Economista capace di antevedere questioni teoriche che hanno trovato attenzione solo più tardi
Corrado Gini

Economista capace di antevedere questioni teoriche che hanno trovato attenzione solo più tardi

La ricchezza della nazione e Corrado Gini

un metodo di riferimento fra quanto è “sostanziale”

Corrado Gini fu uno studioso di formidabile intuito, il cui modo di intendere la visione della società ha prodotto contributi di straordinaria importanza in moltissimi campi: sociologia, economia, statistica ed antropologia (solo per citarne i principali). Nato a Motta di Livenza (in provincia di Treviso) personalità forte, poliedrica, instancabile nell’attività di docente universitario, fin da giovane studente iscritto a giurisprudenza inizia a frequentare corsi di matematica e geometria, capendo ben presto che la sua vocazione di studioso doveva essere diretta allo studio dei fenomeni sociali sotto il profilo statistico. Uomo di grande temperamento; anni fa ebbi la fortuna di incontrare il suo unico assistente, il prof. Carlo Benedetti (già molto anziano), il quale mi rilasciò un’intervista sul suo Maestro, dandomene una rappresentazione caratteriale ed umana.

dentato_50pxCosì scoprii che si salvò da un naufragio: grazie al suo fisico atletico portò in salvo, remando, parte dei passeggeri su una scialuppa, salvo poi recarsi ancora bagnato fradicio in Dipartimento. La sua vita era in Università, le sue ricerche non si interrompevano mai, il sabato e la domenica costringeva parte del personale a turnazioni per garantire alla Facoltà di Scienze Statistiche a Roma (da lui fondata) di poter rimanere sempre aperta. Per primo approfondì tematiche di Econometria insieme al primo premio Nobel per l’Economia Ragnar Frisch, con il quale ebbe sempre un rapporto di amore ed odio; irascibile, ricorda il prof. Benedetti, appena leggeva una nuova pubblicazione di Frisch scoppiava in iraconde sfuriate ed andava in giro per il dipartimento urlando: “quello è un ladro, mi ruba sempre le idee!”. Fu alla Presidenza dell’ISTAT durante il periodo fascista, e di quel periodo fu uno dei più illustri rappresentanti; frequenti i sui incontri con Benito Mussolini, con il quale ebbe un rapporto perlopiù conflittuale.

dentato_50pxIl valore e la centralità delle riflessioni di Gini non permettono di inquadrarlo solo come semplice studioso di statistica e demografia, ma anche e soprattutto come economista capace di antevedere e di dar forma a questioni teoriche che hanno trovato adeguato spazio di trattazione soltanto con gli sviluppi recenti delle discipline economiche. La potenza teoretica della grande opera giniana filtra e traluce non solamente nel ben noto “indice di Gini”, utilizzato e citato sempre più (anche da Barack Obama) come indicatore della dispersione statistica fra i “ricchi” e i “poveri”. Egli affianca, altresì, studi sulla composizione della ricchezza delle nazioni, in relazione all’analisi della contabilità nazionale ed al contributo dato all’economia dai beni e dai servizi. Oggi, dove la rilevazione del PIlha assurto il ruolo di eroina disvelatrice di ogni fenomeno economico, un’attenta lettura del percorso giniano ci è utile per meglio comprendere il metodo di valutazione delle voci da computare nel reddito di una nazione ma, soprattutto, quali voci computare.

dentato_50pxGini affronta la questione sotto il profilo metodologico nel seguente ordine: dapprima, ad essere determinati ed analizzati debbono essere i fattori che sono causa della ricchezza di una nazione, successivamente si determinerà il reddito nazionale. Questa distinzione, si badi bene, non è banale. Già nel 1914 Gini, in L’ammontare e la Composizione della Ricchezza delle Nazioni, compie uno straordinario lavoro di ricerca e calcolo dei conti economici di una Nazione;l’elemento che è alla base dell’impostazione del metodo che ne viene proposto è la valutazione del capitale associata con il contributo dato all’economia dai beni e dai servizi, mettendo in relazione questi fattori con la categoria della “felicità” umana. Ginisi interroga, primariamente, su quali categorie includere nel computo della ricchezza, arrivando ad escludere i beni immateriali costituiti da brevetti, dai marchi di fabbrica, dall’avviamento e simili. Questa esclusione è motivata dal fatto che tali beni capitalizzano redditi da lavoro o abitudini personali che, invece, sono da mettere in relazione al grado di capacità ed istruzione dei lavoratori.

dentato_50pxSulle orme di Kuznets, anche Gini propose di includere nel concetto di ricchezza sia i capitali materiali sia i capitali personali, misurando per questi ultimi il contributo dato all’apparato produttore.

dentato_50pxIn un periodo drammatico come il nostro, in cui la rilevazione del Reddito di una nazione include una massa entropica di voci, l’analisi dell’opera di Gini ci riporta ad interrogarci sulle cause della ricchezza di una nazione ed, in particolare, su come quest’ultima si distribuisce all’interno della popolazione che la genera.

dentato_50pxL’introduzione che Gini opera nella contabilità nazionale del cosiddetto “capitale umano”, proponendo metodi specifici di valutazione di quest’ultimo in relazione al reddito ed alla ricchezza di una nazione, è volto a determinare il contributo personale di ciascun individuo al sistema economico. Questo argomento è, oggi, di estrema attualità e ci permette di riconoscere in Gini un profilo scientifico del tutto particolare, assolutamente pioneristico, in grado di indicarci un metodo di riferimento fra ciò che è “sotanziale” per un sistema economico e ciò che non lo è.

dentato_50pxSUGGERIMENTI

dentato_50pxDi Corrado Gini, è assai difficile trovare ristampe delle edizioni degli scritti economici, così come non risultano reperibilisu internet; molto utile è la voce a lui dedicata sul sito on-line dell’Enciclopedia Treccani, curata magistralmente da Giovanni Maria Giorgi: http://www.treccani.it/enciclopedia/corrado-gini_(Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Economia)/

dentato_50pxFra gli scritti economici di Gini si segnalano: L’ammontare e la composizione della ricchezza delle Nazioni, Torino 1914; Patologia Economica, Utet, 1952. Molto curioso è lo scritto dedicato all’Economia della Felicità, termine utilizzato con largo anticipo rispetto al mondo accademico: Scienza della ricchezza o scienza della Felicità, Officium libri cattolici, Roma, 1956

dentato_50pxEsemplificativo, invece, del metodo di Gini nell’ambito della misurazione della ricchezza di una nazione: Ricchezza e reddito, Torino 1959

 

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