Claus e i suoi camerati si sono sacrificati affinché nemmeno nell’abisso si spegnesse la luce della Germania segreta, il pensiero oltre la barbarie
Claus e i suoi camerati si sono sacrificati affinché nemmeno nell’abisso si spegnesse la luce della Germania segreta, il pensiero oltre la barbarie

Germania segreta: per Claus Von Stauffenberg e i congiurati di luglio

76 anni fa un colonnello della Wehrmacht e i suoi camerati tentavano di salvare la Germania da Hitler

C’è chi ha detto che ogni viaggio è una ricerca, e che il viaggio è una caratteristica della gioventù. Ma l’intera esistenza, se concepita come avventura, è un cammino verso il proprio destino, un iter inaudito, come lo chiama Hermann Hesse nel racconto Il pellegrinaggio in Oriente, dove viene ricordata l’esperienza di quel movimento giovanile che nei primi anni Venti (tredici anni prima che il nazismo pervertisse l’impulso spirituale della gioventù tedesca nella demonìa razzista di sangue e suolo) percorse in festa la Germania rievocando l’atmosfera del Romanticismo.

dentato_50pxMigliaia di ragazze e ragazzi convengono alla festa di Bremgarten. Tra i fuochi della sera e le canzoni, chiamano con loro le anime di Hoffmann, Brentano e Novalis, maestro di una Germania segreta in cammino verso le mete di una geografia dell’anima: il mare lunare di Famagosta o l’isola delle Farfalle al di là di Zipangu, la Wartburg teatro delle tenzoni fra i Minnesänger o l’Estremadura di Don Chisciotte… L’Oriente di questi giovani «non era soltanto il Paese di Levante, un’entità geografica, era la patria e la giovinezza dell’anima, era il dappertutto e l’In-Nessun luogo, l’unificazione di tutti i tempi».

dentato_50pxÈ di notti come queste, colme di vivente immaginazione, che si nutrirà la resistenza al nazismo. È di notti come queste e di poesie lette e ascoltate sulle rive del Reno che si nutrirà il sacrificio del più grande eroe della Germania segreta

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dentato_50pxÈ da poco passata la mezzanotte del 21 luglio 1944: nel cortile del Ministero della Guerra del Reich, nella Bendlestrasse di Berlino, un colonnello della Wehrmacht attende l’ordine della sua esecuzione. Si chiama Claus Von Stauffenberg, è un giovane ufficiale appartenente a un’antica e nobile famiglia sveva. In Nord Africa ha perduto un occhio, la mano destra e due dita della sinistra, a Berlino ha l’incarico di capo di Stato Maggiore dell’Esercito Territoriale. Leader della congiura per eliminare Adolf Hitler e rovesciare il suo regime, è stato lui ad aver piazzato a Rastenburg, nel quartier generale del tiranno, la bomba che avrebbe dovuto ucciderlo: eppure, assistito da una provvidenza maligna, il fhürer esce illeso dall’attentato. In poche ore l’Operazione Valchiria è soffocata. Arresti sono in corso in tutta la Germania e Stauffenberg è già nelle mani dei suoi aguzzini. L’ordine di puntare le armi contro il condannato fende il silenzio della Bendlestrasse, ma, prima che parta il fuoco, Stauffenberg lancia un grido possente: «Es lebedas geheime Deutschland!» («Lunga vita alla Germania segreta!»). Non fosse per il film di Bryan Singer Operazione Valchiria, il grande pubblico non saprebbe niente di questo eroe della Widerstand, la resistenza tedesca al nazismo. Un sacrificio in cui c’è la trama d’un destino e l’esito d’un incontro fatale. Per capirlo bisogna riavvolgere la pellicola della sua vita, almeno fino al 1924.

dentato_50pxIl diciottenne Claus, insieme ai suoi fratelli, Berthold e Alexander, e una pattuglia di amici biancovestiti, passeggia lungo il Reno nella campagna di Heidelberg, che è meravigliosa in quei primi giorni di maggio. Tra loro c’è un uomo anziano, ieratico, che sussurra parole levigate e aeree. In Germania è un mito vivente: si chiama Stephan George, è il poeta vate della nazione. Con i suoi amici parla della necessità di un’aristocrazia spirituale, additando loro un regno di cultura e di spirito antitetico a quello che proprio in quel 1924 sta concependo Adolf Hitler nel suo Mein Kampf. Nell’ottobre del 1928, mentre i nazisti si sono già lanciati alla conquista del potere, George convoca i suoi amici. Claus è da due anni ufficiale dell’esercito, ma ha preso una licenza per ascoltare il suo maestro. Dopo un lungo silenzio carico d’attesa, George legge il suo ultimo inno. Il titolo è Geheimes Deutschland (Germania segreta): «Nelle soffocanti celle di cose orrende» recita un suo verso, «la pazzia ha appena trovato quello che domani avvelenerà tutti gli orizzonti». Una profezia. Nel 1931 il nazismo è sempre più in procinto di pervertire il cuore della Germania. George si esilia volontariamente, riparando a Minusio, in Svizzera. Vuole sottrarsi alle spire della propaganda hitlerita che intende usare la sua opera. Quando il nazismo va al potere, offre al vate tedesco un’accademia poetica che lui rifiuta. Il vero omaggio gli viene tributato da Edith Landmann che scrive un appello agli ebrei tedeschi della Germania segreta, invitandoli all’esodo e a costruire all’estero comunità ideali basate sul pensiero di George. Nell’autunno del ’33 il poeta raduna di nuovo i suoi discepoli a Minusio, confidando loro il timore che dopo la sua morte i nazisti possano strumentalizzare il suo funerale. Chiede ai fratelli Stauffenberg d’impedirlo. George muore il mattino del 4 dicembre; dopo aver vegliato il suo corpo cinto d’alloro, i giovani della Germania segreta ingannano gli hitleriti, celebrando il funerale del poeta il giorno successivo a un’ora diversa da quella comunicata.

dentato_50px«Solo uno di noi può compiere il gesto di forza al quale siamo chiamati, quando regna il caos» aveva scritto George ne I templari. Chissà se, assieme alle atrocità commesse dai nazisti cui aveva assistito impotente, nella mente di Stauffenberg avessero risuonato questi versi, prima che il piombo lo falciasse. Ad ogni modo, questo discepolo di George sapeva di sicuro che il suo sacrificio non sarebbe servito solo a «far sapere al mondo che c’erano dei tedeschi buoni in Germania», come aveva scritto alla moglie Nina.

dentato_50pxC’era una ragione più profonda: Claus e i suoi camerati avevano preso sulle spalle la croce dei peccati della Germania, per redimerli col loro sangue, riscattando dal baratro gli imperatori Hoenstaufen e le meraviglie dell’Alto Medioevo, Goethe e Schiller, le fiabe dei fratelli Grimm, la poesia di George, Hölderlin e Novalis. Si erano sacrificati affinché nemmeno nell’abisso si spegnesse la luce della Germania segreta, il pensiero oltre la barbarie.

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