Terminata l’aria, si girò sulla panchetta voltandosi verso di me e, con sguardo severo mi disse: "le piace?" Allargandosi, senza aspettare la risposta, in un sorriso accogliente e già complice
Terminata l’aria, si girò sulla panchetta voltandosi verso di me e, con sguardo severo mi disse: “le piace?” Allargandosi, senza aspettare la risposta, in un sorriso accogliente e già complice

Piero Buscaroli, musica e acciaio

Il 15 febbraio se n’è andato un gigante della cultura italiana: scrittore, musicologo, combattente

Il 15 febbraio se n’è andato un amico. Piero Buscaroli ha lasciato le sue spoglie mortali ma, come privilegio destinato a tutti i giganti, ci resta la traccia profonda e indelebile del suo pensiero nelle centinaia di migliaia di persone che hanno letto i suoi libri, ascoltato le sue lezioni, ammirato il suo coraggio e la sapienza dei suoi articoli sui giornali, seguìto i suoi vertiginosi racconti. In questa moltitudine, sono stato tra quei fortunati che lo hanno potuto condividere privatamente, inizialmente accompagnato da Beatrice, la figlia-prodigio con cui ho realizzato esperienze professionali importanti, con i fratelli Corso e Francesca e naturalmente con l’indomita madre Maria Grazia, presenza magnetica della famiglia.

dentato_50pxPer un tributo a Piero, un passaggio obbligatorio dovrebbe essere, prima di tutto, la memorabile, imprescindibile intervista di Carlo Lorenzetto, realizzata nel 2010 (visibile on line), che così inizia: “per entrare nella casa di Bologna di Piero Buscaroli bisogna chinare il capo, come nella Basilica della Natività di Betlemme. Il portone in strada Maggiore non supera il metro e 50 di altezza. Ci si deve far piccini al cospetto di Dio e Buscaroli, a modo suo, questo è: un dio. Della musica, del giornalismo, della storiografia, della polemica, dell’indignazione”. E’ solo così che, dopo averla letta, si può avere una misura più esatta dell’uomo, dell’intellettuale (a lui non sarebbe piaciuto…) e dello straordinario personaggio, realmente unico nella storia martoriata e fangosa di questo Paese. In questi giorni viene celebrata urbi et orbi la scomparsa, negli stessi giorni, di Umberto Eco…per Piero metto sul piatto della bilancia la sua amicizia fraterna con Leo Longanesi, Prezzolini, Soffici, la direzione del quotidiano Roma, di diversi conservatorii a Bologna, Venezia, Torino e di una collana editoriale per Arnoldo Mondadori, le 1.180 pagine del Bach, le 1.358 del Beethoven, l’affresco mirabile di Paesaggi con rovine, le novità nascoste e imprescindibili de La morte di Mozart, la sensazionalità de L’imbroglio del Requiem, eppoi Al servizio dell’Imperatore, il gioiello Johannes Brahms a Bologna e In Romagna nel maggio 1888, Memorie di un fascista, Una nazione in coma e la sofferenza de Dalla parte dei vinti. Appunto. Ma vinti per quanto tempo ancora?  E da chi?

dentato_50pxPiero Buscaroli, detto il terribile da molti, giornalisti de Il Foglio di Ferrara in testa, per me fu, ripetute volte, anche Pierino, così come scherzosamente veniva chiamato in casa, quando lo ghermivano le sue irrefrenabili folàte fanciullesche, in cui mutava perfino espressione, incavando lievemente il collo tra le spalle della fisionomìa minuta e girando di lato il capo per guardarti, sorridente, di sottecchi, fino a chiamarti lo scultore Floriani, sapendo benissimo che eri il pittore Floreani: un codice privato, confidenziale. Sorriso che qualsiasi ospite poteva ricambiare anche tra sè e sè, varcata la soglia del bagno, dove trionfava, attaccata alla tavoletta del cesso con il nastro adesivo a mo’ di benvenuto, la foto di Prodi, Napolitano o Bin Laden, a rotazione. Ho conosciuto Piero in un pomeriggio di dicembre del 1993, accompagnatovi da Beatrice come amico e artista, nel salotto di casa. Piero stava suonando l’organo e mi accomodai su una poltrona che poi seppi provenire da casa Wagner. Proprio lui. Terminata l’aria, si girò sulla panchetta girandosi verso di me e, con sguardo severo mi disse: le piace? Allargandosi, senza aspettare la risposta, in un sorriso accogliente e già complice: Beatrice era il passepartout per entrare direttamente nelle sue grazie.

dentato_50pxNei mesi successivi, penso di aver scambiato non più di 100 parole con lui, più volte ospite a pranzo, accolto come uno di casa, potendo ascoltare, per contro, una serie interminabile di verità nascoste, di eventi storici trasformati ad uso e consumo del potentato di turno, di tradimenti  e infamie celate nella pancia della Repubblica, sua grande nemica (Sono prigioniero in territorio straniero!). Enormità denunciate invano che, ad oggi, potrebbero cambiare il corso della storia dell’Italia: se non vivessimo in uno stato di diritto a senso unico, un libro nero di Buscaroli avrebbe fatto saltare più di qualche governo, dagli anni 70 in avanti. Tuttavia, per l’intensità, la mimica di condivisione, l’attenzione alle espressioni e a qualche precisazione, ho avuto, da subito, l’impressione di essere diventato una sorta di delfino, cui Piero inviava per posta – rigorosamente vergate a mano – alcune note su quanto stesse scrivendo, qualche fotocopia di giornale (anche degli anni ’50) o addirittura qualche foglio battuto a macchina, parte degli straordinari libri che sono, a pieno titolo, beneficio dell’umanità. Confidenza sufficiente per essere formalmente invitato (e come, sennò…), il 21 luglio del ’96, nella casa rurale di Monteleone, abbarbicata sui calanchi sopra Cesena, avviluppata da due querce che la lambiscono da entrambi i lati. Uno spettacolo indimenticabile di semplicità, essenzialità e forza. Oggi posso sicuramente considerare quei due giorni come un privilegio.

dentato_50pxGiornate senza fronzoli, quasi militari, scambiandoci non più di un paio d’ore di pensieri al giorno, in cui Piero manifestò tutta la grandezza e l’unicità della sua persona: le sue considerazioni erudite, sempre intense, alimentate da amore, passione, cultura, dedizione, ferocia, tristezza, dolcezza, distanza, spaziavano dalla latinità classica, al tonnellaggio militare affondato dagli inglesi a Taranto nel 1940, dalla natura delle pietre spettacolari che giacevano nelle stanze, posizionate con una sapienza antica e particolare, fino al Beethoven, di cui stava organizzando la stesura del saggio, basandosi sugli appunti decennali, vergati a matita. Piero leggeva e scriveva tutto il giorno fino alla cena frugale, rimediata in modo essenziale ed efficace in meno di mezz’ora e poi alla ritirata di buon’ora, sui letti in ferro battuto, circondati da infinite librerie da lui stesso realizzate a mano, in legno giovane e caldo, secondo la lezione del Pound veneziano, pronti per la successiva alzata mattutina, al primo levar del sole. Piero amava, come me del resto, fissare le date, dilatare il tempo, allargarlo consapevolmente per dare rilievo ai momenti d’elezione: mi regalò un libello stampato nell’inverno 1985: Il vero Rubicone. Fantasia sentimentale su una disputa antica. Con dedica: A Roberto Floreani nuovo gentilissimo cittadino di Monteleone per la sua prima visita.

dentato_50pxRicordo poi una serata estiva in veranda (a Monteleone), in mano un bicchiere di acqua e menta, orientati verso l’orizzonte illuminato della riviera romagnola: tanto silenzio e stormir di piante lì attorno, nel buio pesto punteggiato dalle lucciole, quanto l’idea di un frastuono distante ed estraneo: due modelli di vita a confronto.  E la planata imperiale sul dorso di una sedia in paglia, di un maestoso ceràmbice dalle enormi antenne vibratili, a un palmo da me. Piero, pacatamente, quasi per non alterare l’equilibrio magico di quell’arrivo, sussurrò del coleottero, osservandolo per molto tempo, in una sorta di rito privato a bassa voce, giungendo, circolarmente, fino alla disamina su Ernst Jünger (passione comune) e ai suoi scritti, poi prese dei disegni e degli appunti di trenta, quarant’anni prima, dove campeggiavano alcuni suoi disegni mirabili ad inchiostro di quell’insetto, visto da posizioni differenti. Un privilegio. Mi donò, ritualmente, lo stesso opuscolo di due anni prima, datato 9 luglio ’98, con dedica, ma senza cognome, rispondendo a quell’educazione ottocentesca e sapiente che già conoscevo dalle estati passate a Borgo Floreani con nonno Ippolito: A Roberto per insegnargli la strada del ritorno a Monteleone.

dentato_50pxE molte altre volte, quando, da Monteleone, partimmo per visitare la sorgente del Tevere, come omaggio alla nascita di Roma e arrivai abbigliato con delle improvvide brache marziali che inorridirono, giustamente, Piero-il-conservatore, o quando m’invitò assieme al suo allievo, il musicista Palareti, e si stette un giorno intero attorno al pianoforte, rapìti dalla musica e da quanto il suono riuscisse ad evocare. Da amico personale di Prezzolini e Soffici, che prese il celebre schiaffo da Boccioni, Piero non amava il Futurismo, reo, a suo avviso, di aver smembrato quella grande tradizione classica che tanto amava e non ci fu verso, in anni di conversazioni incrociate, di fargli condividere le mie ragioni di tanta stima per Marinetti e compagnia, a mio avviso fautori di una modernità ante litteram, inventori e protagonisti dell’Avanguardia, ma privi di quel nichilismo che finirà con l’annientare l’intera Europa. La stessa mia ricerca, votata all’Astrazione, lo interessava pur senza coinvolgerlo: sui tavoli troneggiava uno degli ultimi disegni di Sironi, dedicato.

dentato_50pxO quando portai meco la spada e – senza dir nulla, presumo a sua insaputa – praticai per un pomeriggio intero, fino al calar del sole, dalla cima della collina, rivolto verso la linea ferma del mare, inalando un’aria trasparente che mi portava altrove, avanzando e retrocedendo con lentezza, respirando con precisione, seguendo le volute bilanciate del fiocco al roteare circolare della spada.

dentato_50pxSo che Piero è sepolto poco distante da quella collina: sto lucidando pazientemente la spada, riannodandone il fiocco di guida con sapienza, dedicandogli, per ora, la parte migliore di ogni movimento, in attesa della stessa luce e dello stesso orizzonte, per frequentarlo a nuova vita.

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  1. Grazie a questo articolo ho rivissuto momenti sereni accanto a mio padre lettore assiduo del Borghese e grande estimatore di Piero Buscaroli.

  2. Bel ricordo Roberto conoscevo molto sommariamente l’opera di Buscaroli e sospettavo, ma non ero sicuro fosse il padre di Beatrice grazie ora lo conosco un po’ di più