Uscirne più vivi

Il camparo di Valsavoia, massaro Croce, aveva provato a sfuggire dalla malaria inghiottendo solfati e decotti di eucalipto. C’era riuscito per trent’anni. Un giorno poi, in un pomeriggio in cui il sole cadeva dentro la brace della terra rossa sfocata dall’umidità che saliva dal lago di Lentini, s’era sentito venire meno. La malaria se l’era mangiato da dentro. Gli aveva svuotato le ossa e indebolito la testa. Gli era rimasta solo una pancia gonfia come quella di un rospo. Così era morto. Così raccontava Giovanni Verga in Malaria. Dalle epidemie di ieri a quelle di oggi. Eccoci chiusi in casa per combattere solidalmente il coronavirus. E per non fare la fine dei rospi, ci siamo ridotti a lucertole. Non aspettiamo altro che vedere la luce.  Dalle lucertole, dunque, occorre imparare. Ad esempio, la muta. È l’occasione di trasformarci, di farci migliori per essere pronti a ripartire. E spingere, sempre, sul piede dell’immaginazione. Pensare – perché no – che semplici lucertole possano diventare grossi dinosauri. Ci vuole un piano però. Occorre iniziare a pensare sin da subito a come attivarsi nell’immediato futuro perché questo stop delle attività produttive non comprometta la ripresa della vita economica e sociale. Non è solo questione di liquidità finanziaria. I posti di lavoro, le competenze, i processi che oliano la vita economica e produttiva vanno allenati. – Il pane che si mangia bisogna sudarlo – , così scriveva Giovanni Verga, alludendo al sudore delle terzane, perché – dov’è la malaria è terra benedetta da Dio – . Già, perché la pianura, da cui pareva che i comuni di Lentini e Francofonte volessero scappare inerpicandosi sulle colline dove sorgevano, dava messi abbondanti. Fiaccava le spighe che, cariche di grano, cadevano a terra, come i contadini fiaccati dalla fatica e dal morbo. L’emergenza che stiamo vivendo, come tutte le situazioni che sconvolgono lo status quo, porta anche grandi opportunità. Bisogna dare ai giovani, che sono le fasce di popolazione meno fragili, la libertà di poterle cogliere. Di agire, dunque. il momento dell’ingegno. Della voglia e della potenza. Del rischio. Non si può sempre aspettare di sapere che tempo farà domani, bisogna farsi tutti un po’ James Glaisher. Lo scienziato britannico, cui si devono importanti scoperte nel campo meteorologico, non ottenne i suoi risultati rimanendo dentro il proprio studio tra l’ottone degli strumenti e le rilegature dei libri o dietro le ottiche dei suoi cannocchiali. Sfidò, oltre che la Royal Society, l’ignoto e le intemperie di natura, in mongolfiera. Lottando contro le insidie delle funi, il bilanciamento dei pesi, la capricciosità dei cimbri. Tant’è.

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