabbiani … forse fra quei canneti e cespugli si addormentò Odisseo, se, come tradizione vuole, sulla spiaggia del Corace, o lì vicino, avvenne il suo incontro con Nausicaa …  dopo anni di assenza ho fatto, quest’anno, una scoperta: un’antenna, sfrontata, trafigge la terra dell’Isola dei Gabbiani, i cespugli e canneti di Odisseo e Nausicaa. Inquietante segnale, grottesca lancia che sfregia la terra dell’arcano Italo: immagine di un’Italia, idolo di un’Europa prostituita, sempre più lanciata verso Occidente, sempre più affetta da quell’ameranglite che ci crede civili solo se immersi nella luce sottosensibile del virtuale; genitrice, quell’antenna, di una luce che può rendere eterno l’esilio occidentale, perché imposta da un Occidente che, usurpato il nome d’Europa, non vuole più riconoscere l’Oltre che lo genera insieme con l’Oriente. Mai questa Europa dal nome usurpato, che così empiamente sfregia la terra di Italo, potrà incontrare il Dio che la possa amare e condurla al suo Destino. Perché questa Europa manca di Verità e Poesia: non sa più immaginare, come ancora sapeva, ingenuamente, mio nonno, gli arcani del proprio Destino, ed immagina solo antenne, sprofondando in un mondo al di qua di vita e morte. Se mio nonno era ancora fuori dalla Storia, questa Europa è contro la Storia: contro la Luce dell’Io, che sola può generare Storia. Ecco perché di questa Europa, prima o poi, non resterà nulla, se non l’incredulo ricordo, stupito per come la stupidità avesse potuto avanzare a lungo così indisturbata.

dentato_50pxEuropa, quella autenticamente nuova, sarà, sempre, solo quella che oserà generare Poesia e Verità, nella Luce dell’Io. Se in mio nonno l’antica Europa del mito echeggiava ancora nell’arcano e arcaico, terrificante incontro col toro, questa nuova Europa si genererà come cosciente, solare eroismo che, serenamente, senza clamori, trascende il terrore dell’incontro con la Tenebra: che, non turbato da chi identifica radicali rovine con albe di civiltà, nonostante tutto osa immaginare il proprio Destino nella Poesia della Luce, nella Bellezza del Bene.

 

dentato_50pxImmagine di copertina: via Wikipedia.

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  1. Napoletano di origine calabrese, si evince già dal cognome, figliol prodigo di ritorno a casa, alle radici cristiane. Ma in debito di gratitudine imperitura per un Oriente che, scartata la declinazione frakkettona-beatlesiana a tutto vantaggio di quella tradizionale tibetana, ha custodito e nutrito in me la percezione religiosa della vita. Uno dei loro yidam (imago mentis) ha testa taurina e qui chiudo il cerchio, spero non troppo forzosamente, con il suo articolo bello di quella luce meridiana evocata fin dal titolo.

  2. AMARA QUANTO VERITIERA CONCLUSIONE. MORTO L’UMANESIMO L’EUROPA CHE, COME L’ITALIA, E’ ESSENZIALMENTE CULTURA, DIVENTATA AMERICANAMENTE TECNOCRATICA, ED AVENDO CON CIO’ COMPLETAMENTE SOVVERTITO LA SUA SCALA DI VALORI SI E’ SQUAGLIATA COME NEVE AL SOLE