Dentro una fine del mondo

Tutto si rallenta per via di questa epidemia che consiglia la solitudine. Ma il tempo accelera,  la giornata vola senza finalmente segno di noia, direi anzi si intensifica. Prima in dovere di andare e venire, fare, temere, prevedere, provvedere. Adesso invece fermi. E il cielo viene a ondate. Affettuose, giacché  solamente i solitari sono socievoli. E del resto succede quanto era sensato. La follia globalizzante dà i suoi frutti e presenta tutti  i conti, senza pietà com’è nell’esistenza d’ognuno. Siamo dentro una fine del mondo, di quello che da decenni ci avevano lodato, spiegato, messo davanti a ogni costo. Globalizzare tutto comunque, il film a lieto fine dei progressisti è diventato un incubo. L’irrealtà imposta ha così deformato la realtà che restarvi dentro, ammala. E del resto tutto, ma proprio tutto, euro, migrazioni, Cina, papato, internet, 5Stelle era pretesa d’irrealtà che adesso si rivela, nociva come era. E costringe a guardare per aria. La vicenda presente non è questione di settimane o mesi, è una fine del mondo che ne impone un altro, per gli altri, forse i più, invisibile. Particolare, di percezione mutata, per mistero di relazione personale, scelta soltanto individuale. Ogni respiro una preghiera e il coraggio di fissare nel cuore il cielo. Anima mia trema pure, tremeresti ancora di più se sapessi dove ti porto. A chi resta nell’anima com’era, il peggio. Dunque pure la  continua sfilata di ansia o di governanti che recitano le loro frasette in fretta, come le avvertenze delle réclame dei medicinali. Siamo in un ben altro dovere, ridare forma al mondo, guardando dove il tempo diventa spazio: in cielo. Il tribunale in continua fucilazione del buon senso di questi anni adesso commercia e rivende paura, così sta compiendo l’ideale cinese, all’italiana: il dispotismo degli incapaci. L’emergenza non ci soccorre di mascherine, disinfettanti e respiratori o nuovi reparti : in due mesi il governo ha venduto chiacchiere, ebbre. Siamo ridotti a popolazione biologica ma con internet: al quale si prescrive come rimedio la cantata…. Non ci resta che la confederazione di chi sa il tempo che accelera, e la bontà mai progressista. Il progresso era regresso. Eppure i maligni e gli sciocchi che per vent’anni hanno divulgato come bene quanto era male ci hanno fatto un favore. Ci hanno lasciati nudi. Costretti allo Spirito, e a non badare all’anima; a quella ci pensa la Madonna.

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