Mikhail Ryabko (nella foto) insegna systema da più di trent'anni. E' stato lui, insieme a Vladimir Vasiliev a far conoscere questa arte marziale fuori dai confini russi
Mikhail Ryabko (nella foto) insegna systema da più di trent’anni. E’ stato lui, insieme a Vladimir Vasiliev a far conoscere questa arte marziale fuori dai confini russi

Systema: non solo difesa personale

La riflessione di un giovane praticante sull’arte marziale degli antichi cosacchi, dove la vera forza è il rilassamento attivo

Una palestra scavata dentro un’antica fortezza che s’affaccia sul mare Adriatico. Ritrovarsi qui per praticare Systema non significa solo allenarsi a un metodo di combattimento efficace. Significa uscire dal tempo ordinario dei giorni, per dare un ritmo diverso al respiro, ai movimenti, all’anima, per ritrovarsi nell’io di sé e degli altri. Incontrandoli nella dimensione della lotta e dell’amicizia. Systema è un metodo di combattimento che dà pace, non la pace che dà il mondo però. Questo mondo soprattutto: l’ epoca delle compulsioni e degli slogan non dà pace. Propaga violenza anche quando parla di pace. Svelle dal centro, agita menti, corpi e anime. Toglie il respiro.

dentato_50pxLa nostra generazione non ha bisogno di parole ma di esempi: di moralità e sacrificio. Ormai le nostre case sono abitate da fantasmi mediatici grotteschi, avanzi di una cultura che celebra il successo, il farcela a tutti i costi, non importa come. Systema è il contrario dell’autoaffermazione dell’ego: si fonda sul principio del sacrifico, dell’apertura dell’io, della comprensione del prossimo: il mio avversario è una persona con le sue tensioni e paure.  Se lo affronto con le stesse paure e tensioni,  divento io stesso il mio nemico, sarò un riflesso del suo squilibrio. La risposta secondo il metodo del Systema è il rilassamento: come per affrontare un folle bisogna usare la ragione, così per affrontare una persona piena delle sue tensioni e insicurezze occorre essere rilassati così da sciogliere quelle tensioni che lo attanagliano e liberare me stesso da quelle stesse catene. Il rilassamento si ottiene solo quando è la mente ad essere rilassata. Una mente rilassata si ottiene solo tramite l’amore del prossimo e il sacrificio dell’io. E’ questa attitudine a suscitare il coraggio e la lucidità per capire che l’avversario è una persona da proteggere dalle sue stesse azioni, liberandolo dalle ossessioni, dall’aggressività che porta nell’attacco.

dentato_50pxQuesta attitudine genera in palestra un sentimento di amicizia e di cooperazione, dove ognuno porta il suo contributo e beneficio all’ambiente. Questo sentimento è sconosciuto in molte palestre di arti marziali; dove il più esperto, se non addirittura il maestro, si pone con atteggiamento di superiorità nei confronti del novizio rallentandone la crescita, perché intenzionato a mantenere il suo status quo, la sua posizione di rendita e di plagio. Una degenerazione inevitabile considerando che molte arti marziali sono state snaturate per diventare discipline sportive competitive e il loro principio cardine è diventato la vanità. L’unico modo per chi pratica Systema di rendere l’allenamento fruttuoso è che il più esperto, aiuti chi lo è meno nella sua crescita, così da non creare tensioni nel gruppo. Liberi dalla sudditanza dell’esperienza, non vi sono gradi che possano marcare differenze d’esperienza o abilità, se non la dovuta distinzione tra istruttore e allievo. Tutta questa libertà, si traduce nella pratica con l’assenza di schemi motori, quindi di tecniche, lasciando modo al praticante di conoscere se stesso, il proprio corpo e le proprie attitudini e di migliorarsi. Come andare da un sarto e farsi un abito su misura, invece di sforzarsi a modificare il proprio corpo per entrare in vestiti prefabbricati.

dentato_50pxL’allenamento inizia sempre con un fase di riscaldamento, in cui si cerca di portare il corpo e la mente in uno stato di rilassamento, prendendo il controllo del nostro respiro, acquisendo coscienza dei piccoli acciacchi delle ferite che la vita ci riserva. La fase di riscaldamento inizia con il praticante che cerca, a suo modo, l’attitudine mentale giusta. Ci sono vari esercizi che possono essere eseguiti per un primo approccio, ad esempio il semplice camminare allungando di volta in volta il tempo di respirazione e poi riducendolo nuovamente; oppure l’effettuare dei movimenti a terra in maniera lenta e controllata cercando di sentire in ogni fibra del nostro corpo, il loro modo di contrarsi, cercando di amministrare i movimenti più scomodi e dolorosi con estrema lentezza. Questa fase si potrebbe indicare come una fase di “risveglio” molto simile allo stiracchiarsi nel letto per far riprendere il corpo dal suo stato di torpore dovuto alle ore di immobilità.

dentato_50pxLa seconda fase consiste di movimenti fondamentali come: piegamenti sui pugni, inizialmente dolorosi ma importanti, perché fanno si di stimolare le regioni muscolari di avambraccio, polso e mano a rimanere  in posizione allineata formando un unico asse diritto facendo si che tale regione si posizioni sulla superficie di appoggio in maniera perpendicolare. Questo è anche il modo corretto di portare un pugno senza rischiare di lussarsi l’articolazione del polso. Squat sulle gambe a corpo libero facendo attenzione a mantenere l’asse del corpo diritto e bilanciato, badando che la pianta di entrambi i piedi poggi bene a terra con tutta al loro superficie. Questo esercizio ci aiuta a prendere consapevolezza di come si sposta l’asse del nostro corpo e di come possiamo fare per rimanere nella nostra zona di confort. Addominali “alti”, si effettuano supini a terra alzando il tronco come un unico pezzo cercando di mantenere il collo rilassato per tutta la corsa del movimento; utili per imparare a non contrarre il diaframma e così a non spezzare il respiro. Addominali “bassi”, sempre supini ma con le gambe, tirandole su fino ad un angolo di circa 90° badando sempre a mantenere il collo rilassato.

dentato_50pxIn tutta questa fase del riscaldamento, tutti gli esercizi vanno eseguiti mantenendo una respirazione rilassata naturale concentrandosi ad avere il pieno controllo del movimento in ogni suo istante. Nella terza fase dell’allenamento si sceglie l’argomento da curare, che può essere una situazione di lotta, oppure di come utilizzare efficacemente armi di uso comune come bastoni e coltelli, o addirittura capi di abbigliamento ecc. Questi vari oggetti però servono nella realtà della palestra, solo per facilitare la comprensione accentuando di fatto un concetto fisico sulla dinamica dei corpi.

dentato_50pxViviamo in un mondo in cui tutto ha una direzione. Siamo contornati da vettori, muovendoci di fatto in un fluido che possiamo indicare come l’aria. I nostri corpi stessi si sorreggono su questi vettori e ne creano di nuovi (la postura). Il nostro corpo non sarà mai realmente fermo e la risultante delle forze che agiscono su di esso non sarà mai uguale a zero. Qui fa il suo ingresso il concetto della direzione: lo strumento principale che ci costringe alla morbidezza. La direzione è, fisicamente parlando, la linea su cui si muove una forza con il suo verso. Siccome il nostro obbiettivo è entrare in contatto con l’altro, un modo per armonizzarci a lui sarebbe riuscire a intuire la risultante delle forze complessive che agiscono nel sistema e riuscire ad inserir visi  con tempismo e armonia, diventando noi stessi l’equilibrio delle tensioni della persona che stiamo fronteggiando, modificandolo .

dentato_50pxQuindi inizialmente non c’è una contrapposizione ma una falsa passività, in cui si segue l’azione dell’avversario aspettando il momento in cui il movimento è al massimo dell’ espressione. Il seguire la direzione in maniera fisica serve per un primo approccio, e abitua seguire il movimento oltre che con il corpo anche con la mente, fino al punto di capire che il corpo è superfluo, la mente è tutto.

dentato_50pxPer poter “leggere” queste direzioni è necessario di aumentare la nostra sensibilità: questo avviene tramite il rilassamento, cioè attraverso la capacità di sentire la direzione dell’altro. E’ importante soprattutto per chi è all’inizio imparare questo concetto, che gli permetterà di poter studiare le varie situazione in modo che il suo corpo impari, subendo ancora e ancora, vari attacchi accettando di essere colpito e anche di perdere lo scontro, imparando molto di più di chi sa solo vincere. Non è forse vero che le persone più forti sono coloro che hanno conosciuto la sconfitta, ma si sono rialzate e hanno continuato rialzarsi pronti a cadere nuovamente?!

dentato_50pxQuindi non è più il sistema nervoso centrale a dominare il circuito dell’azione, ma la sinergia con il periferico il quale agisce direttamente senza bisogno di una rielaborazione dello stimolo esterno da parte del nostro cervello. La dinamica dell’azione quindi non sarà più, stimolo esterno verso sistema nervoso periferico (che trasferisce il messaggio)verso sistema nervoso centrale (che elabora tecnica) verso sistema nervoso periferico (che riceve il messaggio) verso esecuzione della tecnica; ma sarà, stimolo esterno verso sistema nervoso periferico verso esecuzione della tecnica. Un passaggio in meno e quindi un’esecuzione più rapida della risposta.

 dentato_50pxCi si allena ad entrare in una sfera percettiva differente in cui il concetto di spazio fisco si intreccia con lo spazio occupato dalla nostra mente, non è più dato da la sola percezione visiva, ma diventa una percezione dell’intero corpo in cui ci rendiamo conto che lo spazio può essere “toccato” e percepito in senso sottile. Questo dà una forma dello spazio variabile e singolare, a seconda della percezione di ogni individuo. Si può definire anche come “spazio vitale”, cioè lo spazio realmente occupato dal corpo. Avere la giusta consapevolezza dello spazio e capire come un individuo vi si muove, sia mentalmente che fisicamente, da la possibilità di poter occupare bene lo spazio disponibile in maniera assolutamente efficace.

dentato_50pxI nostri movimenti saranno precisi e rispettosi e veri; e terranno conto di tutte le componenti. sia emotive che fisiche. Movimenti rispettori perché se vogliamo riuscire ad entrare in contatto e intuire le intenzioni dell’altro, non bisogna mai sottovalutarlo né sopravvalutarlo. L’altro non va né umiliato né osannato, va preso per quello che è, un uomo con dei sentimenti, delle speranze, dei dolori che ne caratterizzano la postura e la percezione. Se trattassimo gli esseri umani come pezzi di carne avremmo già perso perché i primi a perderci saremo noi.

dentato_50pxAlla fine dell’allenamento ci si abbraccia uno ad uno. Non ci importa quante volte siamo caduti, quante volte abbiamo atterrato il nostro compagno. L’unica cosa importante è il come. Il termometro della qualità dell’allenamento è dato dall’aria che si respira nella palestra. Se l’atmosfera è satura di tensione, vuol dire che c’è stato qualcosa che è andato storto, se l’ambiente rimane rilassato abbiamo fatto il nostro dovere indipendentemente da qualsiasi altro fattore.

dentato_50pxIn questo momento ognuno esprime la sua opinione sulle sensazioni e le emozioni provate durante gli esercizi, cercando di estrapolare ed esplicare i concetti affrontati nei vari esercizi. Questa è la parte più importante, perché ci permette di confrontarci con i nostri compagni e interiorizzare l’allenamento. Ognuno può dire la sua opinione, senza la paura di essere zittito o redarguito, per il semplice fatto che ognuno arriva alle sue conclusioni con quello che ha, ed è sbagliato e puerile imporre il proprio pensiero come unica verità. Quello che si può fare è ragionarci su insieme, prendendo il meglio da ognuno e rielaborarlo. Come nella vita; ci sono tanti bivi sulla strada, anche se una parte la percorriamo in compagnia sarà sempre il nostro viaggio. Saremo sempre noi i protagonisti e anche se i nostri amici con cui pratichiamo sono il nostro riflesso è sempre con il nostro sè che abbiamo a che fare.

 

COMMENTA

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  1. Grazie Mattia. Articolo molto interessante. Hai ragione quando dici che le arti marziali si sono “snaturate” diventando delle discipline sportive. Noto alcune affinità col l’Aikido di Ueshiba. Spero di poter leggere altri tuoi approfondimenti relativi a questa affascinante “arte”

  2. Sei stato veramente bravo in questa descrizione hai colto il succo della nostra passione. Grazie Mattia