“La democrazia, e perciò il suffragio universale, deve essere integrata” (A.Olivetti, "Democrazia senza partiti")
“La democrazia, e perciò il suffragio universale, deve essere integrata” (A.Olivetti, “Democrazia senza partiti”)

Dopo la Repubblica Italiana

Pubblicato il 10 giugno 2016

dentato_50pxLo scenario che sta disgregando l’Italia:

dentato_50pxlo stato in Italia manca ormai alle sue funzioni primarie che sono fare leggi eque e durature e proteggere i confini entro cui applicarle. Leggi prive di buon senso e precarie; magistratura correntizia; dilagare dei migranti: i sintomi del disfarsi di questa necrolica Repubblica che minaccia le sorti dell’Italia.
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dentato_50pxIl debito pubblico italiano, creato in un quarantennio dallo sfaldarsi crescente del sistema politico, è insostenibile. Ma prima ancora con la sua spesa distorta ha creato un terziario parassitario che è prima causa del crollo della produttività totale. La struttura occupazionale del terziario è da Egitto.

dentato_50pxI distretti produttivi e la produttività elevata dei distretti nord orientali e di alcuni centrali non riescono a reggere il peso del debito e del terziario pubblico che genera il terziario privato di cooperative, badanti, nocivi eserciti di avvocati, abitatori di palestre.

dentato_50pxQuale che sia lo shock esterno avvierà una crisi del debito pubblico italiano peggiore di quella del 2010, in quanto peggiore è la situazione del debito, quella del PIL. Lo scenario dell’economia mondiale è indebolito, e gli scenari europei di protezione delle banche e del debito sono precari.

dentato_50pxLa crisi economica, e della politica non sono le sole. Non meno apocalittico è lo scadere della letteratura italiana, della qualità dell’insegnamento nelle sue università e nelle sue scuole, dell’educazione civica. Gli effetti già livellanti di internet sono peggiorati in Italia dalla sua decadenza culturale.

  

dentato_50pxL’esito della crisi: la meridionalizzazione

dentato_50pxLeggi senza equità e buon senso ad uso di un arbitrio tribunalizio; invasione di cosidetti migranti; crollo della produttività (perciò sempre meno occupazione dignitosa), crisi inevitabile del debito, ignoranza indotta da tv di stato e no, conformismo sussidiato sui giornali, un papa peronista: sono i dati della crisi.

dentato_50pxIl suo esito sarà entro breve la meridionalizzazione della società italiana che privata di élite dal suo impoverimento culturale, disordinata dall’agonia dello stato, impoverita dalla crisi economica rassomiglierà sempre più all’America Latina e quindi verrà retta con programmi emergenziali e intenti populisti.

dentato_50pxCinque stelle, Papato, e governi emergenziali, sono aspetti dello stesso esito; La costituzione italiana ne sarà la sanzione: implica più cattiva occupazione e più redditi redistribuiti, più livellamento culturale e degenerazione politica. Non esiste un’élite amministrativa statale su cui far perno per autoriforme.

 

dentato_50pxI punti di resistenza per un progetto comunitario e federale

dentato_50pxI punti di resistenza sono: i distretti industriali e la loro potenza, nel settore manifatturiero e non solo; le strutture civiche indotte storicamente da vita municipale e agricola delle regioni settentrionali e di parti del centro Italia; le parti della penisola meno compromesse.

dentato_50pxUn progetto di salvezza della civiltà italiana deve far leva su quanto resta di queste regolarità storiche, prima che le migrazioni, il disordine delle leggi, la crisi economica le disarticolino. La struttura municipale è in Italia il centro di distretti, civismo ed etnie, si tratta di articolarla in federalismo di comunità.

dentato_50pxDare un ordine a queste comunità, rinvigorirle, proteggerle dal livellamento significa dare loro autonomia, emanciparle via via dai poteri degenerati dello stato centrale in Italia. L’ordine di queste comunità non può essere quello della struttura amministrativa del vecchio stato. Di qui l’interesse delle idee di Olivetti.

 

dentato_50pxCaratteri originali della proposta Olivettiana

dentato_50pxIl modello Olivetti seppure segnato da molte ingenuità, resta interessante. Ripete in forma moderna l’ideologia tripartita indoeuropea e pertanto separa le funzioni politiche da quelle economiche, e da autonomia alla vita culturale da ambedue; individuando ordinamenti diversi per i tre ambiti.

dentato_50pxIl modello comunitario di Olivetti implica delle strutture d’economia sociale sul territorio, gestite con contratti aziendali e strutture associative tra imprese. Il principio proposto era quello di socializzare senza statizzare, di accrescere quindi nessi comunitari e produttività sul territorio.

dentato_50pxI magistrati verrebbero eletti su base di liste locali; le polizie verrebbero ridotte a una sola locale, che si coordina semmai regionalmente; l’esercito obbedirebbe al sistema svizzero. I compiti dello stato verrebbero limitati al minimo. Si articolerebbero in un’unica camera deliberante solo leggi generali.

dentato_50pxSanità, Università e istruzione sarebbero destatizzati, avrebbero ordini propri indipendenti, non decisi a livello centrale, ma funzionanti per meccanismi di cooptazione e di autonomia territoriale sul modello delle università antiche e delle fondazioni sanitarie. Mutue a contribuzione locale si sostituirebbero all’INPS.

dentato_50pxSoprattutto verrebbe meno ogni funzione dei partiti e il suffragio universale sarebbe integrato, limitato da meccanismi di cooptazione od elezioni ristrette di ordini funzionali. “La democrazia, e perciò il suffragio universale, deve essere integrata(A.Olivetti, Democrazia senza partiti, op.cit pagina 42)

 

dentato_50pxQuanto rende inevitabile un’ipotesi confederale radicale

dentato_50pxLa Repubblica Italiana non sa e non può riformarsi. Solo alcune aree forti del paese sono forse in grado di riformarsi nel territorio e di riaccorpare le loro comunità nelle macroregioni europee. La terribile crisi deve usarsi per creare o prefigurare aggregazioni territoriali che abbiano infine per esito strutture territoriali.

dentato_50pxL’idea dello stato unitario è vecchia, in agonia persino nel Regno Unito e non solo in Spagna. Questa decadenza aiuta il crearsi in Italia di quello che potrebbe essere uno stato federale delle comunità obbediente alle intenzioni di Miglio ma diverso dai confini della Repubblica Italiana.

dentato_50pxLe idee di Miglio dovrebbero riarticolarsi su base comunitaria e territoriale. La fine dell’euro renderà di nuovo attuale queste idee nelle parti forti dell’Italia. La follia dell’euro ha solo rimandato il disfarsi dello stato. L’idea piramidale di costruzione europea è fallita. Non reggerà la prossima crisi, L’Europa deve ricostruirsi in forma di lega tra macroregioni.  La burocrazia di Bruxelles e il parlamento europeo vanno dissolti: sostituiti da una struttura confederale limitata alla difesa comune.

 

dentato_50pxIl progetto comunitario e federale nella politica attuale

dentato_50pxLa Lega Nord ha frainteso purtroppo il regionalismo delle regioni rosse anni 70 col federalismo e ne è stata screditata, non meno che dagli scandali. E dire che il radicamento nella parte forte dell’Italia avrebbe potuto trovare forma in un progetto di comunità municipali riunite in uno stato federale.

dentato_50pxLa Lega persegue posizioni identitarie e di difesa Lepenista dei confini e delle competenze statali contro la globalizzazione. Non può bastare neppure a reggere la concorrenza dei Cinque stelle. Le altre parti politiche compresa una destra fallita inseguono lo statalismo, completando la deriva da America latina.

dentato_50pxSi tratterà pertanto di creare dei gruppi di riflessione esclusivi, e riferiti anzitutto ad un territorio, fermo restante il fatto che il settentrione e parti del centro Italia sono le uniche parti che potrebbe avere qualche interesse e coerenza d’azione col progetto comunitario. Alcune regioni potrebbero aiutare questa articolazione territoriale.

dentato_50pxUn altro nemico del progetto comunitario è il consociativismo consueto. Si tratterebbe di orientare l’azione politica sul territorio, in sintesi che s’attuino, un pezzo dopo l’altro. Mentre lo stato agonizza si tratterebbe, freddi, di tirare poco alla volta i fili d’un alternativa ad esso federalista e comunitaria.

dentato_50pxUn esempio: lavorare ad aggregazione dei comuni minori in confini che non obbediscano a politiche di spesa statale, ma ai distretti industriali, o a agricoli o alle istituzioni culturali. Così da creare delle strutture comunitarie con una base economica, individuate. I grandi comuni disaggregati nello stesso principio.

dentato_50pxMa è decisivo creare un movimento culturale. Dimostrare la incultura dei guitti, degli scrittoruncoli e dei presentatori tv che amministrano gli avanzi della fallimentare cultura marxista del ’68. Creare nuove élite, plasmare i giovani in un progetto di salvezza della millenaria civiltà italiana.

dentato_50pxL’intento comunitario risulterà in prima fase frammentario, la politica lo ostacola e gli interessi di una incultura sussidiata lo avversano. Tuttavia al momento del crollo del debito pubblico e di fine dell’Euro, in clima di secessioni, e quasi guerra civile, costituirà la base di idee, fatti, fede.

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  1. Gli eserciti di avvocati colonizzano tutte le pubbliche amministrazioni, dove la preponderanza dei giuristi su tutte le altre figure professionali (dagli ingegneri agli agronomi, dagli economisti agli scienziati) è schiacciante e totalitaria.

    Questo significa: peso esorbitante del modo di pensare giuridico, spesso causidico e formalista, che in Italia fa premio su tutti gli altri approcci.

    All’estero è tutto il contrario, per chi conosca le loro pubbliche amministrazioni.

  2. Condivido.
    Per me, il modello è la Contea statunitense; con la sua forza di polizia (il Dipartimento dello Sceriffo, a elezione diretta) e i suoi tribunali, con i magistrati anch’essi eletti direttamente.

  3. Cari amici, lettori, opinionisti e commentatori..vi ringrazio il tema è di capitale importanza..per sopravvivere.. leggo con estremo interesse le varie opinioni..basta soggiornare e vivere a lungo per esempio nel Cantone di Argovia, verdeggiante giardino .. come prima cosa è necessario, assolutamente necessario.. che io abbia ” rispetto”, formale e sostanziale per dove mi trovo.
    La gente in Argovia..ti stima solo se rispetti le varie opinioni e la legge. La legge vale per tutti, bianchi e neri..in Italia non vale che per chi ha potere. Chi ha potere lo esercita discriminando chi non lo possiede. Difetto spaventoso. I Giudici si abbracciano come i calciatori, ma non applicano la Legge per chi Governa.. i politicanti italiani vendono l’anima per ” governare”. Quello che succede a Roma dimostra l’ inutilità delle Leggi…
    In Argovia, molte ” norme”non sono nemmeno scritte, ma non sono calpestate, vengono rispettate dai giovani come dalle precedenti generazioni, dai Padri..e si trasmettono ai figli ed agli abitanti come agli ” stranieri”..Io sono ” straniero” ma se ” rispetto” sono ” integrato” al 100 % .. ho gli stessi obblighi e doveri degli ” altri”, che siano indiani o marocchini, ebrei o mussulmani..mi sento esattamente cittadino svizzero, che gode di tutto il rispetto esattamente come gli ” altri”..e mi sento integrato molto di piu di qualsiasi cittadino italiano.
    Ma rispetto la Legge. Quello che avviene oggi in Italia è turpe. E’ odiosamente invivibile. Ricordo una antica gens Italica dove chi lavorava cantava a piena voce..un tempo dove ci si rispettava…ci si capiva si condivideva..un Paese civile..amato per la sua umanità e semplicità….

  4. Non possiamo attendere che un movimento culturale, fatti, idee e fede, lo costruisca qualcun altro. La disponibilità ad impegnarci è il primo passo. Subito dopo un luogo non virtuale dove incontrarci e creare i gruppi di lavoro

  5. Leggo di.”..nocivi eserciti di avvocati “. Da qualche tempo sembra che gli avvocati siano responsabili dei problemi della giustizia. Una moltitudine che moltiplicherebbe i processi e ne ritarderebbe il regolare corso. Ma davvero è così? Spiegatemi perché sarei nocivo? Grazie.

    1. Il numero di avvocati è esorbitante in confronto alle altre nazioni, alla Francia per esempio, il che implica uno scadimento del livello della professione e un’infima produttività in termini di valore aggiunto. Questi due difetti sono del resto quelli del nostro terziario, che si parli di assistenza o di ristorazione in altri termini il guaio si ripete. Ecco spiegata la nocività di occupazione e professioni inflazionate nel nostro terziario, al quale purtroppo i troppi avvocati non fanno eccezione

  6. Condivisibile (senza il tasto “share”) e ambizioso, sursum corda! Da meridionale pongo la domanda: mi butto nel Vesuvio o passo a trovarvi?

      1. Sono un convinto federalista da sempre, ho letto gli scritti di Miglio forse la più illustre mente degli ultimi 50 anni della nostra nazione, il problema rimane sempre lo stesso quanti italiani sono fermamente federalisti? Ma soprattutto quanti sanno veramente il significato della parola? e dunque chi sarà in grado di fare questa grande rivoluzione? non sicuramente un popolo che si sente parte di una comunità solo ai mondiali di calcio, dopo tanti anni di speranze sono ora molto pessimista sulla possibilità di una trasformazione così radicale