Il debito aggregato in Cina nell'ultimo settennio è quadruplicato  da 7,4 a 28,2 trilioni di dollari, nove dei quali sono legati al settore immobiliare
Debito globale

Il debito aggregato in Cina nell’ultimo settennio è quadruplicato da 7,4 a 28,2 trilioni di dollari, nove dei quali sono legati al settore immobiliare

Altro capitale fittizio

L’indebitamento selvaggio continua a rappresentare il principale strumento di creazione di capitale e benessere ovunque nel mondo

Il debito globale è cresciuto di 57 trilioni di dollari nell’ultimo settennio; questa la conclusione dello studio pubblicato lo scorso Febbraio dal McKinsey Global Institute, il centro di ricerca della società di consulenza McKinsey&Company. In Debt and (notmuch) deleveraging, l’istituto ha analizzato le dinamiche relative a quattro principali tipologie di debito a livello globale – debito pubblico, familiare, aziendale e finanziario –, concludendo che tra il 2007 e il 2014 sono tutti cresciuti in modo significativo, eccezion fatta per l’ultimo.

dentato_50pxL’aumento del debito globale dell’ultimo settennio equivale a un’impennata di 17 punti percentuali nel rapporto tra debito e PIL. Nonostante questo indice nello sciagurato settennio pre-crisi 2000-2007 abbia registrato un incremento ben maggiore con il 23%, i nuovi dati sono comunque preoccupanti.

dentato_50pxLe cifre presentate da McKinsey evidenziano come nessuno dei paesi economicamente avanzati abbia ridotto il debito della propria “economia reale” – categoria che aggrega debito pubblico, familiare e aziendale ed esclude i debiti finanziari – in rapporto al PIL. La causa principale di questa tendenza sembra esser stata la crescita selvaggia del debito pubblico di molte economie sviluppate in seguito ai salvataggi di banche e istituzioni finanziarie durante la crisi e alle dispendiose misure adottate per contrastare la caduta della domanda interna nel post-crisi. Nel settennio 2007-2014 il debito pubblico Italiano è cresciuto del 55%, quello di Stati Uniti, Regno Unito, Spagna e Irlanda rispettivamente del 35, 50, 92 e 93%.

dentato_50pxNelle proiezioni di McKinsey il debito pubblico di Stati Uniti, Giappone e la maggior parte dei paesi europei è destinato a crescere ulteriormente nei prossimi anni. Per contrastare tale scenario sarebbero necessari irrealistici aggiustamenti fiscali, le cui prospettive di successo sono peggiorate dall’effetto negativo che gli stessi aggiustamenti avrebbero sulla crescita economica. Inoltre, per molti paesi invertire il segno davanti al proprio saldo primario sarebbe impresa ardua date le difficili condizioni economiche a livello globale, con tassi di crescita e inflazione a livelli bassissimi.

dentato_50pxNello stesso settennio, il debito delle famiglie è cresciuto nella maggior parte dei paesi. L’indebitamento familiare è sceso solamente nei paesi in cui, come Stati Uniti e Irlanda, aveva contribuito in modo drammatico allo scatenarsi della crisi, interagendo principalmente con il mercato immobiliare. In quasi tutti gli altri paesi esso è tuttavia cresciuto, e in Olanda, Norvegia e Danimarca rappresenta oggi in media il 200% del reddito familiare.

dentato_50pxParticolarmente interessante è il caso della Cina, dove circa la metà del debito dell’economia reale (pubblico, aziendale e familiare) è direttamente o indirettamente collegato al mercato immobiliare. Il debito aggregato in Cina è quadruplicato nel settennio in questione da 7,4 a 28,2 trilioni di dollari, nove dei quali sono legati al settore immobiliare. I prezzi delle case nelle 40 principali città Cinesi sono cresciuti del 60% nello stesso periodo.

dentato_50pxNel suo Il Capitalismo, Geminello Alvi ricordava come all’apice della bolla immobiliare americana George W. Bush si complimentava con se stesso per il numero record di cittadini Americani che possedevano una casa [1]. Forse non vedremo il Presidente Xi Jinpingfare lo stesso, e tuttavia non si può a fare a meno di notare come le stesse dinamiche si ripresentino in modo simile nei due paesi, andando a evidenziare un’omologazione assai paradossale tra la Repubblica Comunista e la terra del capitalistico “sogno Americano”.

dentato_50pxL’unica nota positiva all’interno dello scenario debitorio analizzato è, secondo McKinsey, la decrescita del rapporto tra debiti di natura finanziaria e PIL negli Stati Uniti e in pochi altri paesi, e la “stabilizzazione” o crescita moderata degli stessi nelle altre economie avanzate. Un fatto del quale ci si può ben rallegrare, pur senza dimenticare che prima della crisi i debiti finanziari arrivarono a valere 37 trilioni di dollari, ovvero il 71% del PIL globale; difficile fare meglio.

dentato_50pxDurante e dopo la crisi sembrava che giornali, economisti, TV e governi fossero tutti concordi e fiduciosi nell’invocare la riduzione dei mostruosi livelli d’indebitamento; i dati esposti sopra sembrano suggerire tale fiducia fosse mal riposta. Anche laddove i debiti parevano esser stati ridotti, essi hanno in realtà solo cambiato nome o proprietario, ignorando l’artificiale confine tra “economia reale” e settore finanziario.

dentato_50pxL’indebitamento selvaggio continua a rappresentare il principale strumento di creazione di capitale e benessere ovunque nel mondo; questo nonostante l’ultima crisi ci dovrebbe costringere a riconoscere tale benessere come illusorio e quel capitale come fittizio.

dentato_50px[1] Alvi, G. Il Capitalismo, Marsilio 2011

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